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Il grido silenzioso



 

Russia, chi è il Grande Inquisitore?
 di Antonio Gaspari

Mosca espelle padre Stefano Caprio e il vescovo Jerzy Mazur. Ma il popolo non è d’accordo. A colloquio con Tadeusz Kondrusiewicz, metropolita di Mosca.

[Da "Tempi" n. 18, 2 Maggio 2002] 

Dopo l’espulsione di padre Stefano Caprio e del Vescovo di Irkutsk, Jerzy Mazur, lei ha parlato di violazione dei diritti umani e di limitazione pesante della libertà di coscienza e della libertà di religione. Ha anche affermato che è in atto una campagna organizzata contro la Chiesa cattolica.

La vita della Chiesa cattolica in Russia non è agevole, non era facile nemmeno negli anni passati, ma dopo gli avvenimenti dell’11 febbraio, quando sono state erette le quattro diocesi, è diventata più complicata. Non capisco la veemente reazione delle Chiesa Ortodossa. Perché loro possono avere i loro vescovi e le loro Diocesi, in paesi come la Germania, il Belgio il Giappone, e noi cattolici non possiamo avere le stesse possibilità?

Si accusa la Chiesa cattolica di proselitismo

È un’accusa infondata. Se qualcuno mi chiede di essere battezzato cattolico, non posso mandarlo via perché è russo. Per noi la libertà di coscienza deve essere basata sul riconoscimento della dignità umana e della libertà religiosa. Mentre per gli ortodossi se uno è nato russo deve essere per forza ortodosso. Sulle Diocesi loro dicono: «una città, un Vescovo», ma prendiamo per esempio Vilnius, c’è un Vescovo cattolico, il cardinale Audrys Jouzas Backis, ma anche l’arcivescovo ortodosso; lo stesso a Berlino, Bruxelles, Parigi. Perché in Russia non può essere così? Dopo la decisione del Santo Padre di creare normali strutture della Chiesa cattolica in Russia, i vertici della Chiesa ortodossa hanno lanciato l’allarme dicendo che possono avere un’influenza negativa per tutta la Russia. Ma Radio Eco di Mosca ha fatto una ricerca ed il 62% degli intervistati ha detto che non c’è problema, questo è uno sviluppo normale. Subito dopo c’è stato il collegamento televisivo tra Roma, Mosca, Vienna ed altre città, con l’intervento di Giovanni Paolo II. Il patriarca di Mosca ha detto che si è trattato di una invasione del Santo Padre sul territorio russo. La stessa radio ha fatto un sondaggio tra le gente e l’82% delle risposte sono state in favore della Chiesa

Come vive la comunità cattolica la situazione?

Siamo molto preoccupati perché, dopo quanto accaduto a Caprio e Mazur, tutti si chiedono: a chi toccherà adesso? Preoccupano anche le manifestazioni di intolleranza. Ieri la Chiesa Ortodossa Russa ha tenuto una conferenza stampa insieme ad un fronte nazionalista panslavico che si chiama “Unità dei cittadini ortodossi” per annunciare che domenica ci saranno manifestazioni in 30 città contro la Chiesa cattolica. Cosa potrà succedere, a che porteranno queste manifestazioni? Ho scritto una lettera chiedendo un incontro urgente, al Metropolita Cirill, al presidente ed ad altri personaggi ufficiali, ma non ho ricevuto nessuna risposta. Ad eccezione dell’amministrazione della presidenza che ho incontrato due volte.

Che cosa l’Europa e gli altri Stati possono fare per far rispettare la libertà religiosa?

Solo la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti ha fatto una chiara dichiarazione in cui ha espresso la sua preoccupazione sulla situazione della libertà religiosa in Russia. Abbiamo parlato tanto durante il Sinodo della Collegialità. Non esiste collegialità senza solidarietà, per questo spero che altri intervengano in nostro favore.

La visita in Bulgaria del Santo Padre favorirà o aggraverà la situazione?

Aiuterà perché nessuno sembra avere una posizioni così radicali come il patriarca di Mosca. Credo che in futuro la situazione si appianerà, perché non c’è alternativa al dialogo. Il Patriarca Alessio II prima diceva: «sono disposto ad incontrare Giovanni Paolo II dopo che i problemi saranno risolti». Ma settimana scorsa in un’intervista ha detto: «sono disposto a incontrare il Santo Padre se questo potrà aiutare a risolvere i nostri problemi».

© Tempi 

 


 
   

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