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Il grido silenzioso



 

Il coraggio di questo Papa
 di Marco Invernizzi

Giovanni Paolo II fa di tutto per unificare i cristiani nell’unica Chiesa di Cristo, accettando anche umiliazioni. Con l’aiuto di Dio, la storia gli darà ragione.

[Da "Il Timone" n. 14, Luglio/Agosto 2001]

Credo che uno dei compiti non secondari di questa rubrica sia quello di ricordare i principali interventi del Papa, anche quelli non riportati dalla grande stam­pa, cercando nella misura del possibile dì coglierne le costanti, cioè quel "filo logi­co" presente nel Magistero.

E anzitutto ricordando che il lettore non deve confondere la "lettera" del magistero pontificio, con il mio sforzo di indicarne il "filo logico", che rimane un mio tentativo del quale ciascuno potrà giu­dicare la riuscita e l’utilità.

Nel mese di maggio, il Santo Padre ha compiuto il pelle­grinaggio giubilare in Grecia, in Siria e a Malta, sulle orme di san Paolo, che ha avuto caratteristiche straordinarie. Nel 1975, durante il pontifi­cato di Paolo VI, la Chiesa di Roma e il Patriarcato ecume­nico toglievano "dal mezzo della Chiesa" le reciproche scomuniche del 1054, quan­do cominciò lo scisma che separò la Chiesa latina da quelle orientali.

La Chiesa ortodossa greca, fra l’altro, al contrario della maggioranza delle altre chie­se ortodosse, non aveva inviato propri osservatori al Concilio ecumenico Vaticano II, e così il gesto del 1975 e la visita del Papa in Grecia oltre venticinque anni dopo assu­mono un significato ancora più rilevante. Anche perché Giovanni Paolo II e Sua Bea­titudine Christòdoulos, arci­vescovo ortodosso di Atene e di Tutta la Grecia, hanno firmato una dichiarazione comune il 4 maggio, proprio nell’Areopago, dove san Paolo parlò agli ateniesi an­nunciando loro l’avvenuta Resurrezione di Cristo. Tale dichiarazione, che sottolinea le radici cristiane dell’Euro­pa, i pericoli insiti nella glo­balizzazione, la separazione fra il progresso materiale e la dignità dell’essere umano e la difesa della vita inno­cente, è un ulteriore passo avanti verso la ricomposi­zione di una frattura che dura da un millennio (cfr. il testo in L’Osservatore Romano, 6 maggio 2001).

E leggendo il durissimo di­scorso di omaggio al Papa pronunciato dall’arcivescovo ortodosso, si può cogliere quanto risentimento riman­ga fra gli orientali verso i cat­tolici latini, quanto difficile sia questo dialogo ecumeni­co apparentemente più faci­le degli altri perché privo di grandi scogli di natura dot­trinale, e quanta pazienza debba avere il Santo Padre, disposto a lasciarsi umiliare pur di arrivare allo scopo della riunificazione, una delle mete del suo pontifica­to.

Frequentemente, mi chiedo­no se sia giusto che un Papa che rappresenta l’unica Chie­sa in cui continua da due millenni la presenza di Cristo attraverso i legittimi succes­sori di san Pietro, si lasci umi­liare da chi, a prescindere dalle responsabilità storiche, si è comunque staccato dalle sede di Pietro. Rispondo invitando a leggere il discorso che il Santo Padre ha rivolto ai vescovi cattolici di Grecia nella Nunziatura apostolica di Atene: "Voi siete a più stretto titolo la mia famiglia in Grecia ed è in questa dimensione di intimità che vorrei rivolgervi la mia paro­la dal profondo del cuore" (L’Osservatore Romano, 5 maggio 2001). Il Papa non ha dimenticato la comunio­ne che lo lega ai vescovi cat­tolici "di frontiera" che gui­dano comunità "piccole e disperse", ma sa che, se la ricomposizione della frattura con gli ortodossi è una meta doverosa da perseguire, è necessario superare qualsiasi ostacolo per puntare all’o­biettivo finale. E il principale ostacolo da superare dopo una separazione plurisecola­re è la purificazione della memoria. Questo vale non soltanto con le Chiese orien­tali, ma anche con i prote­stanti e per il dialogo con le altre religioni, e poi natural­mente dovrebbe diventare un atteggiamento reciproco, per poter portare dei risultati. La purificazione della me­moria dalle incrostazioni del passato è la condizione per­ché il dialogo non si riduca a furbizia diplomatica o a inte­resse momentaneo delle due parti o, peggio, a una forma di sincretismo relativista. La purificazione della memoria è la condizione che rende possibile il perdono, come sa chiunque ha sperimentato il litigio e i suoi strascichi nella memoria.

Come, se non purificando la memoria storica potrebbero riconciliarsi i popoli dei Bal­cani o i palestinesi con gli israeliani, riconoscendo che esistono una verità e un bene superiori ai quali sottomettere ogni pur comprensi­bile amor proprio e ogni ricordo delle ingiustizie subi­te? Analogamente, il dialo­go con gli ortodossi presup­pone la purificazione della memoria storica, per potei arrivare al cuore del problema, cioè al riconoscimento del primato di Pietro così come veniva vissuto nella comunione dalla Chiesa universale nel primo Millennio prima dello scisma. Purificare la memoria, perdonare, ricominciare daccapo non è faci le e comporta una violenza su se stessi proporzionata al torto subito o che si crede di aver subito.

Nel caso in questione, gli storici affermano che il sac­cheggio di Costantinopoli durante la IV crociata ad opera dei latini - gesto per il quale Giovanni Paolo II ha chiesto perdono e che peral­tro fu condannato dall’allora Pontefice con la scomunica dei responsabili - avvenne anche in seguito a furbizie di alcuni ortodossi, che provo­carono una reazione comun­que ingiustificabile. Proprio su questo punto, Giovanni Paolo II, sempre parlando ai vescovi cattolici della Grecia, ha scritto parole che meritano di essere riportate per esteso: "Se in passato vicende storiche, legate a mentalità e costumi del tempo, hanno allontana­to i cuori, la memoria è per il cristiano anzitutto il sacrario che custodisce la testimo­nianza viva del Risorto. È la memoria che rende possibile la Tradizione, alla quale tanto debbono le nostre Chiese, alla memoria è affi­dato il Sacramento, che è garanzia della grazia operan­te: "Fate questo in memoria di me" ci esorta il Signore nell’ultima Cena.
La memoria è per il cristiano un sacrario troppo alto e nobile perché possa essere inquinato dal peccato degli uomini. Certo, questo può ferire dolorosamente il tes­suto della memoria, ma non lacerarlo: tale tessuto è come la tunica inconsutile del Signore Gesù, che nessu­no osò dividere.
Miei cari Fratelli operiamo instancabilmente perché la memoria torni a far risplen­dere le cose grandi che Dio ha operato in noi; solleviamo lo sguardo dalle meschinità e dalle colpe, e contemplia­mo nel cielo il trono dell’Agnello, dove l’eterna liturgia di lode è cantata da uomini in bianche vesti di ogni popolo e razza. Là essi contemplano il volto di Dio, non più per "speculum et in aenigmate", ma come è realmente.
La memoria lascia lassù spa­zio alla pienezza, nella quale è non c’è più né lacrima, né morte, perché le cose vecchie sono passate
".

Bibliografia

Circa il saccheggio di Costantinopoli durante la IV Crociata, ancora uno dei maggiori motivi di polemica tra cattolici latini e ortodossi, ci si può accostare al tema leggendo Giorgio Fedalto, Le Chiese d’Oriente da Giustiniano alla caduta di Costantinopoli, Jaca Book, Milano 1984, pp. 157-163.
La difficoltà nel reperire i discorsi del Santo Padre è certamente uno dei motivi che non favoriscono una corretta trasmissione delle intenzioni del Papa al corpo della Chiesa. L’unica strada per ovviare a questa difficoltà consiste nell’abbonarsi a L’Osservatore Romano (che si può anche acquistare nelle edicole del centro delle grandi città) oppure a La Traccia, che raccoglie mensilmente gli interventi del Papa. Meglio di tutti sono i volumi Gli insegnamenti pontifici di Giovanni Paolo II pubblicati dalla Libreria Editrice Vaticana, ma estremamente costosi. Alcuni interventi del Pontefice si trovano regolarmente sulla rivista bimestrale Cristianità, oppure vengono letti nel corso della trasmissione La voce del Magistero da me condotta a Radio Maria ogni martedì alle 22,40.

© Il Timone

 


 
   

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