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Il grido silenzioso



 

Balducci: lo Stato laico aiuti la scuola libera
 a cura di Roberto Beretta 

DOCUMENTI In due testi del 1952 lo scolopio «progressista» difese l’educazione cattolica. Un inedito lato apologetico del sacerdote fiorentino, che attaccava l’illuminismo e difendeva il concilio di Trento: «Il governo, invece di aggredire o sopportare le cattedre private, dovrebbe in ogni modo favorirle» «Chi non ha ideali non può formare persone; uno dei soprusi più ostinati del laicismo è il confessionalismo» «Riconoscere il diritto di scelta delle famiglie ma senza oneri pubblici è un’ipocrisia da ghibellini farisei».

[Da "Avvenire", 20 dicembre 2000]

Dopo don Milani, anche padre Balducci. Proprio un anno fa, da queste colonne, avevamo divulgato un’interessante lettera in cui il Priore di Barbiana difendeva con la forza a lui solita le scuole private; ora tocca a un altro «prete scomodo» di quegli anni fiorentini stupirci con un testo del medesimo, sostenuto tono. Ambedue i religiosi, del resto, conoscevano bene la materia, essendo interessati - pur se in modo diverso - alla libertà di scelta educativa: Milani come maestro a Barbiana, Balducci in qualità di membro della congregazione delle Scuole Pie. Lo scritto che proponiamo in questa pagina risulta dagli stralci di due articoli che il giovane padre Balducci pubblicò sulla rivista culturale maremmana «Mal’Aria» nel febbraio e nel settembre 1952 (e oggi riproposti nel volumetto «Ernesto Balducci e Mal’Aria» edito dalla Libreria Chiari di Firenze per cura di Andrea Cecconi). Il secondo testo è il chiarimento-risposta - peraltro di tono assai deciso - alle reazioni create tra i lettori dal primo articolo: nel quale l’autore condannava tra l’altro gli insuccessi della cultura illuminista e del mito del «progresso», bollava gli «equivoci» e le «retoriche insopportabili» dell’Ottocento anticlericale e risorgimentale, addirittura giudicava "profetico" il concilio tridentino per le sue valenze anti-moderne: «Il Concilio di Trento, ritenuto fino ad oggi anacronistico, aveva in realtà, con preveggenza miracolosa, gettato un’ipoteca sul secolo ventesimo»... Il futuro, colto cantore dell’«uomo planetario» aveva dunque esordito con un’«apologetica talvolta aspra», come documenta Cecconi nell’introduzione al libretto. E la prima opera di colui che poi sarebbe stato una delle bandiere del «dissenso cattolico» fu una biografia della tradizionalissima santa Lucia (1949). Ma dalle pagine di «Mal’Aria» Balducci, scomparso nel 1992, si scagliava pure contro i razionalisti del «metodo storico-critico» in esegesi, Renan e Loisy, colpevoli di aver creato un «Cristo che non ha nulla a che fare con il Cristo del Vangelo e della coscienza», e contro i romanzi di Moravia: che, secondo lo scolopio, peccavano di «psicanalisi meccanicistica» e «impotenza emotiva». Con veemenza tale da chiedersi, nel contesto di un esame della letteratura italiana del tempo: «Tra noi durerà ancora il califfato di Moravia coi suoi romanzi a base ormonica?». Però. (R.Be)

Ernesto Balducci:

Lo Stato Laico ha subito anch’esso le sue umiliazioni senza speranza di riabilitarsi. Nella sua forma pura sussiste in Oriente, e per vivere ha dovuto uccidere la libertà sua figlia. Diventato Stato etico, cioè Stato-Chiesa, Stato-Dogma, Stato-Inquisizione, il Medio Evo al suo confronto ci sembra ormai una stazione climatica.

Quando in occidente la guerra spezzò le sue strutture esso fu salvo per opera del mondo ecclesiastico. Nelle ore buie, come ai tempi delle invasioni barbariche, il Vescovo diventò Prefetto, il Parroco Sindaco. I «Laici» si salvarono con la sottana dei preti. La storia non ha mai scherzato tanto come allora che si macchiava di sangue. Perché nessuno mi potrà negare che fascismo, marxismo, sovietismo sono filiazioni dirette dello Stato laico. Prevediamo il tempo che le nazioni torneranno a balia della Chiesa.

E i preti aprono le scuole. Scacciati, derubati, messi in ridicolo per più secoli dalla gente di cultura, essi sanno ritrovare fiducia nelle famiglie che preferiscono pagare per salvare i figli dall’educazione agnostica. Perché uno dei soprusi più ostinatamente esercitati dallo Stato Laico era appunto quello del suo confessionalismo.

Educare non può chi non ha ideali: l’agnosticismo è praticamente un assurdo. E lo Stato Laico si era fatto, settariamente, confessionale, malgré soi-même. Chiuse le scuole dei preti perché la scuola fosse libera e inflisse una propria educazione che, a quanto pare, non ha contentato nessuno, se le scuole «confessionali» aprono ovunque nonostante la sleale concorrenza delle scuole di Stato, gratuite in virtù delle tasse pagate da tutti. In Francia dove più aspramente quel sopruso fu consumato, la scuola laica si trova ormai sopraffatta. In Italia, nonostante l’incoscienza di molti cattolici, abbiamo argomenti per sperare lo stesso.

Che rimane dunque di tanta esperienza? Noi siamo i primi per la nostra fede nella Provvidenza, a dover credere che nulla avviene nella storia senza un qualche rapporto positivo con lo sviluppo del Regno di Dio. Senza attardarci per ora in questo riconoscimento, basterà ricondurre alla nostra coscienza i valori germogliati nell’eresia laicista, perché essi ritrovino il loro naturale contesto e la condizione stessa della loro fecondità.

Ernesto Balducci:

Libero da ogni contagio laicista, io affermo ed ogni cattolico dovrebbe consentire che il diritto educativo compete primariamente alla famiglia. La quale, riconoscendo la propria incapacità ad assolvere pienamente il proprio diritto (che è anche un dovere naturale), può invocare chi vuole in suo aiuto, esigendo il sommo rispetto ai propri intenti formativi. La scuola trova in questa esigenza la sorgente e i limiti della sua legittimità. Lo Stato, che esiste per rendere effettive le più sacre esigenze dell’uomo, può certo intervenire: lo deve anzi, ma rispettando la libertà di scelta della famiglia, che potrebbe anche orientarsi verso altre scuole che le diano più precise garanzie. Le scuole private sono la condizione stessa di questa libertà e lo Stato invece di aggredirle (come un tempo) dovrebbe in ogni modo favorirle, sia pure esercitando un controllo che Impedisca alla libertà di diventare licenza.

È diffuso il malvezzo di diffamare la scuola privata citando scandali - supposti o veri - e immaginando mercati e losche trame. Voglio supporre - per un momento - che tutte quelle vergogne siano vere. E allora invito i ghibellini farisei a domandarsi se la radice prima di quelle deficienze non sia da ricercarsi nel costume dello Stato laicista (sancito purtroppo da un articolo beffardo della recente Costituzione) di riconoscere il diritto alla libera scelta della suola senza per altro assumersi gli oneri che da quel riconoscimento gli derivano. É, in altro campo, la ben nota ipocrisia liberale che riconosceva tutti i diritti a tutti i cittadini, anche a coloro che poi hanno finito per venderli per la promessa di un pezzo di pane.

Di fatto la povera gente non ha nessuna libertà di scelta, come in troppe altre cose così nell’educazione dei figli. La scuola privata si mantiene col contributo delle famiglie e si è ridotta così a divenire la scuola della borghesia benpensante e a subire purtroppo quelle tentazioni che la scuola mantenuta dallo Stato santamente non prova. Il cattolico di buon cuore pensi oltretutto che, se la povera gente ha disertato la Chiesa, ciò è dovuto anche al fatto che essa non ha mai potuto usufruire in larga misura della scuola religiosa. E pensi al sopruso di uno Stato che mantiene le sue scuole con le tasse di quelle famiglie che, non soddisfatte d’un insegnamento agnostico, pensan meglio di affidare i propri figli alle scuole private a costo di un nuovo e considerevole gravarne economico.

Se nonostante questa educatissima prosa i cattolici pusilli si sentissero nuovamente feriti nel loro affetto adulterino per il laicismo, non potrei meravigliarmi. In troppi, di loro il fermento rivoluzionario del cristianesimo si è trasformato in un glutine insipido e vischioso che incolla l’una con l’altra le idee del tempo e procura ai seguaci di San Paolo la comoda sinecura del conformismo mentale.

 


 
   

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