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Ecco perché chi assicura “sesso sicuro” con il preservativo mente
 [Da "il Foglio", 27 aprile 2006] 

L’accusa del cardinale Alfonso Lopez Trujillo. Il condom ha percentuali consistenti di insuccesso contro l'Aids. Non lo dice solo la Chiesa, ma anche l'Oms.

Roma. La critica mossa dalla chiesa cattolica all’uso del preservativo nei programmi di prevenzione contro l’Aids, a differenza di quanto spesso si crede, non nasce soltanto da motivazioni squisitamente morali. Alla base di quella critica c’è sicuramente e prima di tutto, come scrive il cardinale Alfonso López Trujillo, dal 1990 alla presidenza del Pontificio consiglio per la famiglia, la convinzione che “i condom tramutano il bellissimo atto d’amore nella ricerca egoista del piacere, respingendo ogni responsabilità”. Ma di pari passo procede anche una circostanziata denuncia dell’offerta di “falsa sicurezza” fatta ai giovani e alle famiglie. Lo spiega in modo compiuto lo stesso cardinal Trujillo in un libro uscito alla fine del 2004 e intitolato “La grande sfida. Famiglia, dignità della persona e umanizzazione” (Città Nuova), nel quale sono raccolti gli interventi più significativi di tre lustri di attività del cardinale colombiano alla guida del dicastero vaticano.

Nel saggio sui “valori della famiglia e il cosiddetto sesso sicuro”, Trujillo cita il cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, che si chiede: “Sin dove il profilattico ‘preserva’ dal rischio del contagio? In ambiente scientifico, si riconosce apertamente che i preservativi non sono affatto sicuri al cento per cento: si parla, mediamente, del 10-15 per cento di inefficacia, perché i virus da Aids sono molto più ‘filtranti’ (in grado di attraversare) che non lo sperma. Già dunque a livello di efficacia ‘tecnica’ ci si deve interrogare sulla serietà scientifica e sulla conseguente serietà professionale circa la campagna dei profilattici. Si corre un grosso rischio: di ‘illudere’ le persone propagando un ‘sesso sicuro perché protetto’, mentre non lo è o non lo è come si può pensare. L’illusione è tanto più pericolosa e grave, quanto maggiore è l’esigenza che le persone ‘a rischio’ o con rapporti sessuali promiscui non diffondano il contagio”. Il cardinal Trujillo sottolinea poi, portando a supporto una gran messe di riferimenti, che “la preoccupazione che i condom non forniscano la protezione totale contro l’Aids e le Mts (malattie sessualmente trasmesse, ndr) non è affatto nuova e non è limitata agli ambienti ecclesiali”. Cita svariati studi in proposito, ma soprattutto quanto afferma la stessa Organizzazione mondiale della sanità, secondo la quale un uso coerente e corretto del condom riduce del 90 per cento il rischio dell’infezione da Hiv, ma non elimina quel rischio. La stessa Ippf (International planned parenthood federation) fornisce percentuali di insuccesso ancora più alte: “L’uso del condom riduce di circa il 70 per cento il rischio totale tra il sesso non protetto e la completa astinenza sessuale. Questa stima è coerente con i risultati desunti dalla maggior parte degli studi epidemiologici”.

Il dato davvero certo, prosegue il cardinal Trujillo, è che “nulla garantisce oggi, attraverso l’uso del condom, una protezione del 100 per cento dall’Hiv/Aids o dalle altre Mts. Questi dati non dovrebbero passare inosservati, dal momento che molti utenti, compresi i giovani, pensano che il condom fornisca una protezione totale”. Ed ecco anche perché “le campagne del ‘sesso sicuro’ non hanno condotto a un aumento di prudenza, ma a un incremento dell’attività sessuale promiscua e dell’uso del condom. In effetti, ci sono studi che dimostrano che i casi di Hiv/Aids sono aumentati con l’aumento della distribuzione dei condom” (e cita, a questo proposito, l’incremento pressoché parallelo dei preservativi distribuiti dall’Usaid, l’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale, e della diffusione dell’Aids, dal 1984 al 2003).

E’ quindi impossibile ignorare, scrive il cardinale, che “il comportamento umano è un importante fattore nella trasmissione dell’Aids. Senza un’adeguata educazione intesa ad abbandonare certi comportamenti sessuali a rischio in favore di una ben bilanciata sessualità, cioè l’astinenza prima del matrimonio e la fedeltà coniugale, ne risulta il rischio di perpetuare i risultati disastrosi dell’epidemia”. Mentre “la falsa sicurezza prodotta dalle campagne del ‘sesso sicuro’ è un impedimento al diritto a una corretta e completa informazione. Appelli fatti da sostenitori veri e sinceri dei consumatori e della salute, particolarmente sostenitori dell’autentica salute delle donne, di avere a disposizione una completa e chiara informazione sull’efficacia del condom (o, piuttosto, inefficacia), sono rimasti frequentemente inascoltati”.

Il presidente del Pontificio consiglio per la famiglia sottolinea che, in tema di Aids, “ciò che la chiesa ha come scopo non è la mera riduzione del rischio (che si trasforma effettivamente in aumento del rischio, se il rischio reale di trasmissione non è spiegato al pubblico), ma è piuttosto l’eliminazione del rischio; non la protezione parziale, ma la protezione totale; non la protezione relativa, ma la protezione assoluta. E’ veramente ingannevole dire che si promuove il ‘sesso sicuro’, quando invece si sta in effetti promuovendo il ‘sesso più sicuro’, cioè il sesso che è più sicuro che se non si usasse affatto il condom, ma che è ben lungi dall’essere una protezione totale”. Sono proprio “le dichiarazioni che riflettono la dura realtà dell’insuccesso del condom, fatte addirittura dalle agenzie internazionali e nazionali, in sieme a studi scientifici ed esperienze di vita reale” a smentire totalmente, scrive Trujillo “le accuse rivolte contro la chiesa: specificamente, quelle secondo cui la chiesa contribuirebbe alla morte di milioni di persone, non promuovendo né permettendo l’uso dei condom nella lotta contro l’epidemia. Ma non dovrebbe essere l’opposto: cioè, che coloro che promuovono il condom senza informare appropriatamente il pubblico dei suoi tassi di insuccesso (sia nel suo uso perfetto sia in quello tipico, e i rischi cumulativi), hanno condotto, conducono e continueranno a condurre molti alla morte?”. La sconfitta dell’Aids, spiega Trujillo, non è affidata allo “sviluppo di preservativi di migliore qualità”, ma all’impegno a “vivere la sessualità in modo conforme con la natura umana e la natura della famiglia”, mentre anche l’Oms “ammette che l’astinenza e la fedeltà coniugale sono una strategia capace di eliminare completamente il rischio di infezione di Hiv e delle altre Mts”.

C’è ora, a dare ragione alla chiesa, il caso dell’Uganda, l’unico paese africano che è riuscito a dimezzare il contagio grazie a una politica di prevenzione che dal 1991 è incentrata sull’astinenza dai rapporti sessuali promiscui e sull’invito ai giovani perché inizino più tardi l’attività sessuale. Scrive al termine del suo saggio il cardinal Trujillo: “E’ vero che dove non c’è stata educazione a una seria responsabilità nell’amore; dove la speciale dignità della donna non riceve sufficiente importanza; dove è ridicolizzata la relazione fedele e monogama; dove i condom sono distribuiti alla gioventù alle feste e ai bambini nelle scuole; dove sono diffusi stili di vita immorali e ogni forma di esperienza sessuale è guardata come positiva; e dove ai genitori non è permesso di dare un’adeguata formazione ai loro figli: tale ‘impossibilità’ diventa una grave condizione limitante. Il risultato finale è non solo allarmante in termini di diffusione dell’Hiv/ Aids, ma per il fatto che l’uomo e la donna non possono avere una piena fiducia l’uno nell’altro”.

© il Foglio

 


 
   

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