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Il grido silenzioso



 

Vigilare non allarmare
 di Maurizio Blondet

Terrorismo, giusto chiedere un salto di qualità nel contrasto.

[Da "Avvenire", 20 luglio 2002] 

I terroristi rossi che hanno già trucidato D’Antona e Marco Biagi potrebbero agire di nuovo "nei prossimi mesi", forse nei prossimi quattro. Possono farlo perché il terrorismo di questi gruppi clandestini (che i giornali chiamano genericamente "le nuove Brigate Rosse" e paiono essere una galassia pulviscolare) "dal 1999 ad oggi non è stato adeguatamente colpito": ed è il meno si possa dire, non essendo stato nemmeno scalfito. Diventa dunque urgente "l’individuazione di ulteriori obbiettivi" delle pistole neo-brigatiste - insomma delle vittime future da proteggere- nelle "quattro aree istituzionali e amministrative" indicate come bersaglio "in modo particolarmente esplicito" da un documento dei "Nta" del 9 gennaio 2002. In quel documento, i Nta (Nuclei Territoriali Antimperialisti) minacciavano gli "uomini-cerniera", ignoti al grande pubblico come Biagi e D’Antona, ma al lavoro nello Stato o come suoi consulenti, per le riforme in quattro aree: devolution, lavoro e pensioni, privatizzazioni, riforma della giustizia. È questo, se non sbagliamo, il nucleo allarmante del rapporto del Comitato parlamentare di controllo dei servizi segreti divulgato ieri sera. Invece, curiosamente, per i tele e radiogiornali la "notizia" in quel rapporto era il fatto che esso indica come responsabili per l’omissione della scorta al povero Biagi "le autorità provinciali di pubblica sicurezza" che "non hanno colto la gravità del rischio", scagionando (se si capisce bene) le "autorità" centrali, insomma il Ministero. Notizia di poca consolazione, a confronto con l’informazione che presto rivedremo una macchia di sangue sul marciapiede, perché le Br o come si chiamano sono sempre lì, intatte. Ma in fondo, è vero: non si tratta di "notizia". Tutti sappiamo che gli assassini di Biagi, come quelli di D’Antona (sono quasi certamente gli stessi) restano uccel di bosco; e non si ha l’impressione che siano in fuga affannosa, col fiato sul collo dei segugi. Il solo merito del Comitato è di aver riportato alla memoria cosciente quella nozione, ambiguamente seppellita nell’inconscio nazionale. Le Br sono tornate, ed è già brutto; ma ancor peggio è il rapido oblìo che si lascia scendere sulle loro azioni. Forse perché appaiono fin troppo bene informate di particolari da addetti ai lavori? Forse perché non sembrano lontane da apparati ministeriali e statali? Forse perché fanno paura a chi potrebbe denunciare contiguità e complicità? Fatto è che la caccia alle "nuove" Br non sembra impegnare le energie più convinte di magistrati e inquirenti, né essere una priorità nella coscienza civile della maggioranza né dell’opposizione di sinistra. C’è un’aria poco chiara, attorno alla tragica faccenda. Il Comitato esorta, in vista delle imminenti azioni dei terroristi rossi, a "rendere operativo al più presto il sistema introdotto con l’istituzione dell’Ucis", che sarebbe l’Ufficio centrale per le scorte, istituito appunto dopo l’assassinio di Biagi. Ma questa è la rassegnazione, la difesa passiva. È consentito, da cittadini, esprimere la volontà di vedere identificati, arrestati quegli assassini, senza offendere nessuno?

© Avvenire

 


 
   

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