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Il grido silenzioso



 

Perché favorire i senza figli dev'essere di sinistra
 di Maurizio Blondet

[Da "Avvenire", 06 febbraio 2003]

Caro direttore,
vedo che il "welfare formato famiglia" di Maroni viene criticato da sinistra. Perché? Se posso dirlo, perché distrugge un tabù: la credenza che limitare le nascite produca più benessere. Ad esempio non s’è ancora capito - o non si vuol capire - che i bambini di oggi sono i contribuenti Inps di domani, quelli che pagheranno le pensioni di noi che stiamo invecchiando. Il sistema previdenziale diventa insostenibile, se la società nel suo complesso non genera futuri cittadini(dunque futuri lavoratori) in numero sufficiente. Né giova sperare nell’afflusso di immigrati: anche se pagano i contributi Inps (non sempre, come sappiamo), costoro, alla fine della loro vita lavorativa, potranno godersi la pensione Inps a casa loro, ossia la spenderanno all’estero. Per l’Italia come società, sarà un esborso netto senza contropartite.
Oggi, i meccanismi previdenziali sono basati sul principio sbagliato: favoriscono chi non ha figli. Il modo migliore di farsi una pensione ricca è quello di puntare tutto sulla carriera, lavorando 40 anni filati, e non interrompendola mai per allevare dei bambini. Infatti, il regime previdenziale penalizza chi, nella sua vita lavorativa, subisce delle "interruzioni" di contributi: è il caso di un 15% degli uomini (periodi di disoccupazione) ma del 60% delle donne, che lasciano il lavoro almeno temporaneamente per maternità, o magari per assistere un genitore anziano.
Si realizza così una vera occulta ingiustizia sociale: i ricchi pensionati di oggi ricevono le loro pensioni dai figli... degli altri. Mentre chi genera questi figli preziosi per la società, o chi assiste un vecchio (alleviando così la spesa pubblica) viene, in più, peggio retribuito in vecchiaia.
Forse è solo la peggiore delle "ingiustizie" che, nei decenni, si sono accumulate nei sistemi di welfare. Non semplicemente in Italia, ma in tutta Europa. L’esperto francese Michel Godet, su Le Monde, ne ha segnalato ben sette.
Una mi pare grave, e deriva dalla ineguaglianza delle categorie sociali di fronte alla morte. Gli operai muoiono prima di impiegati, dirigenti, e in specie degli statali. Perciò, godono la loro pensione per un minor numero di anni. Secondo gli attuariali (che sono gli esperti di questo genere di calcoli), la "neutralità" pensionistica, o l’equità, imporrebbero di aumentare alquanto la pensione degli operai - a parità di contributi - rispetto a quella degli impiegati, specie di quelli pubblici. Pare che in Svezia questo principio di equità sia stato inserito nel sistema, applicando un misto di penalità e di maggiorazioni di pensioni che tengono conto della speranza di vita di ogni categoria.
Invece, da noi come in Francia, gli statali godono di condizioni pensionistiche superiori ai lavoratori privati. Meno anni di lavoro, e pensioni più alte. Ecco un bel tema di battaglie sociali per le sinistre. Che invece, sembrano poco sensibili a questo tipo di ingiustizia. Forse perché il loro elettorato è più "pubblico" che privato? O forse perché, come ricorda il professor Godet, "i privilegi ingiusti sono solo quelli degli altri"?

© Avvenire

 


 
   

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