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Il grido silenzioso



 

I santi la vivevano così
 di Roberto Lanzilli

[Da "Il Timone" n. 27, Settembre/Ottobre 2003]

Andare a Messa la domenica e nelle feste di precetto costituisce un obbligo. Lo afferma in modo chiaro il Catechismo (CCC 2180) quando tratta del terzo comandamento.

Allo stesso modo è fuori di dubbio che la liturgia sia un elemento costitutivo della Tradizione che non può essere modificato a piacimento e che in essa si attui la più stretta cooperazione tra lo Spirito Santo e tutta la Chiesa (1108) per entrare in comunione con la SS. Trinità.

Analogamente sappiamo che il sacrificio eucaristico rappresenta il cuore della celebrazione della Messa (1352).

Ma tutto questo basta? È sufficiente la conoscenza di questi elementi per partecipare alla Messa e trarne profitto per la propria salute spirituale? O forse dobbiamo farci aiutare a cogliere la grandezza del Mistero che si celebra, spostando la nostra attenzione dalla mente al cuore? Sì, perché in fondo quella che è in gioco è una questione di amore, un amore infinito ed eterno per noi che desidera di essere accolto e corrisposto. Ci serviremo di alcune belle testimonianze.

Alla domanda perché piangeva quasi sempre quando leggeva il vangelo, Padre Pio rispondeva: "E ti pare poco che un Dio conversi con le sue creature? E che sia da loro contraddetto? E che sia continuamente ferito dalla loro ingratitudine e incredulità?".

O sulla tremenda sofferenza durante la consacrazione: ‘Non lacrimucce, ma torrenti di lacrime vorrei versare. Non rifletti sul tremendo mistero? Un Dio vittima dei nostri peccati!...Noi poi siamo i suoi macellai".

"Il cuore si sente come attratto da una forza superiore prima di unirsi a lui la mattina in sacramento. Ho tale fame e sete prima di riceverlo che poco manca che non muoio di affanno... E questa fame e sete ... dopo che l’ho ricevuto in sacramento su accresce sempre più… la piena dolcezza è proprio grande". Così scriveva Padre Pio in una sua lettera, prima di accostarsi alla comunione. E su come ascoltare la Messa, il santo frate di Pietrelcina diceva: "Come assistettero la Santissima Vergine e le pie donne. Come assistette San Giovanni al sacrificio eucaristico e a quello cruento della Croce". La Messa per Padre Pio era tutto il Calvario, un completamento sacro con la passione di Gesù.

Non mano toccanti risultano le parole di santa M. Faustina Kowalska sulla comunione: "Solo nell’eternità conosceremo quale grande mistero compie in nella santa Comunione. Sono i momenti più preziosi della vita". E ancora: "Mi hai lasciato, Signore, l’Ostia santa, ma Essa accende ancora di più la nostalgia della mia anima per Te, (...), ascolta sospiri della Tua sposa".

L’importanza della Messa è descritta così da S. Pier Giuliano Eymard: "La Messa è l’atto più santo della religione: tu non potresti fare niente dì più glorioso a Dio né di più vantaggioso alla tua anima che di parteciparvi piamente e il più sovente possibile"; mentre S. Girolamo dice: "Il Signore ci accorda tutto quello che nello S. Messa gli domandiamo e ciò che è più ci dà quello che non pensiamo neppure di chiedere e che ci è pure necessario". Fatti questi brevi richiami, ci auguriamo di avere suscitato o intensificato il desiderio di partecipare alla S. Messa con la massima compassione e amore, facendo proprie le parole della Beata Maria di Gesù: "L’Ostia è divenuta l’indispensabile della mia vita e non vorrei allontanarmene mai (...). Ne ho tanta sete!".

Bibliografia

G. Glacometti - P. Sessa, Padre Pio mistero e miracolo, Mimep-Docete, Pessano (Ml) 2002, pp. 94-108.
M. F. Kowalska, Diario, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2001, pp. 306-315.
Paolo Risso, La Messa è la mia vita, Edizioni Cantagalli, Siena 1999.

La Messa

“Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito » (1 Cor 11,23), istituì il Sacrificio eucaristico del suo corpo e del suo sangue. Le parole dell’apostolo Paolo ci riportano alla circostanza drammatica in cui nacque l’Eucaristia. Essa porta indelebilmente inscritto l’evento della passione e della morte del Signore. Non ne è solo l’evocazione, ma la ri-presentazione sacramentale. È il sacrificio della Croce che si perpetua nei secoli” (Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, n. 11).

© Il Timone

 


 
   

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