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Il grido silenzioso



 

Quelle bande di poveri diavoli devoti a Satana
 di Massimo Introvigne

[Da "il Giornale", 6 giugno 2004]

Quando ci troviamo di fronte a omicidi compiuti da giovani delinquenti che si dichiarano satanisti e inneggiano al Diavolo, come è capitato stavolta nel Varesotto, ci sono due rischi che dobbiamo cercare di evitare. Il primo è di amplificare il già ampio allarme sociale, riciclando vecchie statistiche fasulle su centinaia di migliaia di satanisti che sarebbero attivi in Italia e minaccerebbero la nostra incolumità. Molte di queste statistiche sono diffuse dai satanisti stessi, che hanno tutto l’interesse a esagerare la loro importanza. Una delle più ripetute – che parla di quarantamila satanisti nella sola città di Torino – deriva da un vecchio scherzo giocato a un quotidiano dalla goliardia torinese, da anni ben noto e oggetto persino di tesi di laurea. Quando si parla di satanisti, si deve distinguere fra i gruppi organizzati con sedi, pubblicazioni e giornali, composti da adulti in genere benestanti, dediti a rituali ripugnanti ma che in genere non violano le leggi vigenti, e l’area disorganizzata e spontanea dove operano invece gruppi di giovani che hanno scoperto il satanismo tramite la musica, i fumetti o Internet: un’area meno conosciuta, dunque più pericolosa. Nella prima area, quella del satanismo organizzato, si muovono in Italia meno di duecento persone. La seconda – quella del satanismo “selvaggio” – comprende qualche migliaio di giovani. Naturalmente, le statistiche non consolano le vittime e le loro famiglie, e non tolgono l’orrore. Aiutano tuttavia a calibrare la risposta. Se si crede che i satanisti criminali siano decine di migliaia, si pensa a massicci interventi e a leggi speciali, che spesso finiscono – l’esperienza di altri paesi lo dimostra – per colpire soprattutto gruppi che coltivano interessi un po’ strani sul versante della magia e dell’esoterismo, ma che con il satanismo vero e proprio hanno ben poco a che fare. Se invece si sa che il satanismo criminale nasce da specifiche e ridotte aree di devianza giovanile, gli interventi possono essere mirati e colpire quegli strumenti – certe discoteche, siti Internet, rivistine – dove si fa l’apologia del crimine e nei cui confronti la tolleranza è fuori luogo. Senza dimenticare che Internet, in particolare, è difficile da controllare, che la prevenzione è difficile, e che il satanismo dei giovani è solo un aspetto di una crisi educativa e culturale cui non si può immaginare di rispondere solo con le operazioni di polizia. Il secondo rischio che chi discute di questi fenomeni sui giornali o alla televisione corre è quello di contribuire involontariamente a conferire al satanismo un certo fascino perverso. Chi scrive è autore di diverse indagini sul satanismo, e ha intervistato numerosi satanisti. Troppo spesso il loro primo contatto con il satanismo è avvenuto dopo un articolo di giornale o una trasmissione televisiva dove certo si parlava male dei satanisti: ma si dava loro troppo spazio, e li si presentava come almeno “interessanti”. È sufficiente che una minima percentuale di lettori o di ascoltatori trovi i satanisti non ripugnanti ma seducenti perché il teatrino mediatico e televisivo, senza volerlo, promuova i cialtroni o peggio i criminali. Chi conosce davvero i satanisti sa che si tratta in genere di balordi, musicisti falliti, perdenti nella scuola e nella vita. Ne conosce l’infinito squallore, che non ha nulla di affascinante. Sa – e ha il dovere di dire – che non sono potenti principi delle tenebre, ma poveri diavoli che la marginalità può trasformare in criminali. 

© il Giornale

 


 
   

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