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Il grido silenzioso



 

Mosca torna all'antico: visto strappato
 di Maurizio Blondet

[Da "Avvenire", 10 Aprile 2002]

Si è stupito padre Stefano Caprio, parroco in Russia da dieci anni: "Mi hanno ritirato il visto senza un perché". La parola "ritirato" è gentile: il 5 aprile, all’aeroporto di Mosca, la pagina del passaporto, col visto di rientro in Russia, gli è stata strappata. Il sacerdote se n’è accorto solo arrivando a Milano; non potrà (per ora) rientrare. Richiesto di spiegazioni, il console russo presente nel capoluogo lombardo ha replicato che "non intende rendere pubbliche le motivazioni" e "non ritiene necessario" giustificare il gesto. Evidentemente egli trova normale che un cittadino sia separato, senza alcun preavviso e senza alcuna spiegazione, dalle sue relazioni, dai suoi impegni, dai suoi effetti personali. Non ha argomentazioni da dare che reggano una logica di trasparenza pubblica?

Si è stupito padre Stefano Caprio, parroco in Russia da dieci anni: "Mi hanno ritirato il visto senza un perché". La parola "ritirato" è gentile: il 5 aprile, all’aeroporto di Mosca, la pagina del passaporto, col visto di rientro in Russia, gli è stata strappata. Il sacerdote se n’è accorto solo arrivando a Milano; non potrà (per ora) rientrare. Richiesto di spiegazioni, il console russo presente nel capoluogo lombardo ha replicato che "non intende rendere pubbliche le motivazioni" e "non ritiene necessario" giustificare il gesto. Evidentemente egli trova normale che un cittadino sia separato, senza alcun preavviso e senza alcuna spiegazione, dalle sue relazioni, dai suoi impegni, dai suoi effetti personali. Non ha argomentazioni da dare che reggano una logica di trasparenza pubblica?

Non importa, si rifugia allora nell’autoritarismo goffo, nella reticenza assurda e incivile.

Facciamo nostro lo stupore di padre Caprio, in un senso preciso: stracciare i passaporti di cittadini stranieri sarà un ritorno istintivo a pratiche sovietiche di ieri, o un assaggio del nuovo futuro, della Russia-tutta-sorriso apparsa nei giorni scorsi in ingannevole omaggio al premier italiano in visita di Stato?

Dalla Cecenia al Turkmenistan cinese, sarà dunque la globalizzazione autoritaria quella che vediamo affermarsi? Libera circolazione dei capitali (liberissima) e restrizione spicciativa degli uomini, con le loro idee e fedi? Si ipotizza che il passaporto strappato di padre Caprio possa essere un’iniziativa poco calibrata presa su misura di un prete dinamico, che sa farsi voler bene dai giovani come dai carcerati. Ma non manca chi vi vede addirittura una risposta moscovita alla recente erezione di quattro diocesi cattoliche in Russia. Forse nessuna delle due interpretazioni è vera, e si tratta semplicemente di un ordine rozzo, impartito male e gestito peggio, che l’amministrazione russa si accinge a ritirare, con tanto di scuse. Ce lo augureremmo. D’altra parte, se non fosse così, la nuova Mosca del capitalismo malavitoso e del presidente ex-Kgb ricalcherebbe orme antiche e tutte sue, dal confino zarista alla lotta staliniana contro "le idee degenerate" filtranti dall’estero. Su certe pratiche Mosca ha un impareggiabile know-how ("saper fare"), come dicono gli economisti.

Il punto è che questa Russia chiede di far parte dell’Europa, e l’Europa dovrebbe dirsi pronta ad accoglierla a braccia aperte. Non sarà il caso di ripensarci un momento? Dopotutto, l’Europa è uno spazio di diritto, dove non si usa stracciare i passaporti alla frontiera. Non si fa. Per ora almeno. Domani, con Mosca "in Europa", chissà. Il mondo sta diventando insicuro per i meno armati; finirà per essere chiuso agli inermi con il Vangelo nella valigia?

© Avvenire

 


 
   

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