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Il grido silenzioso



 

Il popolo di Dio perso a Seattle
 di Antonio Socci

[Da "Il Giornale", 24 novembre 2001]

È vero che dopo l’11 settembre la classe dirigente occidentale ha capito che il mondo non può essere governato dagli economisti. Ed è giusto che lo governi la politica, con un orizzonte ideale prima dei parametri economici. In ogni caso va ricordato che la globalizzazione stava diminuendo la povertà. I numeri del World Development Indicators 2001 sono eloquenti. I paesi in via di sviluppo che si sono globalizzati hanno registrato un tasso annuo di crescita economica, negli anni Novanta, del 5 per cento (è stato del 2 per cento nei paesi Ocse). Ora, secondo la Banca Mondiale, i danni provocati dal terrorismo islamico sono cospicui per l’Occidente (a New York si sono persi subito migliaia di posti di lavoro), ma catastrofici per i paesi più poveri. Il freno all’economia e alla globalizzazione, secondo Lawrence Summers, significherà anche un aumento della mortalità infantile nei paesi sottosviluppati (potrebbero perire 40 mila bambini in più di fame e malattie e aumentare di 10 milioni il numero dei poveri).
Queste tremende proiezioni dovrebbero far riflettere i cattolici che si sono intruppati nel movimento antiglobal (secondo le analisi di Limes e del sociologo De Rita circa metà dei manifestanti di Genova erano cattolici). Non è accodandosi a Bertinotti che si aiutano i poveri. E poi, soprattutto, la missione dei cristiani è tutt’altra: annunciare Gesù Cristo. In certi parti del mondo questo semplice annuncio significa da solo, subito, anche riscatto umano.
Lo dimostra un’impressionante notizia di questi giorni. Una di quelle che danno la vertigine delle grandi svolte storiche. In India circa 300 milioni di dalits (gli "intoccabili") sarebbero sul punto di convertirsi al cristianesimo. I loro leaders hanno spiegato all’All India Christian Council: "la sola via per il nostro popolo di trovare libertà dopo 3 mila anni di schiavitù nel sistema delle Caste è abbracciare un'altra fede. Se il nostro popolo lo vorrà, saremo felici per la nostra gente di diventare cristiani". Non una rivoluzione, ma "il cristianesimo ci offre una speranza".
Sarebbe un terremoto spirituale e culturale planetario. L"induismo infatti ­ la cui disumana teologia condanna quella gente alla subumanità ­ è la principale religione dell’India e, con 700 milioni di fedeli, è la più diffusa del mondo dopo Cristianesimo e Islam. Con la conversione dei dalits saremmo di fronte a un grandioso passaggio dell’India al cristianesimo che avrebbe conseguenze incalcolabili per l’Asia, per il mondo e la cristianità.
Per questo i cristiani-evangelici americani sono mobilitati, mentre sembra indifferente il mondo cattolico europeo, ormai allo sbando, spesso anche sul piano dottrinale. Certi ecclesiastici, con le confuse leadership dei gruppi cattolici passati dal Discorso della montagna alla montagna dei discorsi, hanno sostituito l’annuncio di Cristo con le disastrose teorie antiglobal come dimostra il "Manifesto delle Associazioni Cattoliche" sul G8 con cui gli inconsapevoli ragazzi delle parrocchie furono portati in piazza a Genova dietro a Bertinotti, Casarini e Agnoletto, mentre le frange violente sfasciavano la città.
L¹unica ragion d’essere della Chiesa è far conoscere l’amore di Gesù Cristo e battezzare nel suo nome. Il Papa e il cardinal Ratzinger non si stancano di ricordarlo, ma sono quasi voci che gridano nel deserto. Del resto perfino il martirio di tanti cristiani che si sta consumando oggi nel mondo sembra lasciare indifferente il mondo cattolico nostrano. L’Oxford University Press ha pubblicato la World Christian Encyclopedia, due volumi pieni di dati in cui si calcola che 70 milioni di cristiani siano stati martirizzati per la loro fede in venti secoli, in 220 paesi. Ma la gran parte, 45 milioni e mezzo, sono martiri del XX secolo e 13 milioni e 300 mila sono stati uccisi dal 1950. Attualmente 160 mila cristiani ogni anno sono martirizzati per la fede in Cristo. Dati del 2000. Un’immane carneficina che si accompagna a massicce persecuzioni. È stupefacente che milioni di cristiani, gente semplice, in tanti paesi restino fedeli nonostante le vessazioni, le violenze e il rischio della vita. Anche perché a sentire molti teologi occidentali una religione vale l’altra. Giovedì sera al programma "Diario di guerra" su "La 7", un certo padre Lacunza (che indossa la cravatta e non la tonaca), presentato come direttore del Pontificio istituto di studi arabi e di islamistica, ha affermato che Dio è uno e le diverse religioni sono solo vie diverse per arrivare a Lui. Ma se così fosse, se una vale l’altra chi sopporta le persecuzioni e il martirio per non convertirsi all’Islam è davvero uno sciocco.
Nonostante la recente dichiarazione vaticana Dominus Iesus che ha duramente bocciato queste tesi, nella pubblicistica clericale dilagano.
Così si cerca di contrabbandare la giornata di digiuno e la preghiera di Assisi come se il papa non vedesse le tragedie che si vivono nei regimi musulmani. Al contrario, una delle preoccupazioni che lo hanno mosso è proprio la condizione dei cristiani in quei paesi, che ovviamente non può denunciare apertamente per non provocare ritorsioni.
I cattolici europei sembrano quasi indifferenti al dramma. Avvenire, il quotidiano dei vescovi, ha intervistato ­ senza affiancare alcun commento – l’ambasciatore iraniano presso la Santa Sede, il quale ha sostenuto che "i musulmani in Occidente non godono di sicurezza" mentre il suo Iran khomeinista "ha sempre difeso fortemente l’idea della convivenza pacifica tra le religioni". Il diplomatico ha protestato anche perché "è forte in Occidente la voce contro l’Islam". Alla fine sembrava pretendere quasi che venissero proibite le critiche al mondo islamico.
E tutti tacciono. L’Occidente peraltro è tutto un fiorire di iniziative ­ anche degli organismi cattolici come la Caritas ­ per aiutare la popolazione afghana. Nessuno sembra occuparsi invece del genocidio dei cristiani del Sudan, dove può capitare ­ anche in questi mesi ­ che vengano uccisi decine di bambini cristiani senza che la notizia arrivi sui giornali. Se proprio, certi cattolici, devono condannare il terrorismo islamico lo fanno mettendo subito dopo sullo stesso piano gli Stati Uniti. Il 20 novembre scorso addirittura l’editoriale di Avvenire, firmato da Enzo Bianchi, condannava coloro che danno "un volto perverso a Dio, strumentalizzandolo", mettendo a fianco il motto Gott mitt uns (cioè i nazisti) con l’iscrizione In God we trust (è la scritta che sta sul dollaro americano), con quei musulmani che coprono le loro azioni dietro il grido Allah akbar. È mai possibile ragionare così? C’è chi sostiene che il motto giusto per il mondo cattolico sarebbe: Bigott mitt uns. Dà tristezza lo smarrimento del cattolicesimo europeo ufficiale, ma riempie di meraviglia invece l’imprevista rinascita cristiana in altre regioni del pianeta, dall’India agli Stati Uniti, come nota nel suo ultimo libro il cardinal Ratzinger. Del resto anche in Europa sempre più spesso manifestano curiosità, stima o fascino per il cristianesimo personalità laiche o anche laiciste. Il mondo ­ innanzitutto l’Occidente - ha bisogno del popolo di Dio, non del "popolo di Seattle".

© Il Giornale

 


 
   

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