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Il grido silenzioso



 



L'anticattolicesimo, ultimo pregiudizio accettabile?

Non è cosa facile, oggi, essere cattolici.
Essere tali oggi significa convivere - chi più, chi meno - con una certa dose di strisciante ostilità ideologica nei confronti del cattolicesimo: la «marea nera del nuovo anticattolicesimo», per dirla con Bernard-Henri Lévy. (1)
Come scriveva qualche anno fa Franco Cardini, «la Chiesa subisce oggi - anzi, oggi per certi versi più di ieri - una buona massa di calunnie». (2)
Basta poco, anche nella quotidianità, per essere chiamati sul banco degli imputati a dover rispondere della propria «correità» con i «misfatti» della Chiesa.
La litania, tediosa, arrogante, è essenzialmente sempre la medesima: inquisizione, crociate, caso Galilei, ingerenze clericali, etc.
A volte, bisogna confessarlo, si è veramente tentati di chiedersi: «Cattolico, io? Ma come si fa?».

Tuttavia, per quanto lo squallore di questa sfilza di stereotipi sia evidente, nemmeno da quando il sociologo americano Philip Jenkins ne ha fatto l'oggetto di studio di un suo saggio (3) è possibile dire che l'anticattolicesimo abbia acquisito lo statuto che gli compete, quello di «pregiudizio» - vocabolo che usualmente nell'uomo moderno evoca orrendi scenari, reazioni di rigetto e rifiuto.
Anche René Rémond (1918-2007), il prestigioso accademico di Francia, ha dedicato due volumi al «cristianesimo sotto accusa» per additare l'insorgenza di un «nuovo anticristianesimo» (4), ma nemmeno allora è sembrato possibile denunciare l'anticattolicesimo come «ultimo pregiudizio accettabile».
«Una dichiarazione razzista, misogina, antisemita o omofobica può perseguitare un cronista per anni», scrive Jenkins, «ma è ancora possibile fare dichiarazioni pubbliche ostili e ingiuriose nei confronti del cattolicesimo senza timore di serie ripercussioni». (5)

Alcuni cattolici si sono rassegnati, altri perfino accodati, con ridicolo zelo, al coro calunnioso.
Questo sito nasce innanzitutto dal rifiuto di una simile (disonorevole) resa.
Perché oggi più che mai la verità del Vangelo, sottoposta a un attacco proveniente da molteplici fronti, va proclamata e gridata dai tetti opportune et importune.
Da qui l'ineludibilità dell'apologetica.


Calomniez, calomniez!

Le calunnie anticattoliche, sosteneva sempre Cardini, sono riconducibili a due tipologie:

a) calunnie di natura ideologica, derivanti dall'odio nei confronti della Chiesa stessa: per quello che è, per la missione di cui è portatrice, per il suo insegnamento.
Quelle calunnie, cioè, che «nel nome di un modello etico-antropologico per definizione ritenuto l'unico valido possibile, attaccano la realtà ecclesiale o il suo magistero: come può la Chiesa cattolica essere sessuofobica? e combattere l'aborto? e sostenere l'infallibilità del pontefice di Roma? e difendere il celibato del clero? e sostenere il progetto religioso che per sua natura è alienante? e combattere il progresso, la modernità, la laicizzazione? Insomma, la Chiesa sarebbe «retriva» e «intollerante» in quanto non accetterebbe o comunque ostacolerebbe scelte e modi di pensare maggioritari o diffusi nel mondo occidentale moderno: e in ciò andrebbe contro il «vento» e il «senso» della storia». (6)

Calunnie di questo tipo, proprio perché fondate su un'avversione preconcetta, rendono impossibile qualsiasi tipo di dialogo.
In casi simili altro non resta se non la mera constatazione di questa incomunicabilità, il che tuttavia non esime dal ribadire la verità nella carità.
Come avverte ancora una volta Cardini, «contro questa incapacità davvero dogmatica e intollerante di concepire orizzonti etici diversi da quelli che sono i propri e chi si ritengono quindi naturaliter quelli giusti, v'è davvero ben poco da obiettare. Non è possibile discutere con chi rifiuta di sottoporre acritica i propri parametri e li considera metri obiettivi e universali di giudizio. Dinanzi ad atteggiamenti del genere, resta solo la testimonianza. Non è possibile far altro se non spiegare quel che la Chiesa è, ribadire quel che non può in alcun caso e in alcun modo diventare. E questo è tutto». (7)

b) calunnie di natura storica, che, sebbene «tutto sommato meno malevole, meno insidiose, meno ottuse», in compenso sono «più diffuse e vengono ritenute portatrici di altrettante indiscutibili verità». (8)
Da questa pletora di luoghi comuni scaturisce così una litania tanto ossessiva quanto mistificatrice che, nell'atto di rammentare ai cattolici la damnatio memoriae che accompagna la loro storia, non lesina sforzi per rappresentare - talora surrettiziamente, talora apertamente - la Chiesa romana come una plurisecolare associazione a delinquere, i delitti della quale costituirebbero null'altro che la logica conseguenza di una natura criminogena, oscurantista (l'oscurantismo, si sa, per definizione è cattolico) e totalitaria.
Questa vulgata menzognera e capziosa suggerisce che la Chiesa «ha tradito l'originaria dottrina di Gesù e degli apostoli, specie sui grandi temi del potere e della povertà; essa ha continuamente cercato l'accordo con regimi tirannici o, al contrari, ha costantemente tentato di sostituirsi all'autorità pubblica temporale e d'ingerirsi nelle cose della politica; il suo tempo d'elezione è il «medioevo» (che, lo sanno anche i bambini, era «buio»); ha creato i tribunali dell'inquisizione dove si torturava e si bruciava sui roghi; ha bandito le crociate per spirito di fanatismo religioso (o, al contrario, nascondendo sotto l'ardore della fede il desiderio di conquista e di rapina); ha bruciato le streghe; ha spazzato via dall'America centrale e meridionale le grandi civiltà precolombiane; ha imprigionato e perseguitato Galileo; ha ostacolato la Rivoluzione francese e il Risorgimento; ha benedetto i labari fascisti e i vessilli falangisti durante la guerra civile spagnola; ha mostrato sempre simpatia per i controrivoluzionari, i reazionari, gli avversari della democrazia e del progresso». (9)

Com'è - purtroppo - esperienza comune di generazioni di studenti, questa visione stereotipizzata e caricaturale del cattolicesimo romano ha trovato largo spazio nella manualistica scolastica, dove «la calunnia acquista volti sempre nuovi, si insinua insidiosa in mezzo a molte verità di fatto che però scompone e ricostruisce a suo talento e a suo vantaggio stravolgendone il senso, usa senza scrupoli l'arma dell'estrapolazione, della generalizzazione, dell'equivoco. Sovente, queste accuse - presentate come incontrovertibili dati di fatto - acquistano forza dal fatto che molti le ritengono frutto di un atteggiamento di pensiero coraggioso e anticonformista, mentre esse sono al contrario il prodotto del conformismo più piatto e sconfortante. Oggi, Tartuffe sarebbe anticlericale». (10)

Le due sezioni principali del sito (rispettivamente: «cultura cattolica» e «controstoria») si occuperanno quindi di contrastare questi due rami dell'anticattolicesimo contemporaneo, pur nella consapevolezza a) di non poter offrire che un modesto contributo; b) che infallibile è unicamente il Romano Pontefice, peraltro solo in particolari circostanze.

Il peso dei morti

A sentire alcuni cattolici sembra esistere solo una Chiesa autenticamente evangelica e presentabile nella buona società: quella che scaturirà una volta che ci si sarà premurati di enjamber seize siécles, eliminando in un solo colpo la mai troppo esecrata «età costantiniana» per ricongiungersi con una rutilante e mitica «età precostantiniana».
A chi scrive pare invece urgente rigettare una volte per tutte questo mito dell'«età dell'oro precostantiniana», una sorta di versione clericale e theologically correct del disprezzo riservato ai «secoli bui» del medioevo, a lungo reputati solo un oscuro intermezzo tra le glorie dell'Antichità e i rinnovati fulgori dello splendente Rinascimento.

Il disprezzo nei confronti di coloro che lo hanno preceduto, l'oblio del peso dei propri morti è un lusso che il cattolico non può permettersi.
Un teologo come Hans Urs von Balthasar ha messo in guardia contro una simile tentazione: «Per il cattolico questa storia non può essere respinta; il suo principio cattolico della tradizione, comunque sia inteso, glielo vieta». Questo perché «egli è inserito in questa tradizione e deve, volente o nolente, assumere la sua parte di responsabilità [...] La solidarietà del cristiano odierno con i morti gli accolla penitenze per errori passati, che egli dovrebbe saper portare non solo di malavoglia, ma con pazienza, persino con gratitudine; chi sa come egli, posto nel sec. IX o XIV, si sarebbe comportato?». (11)

Se ciò è vero, allora ci è richiesta un'attenzione particolare, in nome di un dovere di carità nei confronti di coloro che ci hanno trasmesso il dono preziosissimo della fede e che, per motivi anagrafici, non hanno la possibilità di difendersi in prima persona dalle accuse.
Questo non significa difendere l'indifendibile, a scapito della verità stessa.
Significa invece rammentare l'ammonizione dei Pensées
pascaliani, che esortano, certo, a non farsi «un idolo della stessa verità; perché la verità senza la carità non è Dio, e la sua immagine è un idolo che non bisogna amare né adorare», ma purché si tenga bene a mente che «meno ancora bisogna amare o adorare il suo contrario che è la menzogna». (12)

Vittimismo?

Conosciamo già, naturalmente, il rischio che corriamo, anche - forse soprattutto - in ambito cattolico, nel rifiutare una siffatta criminalizzazione di duemila anni di storia: quello di essere esposti all'accusa di fare del «vittimismo».
Non che si debba prestare soverchia attenzione a obiezioni di questo tenore, che generalmente intendono solo ricondurre all'ovile di un sano buon senso il «fissato», l'«integralista» o «fondamentalista» che dir si voglia.
Lo scemo del villaggio parrocchiale, insomma.
Bisogna anche dire che talora esse attingono alla predicazione di «profetici» uomini di chiesa intenti a ripetere, ossessivamente, sempre la medesima cantilena: «Se il mondo vi odia non lamentatevi, perché in fondo ve la siete cercata. Se aveste testimoniato con veracità l'amore di Cristo questo non accadrebbe. Il mondo, anzi, vi stimerebbe».

Naturalmente non può essere escluso a priori che forme di palese controtestimonianza possano aver condotto taluni all'incredulità e all'ateismo anzichè alla fede. (13) Tuttavia questo argomento è certamente falso se assurto a regola generale, per cui la refrattarietà all’annuncio evangelico rappresenterebbe una sorta di «legittima difesa»: la «giusta reazione» di fronte alla controtestimonianza dei cristiani. (14)
A queste obiezioni ha già risposto, una volta per tutte, Vladimir Soloviëv.
Nella sua celebre confutazione del «supercristianesimo» tolstojano il filosofo russo nota imfatti che in base a criteri così stringenti nemmeno Gesù Cristo si sarebbe rivelato sufficientemente compenetrato del «vero» spirito evangelico, di fronte all'incredulità manifestatasi verso di lui con tale e tanto furore. (15)
L'esito, paradossale ma coerente, di un simile «supercristianesimo» ci pare indicativo della sua veracità, oltre che di quella di certi «maestri».

Detto questo, resta in piedi l'accusa di «vittimismo».
E se la «leggenda nera» anticattolica fosse solo un parto delle nostre menti?
Onde replicare preventivamente a una simile obiezione presentiamo alcuni stralci vergati da personaggi della cultura, cattolici e non, che ci confortano al riguardo.


Nelle pagine iniziali di For the glory of God il sociologo Rodney Stark confessa lo stupore suscitato in lui dall'aver scoperto «quanti degli storici che ho letto per preparare questo saggio esprimessero un anti-cattolicesimo militante, e quanti pochi dei loro colleghi abbiano fatto eccezione a questa litania di commenti spregiativi, anticattolici, espressi senza alcuna traccia di autoconsapevolezza. Naturalmente nessuno storico contemporaneo degno di questo nome utilizza in realtà vocaboli autocolpevolizzanti come “papismo” o “Romanismo”. Vi si sostituiscono invece equivalenti intellettualizzati come: “nemici della ragione”, “scolastici ottenebrati”, “frati fanatici”, e aggettivi come “sinistro”, “brutale”, “incomprensibile”, “crudele”, “represso” e “totalitario”. Ma forse il danno più serio è quello arrecato inintenzionalmente dagli studiosi onesti. Benché la gran parte degli storici oggi viventi probabilmente non abbia pregiudizi nei confronti dei cattolici - o almeno non maggiori di quelli nutriti nei confronti dei membri di qualsiasi altra fede religiosa - molti di essi mantengono delle false idee che non sanno essere il prodotto dell'anti-cattolicesimo di precedenti generazioni». (16)


In questa silloge non poteva mancare la voce di Léo Moulin, poliedrico studioso a cavallo di storiografia e sociologia, ma anche implacabile accusatore delle falsità propalate dai fautori della leggenda nera anticattolica, uno strano caso - lui stesso si è definito uno «scherzo dello Spirito Santo» - di «apologeta agnostico» del cattolicesimo.
Questo l’invito di Moulin: «Reagite, voi cattolici, a quell'irrazionale masochismo che si è impadronito di voi dopo il Vaticano II. La propaganda menzognera che inizia nel Settecento, e forse anche prima, è riuscita ad ottenere la sua più grande vittoria, dandovi una cattiva coscienza, persuadendovi che siete colpevoli di tutti i mali del mondo, che siete gli eredi di una storia da dimenticare. E invece non è così. Studiatela, questa vostra storia, e vedrete che l'attivo di questi duemila anni supera ampiamente il passivo. E non dimenticate di confrontare i frutti di Gesù e di suoi discepoli come Benedetto, Francesco, Domenico, con i frutti di altri alberi, di altri "maestri". Il confronto vi riaprirà gli occhi». (17)
 
È ancora Moulin, all'unisono col grande apologeta cattolico Vittorio Messori, a ribadire la palese falsità di una certa mentalità «autodemolitrice», masochistica, invalsa all'interno della Chiesa cattolica: «Date retta a me, vecchio incredulo che se ne intende: il capolavoro della propaganda anti-cristiana è l'essere riusciti a creare nei cristiani, nei cattolici soprattutto, una cattiva coscienza; a instillargli l'imbarazzo, quando non la vergogna, per la loro storia. A furia di insistere, dalla riforma sino ad oggi, ce l'hanno fatta a convincervi di essere i responsabili di tutti o quasi i mali del mondo. Vi hanno paralizzato nell'autocritica masochista, per neutralizzare la critica di ciò che ha preso il vostro posto. Femministe, omosessuali, terzomondiali e terzomondisti, pacifisti, esponenti di tutte le minoranze, contestatori e scontenti di ogni risma, scienziati, umanisti, filosofi, ecologisti, animalisti, moralisti laici: «Da tutti vi siete lasciati presentare il conto, spesso truccato, senza quasi discutere. Non c'è problema o errore o sofferenza nella storia che non vi siano stati addebitati. E voi, così spesso ignoranti del vostro passato, avete finito per crederci, magari per dar loro manforte. Invece io (agnostico, ma storico che cerca di essere oggettivo) vi dico che dovete reagire, in nome della verità. Spesso, infatti, non è vero. E se qualcosa di vero c'è, è anche vero che, in un bilancio di venti secoli di cristianesimo, le luci prevalgono di gran lunga sulle ombre. Ma poi: perché non chiedere a vostra volta il conto a chi lo presenta a voi? Sono forse stati migliori i risultati di ciò che è venuto dopo? Da quali pulpiti ascoltate, contriti, certe prediche?». (18)

Talvolta con ironia si insinua che il cattolico sia un signore per il quale tutte le religioni sono vere, tranne la propria. Va riconosciuto:
spesso e volentieri gli «ipologeti», i detrattori più zelanti della Chiesa sembrano essere proprio gli stessi cattolici, arresisi con viltà al conformismo e alla propaganda cui accennava poc'anzi Moulin.
Tra le luminose eccezioni, tra i resistenti alla corrente dell'autodemolizione va certo annoverato un campione di anticonformismo come il cardinal Biffi, tra i pochi in questi anni a fornire qualche «antidoto» per arrestare l'avanzata del virus masochista.
Eccone un esempio: ««Orbene, bisognerà che ci decidiamo a renderci conto [...] del cumulo di giudizi arbitrari, di sostanziali deformazioni, di vere e proprie bugie, che incombe su tutto ciò che è storicamente attinente alla Chiesa. Siamo letteralmente invasi dai travisamenti e dalle menzogne: i cattolici in larga parte non se ne avvedono, quando addirittura non rifiutano di avvedersene. Se io vengo percosso sulla guancia destra, la perfezione evangelica mi propone di offrire la sinistra. Ma se si attenta alla verità, la stessa perfezione evangelica mi fa obbligo di adoperarmi a ristabilirla: perché, dove si estingue il rispetto della verità, comincia a precludersi per l'uomo ogni via di salvezza». (19)


In conclusione, un'appassionata requisitoria a firma di Alexis Curvers: «È in atto da gran tempo, ma oggi si è rafforzata, una campagna in grande stile per minare la saldezza morale della Chiesa con l’ipertrofia del sentimento più morboso e vano: quello della colpevolezza. Il punto è di importanza capitale, perché il mezzo più sicuro per spingere al suicidio un qualsiasi organismo consiste nell'inoculargli il veleno del rimorso. Una cosa è il pentimento lucido e creatore che supera e ripara il male col bene che vi sostituisce; altra cosa e' il rimorso che rode, che talvolta segretamente si compiace del suo inferno, abitato dai fantasmi di una vergogna che porta alla disperazione. Il rimorso non compensa nulla. Al contrario, distrugge tutto. Compie l'opera del peccato rendendola in qualche modo eterna, togliendo al peccatore la fiducia e il coraggio necessari al suo raddrizzamento e alla sua difesa. Quel rimorso è il germe di morte che un'impresa dì sovversione insinua da tempo, in mille maniere, nell'anima della Chiesa e di quella Europa che così profondamente la Chiesa stessa ha contribuito a creare. I duemila anni di storia della cristianità non sono certo immuni da macchie. Ma sono macchie antiche, e impallidiscono vicino al fulgore a cui non hanno impedito di manifestarsi di nuovo. Eppure, quelle chiazze sbiadite sono di continuo ravvivate, segnate con segni indelebili, mostrate senza posa agli occhi dei credenti, e, in genere, degli europei di tradizione cristiana, in modo tale che ciò che dovrebbe costituire solo un ricordo deplorevole, si fissi nelle coscienze e vi diventi un'ossessione. Inquisizione, colonialismo, invasione delle Americhe. Galileo, antisemitismo, collusioni col fascismo: per sempre, si grida, voi siete responsabili o almeno solidali con questi crimini; gli equivalenti dei quali, tra l'altro, purché non siano imputabili alla Chiesa e all'Europa, purché anzi essi ne siano le vittime, godono di tutte le indulgenze. Inventate e gestite da persone intelligenti, lucide nel loro programma di distruzione del cristianesimo e propagate da una folla di sciocchi, di disinformati, di masochisti all'interno stesso della Chiesa, queste mitologie, queste "leggende nere" trionfano in un organismo ecclesiale in cui si è inoculato il germe del rimorso. Tutte le tecniche di condizionamento degli spiriti contribuirono a questa impresa di contaminazione morale, magistralmente abbozzata fin dalla scuola elementare, da una pedagogia concepita espressamente per distogliere l'umanità dall'imparare a leggere, e per conseguenza a pensare. Il terreno così trattato è pronto a ricevere le sementi della propaganda e a centuplicarle: tanto che i seminatori della zizzania del rimorso, vedendo levarsi una bella messe, tentano oggi (validamente aiutati da "cristiani”, da "cattolici") di strappare dal suolo tutto quanto resiste ancora alla loro opera di disarmo degli spiriti, di affievolimento delle ultime capacità di resistenza della fede». (20)

Occorre, ne siamo sicuri, far tesoro di queste voci: perché solo la consapevolezza «di essere eredi di un grande passato» rende possibile «rinvigorire la [...] fede e testimoniarla senza paura». (21)

Note

(1) Bernard-Henri Lévy, Ebreo e agnostico ma contro il Codice sto con la Chiesa, in «Corriere della Sera», 24 maggio 2006.
(2) Franco Cardini, Introduzione, in AA.VV., Processi alla Chiesa. Mistificazione e apologia, Piemme, Casale Monferrato 1995, p. 5.
(3) Philip Jenkins, The New Anti-Catholicism: The Last Acceptable Prejudice, Oxford University Press, New York 2003.
(4) Cfr. René Rémond, Le Christianisme en accusation, Desclée de Brouwer, Paris 2000; Id., Le Nouvel Anti-christianisme, Desclée de Brouwer, Paris 2005; tr. it. Il nuovo anticristianesimo, Lindau, Torino 2007.
(5) P. Jenkins, The New Anti-Catholicism, cit., pp. 4-5.
(6) F. Cardini, Processi alla Chiesa, cit., p. 6.
(7) Ibidem.
(8) Ibid.
(9) Ibid., p. 7.
(10) Ibid.
(11) Hans Urs von Balthasar, Chi è il cristiano?, Queriniana, 1966, pp. 12-14.
(12) Blaise Pascal, Pensieri, 721.
(13) «[...] Nella genesi dell'ateismo possono contribuire non poco i credenti, nella misura in cui, per aver trascurato di educare la propria fede, o per una presentazione ingannevole della dottrina, od anche per i difetti della propria vita religiosa, morale e sociale, si deve dire piuttosto che nascondono e non che manifestano il genuino volto di Dio e della religione». (Gaudium et Spes, n. 19)
(14) Così si rivolge il Signor Z. (colui che nei dialoghi dà voce alle posizioni di Soloviev) al Principe, rappresentante invece delle tesi tolstojane: «Ecco quello che vorrei sapere: perché mai Cristo non ha usato la forza dello spirito evangelico per risvegliare il bene nascosto nell'anima di Giuda, di Erode, dei sommi sacerdoti ebrei e infine di quel cattivo ladrone del quale di solito ci si dimentica del tutto, quando si parla del suo compagno buono? E qui non c’è nessuna difficoltà insormontabile dal punto di vista positivo cristiano. Il fatto è che di due cose voi dovete assolutamente sacrificarne una: o la vostra abitudine di riferirvi a Cristo e al Vangelo come alla più alta autorità o il vostro ottimismo morale. Perché la terza strada percorsa abbastanza di frequente, cioè la negazione del fatto evangelico stesso come una invenzione assai tardiva o come spiegazione «dei preti», nel caso presente vi è completamente preclusa. Per quanto voi cerchiate di svisare e di mutilare ai vostri scopi il testo dei quattro Vangeli, quello che importa in esso per la nostra discussione rimane tuttavia incontestabile, e precisamente che Cristo ha subito una crudele persecuzione e la condanna a morte a motivo dell’odio che gli portavano i suoi nemici. Che Egli sia rimasto moralmente al di sopra di tutto ciò, che non abbia voluto resistere e abbia perdonato ai suoi nemici, è ugualmente comprensibile e dal mio e dal vostro punto di vista. Ma perché mai, perdonando ai suoi nemici, non ha (esprimendomi con le vostre parole) liberato le loro anime dalle terribili tenebre in cui giacevano? Perché non ha vinto la loro malvagità con la forza della sua dolcezza? Perché non ha risvegliato il bene che dormiva in loro, perché non ha illuminato e rigenerato il loro spirito? In una parola perché non ha agito su Giuda, su Erode e sui sommi sacerdoti giudei, come ha agito sul solo buon ladrone? Di bel nuovo dunque: o Egli non poteva o non voleva. In entrambi i casi, stando alla vostra opinione, ne scaturisce che Egli non era sufficientemente compenetrato dal vero spirito evangelico e poiché se non erro, stiamo parlando del Vangelo di Cristo e non di un altro qualsiasi, secondo le vostre parole, ne risulta che Cristo non era sufficientemente compenetrato dello spirito cristiano, per la qual cosa vi porgo le mie congratulazioni». (Vladimir Soloviev, I tre dialoghi e il racconto dell'Anticristo, Marietti, Genova 1996, pp. 41-42)
(15) Su questa tesi, tipica di un cattolicesimo progressista che oggi diremmo «adulto», si vedano le osservazioni critiche di Augusto Del Noce e la sua riproposizione della visione - già esposta magistralmente nella Divini Redemptoris (1937) di Pio XI - della storia contemporanea come «storia dell’espansione dell’ateismo» in cui «per la prima volta nella storia stiamo assistendo ad una lotta freddamente voluta e accuratamente preparata dall'uomo contro “tutto ciò che è divino”». Cfr. A. Del Noce, L’errore di Mounier, in «Il Tempo», 2 aprile 1974; ora anche in L’eurocomunismo e l’Italia, Editrice Europa Informazioni, Roma 1976. Sempre di Del Noce, si veda anche la critica alla tesi di Jacques Maritain sul sorgere dell’ateismo assoluto come replica all’ateismo pratico di certo mondo cristiano, contenuta ne Il problema dell'ateismo, il Mulino, Bologna 1964, 4a ed., 1990, pp. 335 ss.
(16) Rodney Stark, For the glory of God. How monotheism led to reformations, science, witch-hunts, and the end of slavery, Princeton 2003, pp. 12-13.
(17) Un umanista: Léo Moulin, intervista a cura di Vittorio Messori, in Inchiesta sul cristianesimo, SEI, Torino 1987; 3a ed. Oscar Mondadori, Milano 1993, p. 368.
(18) Cit. in V. Messori, Pensare la storia. Una lettura cattolica dell'avventura umana, Edizioni San Paolo, 1992, pp. 23-24.
(19) Giacomo card. Biffi, Prefazione in V. Messori, Pensare la storia, cit., p. 14.
(20) Alexis Curvers, Pio XII il Papa oltraggiato, Milano 1965.
(21) Giovanni Paolo II, Discorso al Giubileo dei Giovani: cerimonia di accoglienza, San Pietro, 15 agosto 2000.

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