| |
|
Irene Bertoglio, Silvia Frazzetta, Viaggio surreale in un monastero reale
Irene Bertoglio, La filosofia abortista del femminismo: l'inganno della liberta' di scelta e la manipolazione dell'informazione
Marco Invernizzi, Il caso Eluana Englaro
Massimo Introvigne, Una truffa intellettuale: Inchiesta sul cristianesimo di Corrado Augias e Remo Cacitti
Don Pietro Cantoni, Pu� la Chiesa variare veramente? Tradizione, trasmissione, cambiamento, continuit�
Agenzia Fides, L'Arcobaleno: sincretismo o pace?
Oscar Sanguinetti, La pornografia nel terzo millennio
Mario Palmaro, I "nuovi pro-life" - Uno spettro abortista si aggira per il mondo cattolico
Marisa Orecchia, Dopo la difesa della legge 40.... arriva la difesa della legge 194 sull'aborto!
Mario Palmaro, "La 194 � una buona legge". Quando i cattolici diventano abortisti.
Mario Palmaro, Tempi duri per il concepito. La ginecologa cattolica Patrizia Vergani difende la legge 194: � meglio dell�aborto clandestino
Angela Pellicciari, Il magistero pontificio contro la massoneria
Don Pietro Cantoni, Joseph Ratzinger � Benedetto XVI, Ges� di Nazaret:
errori del Papa o dei suoi critici?
Avvenire, L'"inchiesta" Bbc su preti e pedofilia
Cesnur, Appello contro un documentario sensazionalistico e falso
Matteo Luigi Napolitano, Santa Sede e Yad Vashem
Paolo Martino, Il Codice Odifreddi ovvero la Rifondazione delle Scienze
Michel Schooyans, Il terrorismo dal volto umano (Parte I-Parte II)
Massimo Introvigne, Il caso Toaff. Torna l'accusa del sangue contro gli ebrei
Marco Invernizzi, De Gasperi, Gedda, la Dc e il �partito romano�
Oscar Sanguinetti, Due brevi saggi sul futuro dell�Europa
Pietro De Marco, "Misericordia nella giustizia, quella decisa dal vicariato..."
Gianni Baget Bozzo, L'eredit� catto-post-comunista
Massimo Costa, Un Forrest Gump contro i Pacs
Don Piero Cantoni, Antigiudaismo, antisemitismo e Chiesa cattolica
Don Alfredo Morselli, Chiesa, Sinagoga e "teologia della sostituzione"
Vincenzo Merlo, La Rivoluzione anti-cattolica
Bernardo Cervellera, Il "pianto" per Saddam e il relativismo che minaccia la pace
Claudia Navarini, Con la scusa dell�accanimento terapeutico
Sandro Magister, Caso Wielgus. I perch� delle dimissioni
FattiSentire.net, Staminali dal liquido amniotico con alcune perplessit�
Maurizio d'Orlando,
La guerra in Iraq: davvero combattuta dagli Usa per il petrolio?
Gianpaolo Barra, Libert� solo per gay e trans?
|
|
|
 |
|
Il Partito Radicale "promuove" la libera pedofilia ? |
| di Fabio Bernabei
Il processo all’Onu ha sollevato un inquietante interrogativo.
[Da www.viewsfromrome.org]
La messa sotto accusa del Partito radicale Transnazionale all’O.N.U. in seguito alla documentazione di gravissimi addebiti,tra cui quello di favorire la pedofilia, che ha portato al verdetto di sospensione, poi non più ratificato, del Partito dall’O.N.U., solleva inquietanti interrogativi ed esige un approfondimento e un inchiesta.
A questo scopo l’Associazione Famiglia Domani (via G. Sacconi, 4 b - 00196 Roma) ha realizzato uno studio nella speranza che esso possa contribuire a far luce su un grave e delicato problema che non possiamo permetterci di accantonare.
Sulla base della condanna da parte di un organismo dell’O.N.U. e della documentazione da noi apportata , è nostra convinzione che esistano tutti gli estremi per promuovere una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla filosofia generale e sul comportamento pubblico del Partito Radicale Transnazionale.
A questo fine l’Associazione Famiglia Domani ha consegnato il 30 ottobre 2000 a tutti i senatori e deputati una copia dello studio, redatto da Fabio Bernabei, che riportiamo di seguito
PARTE PRIMA
Il Comitato per le Organizzazioni Non Governative dell’ONU, organismo competente a giudicare il Partito Radicale Transnazionale a seguito della denuncia dello Stato della Federazione Russa, ne ha deciso la sospensione dall’assise internazionale, verdetto poi non ratificato dal voto finale del Consiglio Economico e Sociale e quindi non reso esecutivo dall’ONU. Di seguito riassumiamo e commentiamo le tesi della accusa e della difesa esposte nel corso del processo.
1. Il procedimento accusatorio del Comitato per le NGO dell’ONU contro il Partito Radicale Transnazionale
La Commissione per le Organizzazioni Non Governative (NGO) dell’ONU aveva infatti decretato la sospensione dello status consultivo al Partito Radicale Transnazionale (Transnational Radical Party-TRP) per un periodo di tre anni affermando che esso ‘è una organizzazione politica i cui principi e le cui attività hanno ripetutamente contraddetto lo spirito della Carta delle Nazioni Unite".[i]
Il 18 ottobre 2000 invece il Consiglio Economico e Sociale (ECOSOC), a cui spettava l’ultima ratifica in sede ONU, con 23 voti contro 20, ha ritenuto non esecutiva la decisione di sospensione emersa nella precedente fase dibattimentale[ii].
La condanna, che per gravità è seconda solo alla espulsione, era stata presa a larga maggioranza, 12 voti contro 5, il 27 settembre 2000 dopo un’ampia istruttoria di numerose sessioni[iii] oltre che dall’esame di una ulteriore memoria difensiva che, data l’eccezionale gravità delle accuse, era stata concessa di produrre al Partito Radicale[iv].
Lo status consultivo delle Organizzazioni non-governative presso il Consiglio Economico e Sociale, (recita l’art. 57 della Risoluzione del Consiglio Economico e Sociale 1996/31 del 25 luglio 1996 nei paragrafi A e B), può essere sospeso o ritirato solo nei seguenti casi: a) se una organizzazione chiaramente abusa del suo status con una serie di azioni contrarie alle finalità e ai principi della Carta delle Nazioni Unite; b) se esistono prove sostanziali di guadagni risultanti da attività criminali internazionalmente riconosciute come, ad esempio, il traffico di droga.
Si legge nel Rapporto finale della Commissione che "il rappresentante della Federazione Russa ha messo in evidenza come il TRP, in violazione dei principi fondamentali della Convenzione dei Diritti del Bambino e di altre rilevanti convenzioni internazionali, ha portato avanti una campagna contro la prevenzione della pedofilia e della pornografia infantile su Internet"[v]. "E’ perciò nostra ferma convinzione che la filosofia generale di questa NGO e il suo comportamento pubblico abusano in maniera flagrante del suo status consultivo presso il Consiglio. Alla Commissione si richiede pertanto di ritirare lo status consultivo di cui gode il Partito"[vi].
Nelle "infuocate discussioni"[vii] che ne sono seguite, i vari rappresentanti nazionali, come il delegato americano, hanno concentrato l’attenzione su questo punto e hanno sottoposto ad un fuoco di fila di domande la rappresentanza radicale chiedendo giustificazioni: "Qual’è il criterio usato dal Partito per aggiungere i link al proprio Web site? Si è mai opposto il TRP alla pedofilia? E’ vero che si è opposto alla censura su Internet? Il Partito è cosciente che (la sua azione) potrebbe incoraggiare delle persone ad iniziare una attività di questo tipo?"[viii].
Altri capitoli di accusa riguardavano la filosofia generale ed il comportamento pubblico del Partito Radicale Transnazionale, in particolare:
a) L’aver concesso "al rappresentante dei terroristi separatisti ceceni, A. Idigov", di poter parlare sotto l’egida della loro NGO alla Commissione dei Diritti Umani a Ginevra, il 20-27 aprile, offrendo così un palcoscenico internazionale ai "responsabili di un vasto numero di sequestri di persona, sfruttamento e traffico di persone ridotte in schiavitù, rapine, torture ed esecuzioni sommarie" .
b) L’accusa che "l’organizzazione (TRP) promuove aggressivamente la legalizzazione della droga lanciando campagne di disobbedienza civile, distribuendo droga e denunciando la legislazione che combatte la droga. Leader e membri di questa NGO – prosegue la lettera – sono stati ripetutamente arrestati per questi fatti in differenti nazioni" [ix]. "I membri del TRP hanno partecipato a vaste distribuzioni di droga", accusa la Russia, ed il fatto che le diffusioni di droga siano state a titolo gratuito, non ne diminuisce la gravità in quanto, secondo il documento, i radicali "usano la tattica dei trafficanti di droga di fornire al consumatore, la prima volta, una dose gratis".
c) la denuncia che il Partito Radicale gode immeritatamente dei privilegi relativi alla condizione di organizzazione non-governativa perchè," in realtà non è una organizzazione non-governativa ma una organizzazione politica"[x]
2. La non-difesa del Partito Radicale
Il Partito Radicale, che "nega tutte le accuse", il 18 luglio 2000 ha presentato una "Preliminary response"[xi], chiedendo il diritto ad una sorta di giudizio di "appello", contro la decisione di sospensione presa dalla Commissione il precedente 23 giugno. A questo fine ha presentato il 15 settembre una ulteriore difensiva scritta, che si aggiunge a quelle già esposte nel corso del procedimento inquisitivo della Commissione conclusasi con la provvisoria sospensione del TRP[xii].
Presentata l’ulteriore memoria radicale "Il rappresentante della Federazione Russa, dopo un attento studio delle argomentazioni difensive, ritiene che non ci siano molte nuove informazioni. Nei fatti, la memoria difensiva ha confermato che il Partito Radicale Transnazionale è una organizzazione politica i cui principi e le cui attività hanno ripetutamente contraddetto lo spirito della Carta delle Nazioni Unite".[xiii] Parere condiviso dalla maggioranza dei delegati che hanno votato per la sospensione dei radicali.[xiv] Un esame obbiettivo delle argomentazioni prodotte, che esaminiamo di seguito, non può che portare a condividere il parere dell’alto consesso internazionale.
a) Pedofilia. Nel documento presentato dai radicali alla Commissione il 15 settembre si ribadisce: "Il TRP non ha violato i principi della Convenzione dei Diritti del Bambino (…) si oppone fermamente a tutte le forme di abuso sessuale e sfruttamento di bambini ed è attivamente impegnata, e lo è stato per diverso tempo, in campagne tese alla prevenzione di tali abusi e per punirne i colpevoli"[xv].
La campagna del Partito Radicale in corso in Italia sulla pedofilia e sulla lotta alla censura "non può essere in alcun modo presentata come un sostegno alla pedofilia o alla pornografia infantile, nè costituire una violazione ai principi della Convenzione per i Diritti del Bambino. Al contrario. Il TRP vuole convogliare due forti messaggi con questa campagna: il primo è il messaggio della libertà di parola (…) Il secondo messaggio è che l’abuso sessuale dei bambini è un crimine serio che dovrebbe essere contrastato all’origine"[xvi] .
A sostegno dell’impegno che il TRP avrebbe condotto a difesa dell’infanzia lo stesso ricorda "l’intervento dell’organizzazione alla LII sessione alla Sotto-Commissione sulla Protezione e Promozione dei Diritti Umani dell’agosto 2000 (…) In più, il 15 agosto 2000, mettendo in evidenza il fatto che, secondo la Convezione dei Diritti del Bambino (1989), art. 24, sottosezione 3, gli stati membri sono legalmente obbligati contro la pratica dell’infibulazione, (…) il TRP ha mostrato un film sul soggetto ai Delegati". Inoltre il "TRP ha presentato una testimonianza alla LVI Commissione per i Diritti Umani, sotto la voce 13 (diritti del bambino) esposta da Regina Louf, una donna che, da bambina, fu vittima di abusi sessuali, richiamando l’attenzione all’inefficacia di alcuni sistemi legali in Europa inadeguati a risolvere il problema"[xvii].
Osserviamo: L’impegno contro la pratica musulmana dell’infibulazione è lodevole, così come lo è la partecipazione del TRP alla sessione della "SottoCommissione sulla Protezione e Promozione dei Diritti Umani" (ma questo avviene nell’agosto 2000, quindi dopo le polemiche ed in attesa della votazione finale della Commissione). Ciò non basta però a confutare le gravi accuse riguardo alla pedofilia. Più utile sarebbe stata una chiara condanna verso ogni tipo di relazione sessuale tra gli adulti ed i bambini, anche quando si consideri il bambino "consenziente" e quando non avvenga per una attività di profitto.
Svilupperemo comunque questo punto nella seconda parte del nostro studio.
b) Cecenia. Riguardo all’appoggio propagandistico dato ai combattenti islamici il Partito Radicale nella sua memoria difensiva considera solo un aspetto, non sostanziale, dell’accusa sostenendo che "a conoscenza del TRP, Mr. Idigov non è nè un terrorista nè ha mai partecipato in attività simili"[xviii], "che il TRP non ha conoscenza di nessuna prova che Mr. Idigov è stato coinvolto in sequestro di ostaggi, traffico e lavoro forzato di schiavi, rapine, torture o sommarie esecuzioni"[xix]. Il TRP, precisa il documento, "è dedicato al principio Gandhiano della non-violenza e perciò sarebbe impensabile per l’organizzazione di accreditare consapevolmente un terrorista"[xx].
Riguardo alle contestazioni per il contenuto violento del sito Web del Partito Radicale "subito dopo l’incontro con la Commissione in cui queste proteste sono state sollevate, il TRP ha immediatamente controllato il suo website per i collegamenti inappropriati. I collegamenti con gruppi che esaltavano l’uso della violenza sono stati rimossi".
Osserviamo: Il partito Radicale vorrebbe eludere la gravità politica del sostegno al conflitto scatenato dai militanti islamici, dedicando pagine intere della memoria difensiva a garantire la rettitudine del signor A. Idigov.
Ma il conflitto, senza esclusione di colpi da ambo le parti, inizia quando i separatisti, che ottennero de facto l’ indipendenza con la guerra del 1994-96, iniziarono raid nello stato russo del Dagestan oltre ad attentati terroristici in diverse città russe causando la morte di più di 300 civili. In termini strategici quindi la guerra della Russia è una guerra difensiva.
Allora, come mai un Partito che si ostina a richiamarsi ai principi della non-violenza continua ad appoggiare la sanguinaria offensiva armata dei seguaci di Maometto, che vogliono annettere all’Islam quella regione russa del Caucaso così ricca di petrolio?
c) Droga. Il Partito Radicale cerca di discolparsi dalle accuse affermando che: "Il TRP non ha mai ottenuto alcun fondo derivante dal traffico internazionale di droga, nè ha mai ottenuto fondi da organizzazioni coinvolte in tali traffici illeciti"[xxi]. "Contrariamente alle accuse formulate l’obiettivo delle campagne antiproibizioniste del TRP non è mai stato quello di promuovere la diffusione di queste sostanze. (…) Il TRP ha un approccio antiproibizionista sulle diverse questioni, non solo sulla droga. Il TRP, per esempio, crede nella libertà di parola e condanna attivamente la censura conducendo campagne contrarie ad essa"[xxii].
Inoltre "Come dichiarato nella prima difesa scritta, datata 9 giugno 2000, non un singolo membro del TRP è stato arrestato ("held in custody" nel testo) per atti di disobbedienza civile"[xxiii]
Il richiamo della Commissione ONU all’art. 57 della Risoluzione del Consiglio Economico e Sociale 1996/31 del 25 luglio 1996, si lamentano i radicali stessi, allude ad un sostegno economico che i radicali ricaverebbero dal narcotraffico internazionale forse in cambio della lotta alla proibizione dell’uso di droga vigente negli ordinamenti legali delle varie nazioni. [xxiv]
Osserviamo: Non siamo legittimati a dare un giudizio su accuse riguardanti illeciti sanzionati penalmente la cui discussione all’ONU peraltro si è svolta, in alcune sessioni, a porte chiuse. Dobbiamo quindi dare credito ai radicali quando asseriscono che la loro macchina organizzativa, con sedi in tutto il mondo, e le loro numerose campagne internazionali "poggino principalmente sulle quote associative – oltre che su non meglio specificate "donazioni"[xxv] – e sui ricavi del subaffitto di uffici nei suoi edifici"[xxvi].
Ciò che è invece acclarato è l’attività dei radicali in materia di droga definita un "sabotaggio" delle politiche ONU, dagli stessi responsabili delle istituzioni internazionali. Il Vicesegretario e Direttore dell’agenzia antidroghe delle Nazioni Unite (United Nation Drug Control Program-UNDCP) Pino Arlacchi ha liquidato le tesi della Bonino che accusa l’ONU di scarsi risultati o di connivenze con pericolosi estremisti islamici, come "una leggenda per sabotare il programma di punta dell’ONU"[xxvii]. Nella prospettiva antiproibizionista infatti la leader radicale Emma Bonino ha sempre attaccato l’impegno delle Nazioni Unite contro la droga, nella persona del suo Vicesegretario Arlacchi, accusandolo di essere, per la sua serietà, "un vero talebano"[xxviii], deridendo inoltre gli sforzi nella lotta alla tossicodipendenza e affermando con sicumera che ormai "i giorni del proibizionismo sono contati"[xxix].
In occasione della diffusione del "Rapporto annuale dell’ONU sulla droga" del 1998 il Partito Radicale sostenne la tesi diametralmente opposta a quella dello studio e cioé che "la proibizione delle droghe – porterebbe – alla proibizione del diritto e della democrazia". I Radicali hanno poi intrapreso una campagna, tutt’ora in corso, contro l’azione del Vicesegretario Arlacchi e dell‘UNDCP, auspicando finanche "che vada incriminato per crimini contro l’umanità" [xxx].
L’oggettivo ostacolo creato dalla propaganda antiproibizionista nel dibattito sulla tossicodipendenza ha giustificato, per la prima volta, un intero capitolo[xxxi] dell’annuale rapporto dell’ONU, anche se, puntualizza lo stesso documento, "le tesi legalizzatrici sono rifiutate dalla stragrande maggioranza"[xxxii] della opinione pubblica.
In forte polemica con l’Assemblea Generale Straordinaria delle Nazioni Unite sulla droga (UNGASS) dell’8 giugno 1998 il Partito Radicale tentò, tra altre iniziative polemiche, di promuovere nello stesso giorno una iniziativa propagandistica in contrasto con l’importante riunione in corso, promuovendo una lettera aperta contro l’impegno ONU sui principali quotidiani americani rilanciando così la "Guerra alla guerra alla droga" con uno slogan "A Prohibition Free World"[xxxiii] (Un mondo libero dal Proibizionismo), esattamente contrario a quello auspicato dai governi all’ONU il "Drug-Free World" (Un mondo libero dalla Droga).
Gli sforzi radicali furono tesi a contrastare un’assise che stabilì una svolta storica nella lotta alla droga: "A New York per la prima volta 155 nazioni e 32 tra capi di stato e di governo hanno raggiunto un consenso globale senza precedenti su tutte le relative questioni politiche, basate su un piano d’azione con scadenze precise", evidenziò Jonathan Lucas dell’UNDCP, "Per esempio (…) il fermo impegno da parte dei governi di rendere operanti le disposizioni della convenzione del 1988 contro il riciclaggio del denaro sporco entro i prossimi 5 anni"[xxxiv].
Per quanto riguarda gli arresti ed i fermi di polizia effettuati dalle Forze dell’Ordine di Paesi democratici ed i procedimenti giudiziari guadagnati dai radicali, a cominciare dal primo arresto di Pannella nel 1975, sono così numerosi che è impossibile qui elencarli tutti[xxxv]. Lo stesso Marco Pannella si duole di questo: "Quattro giorni fa tutto il gruppo dirigente radicale, tranne Emma, era in tribunale per un ennesimo processo di droga. Ho sette processi davanti con decadimento da eletto"[xxxvi]. Ricordiamo solo i fermi di polizia di Emma Bonino e Marco Taradash, il 5 novembre 1990 ed il 15 aprile 1991, nella stessa città di New York, che ospita l’ONU.
Osserviamo ancora che il Partito Radicale, nella sua lotta contro la censura, asserisce di voler esaltare la libertà di parola. Ma l’ONU ha più volte condannato questa estensione in senso libertario, ad esempio a proposito delle campagne per la liberalizzazione della droga. L’articolo 3 della Convenzione dell’ONU contro il traffico illecito delle droghe del 1988 fa riferimento al fatto che "incitare o istigare pubblicamente (...) a usare droghe (…) richieda alle parti "di considerare questi comportamenti come un reato criminale nella legislazione nazionale" (par. 8). Infatti: "La libertà di espressione non può rimanere illimitata quando è in conflitto con altri valori o diritti essenziali." L’ONU fa notare che "è stato possibile in molti Paesi prendere misure contro (...) la letteratura pornografica; spera che misure simili siano praticabili rispetto alla promozione dell’uso di droga" (par. 10). Invece,"in alcuni Paesi non vengono fatte restrizioni alla promozione dell’uso di droga perché la libertà di informazione e la libertà di pensiero sono considerate più importanti della limitazione della promozione delle droghe" (par. 22) e, lamenta il Rapporto, "persone eminenti si sono espresse pubblicamente per la droga e non sono state incriminate" (par. 27).
d) NGO o forza politica? Nella memoria difensiva si afferma categoricamente che il Partito Radicale Transnazionale non svolge alcuna attività politica. "Il rappresentante della organizzazione ha risposto che nessun membro dell’organizzazione ha mai corso per un pubblico ufficio (sotto l’insegna del TRP). I singoli che hanno fatto parte dell’organizzazione non hanno mai usato la sua piattaforma per concorrere a pubblici uffici"[xxxvii]."Il rappresentante del Partito Radicale Transnazionale nega che la sua organizzazione sia un gruppo politico. Non ha mai partecipato a elezioni – nazionali o internazionali – e non ha mai appoggiato candidati politici"[xxxviii].
Osserviamo: Il Consiglio Economico e Sociale dell’ONU può decidere di consultare le Organizzazioni non-governative, riguardo a questioni di suo interesse. Le NGO a cui è concesso lo status di consulente, (che in nessun modo rappresentano l’ONU) attualmente sono 2012 e sono divise tra consulenti specializzati, come per esempio sulla droga, la "Fondazione San Patrignano", o di interesse generale come la "Croce Rossa". L’ONU richede però che, per godere dei privilegi dello "consultative status", queste entità non-governative, non-profit o di volontariato non siano funzionali a Partiti politici e non svolgano una attività politica di parte.
Il rappresentante del Partito Radicale Transnazionale nega di essere un partito[xxxix], ma quale credito dargli quando anche il comunicato stampa del TRP in occasione del riconoscimento così titolava: "Il Partito Radicale, unico partito al mondo, conquista lo Status di Organizzazione Non Governativa"[xl]?
NOTE PRIMA PARTE
[i] Press release NGO/381, 27 settembre 2000.
[ii] "Con un voto di 20 a favore e 23 contro, con 9 astensioni, rigetta la decisione che avrebbe sospeso lo status consultivo del TRP". I votanti a favore del TRP hanno giustificato la loro decisione "sostenendo che all’organizzazione non è stata data la possibilità di rispondere a tutte le accuse fatta contro esso". Nella seduta è stato però ricordato che "la Commissione ha preso la sua decisione dopo un attenta e delicata considerazione del caso, incluse le risposte del Partito e dei suoi rappresentanti". Cfr. Press release ECOSOC/5934, 18 ottobre 2000.
[iii] Le sessioni n. 736 e la 743 del 15 e del 18 maggio e la 759, la 760 e la 763 rispettivamente del 21, 22 e 23 giugno 2000.
[iv] "Comprehensive response by the transnational radical party to the decision of the committee on non-governmental organisations regarding its consultative status", TRP, 15 settembre 2000, New York. Il testo integrale su http://radicalparty.org/onucase/second response.htm.
[v] U.N. Economic and Social Council, "Report of the Committee on Non-Governmental Organizations on the first and second parts of its 2000 session (New York, 15-19 May and 12-23 June 2000)", E/2000/88 (part.II), pag. 22.
[vi] Press release NGO/364, 21 giugno 2000.
[vii] Press release ECOSOC/5931, 28 luglio 2000.
[viii] Press release NGO/365, 22 giugno 2000.
[ix] Press release NGO/364, 21 giugno 2000.
[x] U.N. Economic and Social Council, cit., pag. 22.
[xi] "Preliminary response by the transnational radical party to the report of the committee on non-governmental organisations (part II), 18 luglio 2000".
[xii] "La Commissione delle Organizzazioni Non-Governative (NGOs), in accordo con il paragrafo 56 della risoluzione 1996/31 del Consiglio Economico e Sociale, ha deciso di invitare il Partito Radicale Transnazionale a presentare, entro il 16 settembre, una risposta esaustiva alle raccomandazioni del Comitato per la sospensione dello status consultativo", Press release NGO/370, 27 luglio 2000.
[xiii] Press release NGO/381, 27 settembre 2000.
[xiv] "Pannella e Bonino parlano di ‘metodi da Kgb’" ("Corriere della sera", 2 ottobre 2000). Ma la votazione della Commissione è stata democratica e l’esito di sospensione dall’ONU, non esecutivo, deciso a larga maggioranza.
[xv] "Comprehensive response", cit., al punto 2.4.1.1 e 2.
[xvi] Ibidem, 2.4.1.7.
[xvii] Ibidem, 2.4.1.3 e 4.
[xviii] Ibidem, 2.1.3.4.
[xix] Ibidem, 2.2.2.3.
[xx] Ibidem, 2.1.3.5.
[xxi] Ibidem, 2.2.5.2.
[xxii] Ibidem, 2.2.5.3 e 4.
[xxiii] Ibidem, 2.2.5.6.
[xxiv] Accuse analoghe sono state già formulate in passato sulla stampa estera. Secondo il più diffuso quotidiano svedese del pomeriggio "Aftonbladet" (9 gennaio 1998), la "lobby della droga", avrebbe il suo quartier generale "nel cuore del parlamento europeo". "Potenti forze appoggiano il CO.R.A.", scrive il quotidiano svedese. "Asso nella manica dell’organizzazione - secondo l’"Aftonbladet" - è la eurocommissaria italiana Emma Bonino. Lei ha parlato al congresso del CO.R.A. a Bruxelles l’anno scorso ed è una fautrice della depenalizzazione dei narcotici". In sostanza il quotidiano, in un dossier dedicato alle attività antiproibizioniste ha addirittura accusato 17 europarlamentari (tra cui i radicali Gianfranco dell’Alba e Olivier Dupuis), di fare pendant con i narcotrafficanti internazionali. (cfr. "Il Messaggero", 16 gennaio 1998; "Corrispondenza romana", 14 febbraio 1998). Il Co.r.a., ricordiamo, è federato con il Transnational Radical Party.
[xxv] "I soldi sono un elemento essenziale dell’attuale politica radicale" ("L"Unità", 2 agosto 1999), il Partito Radicale infatti dopo l’era del volontarismo degli anni ‘70 è ora diventato "una struttura manageriale ben organizzata" ("L’Unità", cit.). Solo per l’ultima campagna referendaria, considerato il perpetuarsi della crisi della militanza radicale, la Bonino ha arruolato 3000 (tremila) dipendenti con contratto di lavoro interinale ("L’Espresso", 12 agosto 1999).
La trasparenza dei bilanci, ora nell’ordine di miliardi per ogni singola iniziativa ("Panorama", 24 giugno 1999), è ostentata, ma solo per specifiche campagne. "Resta un dubbio" - nota "l’Avvenire" (25 giugno 1999) - su chi finanzia la dispendiosa macchina del Partito; nei rendiconti pubblicati infatti, nota "Avvenire", "restano fuori le altre spese del Partito Radicale, coperte, sempre parole loro, da ‘contributi volontari’. Di chi?".
D’altronde per i finanziamenti i radicali non si fanno illusioni sul consenso popolare. Spiega Massimo Bordin, direttore di Radio Radicale, che nella raccolta fondi "non puntiamo molto sull’azionariato popolare, piuttosto speriamo in qualche imprenditore ...". ("L’Unità", 2 agosto 1999). Per il nome dell’imprenditore una risposta forse la dà "Panorama" (24 giugno 1999) con una inchiesta dal titolo "La vera storia dell’irresistibile ascesa di Emma" in cui si ipotizza come diverse "campagne libertarie" del Partito Radicale siano state possibili grazie al denaro del potente finanziere statunitense George Soros.
[xxvi] Press release NGO/365, 22 giugno 2000.
[xxvii] "Il Giornale", 27 settembre 2000.
[xxviii] "Panorama", 22 gennaio 1998.
[xxix] Ibidem.
[xxx] Comunicato del Co.r.a. (Coordinamento Radicale Antiproibizionista), 25 febbraio 1998.
[xxxi] "The Regulation-Legalization Debate" in "World Drug Report", UNDCP, Oxford University Press, New York 1997, pp. 184-199.
[xxxii] Ibidem, p. 199.
[xxxiii] "A Prohibition Free World: We can do it". Paper by the Transnational Radical Party on the UNGASS, 8 giugno 1998 New York. http://www.radicalparty.org/antiprohibition/paperby.htm.
[xxxiv] V° Congresso annuale di European Cities Against Drugs (ECAD), Lugano, 26 - 27 giugno 1998.
[xxxv] Tra le inchieste ricordiamo solo la clamorosa espulsione del Co.r.a. dal Parlamento Europeo. Infatti il Collegio dei Questori del Parlamento Europeo, dopo aver preso in esame una nota (PE 269.543/Quest) del sig. Thomann, capo del servizio di sicurezza a Bruxelles, contenente i risultati di una ispezione effettuata nei locali occupati dall’organizzazione Co.r.a., ha incaricato i servizi competenti "di fare il necessario per garantire che le attività dell’organizzazione Co.r.a. nei locali del Parlamento Europeo siano immediatamente interrotte". (cfr. Processi verbali del Collegio dei Questori del P.E. del 13 maggio 1998 n. 7.4.).
La decisione del Parlamento Europeo ebbe origine da una interrogazione dell’europarlamentare svedese on. Jan Andersson, che denunciò l’attività quivi condotta dai radicali, che sfruttavano il Parlamento Europeo come proprio recapito e base d’appoggio per la propaganda in favore della legalizzazione delle droghe.
[xxxvi] "l’Unità", 22 febbraio 2000.
[xxxvii] Ibidem, 2.4.2.4.
[xxxviii] Press release NGO/365, 22 giugno 2000.
[xxxix] Il Transnational Radical Party, nel suo Consiglio generale del 1993 a Sofia, elesse Presidente, con 136 voti su 145, Marco Pannella, non proprio un "estraneo" alle competizioni elettorali. ("Il Messaggero", 18 luglio 1993).
[xl] Comunicato Stampa del Partito Radicale del 20 giugno 1996. Anche nel CD-Rom con la cronologia del Partito Radicale o in :http///www.emmaforeurope.it/cd-rom/immagini/cron_inte/1995_it.htm
PARTE SECONDA
Il procedimento accusatorio all’ONU ha condotto un esame solo parziale delle attività pubbliche del Partito Radicale. Il nostro contributo vuole rappresentare un passo ulteriore verso la comprensione delle sue responsabilità, culturali e politiche, riguardanti in particolare il caso della pedofilia.
1. "Una lobby pedofila radicata in ogni centro di potere"
L’esistenza di una "lobby pedofila" favorita dal Partito Radicale è stata affermata da una personalità nota per l’efficacia della sua battaglia contro la pedofilia, Don Fortunato Di Noto, presidente dell’associazione "Telefono Arcobaleno". "Internet è patrimonio dell’umanità. Esso, da mezzo di comunicazione, è presto divenuto uno straordinario strumento di conoscenza. Rappresenta la forma di manifestazione del pensiero più democratica finora sperimentata dall’uomo e consente l’abbattimento di ogni forma di barriera geografica e culturale". Così, il 28 ottobre 1999, don Di Noto inizia la sua audizione di fronte alla Commissione Parlamentare per i Diritti dell’Infanzia sulla pedofilia di cui, per la sua importanza, riportiamo ampi stralci.
"Tutte queste precisazioni, - continua il battagliero sacerdote - non proprio pertinenti, si rendono necessarie per rispondere preventivamente agli idioti che, ogni volta che si accosta la pedofilia ad Internet, alzano la bandiera della libertà e della democrazia (…) Ma tra i difensori della rete non vi sono soltanto gli idioti che, in quanto tali, sono pressoché innocui. Vi è anche quella potente, ancorché strisciante e subdola, corrente di pensiero che vuole il bambino come un soggetto di diritti con pari consapevolezza e responsabilità nell’ambito sessuale e che tenta di nascondere e negare la realtà della rete che si è appena descritta.
Questa lobby pedofila, denunciata anche da altre associazioni, è ben radicata in ogni centro di potere sia in Italia, sia all’estero. Attraverso tale lobby serpeggia appunto quella convinzione culturale che la pedofilia è solo un tabù, forse l’ultimo dei tabù in campo sessuale. La lobby è ben strutturata e radicata e non è composta da gruppi sparuti e ristretti bensì da comunità strettamente interrelate tra loro. (…) Basti pensare che ogni anno, ideata da un italiano, viene celebrata in rete il 25 aprile la giornata dell’orgoglio pedofilo. (…)
I gruppi, le organizzazioni e le lobby pedofile hanno trovato un momento di massimo orgoglio in occasione di un convegno organizzato in Italia dal Partito Radicale il 27 ottobre 1998 nei locali del Senato della Repubblica. Gli atti di quel convegno tenutosi in territorio istituzionale sono divenuti il baluardo delle stesse organizzazioni che hanno diffuso i proclami che ho appena citato. Al sito Internet dell’Associazione danese per la difesa dei pedofili "www.danpedo.dk" si possono facilmente consultare gli atti del convegno sul cui sfondo è impresso il simbolo dell’associazione stessa - un uomo ed un bambino e due cuori.
Tra le motivazioni del convegno si legge. "D’altra parte, cosa intendiamo per pedofilia, e soprattutto per violenza sessuale contro i minori? Certo, esistono dei casi in cui non si dà luogo ad alcun dubbio, e si può dare per scontata una coercizione fisica o psicologica dei minori ad attività sessuali. Ma siamo certi che gli adolescenti a cui molti paesi del mondo attribuiamo la capacità di rispondere in giudizio delle proprie azioni non abbiano invece pari consapevolezza e responsabilità nell’ambito sessuale? In ogni caso in uno Stato di diritto, essere pedofili, proclamarsi tali, o anche sostenerne la legittimità non può essere considerato reato". (…) E sarà in nome di questi proclami che Agorà Telematica di Roma pubblica gli atti del convegno e una serie di rimandi inquietanti. Agorà invita a visitare il Fronte di Liberazione dei bambini ove si può leggere: "Contro gli abusi una sola soluzione: libertà. Riconoscere ai bambini la qualità di persona è il primo e inderogabile passo da fare perché il futuro non sia ancora peggiore del presente, e questo significa riconoscergli tutti i diritti già riconosciuti agli adulti". Agorà invita ancora a visitare il sito intitolato "Smettete di proteggermi!", attraverso il quale si dà voce ai bambini - tra cui un italiano - che rivendicherebbero il diritto ad una piena e libera sessualità.
Ma è negli atti stessi del convegno che si rinvengono le dichiarazioni più inquietanti, sempre ovviamente velate, mascherate, subdole. (…) Un luminare del diritto penale afferma: "la prospettiva della tutela dei minori espressa nella convenzione dei diritti del fanciullo appare assoluta e tale da non consentire un bilanciamento con altri interessi pur meritevoli di tutela" Come dire, mentre noi ci occupiamo di capire il livello di attuazione in Italia della Convenzione dei diritti del fanciullo, loro ci accusano di difendere troppo i fanciulli.
Nella stessa rete civica del Comune di Roma sono riportate le testimonianze delle esperienze sessuali positive tra adulti e bambini (…). Il Comune di Roma spiega in oltre cento pagine che la pedofilia non è poi così male. Non sono le foto o i filmini, dunque, la vera emergenza, bensì la lobby pedofila e lo strisciante orientamento culturale che essa va delineando.
La lobby ha stratificazioni nei punti strategici del globo, nei luoghi istituzionali e ovviamente anche in Internet. La presenza pedofila nella grande rete, infatti - contrariamente a ciò che qualcuno potrebbe pensare -, non è certo appiattita sulla figura del maniaco-criminale isolato. Al contrario, esiste una vera e propria comunità allargata e molto stratificata. (…) L’Italia, proprio richiamandosi all’articolo 34 della Convenzione si è recentemente dotata della legge 3 agosto 1998 n. 269 (…) Il sistema sanzionatorio è molto severo. (…) La normativa citata risulta pressoché inapplicata ed in ogni caso inadeguata. (…) Ciò a nostro parere, è dovuto in minima parte alle carenze della legge stessa ed in parte maggiore a ragioni di carattere culturale che non hanno fatto registrare quella determinazione e quella decisione sperati nel campo degli abusi sessuali in danno dei minori. (…)
Come si vede, chi voglia spezzare una lancia a favore dei pedofili può disporre dei locali del Senato - come è il caso dei radicali - ma non vengono affatto creati i presupposti per perseguire i pedofili stessi. Segno che la strisciante corrente di pensiero di cui si è detto ha imparato a strisciare molto bene. (…) Per ora, onorevoli senatori e deputati, la guerra delle parole è vinta. Ma quella dei fatti l’abbiamo drasticamente persa".
2. Il Partito Radicale in difesa della pedofilia "non violenta"
Il Convegno organizzato dal Partito Radicale a cui fa riferimento don Fortunato Di Noto, si svolse a Roma dopo l’approvazione della legge 269 (agosto 1998) e in seguito alla indignazione popolare sollevata dai sempre più numerosi casi di atti pedofili, il successivo 27 ottobre, all’ex hotel Bologna del Senato sul tema "Pedofilia e Internet, vecchie ossessioni e nuove critiche".
Il convegno fu il primo passo per dare forma e dignità ad un movimento di opinione, che vedeva i radicali isolati come essi stessi non avevano difficoltà ad ammettere nella "Presentazione del Convegno": "Contro questa nuova crociata, (n.d.r.: antipedofila) che distorce i dati relativi allo sfruttamento e agli abusi sessuali nei confronti dei minori e demonizza Internet come strumento criminogeno di perversione del costume sessuale, non si è levata una sola voce autorevole nel vasto panorama politico italiano se non quella dei radicali".
Nel convegno i radicali non si limitarono affatto a difendere Internet dando per scontata una condanna della pedofilia. "In alcuni discorsi o documenti agli atti – secondo "Libero" - è possibile addirittura una sorta di divisione in due categorie della pedofilia, una buona e innocua, una cattiva e violenta"[xli]. Mancò poi un vero dibattito: "Nove ore di interventi a senso unico, assenti nell’ordine dei lavori le associazioni o gli operatori che combattono la piaga - ci informa l’inviato di "Avvenire", che denuncia come "più che la difesa della rete telematica, ad animare gli oratori è l’ostilità nei confronti della legge stessa contro la pedofilia".[xlii]
Diminuire la percezione pubblica del diffondersi della pedofilia sembra sia uno degli obiettivi del convegno: "Sono peraltro gli stessi dati ufficiali a dimostrare che, in Italia, il fenomeno degli abusi sessuali nei confronti dei minori (compresi quelli compiuti da "estranei") non è affatto in crescita e non giustifica quindi le campagne di allarmismo politico-giornalistico di questi ultimi mesi". Inoltre per i radicali " il fronte su cui sono stati prodotti gli effetti più gravi contro le libertà e il buonsenso è quello della pornografia minorile"; infatti la vera questione sarebbe: "chi deciderà cosa è pornografico e cosa invece è manifestazione artistica o semplice esibizionismo?".
Unica voce dissidente, tra i partecipanti al Convegno, è stata quella coraggiosa e chiara di Piero Rocchini, neuropsichiatra e consulente del Tribunale di Roma: "Il Censis riconosce l’esistenza di una lobby internazionale di pedofili con capacità di pressioni economiche e politiche. E si cerca di deresponsabilizzare le relazioni adulti-bambini arrivando a dire che è il bambino che seduce." A sostegno della argomentazione Rocchini cita "studiosi" del fenomeno "dichiaratamente pedofili che sostengono la capacità del bambino di dare o negare il proprio consenso sul piano sessuale creando il mito del pedofilo altruista o gentile", per arrivare conseguentemente a condannare solo il sesso "violento".[xliii]
Basta il senso comune per concordare con Ernesto Caffo, neuropsichiatra e presidente di "Telefono Azzurro", che "un adolescente, un ragazzino di 13, 14 anni non è affatto consapevole e libero delle sue scelte. Un bambino non è mai libero nel rapporto con un adulto perchè ne subisce il potere psicologico e non è in grado di difendersi"[xliv].
Quasi due mesi prima della data di inizio del convegno, le indagini relative ad un inchiesta internazionale sulla pedofilia ne scoprirono il versante italiano. Come illustrarono alla stampa i procuratori Diego Marmo e Paolo Matrobernardino, "Esiste un partito dei pedofili che coinvolge personaggi con una alta collocazione sociale e con una cultura medio-alta. Molti indagati aderiscono al ‘Fronte pedofilo internazionale’ danese e ritengono liberticida la nuova legge anti-pedofilia entrata in vigore l’undici agosto scorso. Predicano anche l’ideologia del perfetto pedofilo e il riconoscimento della sua liceità’". E il convegno dei radicali, nota un quotidiano – "fu annunciato proprio da un’intervista sulla radio del partito al leader della Danish Pedophile Association, Erik Pedersen, che ribadì il diritto a essere pedofili. Ovviamente non in maniera violenta: una specie di pedofilia’gentile"[xlv].
Nella relazione introduttiva di Olivier Dupuis, segretario del Partito Radicale, intitolata "Perchè abbiamo organizzato questo convegno", si colgono equilibrismi verbali sulla pedofilia che "non coincide, di per se’, nè con la violenza nè con lo sfruttamento dei minori". Per l’on. Dupuis ciò che è oggi più urgente è "evitare di racchiudere sotto il titolo giornalistico di ‘pedofilia’ ogni forma di rapporto sessuale con minorenni (…) bisogna evitare di ritenere giustificata – o addirittura necessaria – l’estensione dell’ambito di applicazione della ’legge penale’ a condotte e convinzioni che offendono un ‘sentimento morale’; ‘punire il male’ come se fosse una violenza".
"Una politica di repressione che parte dalla condanna dell’utente finale oltre ad essere ingiusta è anche sbagliata"; Dupuis si indigna invece contro la reazione accesasi da lui attribuita ad un "professionismo dell’antipedofilia sciatto e pericoloso, terroristico e fuorviante". [xlvi].
Le tesi del convegno sono le stesse di Giovanni Giusti, arrestato nell’ambito di una inchiesta giudiziaria come uno dei responsabili del network internazionale di pedofilia via Internet: "La nostra battaglia è come quella antiproibizionista. Chiediamo libertà di espressione per chi crede sia giusto amare i fanciulli – proclama Giusti in un intervista dal carcere romano di Regina Coeli – La nostra linea culturale, quando non c’è violenza, nè sfruttamento, nè prostituzione, va rispettata (…) Noi propagandiamo un’idea: quando non c’è violenza, quando il bambino è consenziente, l’attenzione dell’adulto e il rapporto tra i due vanno considerati leciti".[xlvii]
Su Internet e pedofilia, tanto si è parlato, eppure era proprio un sito ospitato nello spazio concesso dal Comune di Roma (www.Romacivica.net) che diffondeva su Internet, come denunciato nel corso dell’audizione al Senato da don Di Noto, il verbo antiproibizionista in fatto di pedofilia. Dalla denuncia, in sede istituzionale, è dovuto passare un anno, perchè l’amministrazione capitolina si decidesse finalmente a rimuovere queste pagine.
Dall’Urbe per eccellenza, dal Campidoglio, simbolo stesso di civiltà, veniva permesso di irradiare in tutto il mondo più di cento pagine di testi che descrivevano le "piacevolezze" e la reciproca "soddisfazione" dei rapporti sessuali "consenzienti" tra gli adulti e i bambini.
Che un episodio di questa portata possa aver avuto luogo, senza particolari parole di rammarico da parte della massima autorità comunale, che anzi trova opportuno lamentarsi dell’eccessiva attenzione che i media darebbero al pericolo della pedofilia[xlviii], evidenzia in maniera clamorosa la mancanza, in Italia, di una comprensione del fulcro del problema. "E ora il Sindaco di Roma come la mette, si giustifica? La domanda saliente che pongo – chiede polemico don Fortunato, dopo la tanto attesa chiusura del sito – è: a che gioco stiamo giocando? Qui o prendiamo in mano sul serio questo discorso oppure è tutto inutile"[xlix].
3. L’impegno del Partito Radicale per la "liberazione sessuale" (anche dei bambini)
Le tesi sulla pedofilia avanzate dal Partito Radicale vengono da lontano. Il Partito Radicale, infatti, è sempre stato fautore della "rivoluzione sessuale" che vuole dare dignità a quelle "tendenze" sessuali disordinate che sono sempre state condannate, oltre che dalla coscienza cristiana e occidentale, anche dalla legislazione positiva di ogni società civile[l].
Questo itinerario ideologico ha portato il partito a promuovere, per primo in Italia, la rivoluzione omossesualista tramite l’unione operativa e ideale con il F.U.O.R.I. (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano). Nei primi anni ‘70, scrive un autore vicino a quel movimento, ricostruendone la storia, "il FUORI infrangeva un altro tabù e apriva il dibattito sul matrimonio omosessuale"[li],"tutte le sezioni del Partito Radicale diventavano anche di diritto sezioni del Fuori, e non furono pochi gli omosessuali che trovarono nuove motivazioni partecipando con entusiasmo alle battaglie storiche del Pr"[lii] ed il Partito Radicale "accettò di buon grado di inserire le loro rivendicazioni nel suo programma libertario". [liii]
Marco Pannella intervenne per giustificare la scelta della "rivolta morale" contro la quale si erano levate proteste, non solo da parte del mondo conservatore ma anche in ambienti vicini al Partito Radicale: "L’obiettivo d’una lotta per una sessualità vissuta da laici e libertari" affermò Pannella "è necessariamente nostro".[liv]
Fu proprio grazie a questa intesa che nel 1972, il movimento omosessualista, ancora a livello embrionale in Italia, adottava una "Piattaforma dei Diritti Omosessuali" che includeva un esplicito obiettivo: "Cancellazione di tutte le leggi che determinano una età per le relazioni sessuali consensuali"[lv]. Negli stessi giorni in America David Thorstad, portavoce del Movimento per i Diritti Omosessuali e del NAMBLA, guidava il movimento con lo stesso scopo: "L’obiettivo ultimo del movimento di liberazione degli omosessuali è il raggiungimento della libertà di espressione sessuale per tutti – non solo per gli adulti gay e lesbiche, ma anche per i ragazzi e i bambini"[lvi]. Questo obbiettivo, che allora agli occhi dei più sembrava irrealizzabile, non è mai cambiato da quando fu articolato nel 1972.
La "battaglia per la liberazione sessuale", a partire dagli anni ’70, divenne centrale nelle attività radicali. Nella "Dichiarazione conclusiva" del XV° Congresso nazionale del Partito Radicale si determinò che: "I gruppi regionali radicali si faranno carico della battaglia per la liberazione sessuale. La proposta concreta è quella dell’intervento in tutti quei comuni, province, regioni in cui esistono o verranno costituiti dei consultori di educazione sessuale. La proposta radicale è quella di trasformarli, con la partecipazione diretta di femministe ed omosessuali e non più soltanto eterosessuali, in centri di informazione sessuale la più aperta e completa".
Il Partito Radicale attaccò perfino i partiti della Sinistra, che in questa battaglia si tenevano apparentemente in disparte, come si lamentò Pannella allorquando fece scendere in campo il Partito contro la censura alle riviste pornografiche allora più diffuse in Italia: "… funzionari della questura ed agenti della buoncostume si erano presentati nella sede della casa editrice "Tattilo" - la casa editrice specializzata in riviste per soli uomini, quali "Men", "Menelik" e "Playmen" - per una perquisizione motivata da una imputazione per il reato di "associazione a delinquere". Lamentandosi di questo ed altri episodi - nonché, come sempre, delle "ingerenze" vaticane, a cominciare dalle omelie di Paolo VI - il Partito Radicale denunciava che "… questa frenetica attività moralizzatrice è indizio del clima nel quale probabilmente si dovrebbero svolgere il referendum o, in alternativa, le elezioni anticipate. Siccome non ci meravigliamo, e non ci spaventiamo, di questo, non ci occuperemmo di tali episodi, se non avvertissimo che anche su questo terreno la sinistra assume sovente, o quasi sempre, un atteggiamento francamente rinunciatario ed insostenibile"[lvii].
Nel 1987 il Partito Radicale, con scredito per le istituzioni parlamentari italiane davanti a tutto il mondo[lviii], farà guadagnare un seggio alla Camera dei Deputati all’attrice pornografica di origine ungherese Ilona Staller, detta "Cicciolina", premiandone così l’impegno politico[lix]. Raccontava infatti il sodale della Staller, Riccardo Schicchi, alla vigilia dell’elezione, che "con Ilona, anche sulla scorta di passate esperienze politiche ho cominciato una lunga ed affascinante battaglia: quella in nome della trasgressione. Una scelta ideale che in tutti questi anni ho portato avanti scientificamente. Due gli obiettivi primari: la liberalizzazione della pornografia e l’abbattimento dei tabù"[lx].
La Staller in Parlamento porterà avanti varie proposte di legge, tutte in linea con lo spirito Radicale, quali quelle per l’abrogazione del reato sul "comune senso del pudore", e per l’istituzione di una "educazione" sessuale obbligatoria per tutti gli studenti di ogni ordine e grado, nonchè una proposta referendaria per l’abolizione della censura.
Alla attività legislativa, l’esponente radicale affiancherà quella propagandistica con i suoi "spettacoli" in tutta Italia, dove si produrrà anche, travestita da suora in spregio alla religione cattolica, in celebrazioni di violenze sessuali su religiose[lxi].
4. Il "culto della trasgressione" del Partito Radicale
Mentre Ilona Staller sviluppava il suo impero pornografico, a base di videocassette, riviste e pellicole a "luci rosse"[lxii], Francesco Rutelli, allora Segretario del Partito Radicale, protestava contro la sentenza della Corte Costituzionale che condannava i venditori di pornocassette, col pretesto che la sentenza avrebbe rischiato di far nascere un nuovo regime proibizionistico e di ingolfare assurdamente il lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura [lxiii].
Dichiarazioni stupefacenti da parte di un uomo politico, se si considera che l’ISPES (Istituto di Studi Politici Economici e Sociali), nel suo "I° Dossier sulla Pornografia in Italia", già all’epoca denunciava che la mancanza di una repressione giudiziaria aveva trasformato "l’Italia come il paradiso della pornografia più hard, quella che non si fa scrupoli di utilizzare bambini e animali" – e che – "le troupes straniere lavorano in Italia, perchè i controlli sono carenti"[lxiv]. Fu da allora che il presidente dell’ISPES, Gianmaria Fara, ricordò che, ieri come oggi, "la pornografia è mafia, è riciclaggio di denaro sporco proveniente dalla droga e da altri mercati criminali, è sfruttamento di minori"[lxv].
Di fronte all’impero economico della pornografia, il Segretario Radicale Rutelli propugnava però la tesi che "la repressione penale è un rimedio mille volte peggiore del male"[lxvi]!, così come per sconfiggere la piaga della tossicodipendenza non trovava di meglio, nell’aprile del 1980 da Segretario regionale del Lazio del Partito Radicale, che seminare provocatoriamente cannabis nel parco romano di Villa Borghese e perfino in Campidoglio[lxvii].
Lo slogan secondo cui la repressione è un male peggiore della trasgressione costituisce il nucleo portante del cosiddetto "antiproibizionismo". Che si tratti di droga o di pedofilia.
Non si dimentichi poi che i movimenti "libertari", come quello per il riconoscimento della pratica omosessuale o per la legalizzazione dell’uso della droga[lxviii], devono molto all’industria "vietata ai minori" in Italia. Infatti la promozione popolare dell’omosessualismo (il periodico "Men" "nel 1986 aveva una tiratura di 300.000 copie"[lxix], e una stima tendenziale del mercato editoriale pornografico di tipo periodico, calcolava "una vendita media di 30 milioni di copie annue"[lxx]) divenne realtà grazie alle riviste "hard": "Sotto vari aspetti, l’omosessualità non era più un fenomeno completamento sommerso e la società era costretta a prenderne atto (…) sulle riviste ‘per soli uomini’ che iniziavano a comparire tra un sequestro e l’altro sui banchi dell’edicole.
Tra la fine degli anni sessanta e i primi settanta la stampa erotica destinata prevalentemente a un pubblico eterosessuale fu uno dei luoghi in cui trovò maggiore spazio un modo più ‘spregiudicato’ di considerare i rapporti omosessuali. ‘Men’, ‘Playmen’, ‘Le Ore’ e successivamente ‘Os’ (‘omni sex: il giornale dei quattro sessi’!) aprirono le proprie pagine a servizi su gay e lesbiche. Particolarmente frequentate da omosessuali erano le rubriche delle lettere (…) Per molti senza dubbio queste riviste erano uno dei pochi contatti con il mondo esterno".[lxxi]
L’emancipazione delle attività sessuali è stata coerente con la prospettiva politica anarchica e libertaria. Un fondatore del F.U.O.R.I., Mario Mieli, sosteneva che la rivoluzione marxista si completerà solo con la promozione e l’esaltazione di ogni "orientamento sessuale". "La progressiva liberazione delle altre tendenze represse dell’Eros – affermava - rafforzerà ulteriormente il movimento rivoluzionario (…) Non possiamo raffigurarci l’importanza del contributo fornito alla rivoluzione e all’emancipazione umana dalla liberazione progressiva del sadismo, del masochismo, della pederastia propriamente detta, della gerontofilia, del masochismo, della zooerastia, dell’auto-erotismo, del feticismo, della scatologia, dell’urofilia, dell’esibizionismo, del voyerismo ecc."[lxxii]
Il complesso di queste aberrazioni può essere ricondotta a quella "trasgressione" a cui i radicali affidano il ruolo di una "destabilizzazione creativa" della società. L’on. Emma Bonino lo ha apertamente rivendicato, "come se la destabilizzazione degli equilibri esistenti non fosse una delle funzioni essenziali della politica"[lxxiii] confermando, come ha affermato S.E. mons. Alessandro Maggiolini, vescovo di Como, che quella del Partito Radicale è "una logica che esprime il culto della trasgressione"[lxxiv].
"Trasgressione" praticata nelle più diverse occasioni come quando parlamentari e dirigenti radicali, tra i quali Rita Bernardini, Sergio Stanzani, Lorenzo Strik Lievers e Paolo Vigevano, si esibirono in una conferenza stampa completamente nudi[lxxv], oppure nella campagna per le iscrizioni al Partito realizzata nel 1993 con slogan osceni e disegni di membri virili a tutta pagina.[lxxvi]
Recentemente entrando nel dibattito sulla necessità, da parte degli eletti in parlamento, della difesa dei valori etici, la Bonino ha sostenuto che "sono argomenti reazionari. Chi ha responsabilità politiche sa che non può partecipare alla lotta tra il Bene e il Male, ma al massimo deve optare per il male minore"[lxxvii]. Il male minore, in realtà, può essere tollerato, ma mai apertamente promosso, come fa il Partito Radicale, che evoca artificialmente un "male maggiore" per instaurare nella società quello che è semplicemente il "male morale".
Fu chiara "opzione per il Male" effettuare la trasmissione di "Radio radicale" di fine ’93 in diretta e senza tagli. "Un’aggressione - definì l’"Osservatore romano" quella "valanga di turpiloquio, di bestemmie, di odio e di violenza verbale"[lxxviii], che violentò l’Italia intera per ben 43 giorni, ventiquattrore su ventiquattro. Nonostante il mare di proteste, di appelli e di denunce[lxxix], il partito di Pannella, recidivo per aver lanciato un’iniziativa identica sempre con Radio Radicale, con le stesse conseguenze, nell’86[lxxx], ha proseguito "l’aggressione" quanto ha voluto, "in nome della libertà, – commentò allora padre Gino Concetti - di quella libertà ‘radicale’ per la quale tutto è lecito"[lxxxi].
5. Lo sviluppo della pedofilia come conseguenza della "trasgressione" sessuale
La moltiplicazione dei casi di pedofilia "è il frutto della cultura della trasgressione. E’ l’ultimo gradino di questa cultura". Questa denuncia viene dal prof. Giovanni Bollea, il padre della neuropsichiatria infantile italiana, che fa una precisazione: "cominciamo a fare una distinzione tra vera pedofilia e pedofilia trasgressiva. La prima è una perversione sessuale molto nota alla psichiatria – ma che solo nel 50% di casi arriva alla violenza fisica, l’altra,– è una delle tante forme di trasgressività sessuale. Ed è più preoccupante perchè ha dei numeri spaventosi. Si va alla ricerca di forme di trasgressività sempre diverse". La soluzione per l’illustre scienziato è una sola: "Torniamo a parlare di virtù. Non dobbiamo aver paura di parlare ai giovani di valori etici" [lxxxii].
Il prof. Antonio Spagnolo, docente al Centro di Bioetica dell’Università Cattolica di Roma, ha fatto notare che la tentata definizione giuridica di "orientamento sessuale", oggi propagandata, manca di ogni base scientifica. In pratica, il legislatore pretende di forgiarsi una definizione di sessualità del tutto arbitraria e funzionale alla giustificazione e promozione delle tendenze più sregolate: "c’è il rischio che la lotta doverosa ad ogni discriminazione travalichi nell’imposizione ai normali di comportamenti tali da suscitare disagio, anche grave, in relazione alla modalità con cui si parla di forme devianti di sessualità spacciate come una normale alternativa. Anche un pedofilo,- conclude il prof. Spagnolo- a questo punto, potrebbe rivendicare di non essere discriminato."
Le possibili conseguenze della promozione pubblica di "forme devianti di sessualità" sono esaminate proprio in questo mese di ottobre 2000 negli Stati Uniti. Importanti sviluppi stanno scaturendo infatti dalle indagini di un processo per omicidio a sfondo sessuale di un minore, attualmente in corso. Nel processo è coinvolto il gruppo omosessualista nord americano, Nambla (North American Man-Boy Love Association), a cui aderivano gli assassini di Jeffrey Curley, un bambino di dieci anni il cui corpo fu ritrovato nell’ottobre del 1997 in un fiume.
Gli assassini hanno confessato di aver convinto Jeffrey a seguirli con la promessa di comprargli una bicicletta e, più tardi, quando il giovane ha resistito ai tentativi di violenza sessuale, di averlo soffocato e poi di averlo violentato. Nel maggio scorso la famiglia di Jeffrey ha denunciato il Nambla e sette dei suoi dirigenti, accusandoli di avere un collegamento con gli assassini. "Molto spesso, bambini sono violentati da membri del Nambla: c’è un rapporto causale con l’organizzazione stessa?" si chiede l’avvocato Frisoli, che difende la famiglia di Jeffrey, affermando che "si può prevedere che possa finalmente partire una inchiesta giudiziaria basata sul fatto che migliaia di bambini vengono violentati ogni anno da associati del Nambla" [lxxxiii].
Infatti, nel corso delle indagini relative all’omicidio di Jeffrey si è scoperto che uno degli assassini, Charles Jaynes, "aveva un diario personale nel quale racconta che la lettura del bollettino e del sito Internet del Nambla lo hanno aiutato a superare il blocco, psicologico e emozionale, che gli impediva di mettere in pratica la sua tentazione di avere rapporti sessuali con un bambino".[lxxxiv]
Il sistema giudiziario americano sta quindi valutando proprio le conseguenze concrete della legittimazione pubblica di "pratiche sessuali" da sempre condannate.
Eppure i radicali sostengono che "in ogni caso in uno Stato di diritto essere pedofili, proclamarsi tali o anche sostenerne la legittimità non può essere considerato reato; la pedofilia, come qualsiasi altra preferenza sessuale, diventa reato nel momento in cui danneggia altre persone".[lxxxv] Ma nell’atto pedofilo, nella violenza fatta ad un bambino, paradossalmente l’aspetto più grave non è quello della violazione fisica, ma quello della corruzione dell’innocenza. La distruzione dell’innocenza di una generazione che si affaccia alla vita, recide alle radici la speranza del domani, l’avvenire della nostra società.
L’assassinio morale, che uccide l’anima, per un cattolico è enormemente più grave dell’assassinio materiale, anche se oggi spesso le due cose sono appaiate e l’attentato alla vita fisica prepara quello alla vita morale. "Quello che fa più paura – denuncia ancora don Fortunato Di Noto – è la giustificazione culturale che da più parti si sta portando avanti. Esistono case editrici – continua il religioso – come Stampa Alternativa e Castelvecchi Editore, che pubblicano, sia chiaro del tutto lecitamente, diari di pedofili e romanzi sul tema. Si trovano in qualsiasi libreria"[lxxxvi].
Tesi comuni a questi ideologi della liberalizzazione della pedofilia "dolce" e "consenziente" sono la "liberazione sessuale" dei bambini e la battaglia al sistema giudiziario. "Sotto i nostri occhi si sta svolgendo una delle più vaste campagne repressive e giustizialiste degli ultimi anni, una caccia alle streghe" – recita l’introduzione del libro della Castelvecchi - per dimostrare come la difesa dell’innocenza dei bambini, derivante "dall’omofobia e dal bigottismo", "è solo un inganno ideologico perpetrato dalle autorità adulte (genitori, preti, insegnanti, psicologi, politicanti). In questo libro invito – precisa l’autore – a diffidare di chiunque la meni troppo con la protezione dell’infanzia, e a riflettere sulla necessità di una reale liberazione dei non adulti"[lxxxvii].
Le stesse tesi antiproibizioniste vengono divulgate dallo scrittore italo-americano William Andraghetti, autore del "Diario di un pedofilo", pubblicato in Italia da Stampa Alternativa. Protestando anche lui per il clima "da caccia alle streghe" che si sta creando contro i pedofili in séguito ai terribili fatti registrati dalla cronaca, lo scrittore rivendica la liceità della pederastia trasformando le vittime in colpevoli: "Sa, i bambini sono esibizionisti; basta girare con una videocamera amatoriale per certe zone, e trovi i bambini che si tirano giù gli slip spontaneamente; gli piace farsi guardare.(...) Solo l’ipocrisia può far credere che, a quell’età, non ci sia sessualità. Naturalmente è falso: il sesso piace anche a loro, così come ognuno di noi ha una parte di sé che tende alla pedofilia. Solo che ce la neghiamo e viviamo in un clima proibizionista".
Per Andraghetti, la soluzione del flagello pedofilia è la stessa del Partito Radicale cioè la distinzione tra la pratica consenziente e gratuita, che andrebbe permessa, e la costrizione a scopo di lucro, che andrebbe vietata. "Proprio grazie al proibizionismo gli affari aumentano: succede per l’eroina e succederà anche per i bambini. (...) Se qualcuno capisce che rende, diventa praticamente impossibile vietarlo. Ci saranno sempre meno pedofili che comprano videocassette e molti di più che ’fanno’. (...) "Non si distingue tra chi produce il materiale, guadagnandoci, e chi ne usufruisce. Un pedofilo dolce come me finisce per essere messo sullo stesso piano di un violento. Le garantisco che un pedofilo tratta i bambini come fossero dei figli. Ha un rapporto profondo con loro, innanzitutto di amicizia. Poi magari càpita di arrivare anche al sesso, come succede con gli adulti. Ma il bambino non si offre subito, lo fa solo quando c’è un rapporto profondo. E’ naturale che sia così"[lxxxviii].
6. La necessità di reprimere la giustificazione ideologica della pedofilia
La tutela morale dei fanciulli, per essere efficace, deve consistere nella repressione della propaganda da parte di tutti coloro che esaltano e legittimano condotte immorali e contro-natura come uomini politici, intellettuali o protagonisti del mondo dello spettacolo stanno facendo negli ultimi anni in Italia e nel mondo.
Il teologo dell’"Osservatore Romano", padre Concetti, sul quotidiano della Santa Sede ha sottolineato come "nel fenomeno pedofilo è da ricercare anche l’aspetto ideologico. Gruppi e movimenti di determinate correnti culturali rivendicano la pedofilia come un diritto. In un pubblico dibattito televisivo è stata rilanciata questa assurda e allucinante sfida. (...) Il sesso viene concepito come un oggetto di consumo e di piacere da esercitarsi come e quando e con chi si vuole. (...) A Caino, pentitosi del delitto fratricida, Dio garantì la vita ponendogli il sigillo dell’incolumità. Del dissacratore dei ’piccoli’, Gesù ha detto che è meglio per lui essere gettato, con una macina al collo, negli abissi del mare" [lxxxix].
Ogni comportamento presuppone un presupposto ideologico, un clima culturale che lo genera. Qual’è il brodo di coltura della pedofilia? Non c’è dubbio che le sue radici risalgono a quel relativismo culturale che a partire dal 68 si diffuse come una pestilenza e che ha avuto il Partito Radicale come sua punta di lancia. Lo slogan della contestazione studentesca "vietato vietare" costituisce il fulcro dell’immoralismo antiproibizionista.
"Sotto un’apparenza falsamente moderata, - osservava lo studioso cattolico Guido Vignelli, in un convegno presso la Camera dei Deputati contro la droga - l’anti-proibizionismo si dichiara implicitamente erede degli anarchici, secondo i quali il problema della criminalità consisterebbe nella repressione poliziesca! – invece- C’è qualcosa di peggio dei mercanti di morte: sono i falsi profeti della droga, i guru della "cultura della droga", i propagandisti della "rivoluzione chimica".
Chi giustifica il crimine è infatti peggiore di chi semplicemente lo commette. Chi si droga, può darsi che lo faccia per sola debolezza; chi spaccia la droga, può darsi che lo faccia per solo guadagno; ma chi giustifica e propaganda ed esalta la droga, magari senza drogarsi, lo fa di solito perché vuole seminare lucidamente e cinicamente germi di distruzione e di morte in seno alla società, specialmente fra i giovani, togliendo a loro quelle sane resistenze e quei buoni princìpi che possono essere i soli baluardi contro la corruzione. Ecco perché non è possibile alcun compromesso con i fautori della libera droga" [xc] e nemmeno, aggiungiamo, con i fautori della pedofilia "non violenta"!
La legittimazione delle relazioni sessuali (consensuali) tra gli adulti e i bambini è, come abbiamo visto, un fenomeno dalle precise radici culturali che affondano nell’ideologia anarchica e antiproibizionista all’interno di un processo di dissoluzione dei principi e delle istituzioni cristiane che si collega a quella profonda rivoluzione comportamentale che fu il 68.
Il termine antiproibizionismo, che riassume la concezione di vita e la battaglia militante del Partito Radicale, esprime il rifiuto di ogni proibizione, divieto o limite richiesti non solo dalla oggettività della legge morale naturale ma anche dalla cogenza delle leggi civili. E’ necessario rendersi conto dell’esistenza del pericolo individuando nella rappresentanza radicale, guidata da Emma Bonino e Marco Pannella, l’avanguardia di questa filosofia di vita anarchica che rischia di sovvertire le basi civili ed etiche dell’Italia e dell’Europa di domani.
Non bisogna lasciarsi ingannare da queste forze quando esse giustificano la loro azione dissolutoria della morale cristiana in nome dei "diritti" dell’uomo. "L’Osservatore romano" ben definisce "assurdo" l’atteggiamento "schizofrenico di coloro i quali condannano la pedofilia e al tempo stesso auspicano la liberalizzazione della droga. Versano lacrime di coccodrillo sulle vittime della brutalità e magari sono d’accordo sul riconoscimento di ’famiglie’ e ’matrimoni’ omosessuali (dopo aver a suo tempo favorito coll’introduzione del divorzio la banalizzazione del matrimonio e la disgregazione della famiglia naturale)". Si tratta delle stesse persone, osserva l’organo della Santa Sede, "che si dicono contrarie alla pena di morte, ma salutarono l’aborto di Stato quale conquista civile (...). Sono gli stessi che confondono libertà e diritti umani con quello sfrenato permissivismo che solitamente fila a braccetto con la più avvilente e disumanizzante pornografia" [xci].
Per gli antiproibizionisti, la completa "liberazione" di ogni impulso della sfera sessuale non sarebbe un flagello sociale, ma anzi la conquista civile e morale[xcii] di una moderna democrazia, che presupporrebbe un alto grado di "auto-coscienza".
In realtà la legalizzazione dell’erotismo e dei rapporti "consensuali" con i bambini significa l’istituzionalizzazione del sopruso, l’essenza stessa di ogni violenza[xciii]. Il pansessualismo conduce la società al peggiore totalitarismo. Lo ammette anche uno spirito eminentemente "laico" come Norberto Bobbio che, rispondendo alcuni anni fa ad un invito a difendere l’erotismo, si disse non solo contrario ad ogni sua espressione, ma sottolineò che una società civile non può esistere senza sano costume. "Se al dispotismo occorre il terrore ed alla oligarchia il senso dell’onore, la democrazia riposa esclusivamente sulla virtù. Non si può essere insieme buoni democratici e difensori dell’erotismo".[xciv]
Il compito della legge è quello di garantire l’applicazione della giustizia, ma la giustizia non è altro che la sanzione giuridica dei valori morali assoluti che sono inerenti alla natura umana e che lo Stato non può contraddire.
E’ dovere quindi del legislatore isolare una ideologia nei confronti della quale ogni compromesso costituisce una sicura sconfitta per tutta la società e, in particolare, un danno irreversibile ai giovani oggetto di una aggressione culturale e morale senza precedenti nella storia[xcv].
Per colpire efficacemente la pedofilia occorre quindi estirpare le sue radici ideologiche, distruggere il giro di interessi a cui si alimenta e la rete di complicità che la promuove e la favorisce.
Occorre cercare, in una parola, i veri responsabili dello sviluppo di quello che il Cardinale Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, ha definito un "crimine contro l’ umanità".[xcvi]
***
Fabio Bernabei, studioso di problemi politici e sociali, collabora a riviste specializzate italiane e straniere ed è autore di diverse pubblicazioni tra le quali "Droga libera? 100 ragioni contro" (Roma, 1998).
NOTE PARTE SECONDA
[xli] "C’è pure la lobby di chi li considera solo dei diversi", in "Libero", 20 agosto 2000.
[xlii] "Avvenire", 28 ottobre 1998.
[xliii] Ibidem.
[xliv] "Avvenire", 6 settembre 1996.
[xlv] "Libero", cit.
[xlvi] www. Radicalparty.it.
[xlvii] "Il Foglio", 14 settembre 1998.
[xlviii] "Occorre abbassare il livello di pubblicità nei confronti di quell’orrore che è la pedofilia (…) In Italia si è esagerato (…) c’è un eccesso di allarme che si trasformato in propaganda dissennata per l’orrore". (ASCA, 9 ottobre 2000.)
[xlix] "Il Tempo", 3 ottobre 2000.
[l] "La condanna della Chiesa recepita dalla legislazione europea" in "Chiesa e omosessualità. Le ragioni di un immutabile condanna", Centro Culturale Lepanto, Roma 1995, pp. 19-27.
[li] Gianni Rossi Barilli, Il movimento gay in Italia, Feltrinelli, Milano 1999, p.128.
[lii] Ibidem, p.60.
[liii] Ibidem, p.73.
[liv] Nella nota su "Notizie Radicali" (20 luglio 1972) Pannella scrisse: "Ma che il FUORI funzioni o no, che si riveli o no anche ai più per quel che è - un movimento di rivolta anche morale (quindi anche di rinnovamento morale per chi vi partecipa), al di là della questione della sede e dei servizi che noi forniamo anche loro - l’obiettivo d’una lotta per una sessualità vissuta da laici e da libertari è necessariamente nostro. Perché quello di cui si tratta, in realtà non è di "omo" o di "etero" sessualità ma di sessualità e basta." La nota fu ripreso nell’articolo "Contro l’(omo)sessualità di classe", del bollettino mensile "Fuori", n. 3, settembre 1972.
[lv] Frank V. York, Robert H. Knight, "Homosexual activists work to normalize sex with boys", Family Research Council, Special Publication, Washington D.C., Maggio 1999, p. 3.
[lvi] Enrique T. Rueda, "The Homosexual Network", Old Greenwich Connecticut, Devin Adair Company, 1982, p. 201.
[lvii] "La prova radicale", 31gennaio19
[lviii] Altro scandalo parlamentare del Partito Radicale fu l’elezione, nel 1983, di Tony Negri, "considerato l’ideologo del ‘terrorismo rosso’" in Italia ("La Stampa", 6 agosto 1999), il quale, in carcere dal 1979, dopo numerose condanne, appena beneficia dell’immunità parlamentare, ne approfitta per fuggire all’estero. Un gruppo di detenuti per terrorismo partecipa, nel febbraio del 1987, al XXXII Congresso del Partito Radicale usufruendo di un permesso speciale. Tra i collaboratori del Partito ci sono Sergio D’Elia, ieri corresponsabile degli "anni di piombo" nelle file di "Prima Linea", e due ex-terroristi di estrema destra, omicidi confessi, la Mambro e Fioravanti.
La simpatia dei fuorilegge per l’ideologia radicale è di lunga data. Oltre agli apprezzamenti dei camorristi per le iniziative politiche - "I ringraziamenti ci giungevano ogni giorno a Radio Radicale" si vantava Francesco Rutelli a "Il Messaggero" (3 settembre 1986) - si iscrissero al Partito Radicale boss della ’ndrangheta calabrese come Giuseppe Piromalli (condannato a 5 ergastoli) ed il "killer delle carceri" Vincenzo Andraous ("il Messaggero", cit.) che diverrà anche testimonial del Partito ("Corriere della Sera", 29 novembre 1986).
[lix] Non meravigli l’affinità tra i produttori "a luci rosse" e gli ambienti politici "libertari". Hugh Hefner, capo dell’impero finanziario della Fondazione Playboy, ammette di seguire, nelle sue attività, una precisa linea politica "progressista": "L’orientamento è sostanzialmente libertario, più che ‘liberal’ in senso tradizionale (…) Altra priorità, qui a Playboy è per un’autentica separazione tra Stato e Chiesa e perchè venga rispettata la libertà di religione quanto la libertà dalla religione. Poi, naturalmente, combattiamo le battaglie quotidiane: la diffusione dei metodi concezionali, l’aborto legalizzato oggi sotto attacco, l’educazione sessuale nelle scuole …" (cfr. "Prima International", Maggio 1989).
[lx] "Il Messaggero", 10 settembre 1987.
[lxi] "Il Messaggero", 16 luglio 1989.
[lxii] Il manager della Staller, Riccardo Schicchi, uno dei nomi più famosi dell’industria pornografica in Italia, in una intervista si dichiarò "favorevole all’utilizzazione di minorenni, seppure ‘con le opportune garanzie’, in scene porno" ("Il Giornale d’Italia", 2 giugno 1988).
[lxiii] "Il Messaggero", 11 dicembre 1988.
[lxiv] Cfr. "E’ più porno se made in Italy" in "Corriere della Sera", 1 agosto 1987.
[lxv] Ibidem.
[lxvi] "Notizie Radicali", n.51, 11 marzo 1988.
[lxvii] "Il Messaggero", 25 aprile 1980.
[lxviii] Basti ricordare che la prima pubblicazione del famoso "manifesto" inneggiante ai benefcici dell’uso di droga, scritto dal profeta del’LSD, Timothy Leary, avvenne sul mensile "Playboy" del settembre 1966; e che nel 1970 la stessa "Fondazione Playboy" finanziò la creazione della National Organization for the Reform of Marijuana Laws (NORML), la potente organizzazione antiproibizionista americana per la riforma delle leggi sulla marijuana. Il sostegno finanziario di "Playboy" alla NORML è poi continuato nel tempo. Cfr. "NORML. 10° Anniversary 1980", Brochure NORML, Washigton 1980, p.12.
[lxix] III° Rapporto Ispes sulla Pornografia, Eurispes, Roma 1993.
[lxx] Ibidem.
[lxxi] G. Rossi Barilli,op. cit., pp. 42-43.
[lxxii] Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale, Giulio Einaudi editore, Torino 1977, p. 237. Mario Mieli nasce a Lora vicino a Como, da un industriale della seta. Fin da giovanissimo abbraccia la dottrina marxista e coltiva devianze di tipo omosessuale. "Una volta lo spedirono in manicomio perché a Londra, dove aveva aderito al Gay Liberation Front, girava nudo sotto la pelliccia, o dentro un abito a rete che non nascondeva gli organi genitali, chiedendo ai poliziotti di lasciarsi baciare" (cfr. "La Repubblica", 7 luglio 2000). Tornato in Italia aderisce a Lotta Continua e diviene uno dei fondatori del "Fuori" (Fronte Unitario Omosessuali Rivoluzionari Italiani) prima e dei Collettivi Omosessuali Milanesi poi. Muore suicida il 12 marzo 1983.
L’opera che gli diede maggiore notorietà fu "Elementi di critica omosessuale" scritta per evidenziare "l’importanza della liberazione dell’omosessualità nel quadro dell’emancipazione umana: infatti, per la creazione del comunismo, è conditio sine qua non, tra le altre, la completa disibizione delle tendenze omoerotiche" (M. Mieli, ibidem, pag. X).
La rivoluzione sessuale fu da Mieli non solo propagandata ma anche vissuta. Come ci ricorda Natalia Aspesi ("la Repubblica", cit.), Mario Mieli conduceva in giro per l’Italia perfomance durante i quali "ricoperto di collane come Sarah Bernhardt, e un paio di orecchini di piume, mangia cacca con le dita, elegantemente, e poi beve la sua stessa pipì, fatta lì al momento, in primo piano".
[lxxiii] "Corriere della sera", 17 agosto 1999.
[lxxiv] "Emma Bonino. Una vita dedicata alla trasgressione", Numero speciale di "Famiglia Domani Flash", n. 3-1999.
[lxxv] Il 21 novembre 1995, al teatro Flaiano in Roma per protestare contro la televisione di Stato accusata di non dare soddisfacente pubblicità al Partito Radicale.
[lxxvi] Cfr., per esempio, "1994", su "Notizie Radicali", anno 27, n. 18 del 3 novembre 1993.
[lxxvii] "L’esponente radicale difende le battaglie sui diritti civili degli anni 70" in "La Stampa", 15 agosto 2000.
[lxxviii] "L’Osservatore romano", 6 dicembre 1993
[lxxix] "Corriere della Sera", 18 novembre 1993.
[lxxx] "Il Sostituto procuratore della Repubblica Domenico Sica ha aperto un’inchiesta su Radio Radicale (…) in uno dei messaggi agli utenti di ‘Radio Radicale’ che ‘legano’ gli interventi del pubblico c’è un invito specifico, rivolto a chi chiama, a non rivelare la propria identità. Un’ipotesi di favoreggiamento, o addirittura di istigazione a delinquere, se qualcuno, nel suo messaggio, dovesse aver commesso qualche reato." cfr. "Il Messaggero", 12 agosto 1986.
[lxxxi] "L’Osservatore romano", cit.
[lxxxii] "Pedofilia figlia della trasgressione" in "Avvenire", 1 ottobre 2000.
[lxxxiii] "The Washington Times", 24 luglio 2000.
[lxxxiv] Ibidem.
[lxxxv] Presentazione del Convegno del Partito Radicale "Pedofilia e Internet, vecchie ossessioni e nuove critiche", 27 ottobre 1998.
[lxxxvi] "Un partito ricco e potente protegge i pedofili" in "Libero", 20 agosto 2000.
[lxxxvii] Luther Blisset, "Lasciate che i bimbi. Pedofilia: un prestesto per la caccia alle streghe", Castelvecchi, Roma 1997, p. 12.
[lxxxviii] "il Manifesto", 27 giugno 1997.
[lxxxix] "Osservatore Romano", 28 giugno 2000.
[xc] Guido Vignelli, "L’inganno dell’antiproibizionismo", Atti del Convegno di Forza Italia "Droga: un pericolo etico. Pericoli e inganni" del 28 settembre 1999 presso la Camera dei Deputati – Roma.
[xci] "Pedofilia e lacrime di coccodrillo in una visione schizofrenica del mondo", "L’Osservatore Romano", 26 novembre 1997.
[xcii] Frequentemente i radicali aggettivano le loro tesi con i termini di "morale" o "etico". Il filosofo anti-proibizionista ed eurodeputato Gianni Vattimo ha illustrato la relatività per un libertario di questi concetti. "Un coerente antiproibizionista deve riconoscere, credo, che la cultura che rende vivibile il mondo e dà colori e gusto alla nostra esperienza consiste sempre nel porre limiti e nel superarli (…) I limiti (etici, sociali) come tali non sono male; anzi sono il sale della terra. Male è quando si pensano come indiscutibili e ‘naturali’: allora diventano dannosi." Cfr. "Il piacere sottile dei limiti morali", "La Stampa", 4 agosto 2000.
[xciii] La violenza personificata (in greco Bìa) era rappresentata, nella mitologia ellenica, come una donna che, con una clava, uccide un bambino. La violenza su un bambino è quindi, da sempre, il modello, il paradigma di ogni violenza, dall’aborto alla pedofilia.
[xciv] "Il Tempo", 23 novembre 1987.
[xcv] Prendiamo esempio dal Senato degli Stati Uniti che il 26 gennaio 1994 (103d Congress, 2d Session) ha votato all’unanimità un emendamento in cui si subordinava la prosecuzione dei finanziamenti USA all’ONU al ritiro del riconoscimento concesso alle organizzazioni che promuovevano la pedofilia "non violenta". L’emendamento del Senato si riferiva allo "statuto consultivo concesso all’ILGA". "Questa organizzazione – proseguiva il documento approvato dal Senato – include l’infame Nambla che è una organizzazione filopedofila la quale lavora per organizzare un supporto ai giovani e agli adulti che hanno o desiderano una relazione sessuale conseziente ed educare la società sulla loro natura positiva". La ferma posizione dei rappresentanti del popolo degli Stati Uniti costrinse il Consiglio dell’ONU a sospendere all’ILGA lo status di consulente, la quale, per essere riammessa, fu costretta a espellere il NAMBLA.
[xcvi] Comunicato stampa di presentazione del Giubileo delle famiglie,13 ottobre 2000.
|
| |
| |
|
Punteggio Medio: 0 Voti: 0
|
|
|
|
|