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Il grido silenzioso



 

I giochi dell’Onu sulla vita
 di Giorgio Ferrari

PROVOCAZIONE. Le organizzazioni internazionali minacciano i veri diritti dell’uomo? Un pamphlet del teologo Schooyans. Le nazioni sono ridotte a semplici ingranaggi della società globale, che governa tutto secondo il suo nuovo paradigma etico e diffonde una cultura di morte. Un’altra Yalta ha imposto il "disordine mondiale" dell’Era dell’Acquario, finanziata da una grande lobby con radici gnostiche.

[Da "Avvenire", 15 settembre 2000]

"Come può un’ideologia lugubre, che raccomanda la sterilizzazione, l’aborto, la contraccezione sistematica e persino l’eutanasia come prezzo di un pansessualismo sfrenato, restituire agli uomini la gioia di vivere e la gioia di amare?". E’ la domanda che si pone Michel Schooyans, professore emerito all’Università Cattolica di Lovanio e membro dell’Accademia pontificia di scienze sociali, nel denso pamphlet dal titolo "Nuovo disordine mondiale" (appena edito dalla San Paolo, pagine 318, lire 32.000), un viaggio doloroso quanto implacabile nelle ideologie secolarizzate degli ultimi tre secoli, che approda in un pelago solo apparentemente dedito ai diritti dell’uomo, ma che poi - si scopre - dell’individuo compie una selezione eugenetica fin dal suo nascere, assegnandogli non tanto un caratura umana, quanto un posto in un paradigma. Violando il quale, l’individuo e` respinto, emarginato, talvolta eliminato. Varie sono le stazioni che Schooyans percorre per dimostrare come anche le organizzazioni mondiali nate a tutela della dignità dell’uomo e delle sue istituzioni (dall’Onu alla Banca mondiale, a innumerevoli Ong) finiscono per aderire a un neo-malthusianesimo che lede nel profondo l’unicità e l’eguaglianza che spettano ad ogni essere umano. Impressionante in questo senso l’approfondimento sulla sanità, oggetto di algoritmi economici che tendono sempre più a privilegiare l’aspetto finanziario (e il conseguente onere che le infermità determinano sui costi sociali) e sempre meno quello della persona umana. Non stupisca dunque, spiega Schooyans, come di certe malattie verrà abbandonata la ricerca perché "escono dal paradigma", ossia non "convengono". La salute sta diventando in altre parole un prodotto subordinato agli imperativi economici: "Essa - scrive Schooyans - viene fabbricata, venduta, consumata secondo criteri di scarsità e solvibilità, vale a dire secondo le leggi del mercato". Non sfugge, in questo contesto, il meccanismo stesso della globalizzazione: "La visione olistica del mondo - si legge - subordina le nazioni sovrane ai programmi degli ideologi della mondializzazione. Il principio di sussidiarietà viene in questo modo pervertito: le nazioni particolari sono ridotte a semplici ingranaggi della società globale". Fenomeno che ha un riverbero squisitamente politico, quando Schooyans afferma che "la collaborazione fra le organizzazioni intergovernative (tra cui l’Organizzazione mondiale della sanità) e alcune Ong, evidentemente scelte per la loro subordinazione al "nuovo paradigma", non fa altro che rafforzare la potenza dell’Onu e aumentare la sua capacita` di far pressione sugli Stati e di eroderne la legittima sovranità". E’ questo, secondo l’esperto, il nuovo disordine mondiale, la Yalta, la Bretton Wood senza nome. Anzi, un nome - in filigrana - ce l’avrebbe: nuovo paradigma, ma anche Era dell’Acquario, prosecuzione - a giudizio dell’autore - del percorso di frattura epistemologica avviato nell’età moderna, proseguito con il secolo dei Lumi, ed ora servito ad uso e consumo di massa grazie a una concezione olistica, che assegna all’uomo il privilegio illusorio di esercitare il proprio potere su tutto, dalla nascita alla morte, dalla manipolazione genetica alla selezione comportamentale. Una grande lobby mondiale - afferma Schooyans - asseconda e finanzia questo progetto. Una lobby che ha il suo centro (si può dire anche messianico) negli Stati Uniti e radici neo-gnostiche internazionali. Ma non si pensi che la ricognizione di Schooyans si limiti a pure supposizioni: il teologo belga indaga anche sul mutato concetto di "diritti dell’uomo" (che non a caso sono oggetto di discussione presso una Convenzione europea incaricata di redigere la nuova Carta fondamentale per la Ue), che vedono minacciati i confini stabiliti nel 1948 in nome di "nuovi diritti", come "il diritto alla salute sessuale e riproduttiva, ivi compreso il diritto all’aborto, a diversi modelli di famiglia, al riconoscimento dello status degli omosessuali". Ma più di tutti - osserva l’autore - e` minacciato il diritto alla vita. Anche l’Onu - conclude Schooyans nella sua dura requisitoria - ha pesanti responsabilità, poiché "continua ad andare sempre più velocemente verso obbiettivi contrari ai suoi obbiettivi originari, che erano quelli di promuovere i diritti dell’uomo e lavorare per lo sviluppo". E a pagare il conto più salato di questo nuovo paradigma saranno ancora una volta i poveri del mondo. Perché questa, al di la` di tutto, e` la domanda di fondo: qual è oggi la filosofia dell’Onu? Che posto hanno i deboli, i poveri e la cultura della vita in questa organizzazione mostra tutti i segni le crepe degli anni che porta? E ci può bastare - si domanda Schooyans - questa parvenza di nuova etica che lascia sempre maggior spazio alla cultura della morte?

 


 
   

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