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Il grido silenzioso



 

Il comunismo di Wojtyla
 di Antonio Socci

[Da "il Giornale", 19 ottobre 2004]

È comprensibile il dispiacere del Vaticano per ciò che i giornali hanno scritto sul nuovo libro del Papa, Memoria e identità. I media sembrano aver capito a rovescio. Il Papa venuto dall’Est, il Papa che è stato il principale protagonista della resistenza non-violenta ai regimi comunisti e del loro crollo incruento, il Papa che per anni è stato accusato - all’Est e all’Ovest di essere un «anticomunista viscerale» e un «integralista», è stato presentato ora come colui che quasi quasi riabilita il comunismo, promuovendolo a male «minore» rispetto al nazismo che resterebbe nella solitaria posizione di «male assoluto» (categorie oltretutto teologico-morali, neanche politiche).

Forse questo malinteso è stato utile all’èditore italiano: il caso creatosi alla fiera del libro di Francoforte infatti ha indotto molti editori stranieri a manifestare il loro interesse all’opera. Ma basta leggere la paginetta dell’anticipazione del libro per capire ché non c’è nessuna riabilitazione teologico-morale del comunismo. Soprattutto non c’è ancora il libro del Papa. Perché quella «paginetta» va collocata fra altre centinaia di pagine ancora da scrivere.

Giustamente il direttore della Sala stampa vaticana, Navarro Valls, ha cercato dl prevenire gli equivoci dei commentatori frettolosi e incauti, spiegando che «intanto, bisognerebbe, quando sarà pubblicato il libro, leggere tutto il paragrafo dove il Papa esprime quel tipo di pensiero». Ma la raccomandazione non è stata raccolta. Si sono vergati fior di editoriali, commenti e addirittura si sono fatti dibattiti televisivi su quella frase. Come doveva essere interpretata?

Ecco il brano frainteso: «L’accordo raggiunto alla conferenza di Yalta del febbraio 1945 (che divideva il mondo in sfere d’influenza, ndr) fu solo apparentemente rispettato dai comunisti, che lo trasgredirono di fatto in vari modi (...). Per me allora - scrive il Papa - fu subito chiaro che ciò sarebbe durato per un tempo molto più lungo di quello nazista. Quanto lungo? Era difficile prevederlo. Ciò che veniva fatto di pensare era che quel male fosse in qualche modo necessario a! mondo e all’uomo. Succede, infatti, che in certe concrete situazioni dell’esistenza umana il male si riveli in qualche misura utile, in tanto in quanto crea occasioni per il bene. Non ha forse Goethe qualificato il diavolo come “parte di quella forza che vuole sempre il male e produce sempre il bene”? (Faust, I, 3). San Paolo, per parte sua, ammonisce a questo proposito: “Non lascianti vincere dal male, ma vinci con il bene il male” (Rm 12, 21).

È impossibile considerare «assolutorio» questo brano di teologia della storia, in cui si definisce il comunismo come «male» e lo si considera addirittura come parte dell’opera satanica (al pan del nazismo). Ma poi si è equivocato perfino sulla citazione di Goethe, nonostante che Navarro avesse ben spiegato che il pensiero di Wojtyla era espresso dalla successiva frase di San Paolo, non da quella del Faust. La quale serviva solo per mostrare che anche chi si pone dal punto di vista del Maligno deve riconoscere che esso sempre soccombe alla fine di fronte all’onnipotenza di Dio. Infatti, dice l’Apostolo, «tutto concorre al bene di coloro che amano Dio». Non è dunque il Male, o l’ideologia del male, a compiere il bene, ma è Dio che - per la sua onnipotenza - riesce a trarre il bene perfino dall’apparente (e temporanea) vittoria del male.

Questo equivoco era evitabile. Il Papa era chiarissimo. Bastava leggere attentamente. O aspettare l’uscita del libro. O ascoltare la spiegazione di Navarro. Ma i commenti giornalistici, alle prese con questa complessa teologia della storia, hanno finito per creare un altro colossale equivoco: non solo Satana che fa il bene, ma addirittura Dio che vorrebbe il Male. Cosi Mario Pirani, su Repubblica, non si è accontentato della (inesistente) «promozione» del comunismo rispetto al nazismo, ha attribuito al Papa pure l’idea per cui «Auschwitz e l’annientamento degli ebrei d’Europa rientrino, comunque, in un disegno della Provvidenza dl cui Hitler sarebbe stato semplicemente l’esecutore».

Ovviamente non c’è nulla di più opposto al vero pensiero di Karol Wojtyla. Com’è possibile fraintendere cosi il pontefice che ha indicato proprio in Auschwitz il luogo del più radicale odio verso il Creatore? Perfino il più distratto degli osservatori sa che il connotato personale di questo pontefice è la forza con cui chiama Male il Male e Bene il Bene, senza mai confondere l’uno con l’altro. Papa Wojtyla non accetta mai compromessi, su questo, e indomito afferma la verità - sul Bene e sul Male – in ogni angolo del pianeta.

A spiegane bene il pensiero del Papa sul comunismo e su Auschwitz, ci soccorre il libro dell’anno scorso del cardinale Ratzinger – il suo più stretto collaboratore - che, proprio citando quel passo del Faust, documenta la diversità del pensiero cristiano che è il pensiero del papa: «Il mate non è affatto - come reputava Hegel e Goethe vuole mostrarci nel Faust - una parte del tutto di cui abbiamo bisogno, bensì la distruzione dell’Essere. Non lo si può rappresentare, come fa il Mefistofele del Faust, con le parole: “io sono una parte di quella forza che perennemente vuole il male e perennemente crea il bene”. Il bene avrebbe bisogno del male e il male non sarebbe affatto realmente male, bensì proprio una parte necessaria della dialettica del mondo. Con questa filosofia - aggiunge Ratzinger - sono state giustificate le stragi del comunismo, che era edificato sulla dialettica di Hegel volta in prassi politica da Marx. No, il male non appartiene alla “dialettica” dell’Essere ma lo attacca alla radice... Invece nella mistica dell’in-distinzione non esiste alcuna separazione ultima fra bene e male. Bene e male, secondo il buddhismo, sono in originaria dipendenza reciproca. Non si dà una priorità dell’uno sull’altro» (Fede verità, tolleranza, ed. Cantagalli).

Lo scritto del Papa a! contrario celebra proprio il prevalere del Bene sul Male. Per capire il pensiero del Papa. oltre a Ratzinger, occorre rifarsi alla tradizione cristiana, dove si medita proprio sull’onnipotenza di Dio capace di costruire con le macerie del male un bene più grande di quello distrutto dal Maligno. Ecco perché Agostino arriva a definire «felix culpa» perfino la caduta di Adamo ed Eva: «perché ci ha meritato un così grande Salvatore». Ecco perché dopo il più grande dei crimini - la crocifissione del Figlio di Dio incarnato - l’Onnipotente opera la salvezza, la resurrezione.

Un antica tradizione che viene da San Paolo e dai padri della chiesa, medita su questa misteriosa sapienza e potenza divina che vince attraverso l’apparente debolezza e la temporanea sconfitta. Per il Papa è questo orizzonte cristiano la chiave dl lettura del Novecento, il secolo delle «idee assassine», il secolo del grande martirio dei credenti e della shoah, il secolo del Lager e del Gulag, dove Dio sembrava fosse stato totalmente sopraffatto e annientato. Come sul Calvario. Ecco perché il libro del Papa none la riabilitazione del male, ma il grande annuncio della vittoria del Bene, della vittoria del Risorto sul Maligno e sulla morte, la vittoria della vita sulle macerie e le devastazioni delle ideologie assassine.

© il Giornale

 


 
   

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