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Il grido silenzioso



 

Masochismo nazionale sport poco redditizio
 di Maurizio Blondet

[Da "Avvenire", 09 Agosto 2001]

L’Italia è da giorni sulle prime pagine dei giornali stranieri, almeno per due motivi sconfortanti: la clonazione umana di massa promessa da Antinori, e gli abusi della polizia a Genova. Ma soprattutto questi ultimi. Le Monde di ieri ci ha aperto la prima pagina: "Inchiesta sulle brutalità poliziesche", strilla il titolo. A tutta pagina, come fosse accaduto ieri, non due settimane fa. Cancellate le violenze dei contestatori: per Le Monde, non sono ormai che le povere vittime delle "brutalités policières". Eppure succedono cose in altri Paesi, meritevoli di critica attenzione. In Israele (che qualcuno vorrebbe ammettere nell’Unione Europea) l’esercito ha avuto il permesso di usare munizioni di piombo nei disordini. In Inghilterra proseguono, da mesi, scontri razziali. La Spagna ha potuto rifiutare un vertice a Barcellona per timore di scontri, senza diventare lo zimbello d’Europa. In Svezia, giusto ieri uno degli spaccatutto di Goteborg è stato condannato a 4 anni, pena durissima. Ma solo l’Italia è "brutale". Oggi il Frankfurter Allgemeine Zeitung (uno dei pochi giornali non ostili) nota che il G8, che il precedente governo di sinistra volle a Genova "perché roccaforte dei Ds" è stato mal preparato da quel governo, che "sapeva che non sarebbe stato confermato alle elezioni". Ora i Ds, "logorati", mirano alla contrapposizione frontale; sono diventati "antagonisti" come i Centri sociali. Aiutati dai media "non benevoli" con Berlusconi, e da giudici "che si occupano sempre meno delle violenze dei dimostranti per concentrarsi invece su omissioni e abusi della polizia". Il giornale tedesco non manca di ricordare che D’Alema ha bollato come "cileno" il comportamento di forze dell’ordine, che però sono guidate "da dirigenti nominati dal centro-sinistra". Ecco il punto. Anche a Goteborg la polizia, sopraffatta, ha sparato. Ma nessuna opposizione in Svezia ha minacciato di scendere in piazza con gli antiglobal, né preteso le dimissioni del Ministro dell’Interno; là l’opposizione non s’è scagliata contro la polizia, per poi rivoltarsi contro il governo quando ha rimosso alcuni poliziotti d’alto livello; là nessun giornale intervista ogni giorno i Casarini locali come fossero apostoli e martiri della democrazia. In Svezia, i giudici non perdono di vista il problema: continuano a macinare condanne pesanti contro i contestatori dell’ordine. Nemmeno in Francia del resto, quando (ricordate?) organi dello Stato affondarono un vascello di Greenpeace che disturbava i test atomici di Mururoa, l’opposizione gridò alla "brutalità poliziesca". Né Londra ha mai indagato troppo per il sottile su quel che la sua polizia fa’ in Irlanda del Nord. Né il Belgio è diventato un paria internazionale dopo che la sua polizi a (ricordate?) omise per anni di indagare sulla torbida faccenda della pedofilia. In altri Paesi l’opposizione tende a convergere coi governi nel lavare certi panni sporchi in famiglia. Chiamatela omertà. Chiamatela, se volete, carità di patria. Ma si potrebbe chiamare con un termine più decente: "senso di responsabilità". Perché in Svezia, o in Francia, gli inviati stranieri mica trovano politici pronti a farsi intervistare per descrivere il loro Paese come una repubblica delle banane, o come il Cile. Intendiamoci, la nostra polizia è quello che è. Come tutto il resto perché anche la nostra opposizione, purtroppo, è quella che è.

© Avvenire

 


 
   

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