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Il grido silenzioso



 

Il cardinal Martini e il condom
 di mons. Alessandro Maggiolini, Vescovo di Como 

Sì al profilattico? Piano, e’ soltanto il minore dei mali.

[Dal "Quotidiano nazionale", 21 aprile 2006]

Che sia un cardinale ad ammettere il profilattico nei rapporti sessuali tra persone di cui almeno una è malata e contagiosa, può risultare strano. E strano lo è. Per stare ai fatti: sull’Espresso di oggi il cardinal Martini ammette che l’uso del profilattico sarebbe consentito almeno in caso di malattia trasmissibile. Il motivo di questo che potrebbe apparire una specie di permesso etico consiste nel fatto che si sceglierebbe il male minore rispetto alla continenza assoluta.

Le risposte morali vanno collocate nel contesto in cui sono pronunciate. Sarebbe sconsideratezza che una affermazione di questo genere fosse pronunciata in una predica generica o pubblicata in un volume di etica cristiana magari divulgativa.

E siamo alla solita questione che obbliga a distinguere i fatti oggettivi dalle intenzioni soggettive. Situazioni trepide possono darsi – e si danno – spesso quando sembra che due doveri configgano tra di loro: il dovere di non trasmettere un contagio e l’opportunità di esprimersi sessualmente in certe circostanze in cui sembra non si possa agire diversamente. Ma appunto: un conto è un dovere; un altro conto è una opportunità a cui si può sostituire l’astensione dall’atto coniugale.

Il caso muta quando non si dà una educazione alla sessualità che rispetti e promuova la persona a cui ci si unisce. Ma allora, siamo ancora in campo morale? Si può parlare di lecito e di illecito, di peccato o di atto almeno indifferente?

Come si nota, la proposta etica va sempre collocata in un contesto umano che tenga presente tutti gli elementi che lo compongono: anche le dimensioni soggettive. Allo stato puro una fattispecie morale può perdere l’intero significato morale. Ha il solo svantaggio di non esistere come atto responsabile e consapevole. Sempre allo stato puro un comportamento riprovevole può essere pienamente attribuibile al soggetto umano come responsabilità e consapevolezza. Di mezzo c’è tutta una gamma che va dalla malizia alla debolezza umana. E’ in base a queste condizioni che i comportamenti etici vanno valutati.

A questo punto ci si può chiedere se un settimanale non soverchiamente pio come L’Espresso sia la sede opportuna per trattare questioni delicate come questa. Ci si può chiedere ancora se chi legge ha l’abilità di distinguere l’aspetto oggettivo e l’aspetto soggettivo del comportamento. Soprattutto se è un cardinale a parlarne. 

© Quotidiano nazionale
http://qn.quotidiano.net/

 


 
   

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