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Conosci il nome della rosa?
 di Franco Cardini

Un saggio sul mito del "medioevo buio" 

Comparso in F. Cardini (a cura di), Processi alla Chiesa. Mistificazione e apologia, Piemme, Casale Monferrato 1994, p.221.

Per anticipare il clou: affermeremo che non è mai esistito il medioevo. E nonostante ciò, cominceremo col passare in rivista le consuete idee che hanno di quest'epoca non soltanto le persone dì scarsa cultura, ma anche molte persone colte; infatti fra la tarda antichità ed il rinascimento non vi è stato, ovviamente, un vuoto temporale, ma tempo autentico, vissuto. Dovremo parlare anche di come mai fu battezzato con un nome simile: medioevo, età "di mezzo"...

Quindi diamo subito la parola a quei "cronisti": nelle loro descrizioni il medioevo fu un periodo di tenebrosa barbarie, in cui tutto era dominato dalla Chiesa e dalla religione (il che può poi spiegare l'affinità fra barbarie da una parte e Chiesa e religione dall'altra nel corso dei secoli).

Il medioevo fu il risultato del crollo della grande civiltà antica, fu un ignobile intermezzo fra due epoche gloriose, l'antichità ed il rinascimento. A questo crollo concorsero proprio quelle forze - la Chiesa con la sua intolleranza, ed il mondo dei barbari con la sua selvaggia bellicosità - che più tardi amministrarono caos e desolazione, sinché il rinascimento non ridiede finalmente slancio alle forze della ragione e della civiltà.

Il medioevo fu anche l'epoca della violenza, della brutalità e dell'arbàrario dominio del più forte. La Chiesa benediceva le armi e i cavalli, vescovi ed abati andavano armati in battaglia, soprattutto nelle cerchie più elevate, ed i pochi che osavano opporsi alla loro secolarizzazione venivano bollati come eretici e condotti al rogo. Questa Chiesa violenta, arrogante e mondana era superstiziosa in modo fanatico: teneva gli uomini prigionieri nella paura della magia e perseguitava le streghe, che venivano condannate da un tribunale crudele e da tutti odiato, il tribunale dell'Inquisizione.

Erano la forza e l'arbàrio a governare il mondo medioevale. I signori feudali si arrogavano ogni diritto sui loro sudditi, pretendevano tasse odiosamente alte in denaro o in natura, e chiedevano sacrifici ancora più infami, come lo ìus primae noctis, il diritto di passare la prima notte con una giovane sposa. La vita in campagna era miserabile, i contadini vivevano come schiavi e potevano subire dure punizioni, per esempio se avevano cacciato di frodo nel territorio dei loro signori. Imperversavano tra gli uomini terribili malattie come la peste e la lebbra, le carestie rendevano ancor più penosa una vka che per giunta era accompagnata da un'ossessiva paura della morte, come dimostra il tema della danza macabra ricorrente nella letteratura e nella pittura.

Dietro tutto ciò vi era almeno una profonda vita religiosa? Per niente. Le generali convinzioni religiose erano fortemente influenzate da residui pagani, che la diffusa ignoranza alimentava ulteriormente. Ovunque, nelle città come in campagna, vi erano sporcizia e promiscuità. Nei centri urbani le classi inferiori erano tormentate dagli usurai, e da quest'odio contro l'usura nacquero le prime persecuzioni degli ebrei.

La società coltivava la diseguaglianza. In tutti i campi della vita le donne erano in una posizione inferiore agli uomini, le corporazioni impedivano ogni forma di libero commercio e di concorrenza, determinando un ristagno della vita economica. La gente viveva nella paura della fine del mondo, nel terrore dell'Apocalisse.

Sullo sfondo di queste idee molto diffuse, non è sorprendente che quel tempo (con tutte le sue ombre) venga definito soltanto "buio", e che ci si lamenti di trovare anche nel nostro tempo, nel tale o nel talaltro luogo, "condizioni medioevali".

Abbiamo cercato di riassumere i più diffusi luoghi comuni sul medioevo. In questo breve saggio non possiamo confutarli uno per uno, ma vogliamo almeno cercare di mettere a nudo alcune lacune e contraddizioni che possono relativizzare alcune concezioni, e stupire chi vi rifletta. Per prima cosa diciamo che in questo suolo oscuro sono le radici della nostra civiltà europea.

Quasi nessuna di queste formule reggerebbe ad un'analisi critica e attenta. Alla radice di tutti questi luoghi comuni sta una mistificazione del concetto di "medioevo", di cui è responsabile la storiografia: questa - proprio come le scienze polkiche e sociali, la letteratura e l'arte - non può valutare con chiarezza le cose e gli atteggiamenti che hanno a che fare con l'illuminismo o il romanticismo, senza lo sfondo di un "medioevo" arretrato. Questa è una delle principali ragioni per cui il "medioevo" non è un concetto della storia, ma un concetto della storiografia: ciò rende tutto ancora più complicato, e favorisce altre ambiguità.

In altre parole: se si vuol comprendere meglio il carattere terrorizzante e mistificatorio di molte visioni correnti del medioevo, bisogna avere il coraggio della sobrietà. Il "medioevo" ha bisogno del disincanto - sia nei confronti della versione del medioevo aureo che il romanticismo ha introdotto nel gioco, sia verso quella del nero medioevo di origine volterriana. Ma il disincanto più radicale lo abbiamo annunciato all'inizio: il medioevo non esiste - quello che esiste è il concetto.

Ma come è nato questo concetto? Lo hanno coniato alcuni eruditi del secolo XVI per poter parlar male gli uni degli altri, sull'onda dei conflitti avviati dalla Riforma. Da una parte vi furono i "centuriatori di Magdeburgo", autori della prima grande storia protestante della Chiesa, divisa per secoli (da qui il nome): è una storia che giunge fino al secolo xv ed ha un carattere fortemente anticattolico.

Dall'altra vi fu il cardinale cattolico Baronio, la cui opera principale, gli "Annales ecclesiastici", arriva sino alla fine del secolo XII. Entrambi amavano l'antichità greco-romana ed erano sicuri che i temnpi moderni, anche se con molte eccezioni, avessero ripreso la gloriosa strada dell'affermazione della dignità dell'uomo, ai loro occhi già tipica dell'antichità. Sia i centuriatori che Baronio si erano domandati come e perché la civiltà antica fosse decaduta, e che cosa avesse preso il suo posto; non era semplice definire l'epoca fra il secolo V ed il secolo XV, caratterizzata dallo svanire dello stato e del diritto, dalle invasioni dei barbari e dalla crisi della vita urbana.

I centuriatori giunsero infine alla conclusione che il declino era iniziato a causa dell'oscurantismo, del fanatismo e delle limitazioni della libertà imposte dalla Chiesa romana, e che per tutto quel tempo la Chiesa aveva lavorato corrompendo le anime, una corruzione durata sino alla nascita della cultura umanistica.

Baronio, invece, credette di aver osservato che l'irruzione dei "barbari" aveva messo in crisi le istituzioni e le strutture antiche, spianando così la via a nuove barbarie. Su una cosa tutti concordavano, comunque: che la lunga ignobile epoca che seguì alla grande civiltà romana e precedette la grande civiltà moderna non aveva nemmeno un nome. La si chiamò semplicemente "media aetas", "media tempestas", cioè "il tempo di mezzo" - un nome che in se stesso non dice nulla.

Il paradosso sta nel fatto che questa definizione che non diceva nulla - "intermezzo", medioevo - fu data ad un periodo su cui si dicevano molte, molte cose, su cui si discuteva appassionamente. E tuttavia tutti, cattolici e protestanti, era-no in fondo d'accordo nel ritenere che si fosse trattato di un'epoca oppressiva, miserabile e violenta. Si litigava soltanto su chi fosse responsabile di quella miseria: la Chiesa o i barbari?

Ancora durante il secolo XVII, che ebbe la caratteristica di distorcere e violentare il passato, si passò sotto un silenzio indifferente il medioevo; ed infine il secolo XVIII ne dipinse - si pensi soprattutto a Voltaire - un'immagine di fanatismo e di ignoranza che rischiò di affermarsi come valutazione definitiva.

L'avvento del romanticismo, al contrario, portò con sé una rinascita del medioevo, caratterizzato stavolta come un'epoca in cui la sensibilità prevaleva sulla ragione, la religione sui pensieri astratti, le idee di popolo e di nazione sulle fredde istituzioni pubbliche. Così il medioevo fu condannato ad esser considerato l'epoca dell'irrazionalità per eccellenza.

Da allora sono stati fatti molti progressi nel campo della medievalistica, la scienza della metodica ricostruzione dei secoli indicati convenzionalmente con la parola "medioevo"; ma senza grande successo, perché presso il vasto pubblico i due stereotipi contrapposti sono cambiati ben poco.

La "Leggenda aurea" del medioevo come tempo della libertà, della fantasia, del sorgere delle nazioni, del trionfo dello Spirito, è proprietà di molti cattolici e di alcuni tradizionalisti, o anche di alcuni spiriti indipendenti. La "leggenda nera" di un tempo oscuro e barbarico, pieno di violenza e di superstirione, si è invece conservata nell'area del laicismo di impronta massonica, o anche nelle cerchie influenzate dallo spirito del progressismo ad ogni costo". Ora si gettano sul mercato, al servizio dell'una o dell'altra tesi, giornali e riviste, romanzi, film e video.

Né la leggenda aurea né quella nera sono veritiere: la prima e soltanto meno diffusa. E la menzogna nata al tempo dell'illuminismo e consolidatasi sotto l'influenza ideologica di storici evoluziomsti (con evoluzionismo intendiamo qui la fede incondizionata nel "progresso" e la conseguente valutazione di tutto il passato come "retrogrado") ha più facilità ad affermarsi nella cultura di massa occidentale. Film e romanzi come Il nome della rosa lo coltivano. Certo, lo stesso Umberto Eco - un attento ed amoroso studioso degli scritti di Tommaso d'Aquino - può parlare di "luce del medioevo"; ma la sua voce è percepita solo da un ristretto uditorio. Prevale la versione volgare del medioevo oscuro e barbaro.

Un altro paradosso dell'attuale cronica incapacità di vedere con occhi cririci quel pezzo del ieri è che, in nome di una premta barbarie del passato, si assolve o si tace la reale barbarie del presente. Si stigmatizzano le atrocità o i regimi dittatoriali di oggi con l'espressione "medioevale". Ci si lamenta di una lacuna nel nostro sistema politico, sociale o amministrativo osservando che la situazione ricorda "il buio medioevo". Il medioevo è sempre buio, oscuro, barbaro, superstizioso, violento. Ci si indigna perché in quei tempi bui si bruciavano le streghe, e si trascura il fatto che le infelici venivano bruciate anche durante lo splendente rinascimento, e che oggi uomini non nati sono fatti a pezzi nel corpo materno.

È molto diffusa anche l'affermazione che l'antisemitismo di Hitler sia un'eredità spirituale del medioevo; ma tra gli episodi di antisemitismo medioevali e la politica di sistematica messa al bando e infine di sterminio degli ebrei non vi è un rapporto né qualitativo né quantitativo. Se si vuol costruire un nesso, allora l'antisemitismo nazista sarebbe semmai una conseguenza della riforma luterana e del danvinismo sociale improntato da un'ideologia della selezione.

Si potrebbero lasciar stare tanti grossolani pregiudizi sul medioevo, se non fossero così diffusi; soprattutto nella scuola queste critiche producono notevoli danni nel mondo immaginativo dei giovani. Cerchiamo dunque di fare un po' di chiarezza.

Per prima cosa: come abbiamo già spiegato, il medioevo come categoria storica non esiste affatto; è un'invenzione degli storici, e quindi bisognerebbe guardarsi dal paragonarlo a qualcosa di reale. È una finzione, una convenzione umana. La suddivisione di questi mille anni di storia in "primo", "alto" e "tardo" medioevo, ed in altri sottoperiodi, che presentano caratteristiche diverse e persino contrastanti, rende ancor più chiaro che non può esservi un medioevo organico.

Nel medioevo è facile trovare, accanto ad una data realtà o situazione, il suo contrario. Un medioevo bellicoso, governato dalle armi, nelle mani dei cavalieri? Certo. Ma anche un medioevo pacifico, un'epoca ampiamente smilitarizzata. Così, per esempio, ai guerrieri del "medioevo feudale-cavalleresco" non interessava tanto uccidersi a vicenda, quanto prendere prigionieri e liberarli poi dietro il pagamento di un riscatto. E proprio dal mondo medioevale sono usciti alcuni dei più accaniti pacifisti cristiani di tutti i tempi.

Un medioevo dominato dalla mistica, in cui l'economia e la società avevano soltanto un valore secondario? Può essere. Ma poi incontriamo il fatto che le comunità religiose - non soltanto quelle, come i cluniacensi, che si dedicavano soprattutto alla liturgia, ma anche ordini più mistici come i cistercensi - rivolgevano la massima attenzione all'economia, organizzavano dissodamenti e bonifiche, rendevano coltivabile la terra, davano da mangiare nelle loro abbazie ad innumerevoli lavoranti, fondavano manifatture, costruivano strade, proteggevano mercati. La più bella lode all'utuizzo artigianale e tecnico dell'energia idrica è stata scritta da Bernardo di Chiaravalle, uno dei più grandi mistici fra gli spiriti religiosi di quel tempo.

Un medioevo dogmatico, caratterizzato dal tenebroso potere dell'Inquisizione? Per niente, perché l'Inquisizione pontificia nacque solo alla fine del dodicesimo secolo come tribunale ecclesiastico, che non avrehbe mai potuto esercitare un potere se i governi mondani non gli avessero fornito il loro appoggio. Il suo compito era decidere su casi di eresia - e tuttavia nella stessa epoca la discussione teologica era straordinariamente libera e vivace: per esempio San Bernardo, il grande devoto di Maria, fu un avversario della dottrina dell'Immacolata Concezione di Maria. Non fu il chiuso medioevo che visse i tempi più duri del dogma e dell'Inquisizione, ma - di nuovo - lo splendente rinascimento.

Un medioevo irrazionale, guidato soltanto dalla fede e dalla superstizione, e che rimaneva chiuso alla logica, alla razionalità ed alla tecnica? Sicuramente fu anche così, ma allo stesso tempo il medioevo fu malato di razionalità e di tecnologia. I grandi scolastici hanno fornito a Cartesio, Kant e Marx lo strumentario, la metodica del pensiero e dell'argomentazione. Le cattedrali sono un fenomeno di grandiosa arte architettonica, e uomini come Ruggero Bacone e Raimondo Lullo precorsero Leonardo da Vinci con i loro progetti di complesse macchine e di sistemi memotecuici.

Un medioevo gerarchico, in cui vigeva solo l'obbedienza? E come, se la vita dei principati, dei signori feudali, delle città e delle corporazioni era basata interamente sul principio delle libertà (libertates) ricevute come privilegi, e sulle quali si vigilava gelosamente!

Un medioevo di contadini ignoranti nelle campagne? Sicuramente, ma poteva esservi anche il caso contrario: le città, le manifatture, l'economia finanziaria, nacquero tutte proprio nel medioevo.

Un medioevo chiuso, attraversato da guerre di religione? Se vi è stato un tempo in cui merci e beni culturali potevano circolare liberamente nell'area mediterranea, fu il periodo fra il XII ed il XIII secolo.

Si potrebbe quasi (in modo un po' provocatorio, certo) capovolgere il giudizio corrente su quell'epoca e parlare del medioevo come di un tempo di pace, di libertà e di benessere. E vero, anche questo medioevo aureo non è mai esistito. Proprio come il "buio medioevo". 

 


 
   

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