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Il grido silenzioso



 

Instaurare omnia in Christo
 di Alberto Azzimonti

Intransigente contro il modernismo, si prodiga instancabilmente nella difesa della purezza delle fede. Accetta il pontificato come una croce, ma con la sua opera riformatrice dà nuovo vigore all’annuncio del vangelo.

[Da "il Timone" n. 12, Marzo/Aprile 2001]

"Rinuncio subito al cardinalato e mi faccio cappuccino, perché al pensiero di diventare papa mi sento morire". Questa è la reazione del patriarca di Venezia Giuseppe Melchiorre Sarto il 3 agosto 1903, nelle ultime battute del conclave che lo nominerà papa. Non è per falsa modestia, ma per sincera e profonda umiltà che non si ritiene all’altezza di una carica così alta. Tanto che prima di partire da Venezia acquista un biglietto ferroviario di andata e ritorno, convinto che mai sarebbe stato eletto. Tuttavia, messo con le spalle al muro dall’esito dell’ultimo scrutinio del 4 agosto, accetta il gravoso incarico "come si accetta una croce", assumendo il nome di Pio in ricordo dei pontefici che negli ultimi tempi avevano maggiormente sofferto.

Giuseppe Sarto nasce il 2 giugno 1835 a Riese, in provincia di Treviso, secondogenito di una modesta famiglia in cui il padre è messo comunale e la madre sarta. Con l’aiuto del parroco e di alcune persone generose, riesce a frequentare la scuola a Riese e poi, a il anni, il ginnasio a Castelfranco Veneto con ottimi risultati, percorrendo ogni giorno i sette chilometri di strada a piedi scalzi per risparmiare le scarpe.

Si educa così fin da giovane all’austerità e alla modestia nell’utilizzo dei beni materiali, caratteristica che conserverà anche negli anni di pontificato. Nel 1858 è ordinato sacerdote. Percorre tutti i gradi del ministero episcopale (uno dei pochi papi della storia), fino a essere nominato vescovo di Mantova nel 1884 e successivamente patriarca di Venezia il 12 giugno 1893. In questi anni si distingue per l’intensa attività pastorale, riuscendo a conquistare ben presto la stima e l’ammirazione dei fedeli anche con gesti di carità eroici. Donava tutto ai poveri, anche i vestiti personali. Quando viene eletto patriarca di Venezia, dà il suo orologio d’oro al Monte di Pietà e rinuncia alla cappa cardinalizia nuova, preferendo utilizzare quella del predecessore rattoppata.

Molto attivo anche in campo sociale, sostiene le istituzioni di beneficenza incoraggiando le casse operaie parrocchiali, le società di mutuo soccorso, gli uffici di collocamento popolare. È di statura media, un po’ robusto e colorito in volto. Autoritario ma dai modi paterni, è disponibile con tutti, suscitando spesso simpatia negli interlocutori, con i quali comunica con la sua voce calda e dolce, dall’inevitabile inflessione veneta.

Dopo l’elezione impartisce la sua prima benedizione Urbi et Orbi dalla Loggia interna del Vaticano senza mostrarsi in piazza San Pietro, poiché si considerava ancora prigioniero del Governo italiano dopo i fatti della breccia di Porta Pia. Nemico del nepotismo, non sfrutterà mai la sua posizione per favorire i famigliari, abolendo, inoltre, quelle forme di regalità superflue che ancora circondavano la figura del Papa.

Il motto Instaurare Omnia in Christo è significativo dell’orientamento che Pio X dà sin dall’inizio al suo pontificato nella riorganizzazione e nella Chiesa. Per questa impostazione, è spesso accusato di eccessiva chiusura nei confronti delle nuove idee che il modernismo intendeva introdurre all’interno della Tradizione e della Dottrina cattolica. In realtà Pio X comprende subito che farsi ammaliare da queste nuove dottrine oltre che dai successi del materialismo socialista, dell’anticlericalismo liberale e dello scientismo orgoglioso significa perdere progressivamente il senso di Dio. Il carattere fermo e austero, unito all’amore per la giustizia, lo rende inoltre estremamente risoluto nel difendere i diritti di Dio e della Chiesa. Per questo il rapporto con alcuni governi europei sono piuttosto turbolenti. Non così con quello italiano. Pur rimanendo ancora valido il Non Expedit, nei fatti Pio X ne attenua la portata, ammettendo, in alcuni casi, l’ingresso dei cattolici in politica per contrastare in qualche modo l’avanzata dei partiti della sinistra. Non giudica comunque positivo il successo crescente che la sovranità popolare va conquistando. In essa vede un progressivo indebolimento del rispetto della gerarchia e della disciplina. Inoltre, considera la libertà di coscienza il mezzo principale per la diffusione generalizzata dell’indifferentismo morale.

Pio X si distingue anche per un’opera riformistica tra le più vaste nella storia della Chiesa. "Per far regnare Cristo nessuna cosa è più necessaria quanto la santità del clero". Per ottenere questo, deve riordinare la Curia Romana e i Seminari. Sogna un clero santo, ma anche istruito. Fonda pertanto l’istituto Biblico a Roma, affida ai Benedettini la revisione della Volgata e con il Motu Proprio Doctoris Angelici del 24 giugno 1914 indica la filosofia tomista come la sola che possa essere studiata dai religiosi. Redige un nuovo Codice di diritto Canonico che verrà ultimato però solo durante il successivo pontificato di Benedetto XV (1914-1922). Considerevole è anche la riforma liturgica con lo scopo di ridare maggior centralità nella 5. Messa al sacrificio eucaristico. Anche il canto gregoriano è rinnovato, reintroducendo l’uso dell’organo durante lo svolgimento delle celebrazioni. Si preoccupa del miglioramento della vita sacramentale dei fedeli. Il 15 aprile 1905 pubblica l’enciclica Acerbis nimis in cui esorta tutti coloro che hanno in cura le anime di istruirle e ammaestrarle instancabilmente, catechismo alla mano, dando lui stesso il buon esempio ogni domenica, quando illustra il vangelo del giorno in Vaticano in seguitissime omelie di un’ora. Lo stesso catechismo è opera di Pio X che lo pubblica nel 1913, nella forma di domanda e risposta. È promotore accalorato della Comunione frequente. Abolisce la norma secondo la quale i bambini non potevano ricevere la prima Comunione prima del 14° anno di età.

In anticipo sul Concilio Vaticano II, appoggia e favorisce l’operato dei laici al fianco dei sacerdoti, intuendone l’importante contributo per la causa della fede. Questo appassionato servizio alla Chiesa è bruscamente interrotto il 16 agosto 1914, quando è colto da una grave polmonite che lo porterà alla morte quattro giorni dopo. Il 29 maggio 1954 sarà canonizzato da Pio XII.

Quando la salma viene riesumata per il processo di beatificazione, è ritrovata ancora intatta.

NOME: Giuseppe Melchiorre Sarto
NATO: il 2 giugno 1835 a Riese (Tv)
ELETTO: il 4 agosto del 1903
INCORONATO: il 9 agosto del 1903
MOTTO: Instaurare omnia in Christo
DURATA: 11 anni e 16 giorni
DATA DI MORTE: 20 AGOSTO 1914
SEPOLTO: Basilica di S. Pietro, sotto la mensa dell’altare della Presentazione
CANONIZZATO: il 29 maggio 1954 da Pio XII
FESTA: il 21 agosto
POSIZIONE CRONOLOGICA: 257

- Compone 13 encicliche
- Codifica il nuovo Codice di diritto canonico
- Istituisce gli Acta Apostolicae Sedis
- Riorganizza i seminari religiosi
- Fonda la scuola pontificia di musica sacra
- Fonda l’Istituto Biblico a Roma
- Promuove la revisione della Volgata
- Realizza il catechismo nella forma della domanda e risposta

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"La civiltà dei mondo è civiltà cristiana; tanto è più vera, più durevole, più feconda di frutti preziosi, quanto è più nettamente cristiana... Restaurare tutto in Cristo è stata sempre la divisa della chiesa, ed in particolare la Nostra nei trepidi momenti che traversiamo... Ricondurre Gesù Cristo nella famiglia, nella scuola, nella società; ristabilire il principio dell’autorità umana come rappresentante di quella di Dio; prendere sommamente a cuore gli interessi del popolo e particolarmente del ceto operaio e agricolo, non solo istillando nel cuore di tutti il principio religioso, unica vera fonte di consolazione nelle angustie della vita, ma studiandosi di rasciugarne le lacrime, di raddolcirne le pene, di migliorare la condizione economica con ben condotti provvedimenti... Difendere infine e sostenere con animo veramente cattolico i diritti di Dio in ogni cosa e quelli non meno sacri della Chiesa" (PIO X, Enciclica Il Fermo Proposito, 1905).

© Il Timone

 


 
   

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