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Il grido silenzioso



 

Pio IX e Giovanni XXIII. Due Papi, due culture, una Chiesa
 di Marco Invernizzi

Il cardinale Ruini risponde al tentativo laicista di contrapporre i beati Pio IX e Giovanni XXIII. Nessuna antitesi tra Concilio Vaticano I e Concilio Vaticano II. La Chiesa non inventa i santi: prende atto della santità. Confermata dai miracoli.

[Da "Il Timone" n. 10, Novembre/Dicembre 2000] 

Questo titolo mi sembra trasmettere meglio di ogni altra considerazione l’insegnamento profondo racchiuso nella beatificazione dei Pontefici Pio IX e Giovanni XXIII, avvenuta contemporaneamente Domenica 3 settembre 2000. Un insegnamento rivolto anzitutto ai fedeli, trascurando quindi le previste polemiche che la beatificazione di Pio IX ha suscitato all’esterno della Chiesa. Ricordo soltanto l’insopportabile arroganza di chi pretende di indicare alla Chiesa - in cui non crede e che non perde occasione per additare al disprezzo - i modelli a cui i fedeli dovrebbero fare riferimento.

Anzitutto bisogna ricordare come avviene l’itinerario attraverso il quale la Chiesa riconosce la santità di una persona e non la inventa. La Chiesa prende atto della fama di santità di una persona defunta, cioè riconosce come una determinata persona venga ritenuta e venerata come un modello di santità da chi l’ha conosciuta (e così viene richiesto e, se accettato, introdotto il processo di canonizzazione, così che il defunto viene riconosciuto come servo di Dio), poi riconosce che ha vissuto praticando le virtù in modo eroico (e il candidato alla santità diventa venerabile) e quindi sempre la Chiesa riconosce che si sono verificati uno (e si diventa beati) o più miracoli (e si diventa santi) in seguito all’intercessione della persona candidata alla canonizzazione. Il tutto passando attraverso un processo diocesano e uno romano promosso dalla Congregazione dei Santi.

É estremamente significativo che la Chiesa abbia "potuto" beatificare insieme due Pontefici così diversi, o almeno ritenuti diversi dall’opinione pubblica. Insisto sul "potuto" perché se non ci fossero state la fama di santità, l’eroicità delle virtù e il miracolo, la Chiesa non avrebbe "potuto" procedere. Un laicista potrebbe affermare che queste procedure sono solo formali e che in sostanza la Gerarchia ecclesiastica propone chi vuole come modello di santità. Spesso gli stessi cattolici sono tentati di ragionare in questo modo e molti hanno reagito così, deplorando per esempio la beatificazione di Pio IX. Essi ragionano in modo ideologico e razionalista, e invece di prendere atto che sono stati compiuti dei miracoli, e di sforzarsi di comprendere il perché di due canonizzazioni così diverse, pretenderebbero che fosse la Chiesa ad adeguarsi al loro modo di ragionare. Mi limito a ricordare che chi promuove un processo di canonizzazione ne risponde davanti a Dio e che la Chiesa impegna la sua infallibilità con una canonizzazione (che è l’ultimo grado del processo).

Come ha ricordato il cardinal Camillo Ruini a Torino in occasione del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana (Avvenire, 19 settembre 2000), la santità è un dono di Dio, ma "la Chiesa non può rinunciare alla libertà della propria missione e procrastinare indefinitamente il riconoscimento di un dono di Dio". Infatti, la proclamazione di Pio IX come beato è stata ritardata proprio per non urtare sensibilità diverse e per la divisione interna alla Chiesa stessa, ma il riconoscimento pubblico non poteva ritardare all’infinito.

Importante anche la successiva considerazione del card. Ruini relativa alla contemporanea beatificazione di Pio IX e Giovanni XXIII. Si sa che il rischio è quello di ritenere che la Chiesa abbia voluto accontentare i tradizionalisti con Pio IX e i progressisti con Giovanni XXIII, e attenuare le polemiche sollevate per Pio IX beatificando insieme un Pontefice popolare e "aperturista". Per alcuni, la Chiesa avrebbe fatto una "furbata" volta a guadagnare il massimo dei consensi, mentre per altri la Chiesa sarebbe in contraddizione perché non si possono elevare agli altari uomini così diversi.

A questi ultimi il Presidente della CEI ricorda le parole del Papa in occasione dell’omelia per la beatificazione: "beatificando un suo figlio, la Chiesa non celebra particolari opzioni storiche da lui compiute, ma piuttosto lo addita all’imitazione e alla venerazione per le sue virtù, a lode della grazia divina che in esse risplende". Ossia, la beatificazione spiega che la santità è possibile all’interno di scelte storiche, culturali e politiche diverse, purché in sintonia con la Rivelazione e con il diritto naturale, cioè con il patrimonio trasmesso dalla Chiesa. E naturalmente questo non significa che un cattolico debba rinunciare alla sua cultura, alla formazione ricevuta, al piccolo patrimonio ereditato, che per lui è importante se gli ha permesso di ricevere e di mantenersi nella Fede, ma che non può essere proposto come l’unico vero e compatibile con il Vangelo. Sempre il cardinal Ruini ha ricordato come il mugugno per la beatificazione di Pio IX viene da quei cattolici che interpretano il Concilio Vaticano II come un momento di rottura con la Chiesa precedente e con il Concilio Vaticano I in particolare. Ecco le sue parole: "La simultaneità delle beatificazioni di questi due Pontefici è stata inoltre occasione per interpretazioni non sempre benevole sul rapporto fra i Concili Vaticano I e Vaticano II e soprattutto sul modo in cui la Chiesa intende e vive oggi tale rapporto: in proposito, alla luce del Magistero di Giovanni Paolo II, espresso in maniera particolarmente efficace ad esempio nella Tertio millennio adveniente (nn. 18-20) occorre sottolineare senza timori tanto la continuità profonda della vita e della dottrina della Chiesa - nel concreto il debito indubbio che il Vaticano II ha verso il Vaticano I, per la formulazione definitiva di alcune caratteristiche essenziali della fede cattolica e del primato e dell’infallibilità del Romano Pontefice - quanto la novità grande e gravida di futuro che il Vaticano II ha portato con sè, sia per il rinnovamento della vita ecclesiale e dell’ecclesiologia sia per l’approccio alla realtà sociale e culturale del nostro tempo".

Prima che gli italiani potessero assistere all’incredibile processo alla Chiesa e ai cattolici rei di aver beatificato Pio IX e messo in discussione il Risorgimento nazionale, oltre due milioni di giovani accorrevano a Roma a metà del mese di agosto per ascoltare il Papa in occasione della XV Giornata Mondiale della Gioventù. Forse le due cose non sono slegate fra loro. Spaventati da questa imponente manifestazione popolare, i laicisti si sono decisi a ripetere ad alta voce in ogni circostanza possibile le ragioni della loro avversione alla Chiesa, o almeno a una Chiesa che pretende di trasformare gli uomini e il mondo. Una Chiesa missionaria, perché è questo che da fastidio.

Ebbene, questi giovani sono espressione di un’altra epoca, che non si riconosce più nelle polemiche lanciate dal laicismo, una gioventù che non ha più i pregiudizi cresciuti con le ideologie del Sessantotto, anche se in molti casi non ha pregiudizi perché è stata privata del desiderio di "farsi un giudizio" della realtà da parte del nichilismo culturale dominante. Bisognerà sforzarsi di capirne le caratteristiche, anche per far fruttificare il più possibile quanto accaduto a Roma.

Se ne è accorto sempre il card. Ruini nella stessa relazione al Consiglio permanente della CEI dicendo a questi giovani quello che la cultura ancora dominante non tollera, cioè di essere missionari, e chiedendo ai loro educatori "di stimolare i giovani stessi a essere testimoni di Cristo e missionari in prima persona, compiendo per questo quasi una ’rivoluzione copernicana’ rispetto a una mentalità e a una cultura che, restringendosi tendenzialmente nei confini delle proprie esperienze e gusti personali, fa apparire indebita e impropria anche la semplice proposta di condividere la nostra fede, rivolta a chi ha un diverso sentire".

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"La Chiesa, unita a Cristo, da lui è santificata; per mezzo di lui e in lui diventa anche santificante. Tutte le attività della Chiesa convergono, come a loro fine, verso la santificazione degli uomini e la glorificazione di Dio in Cristo. è nella Chiesa che si trova tutta la pienezza dei mezzi di salvezza. è in essa che per mezzo della grazia di Dio acquistiamo la santità". (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 824).

© Il Timone

 


 
   

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