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Il grido silenzioso



 

Quei cattolici che travestono la vigliaccheria con la tolleranza
 di Antonio Socci

[Da "Il Giornale", 12 gennaio 2002]

L’Unità ha toccato il fondo. Ecco l’antefatto. Il cardinale Giacomo Biffi, di Bologna, ha parlato dei 33 missionari cattolici martirizzati nel 2001 in diverse parti del mondo. Che si a ggiungono ai 601 degli ultimi dieci anni e alle migliaia di altri cristiani laici, massacrati l’anno scorso, che vivevano perlopiù in paesi islamici o comunisti. «Molti nostri fratelli di fede» ha detto il prelato «hanno incontrato una morte violenta: uomini di stirpe diversa, ma tutti poveri e appartenenti al cosiddetto Terzo Mondo, sono stati uccisi quest’anno per nessun’altra colpa che quella di essere cristiani. È una globalizzazione dell’intolleranza e dell’odio contro la quale non si è levata da noi alcuna protesta e non è sfilato per le nostre strade nessun corteo».
Un richiamo a quel mondo cattolico progressista che ­ in nome del terzomondismo e di un equivoco ecumenismo ­ preferisce dialogare con i despoti e i persecutori, anziché difendere (o almeno ricordare) i cristiani che in quei paesi sono i più oppressi e umiliati. Il cardinale metteva in guardia dal rischio di dimenticare la propria identità: «il cristiano non deve aver paura di niente e di nessuno se non della propria insipienza, della sua strana propensione alla resa, della sua assurda disponibilità a sacrificare al dialogo e all’accoglienza ogni manifestazione e ogni segno della sua identità».
Questa ultima frase è stata manomessa dall’Unità del 3 gennaio scorso e così riprodotta, in bella mostra sotto il titolo, a caratteri grandi: «I cristiani devono guardarsi da quella strana propensione alla resa, da quella assurda disponibilità al dialogo e all’accoglienza». La manipolazione ­ grave e clamorosa ­ era introdotta da una battuta sarcastica contro il cardinale. L’altro ieri un sacerdote di Bologna ha scritto all’Unità protestando e il direttore Furio Colombo ­ invece di scusarsi ­ è arrivato, con un ragionamento pittoresco, ad accostare il pensiero del cardinal Biffi e di chi non vuol rinunciare alla sua identità cristiana, alle famigerate «leggi razziali».
In realtà proprio il piccolo e perseguitato popolo ebreo è il più grande esempio di amore e attaccamento alla propria identità che quelle infami leggi volevano spazzare via. E’ una pretesa francamente inquietante quella di chi esige che gli altri (ebrei o cattolici o chiunque altro) rinuncino alla loro identità.
Milioni di cristiani, nei paesi islamici o comunisti, subiscono quotidianamente pressioni in tal senso, pagando spesso con il martirio, e non è un caso che proprio un autorevole intellettuale ebreo americano, Michael Horowitz, abbia denunciato con uno scritto commovente l’indifferenza dei media occidentali e del nostro mondo cattolico. «Oggi, le comunità cristiane minoritarie sono diventate il bersaglio prediletto del radicalismo islamico e dei rimanenti regimi comunisti, dove i credenti vengono demonizzati e caricaturizzati attraverso campagne populiste di odio e di terrore». E ancora: «Il silenzio e l’indifferenza delle élites occidentali di fronte alle aggressioni violente, ai saccheggi, alle torture, agli arresti, alle riduzioni in schiavitù, alle uccisioni e alle crocifissioni delle sempre più vulnerabili comunità cristiane ancor più fa fremere le mie ossa e il mio istinto di ebreo. I miei nonni e tutti coloro che vissero con loro nei ghetti polacchi ben comprenderebbero il senso e i sicuri effetti di una così grande ostilità del potere … (Questi cristiani) sono persone il cui attuale destino può facilmente diventare il nostro se noi restiamo indifferenti alla loro sorte». Secondo Horowitz per governi e mass media l’idea che i Cristiani siano oggi delle vittime «semplicemente non è concepibile». Impegnati a ridicolizzarli come «mediocri, incolti e ingenui», i media non si sono resi conto che «i Cristiani sono una grande forza di modernità in paesi in cui incombe un nuovo Secolo Buio illiberale, oppressivo e anti-intellettuale. I Cristiani sono gli eroi di un tale combattimento» (in Paul Marshall, Their blood cries out). Qualche mese fa un altro intellettuale di origine ebrea, Paolo Mieli, dopo aver ricordato «le indicibili vessazioni a cui sono sottoposti i cristiani in molti Paesi musulmani», ha suggerito ai cattolici di porre «un vincolo etico» a incontri di preghiera ecumenica come quello di Assisi del 24 gennaio. Secondo Mieli si potrebbe lanciare un appello comune «per la reciprocità religiosa», cioè per chiedere anche nei paesi islamici il rispetto dei più elementari diritti (come varie volte ha chiesto il Papa). Basti dire che in Sudan la Corte Suprema ha stabilito che è costituzionale crocifiggere chi dall’Islam si è convertito al cristianesimo. O che in Arabia Saudita ­ dove non esiste neanche una Chiesa ed è proibito perfino portare il crocifisso al collo ­ questo Natale la polizia religiosa ha vietato perfino gli auguri per telefono.
Ma per certi cattolici «progressisti» chiedere la reciprocità significa intolleranza. A loro va bene il martirio (quello degli altri). Per costoro è giusto dare le chiese per le preghiere islamiche o l’introduzione del Corano fra le letture della messa. C’è un clericalismo che ha ormai sacrificato all’ideologia ­ dopo la fede - ogni carità verso le vittime. Il mensile paolino Jesus, è arrivato a fare un servizio di copertina sui «martiri» («dell’ecumenismo», non «di Cristo») con una incredibile galleria nella quale non c’è una sola vittima cristiana dei regimi comunisti o dell’Islam, che poi sono la stragrande maggioranza. Celebrano due monaci che non sono affatto martiri, ma che hanno avuto problemi con l’autorità ecclesiastica, alcune vittime dei nazisti, degli ustascia e della dittatura ugandese di Amin e un segretario dell’Onu morto in un incidente aereo (ma che c’entra?). Si è arrivati all’assurdo di elencare un islamico fra coloro che «hanno seminato la parola del Vangelo». Dell’immane macello di cristiani perpetrato dal comunismo nessuna traccia. Tutto incorniciato da un pezzo del solito Enzo Bianchi che getta palate di fango sulla storia cristiana.
E’ contro questa autodemolizione che tuona Biffi. Non fa del bene a nessuno l’autodistruzione della Chiesa. Anche i non cristiani più seri e ragionevoli ne sono convinti. In un forum di cultura ebraica, giorni fa, uno ha raccontato di aver visto, in una città europea, una chiesa occupata per settimane da «sans papier» (clandestini) musulmani. Dentro ci hanno pure defecato: «Il rabbino ha detto che lui in Sinagoga non l’avrebbe tollerato. La Moschea non è stata toccata. I fedeli per settimane non hanno potuto andare in Chiesa. Le loro proteste non sono servite. La polizia non ha fatto niente, il parroco ha manifestato con gli occupanti e l’arcivescovo ha taciuto». Conclusione: «vigliaccheria, stupidità, idiozia travestite da tolleranza».
Colombo pretende che non solo alcuni, ma tutti i cristiani rinuncino alla loro dignità e ai loro diritti. Scriva pure. Ma l’Unità, giornale che viene da una lunga storia di connivenza con regimi comunisti che hanno martirizzato milioni di cristiani, ci risparmi almeno le lezioni di tolleranza.

© Il Giornale

 


 
   

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