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Il grido silenzioso



 

A Cuba i ragazzi sanno tutto sulla contraccezione, ma non hanno il cemento per riparare le case
 di Antonio Gaspari

Carlo Casini presidente del Movimento per la Vita Italiano e noto uomo di legge, è appena tornato da un viaggio a Cuba; Tempi lo ha intervistato.

[Da "Tempi" n. 9, 28 febbraio 2002]

Qual è la situazione a Cuba?

Una grande povertà, accettata e diffusa. Per noi italiani che durante la seconda guerra mondiale abbiamo sperimentato l’esperienza della tessera per il cibo, trovare ancora un paese dove è razionato il pane, fa una grande impressione. A Cuba tutto è razionato. Il caffè per esempio, Cuba produce il caffè, ma all’interno del Paese è razionato. Non si distribuisce la qualità migliore, ma quella peggiore. Sono stato all’Avana dove la case, almeno nel passato, avevano una certa dignità, arte coloniale tipica dell’America del sud e centrale. Adesso è tutto in decadenza. Non esiste manutenzione né restauro. Ho incontrato una famiglia che vive in una casa senza il soffitto di una camera, ma non possono ripararla. Perché non si trova il cemento, non c’è il legname. In questo contesto la gente vive in baracche. Case con una sola stanza.

Cosa si fa per la difesa della vita?

In questo contesto la situazione delle famiglie e della difesa della vita non sono affatto incoraggianti. Il matrimonio, per esempio, mi hanno detto che viene celebrato solo dal 5% delle coppie. Sono andato lì per promuovere la difesa e l’accoglienza della vita. Ma non c’è bisogno di case d’accoglienza per ragazze madri, perché le ragazzi madri sono l’assoluta maggioranza, la promiscuità sessuale è largamente diffusa. Forse anche a causa di questa situazione l’aborto è diffusissimo, con percentuali spaventose. Mi hanno detto di quattro aborti per ogni nato vivo. Una politica antivita dettata soprattutto della povertà e dalla impossibilità di avere un lavoro ben retribuito, Per questo abbiamo favorito la costituzione di case d’accoglienza dove si può lavorare. Luoghi dove si può trovare lavoro e guadagnare un pò di denaro per portare avanti la gravidanza. Devo dire che il popolo cubano mi ha commosso, perché in mezzo alle sofferenze, continua a sorridere. In merito alla contraccezione, mi hanno raccontato che essendo la scuola solo di Stato, la libertà di insegnamento non esiste. Appena i ragazzi iniziano a frequentare le scuole superiori, c’è un educazione alla contraccezione, al punto che alle ragazzine che superano i 12 anni di età viene consigliato l’uso della spirale. Non ho capito bene se si tratta di un invito o di un imposizione, certo è che sembra difficile sottrarsi a questa pratica. Dal punto di vista del fervore religioso, nonostante tanti anni di legislazione atea, sembra esserci una tensione verso la fede cattolica. Il regime però organizza spesso e volentieri mobilitazioni generali per la difesa di Cuba, proprio la domenica, iniziando dalle ore 7,30, ed è quindi impossibile per i cubani andare a Messa. Uno immagina Cuba come un paradiso terrestre, ma quello che ho visto non è affatto un paese paradisiaco. Un giorno ho fatto un viaggio da l’Avana a Pinar del Rio e lungo la strada ho visto che c’era una specie di museo. Un luogo dove si conservano le specie più raffinate di orchidee. Per entrare ci vuole il passaporto. Il museo è vietato ai cubani, perché non devono spendere denaro per cose inutili.

 


 
   

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