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Il grido silenzioso



 

Una Messa, molti riti
 di Alessandro Massobrio

Nel mondo la Messa si celebra secondo riti diversi. Vediamone alcuni.

[Da "Il Timone" n. 27, Settembre/Ottobre 2003]

La Messa e i suoi riti: un album ricco e centenario, in cui, se è vero che i rami si innervano e si diramano dal tronco, è altrettanto vero che il tronco risulterebbe disadorno senza la sua corona dì fronde.

Diciamo, innanzitutto, che il tronco è costituito dalla Messa romana, così come essa si è formata attraverso un lungo sviluppo, che tuttavia ha conservato inalterata la struttura dell’istituzione, stabilita nel corso dell’Ultima Cena. I riti della Messa sono quindi tre: offerta del pane e del vino, consacrazione, comunione.

Nei primi secoli del cristianesimo, le preghiere di ringraziamento non erano ancora fissate per iscritto, per cui si ricorreva ai formulari degli Ebrei e a lodi di tipo cristologico. Nel 150 d.C., S. Giustino distingue nella Messa due parti: la didattica e la sacrificale, che corrispondono alla liturgia della parola e a quella eucaristica.

Tra il IV e V secolo, la preghiera eucaristica, il Canone, che originariamente era in greco, venne tradotta in latino e da allora rimase invariata. Intanto, dall’VIII al XII secolo, la liturgia romana cominciò a diffondersi in Gallia, Spagna e Inghilterra, subendo alcune variazioni.

Per esempio, mentre la Chiesa antica pregava con le mani aperte ed alzate, prevalse l’abitudine di rivolgersi a Dio a mani giunte. Gesto derivato da quello del vassallo germanico in segno di sottomissione al suo signore. Quanto all’altare, esso cessa di essere collocato tra celebrante e popolo per essere trasferito in fondo all’abside, in modo da far sì che il sacerdote compia il rito con le spalle ai fedeli. Per la comunione dei quali è introdotto l’uso di ostie più piccole di quelle del celebrante, conservate in una pisside e ricevute in ginocchio.

Nel Cinquecento, per mettere fine all’anarchia liturgica, S. Pio V provvide a pubblicare, il 14 luglio del 1570, il nuovo messale. Che è rimasto in vigore - sia pure con qualche revisione - fino a quando, negli anni Sessanta del secolo scorso, Paolo VI lo ha sostituito con quello attualmente in vigore.

S. Pio V aveva stabilito che i riti della Messa romana fossero osservati da tutte le Chiese, ad eccezione di quelle che ne possedessero dl propri da almeno 200 anni.

Elenchiamo i principali - in Occidente e in Oriente - tenendo presente che molti di questi riti non sono più in uso.

Innanzitutto, occorre citare la liturgia della diocesi di Milano, più nota come arnbrosiana. In realtà, S. Ambrogio si limitò a riordinare pratiche liturgiche precedenti, che poi tutti gli gli arcivescovi milanesi hanno conservato. Tra queste, è opportuno ricordare i tre Kyrie che seguono il Gloria; la frazione del pane che precede il Padre Nostro; l’ostensorio a tempietto.

Occidentale è anche la liturgia mozarabica, così detta perché essa non cessò di essere praticata durante l’occupazione musulmana della Spagna. Si tratta di una serie di riti che si erano diffusi con la conversione dall’arianesimo al cattolicesimo del sovrano visigoto Recaredo. Caratteristica principale l’assenza di quelle che, un tempo, erano chiamate preghiere "segrete", cioè pronunciate tra sé e sé dal celebrante. Il culto mozarabico ha il suo centro nella cattedrale di Toledo.

In Occidente, esistevano poi altre liturgie. Per esempio, quella africana dei secoli III, IV e V. Come attesta Tertulliano, la Messa in Africa era già celebrata in latino, quando nel resto della cristianità prevaleva ancora il greco. Esisteva poi una Messa gallicana ed una Messa celtica, officiata nelle isole britanniche.

"Santa e divina liturgia" è chiamata la Messa nelle chiese cattoliche di rito orientale. Le fasi fondamentali in cui essa si divide sono sei: preparazione; riti dei catecumeni; trasporto dei doni, simbolo della fede e bacio di pace; consacrazione; frazione ed elevazione; comunione e ringraziamento. Consacrazione e comunione costituiscono le parti più antiche ed essenziali. Le altre sono creazioni secondarie.

Rispetto all’essenzialità del rito romano, quello bizantino è più lungo e ricco di elementi sconosciuti alla Chiesa occidentale. La comunione avviene sotto le due specie ed è distribuita dal sacerdote con il cucchiaino direttamente nella bocca dei fedeli. Il rito armeno, detto anche badarak, si differenzia dalla liturgia greca soprattutto per quanto riguarda l’elevazione, che si trasforma in una ostensione e benedizione eucaristica. Poi mentre il coro intona il canto, il sacerdote spezza il pane consacrato in tre parti e ne mette una nel calice.

L’elemento caratterizzante della Messa siriaca è presente nella parte iniziale, l’Uffico di Melchisedech. In essa, il celebrante, con l’aiuto del diacono, si riveste dei paramenti, domanda perdone dei peccati ed entra nel santuario (l’iconostasi).

Molto simile a quello siriaco è il rito dei Maroniti del Libano, a parte lo benedizione del popolo. Che è impartita prima a destra, col pane, poi a sinistra, coi calice. Segue la comunione sotto una sola specie.

Il Malabar è una regione dell’india, dove il cristianesimo pare sia stato importato dall’apostolo Tommaso. I missionari portoghesi, sbarcati qui nel 1498, trovarono una liturgia già fiorente, che fu comunque latinizzata dall’arcivescovo di Goa nel 1597. Il messale malabarico comprendeva formule romane commiste a espressioni della tradizione siriaca e maronita.

Quanto a copti ed etiopi, la parte più interessante del loro rito eucaristico è rappresentata dalla preghiera iniziale, durante la quale il sacerdote compie il giro dell’altare, sceglie da un canestro i pani da consacrare e mette il vino e l’acqua nel calice.

Infine, il 30 aprile 1988, la Congregazione per il Culto Divino ha approvato ad experimentum il cosiddetto "rito zairese".

Una Messa in cui l’assemblea partecipa alla liturgia, battendo le mani e ritmando la musica col capo.

Bibliografia

Per quanto riguarda i riti della Messa, sì veda:

Enciclopedia Cattolica, Sansoni, Firenze 1952, vol. VIII alla voce "Messa" articolo di Pietro Siffrin. Circa il "rito zairese", è invece opportuno leggere l’articolo di Giovanni Cubeddu: "Una messa per gli uomini d’Africa", in 30 Giorni nella Chiesa e nel mondo, anno XXI - n. 1 - 2003. 

La Messa

“Sento perciò il dovere di fare un caldo appello perché, nella Celebrazione eucaristica, le norme liturgiche siano osservate con grande fedeltà. Esse sono un’espressione concreta dell’autentica ecclesialità dell’Eucaristia; questo è il loro senso più profondo. La liturgia non è mai proprietà privata di qualcuno, né del celebrante né della comunità nella quale si celebrano i Misteri”. (Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, n. 62).

© Il Timone

 


 
   

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