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Il grido silenzioso



 

Le ragioni della vita
 di Mario Palmaro 

Tutte le informazioni che la scienza ci mette a disposizione mostrano che la vita di ogni uomo prende il via con il concepimento. Anche sotto il profilo giuridico e filosofico l’embrione è un essere umano e va tutelato. Qualche argomento in sintesi.

[Da "il Timone" n. 15, settembre/ottobre 2000]

Aborto, fecondazione artificiale, uso di embrioni umani come cavie di laboratorio, clonazione: la guerra contro la vita concepita si è fatta in questi sempre più aspra. Una guerra silenziosa, invisibile, spesso dimenticata, consumata nell’indifferenza generale. Chiunque fra noi - viaggiando la mattina sul treno, diretto al proprio lavoro - provasse a difendere il diritto alla vita di un cucciolo d’animale avrebbe il plauso e l’approvazione di tutti i suoi interlocutori; ma se il cucciolo fosse d’uomo, magari un embrione di poche settimane, allora un muro di disapprovazione circonderebbe il nostro incauto viaggiatore. Questa è la cifra della società in cui viviamo: condanna alla gogna chi abbandona il proprio cane, mentre "rispetta" la libertà di chi si sbarazza del proprio figlio concepito.

Il lupo e l’agnello

Il divieto di uccidere l’innocente è da sempre uno dei capisaldi della morale naturale: come è possibile che oggi questo elementare precetto etico sia sistematicamente violato senza provocare alcun tipo di reazione? Siamo di fronte a una strategia molto sofisticata, attuata attraverso gli strumenti che plasmano l’opinione pubblica - giornali, radio e Tv, partiti politici, agenzie culturali - per rendere "digeribile" all’uomo della strada l’uccisione volontaria di un bambino non ancora nato.

Occorre una scusa, un pretesto che trasformi un atto riprovevole in un gesto privo di significato morale, o addirittura buono. Torna in mente la celebre favola latina del lupo e dell’agnello. Il predatore cerca a tutti i costi un appiglio cui attaccarsi per legittimare il suo progetto omicida: "mi sporchi l’acqua del ruscello"; "tuo padre ha offeso il mio". L’esito della storia è scontato, e alla fine, nonostante nessun argomento stia in piedi, il lupo si mangia il povero agnello. È la medesima fine cui è condannato spesso l’embrione umano, il quale è talmente indifeso che potrebbe essere toto dì mezzo senza ricorrere a pretesti pelosi: ma tant’è, l’uomo ha bisogno di autoassolversi quando compie il male.

La strategia di giustificazione dell’aborto ha un peso determinante anche nei confronti della donna, che viene sospinta verso il tragico gesto da una mentalità abortista diffusa, divenendo essa stessa vittima di una cultura della menzogna. Molte donne che hanno abortito1 resesi conto di ciò che hanno tatto, non riescono a perdonare chi le ha ingannate tacendo la vera identità umana del nascituro.

Il profilo biologico

Dentro questa strategia, ha un ruolo decisivo l’incessante lavoro di disinformatzja per convincere la gente che la vita umana inizia in un momento diverso dal concepimento. Sì tratta di un punto che potrebbe essere liquidato con poche, chiare parole, dal momento che la questione e molto semplice: gli esseri viventi appartenenti al regno animale iniziano ad esistere dopo che l’unione tra i gameti maschile e femminile ha originato un nuovo essere, dotato di un patrimonio genetico autonomo e caratteristico.

Nulla è più eloquente della realtà. Ma poiché il ’900 ha visto sistematicamente prevalere le ideologie sui fatti - con i disastri che tutti conoscono -, anche in questo campo si sono scatenate le olimpiadi delle questioni di lana caprina.

Obiettivo: dimostrare che la vita umana inizia in un momento successivo alla fecondazione. Non è qui possibile dare conto di tutte le argomentazioni, anche le più fantasiose, gettate sul tappeto per convincere l’opinione pubblica che la vita inizia dopo il concepimento: basti dire, tanto per rendere l’idea della confusione, che nel 1988 è uscito negli Stati Uniti un libro intitolato When did I begin? (Quando comincio io), in cui si sostiene che ognuno di noi "esiste" a partire dai 14 giorni dopo la fecondazione.

L’autore, Norman Ford, è un salesiano rettore di un collegio teologico cattolico. I mass media si gettarono a pesce sull’opportunità di attribuire a un sacerdote una simile interpretazione: poco importa che un genetista di fama mondiale come Angelo Serra smontasse in tre mosse il castello di sabbia costruito da Ford. Purtroppo, vale nel campo delle opinioni la legge di Gresham; la moneta cattiva scaccia quella buona.

In definitiva:

a. Tutte le informazioni che la scienza ci mette a disposizione concorrono a mostrare che la vita di ogni uomo prende il via con il concepimento.

b. Se d’altra parte così non fosse, basterebbe domandarsi chi o che cosa è l’embrione umano nel periodo che intercorre fra la fecondazione e il 14° giorno, o il terzo mese: un vegetale? una coltura batterica? un minerale?

c. Dal punto di vista biologico, le caratteristiche somatiche di ciascuno di noi sono inscritte nel nostro patrimonio genetico sin da quei primissimi istanti: io, e nessun altro, è stato per nove mesi quel determinato embrione. Per sfuggire a questa verità elementare occorre negare i fondamenti della ragione umana, a cominciare dal principio di non contraddizione.

d. Per riconoscere quanto abbiamo appena scritto, non occorre attingere al deposito della fede o alla rivelazione, ma alla semplice ragione, così come per affermare che il pianeta Terra ha un satellite e Giove ne ha dodici.

Il profilo filosofico

Oggi sta diventando sempre più difficile negare che l’embrione subito dopo la fecondazione sia un essere vivente appartenente alla specie homo sapiens. Un embrione di due mesi, anche se down o focomelico, impone la sua invincibile umanità attraverso lo schermo dell’ecografo. Si è allora verificata una controffensiva su tre diversi piani, che possono essere riassunti con le seguenti affermazioni:

a. D’accordo, il concepito è un essere umano, ma non è una persona perché sprovvisto delle capacità superiori tipiche dell’uomo adulto.

È facile rispondere che il concepito è ontologicamente titolare di tutte le funzioni superiori, nonostante non sia ancora in grado di manifestarle pienamente; e forse le manifesterà in modo incompleto o non riuscirà mai a comunicarle, a causa di una patologia. Ma ciò non toglie che egli sia uomo, pienamente e già in atto. Nessuno poteva prevedere, osservandolo due giorni dopo il suo concepimento, che padre Norman Ford sarebbe divenuto un salesiano e avrebbe scritto un pessimo libro; si poteva pensare sarebbe diventato un cantante rock, o un astronauta, o un idraulico. Salesiano non lo era ancora; uomo, sì. Anche un neonato è incapace di moltissime "facoltà superiori"; un malato di Alzhaimer le perde a poco a poco; e ognuno di noi è un incapace grave di fronte alle conoscenze nel campo della fisica di Albert Einstein. Ma abbiamo tutti una cosa in comune con l’embrione e con Einstein: siamo uomini.

Senza dimenticare che la scienza stessa ci sta svelando un mondo di comunicazioni, di gesti, di gioie e di sofferenze vissute ed espresse dal nascituro nei confronti della madre (e viceversa) che superano la nostra stessa immaginazione, rivelando l’esistenza di "facoltà Superiori" che, una volta nati, perdiamo irreparabilmente essendo proprie solo dell’età gestazionale.

b. D’accordo, il concepito e un essere umano, ma da un fatto scientifico non può essere dedotto alcun principio morale, e chi pretende di farlo opera una riduzione dell’uomo a/la sua materia biologica.

L’osservazione della realtà non mi dice ancora dove stia il bene o il male, ma è il presupposto per poter agire moralmente: viaggiando in auto nella nebbia, devo distinguere se l’ombra che intravedo è un uomo ferito o un sacco di stracci, e nel dubbio mi fermo. Il principio morale non nasce dai miei occhi che vedono, ma senza l’osservazione e il riconoscimento della realtà mi è impossibile agire secondo verità. Con l’embrione è la medesima cosa.

c. D’accordo, il concepito è un essere umano, ma può essere soppresso.

Penso non siano necessari commenti a questa massima espressione di disumano cinismo. Essa tuttavia spiega senza giri di parole ciò che è avvenuto in questi anni nei nostri parlamenti e ci introduce al terreno più scottante dell’intera materia, quello giuridico.

Il profilo giuridico

Anche una volta ammessa l’umanità del concepito, e il suo essere di conseguenza persona, l’abortismo non demorde: sposta la sua battaglia sul terreno del diritto, e afferma che il legislatore può scientemente stabilire dei "paletti convenzionali", cioè può fingere che la vita umana inizi al 90° giorno, o al 120°, o quando il nascituro diventa capace di. sopravvivere fuori dal corpo della madre. Un vero capolavoro di ipocrisia, che attribuisce al diritto capacità magiche: non è più la realtà delle cose a informare le scelte del legislatore, ma e il legislatore a costruire una realtà parallela e alternativa a quella vera. Caligola fece senatore un cavallo, e avrebbe potuto anche "fare" cavallo un senatore; così la legge trasforma un uomo concepito in un oggetto di proprietà della madre o dello scienziato. Come si vede, alla fine viene trovato il modo di saltare a piè pari tutto il dibattito sull’inizio della vita umana - che è comunque servito a narcotizzare le coscienze - invocando altri punti geometrici di riferimento; la prevenzione della clandestinità, la libertà di scelta della donna, il "bene" del figlio handicappato.

Insomma, il meccanismo è semplice; offuscare la visione del concepito, ridurlo a cosa, ma affermare alla fine che è giusto e doveroso sopprimerlo anche se fosse un uomo. Grande è il lavoro che ci attende per dare voce alla verità. A cominciare dallo scompartimento ferroviario dove ogni mattina incontriamo il mondo. 

Bibliografia

AA.VV., Identità e statuto dell’embrione umano, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1998. AA.VV., Fecondazione extracorporea: pro o contro l’uomo?, Gribaudi, Milano 2001. 
Claudia Cimino, Risonanze di Coppia - La personalità in embrione, Due Sorgenti, Roma 2001.
Emanuele Samek Lodovici, Metamorfosi della gnosi, Edizioni Ares, Milano 1991. 
Mario Palmaro, Ma questo è un uomo, San Paolo, Cinisello B.mo (Ml) 1998.

Evangelium vtae

Questo orizzonte di luci ed ombre deve renderci tutti pienamente consapevoli "che ci troviamo di fronte ad uno scontro immane e drammatico tra il male e il bene, la morte e la vita, la "cultura della morte" e la "cultura della vita". Ci troviamo non solo "di fronte", ma necessariamente "in mezzo" a tale conflitto: tutti siamo coinvolti e partecipi, con l’ineludibile responsabilità di scegliere incondizionatamente a favore della vita". (Giovanni Paolo II, Evangelium vitae, n. 28)

"… nel caso dell’aborto si registra la diffusione di una terminologia ambigua, come quella di "interruzione della gravidanza", che tende a nasconderne la vera natura e ad attenuarne la gravità nell’opinione pubblica. Forse questo fenomeno linguistico è esso stesso sintomo di un disagio delle coscienze. Ma nessuna parola vale a cambiare la realtà delle cose: l’aborto procurato è l’uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita". (Giovanni Paolo II, Evangelium vitae, n. 58)

 


 
   

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