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Il grido silenzioso



 

Sposi: gli occhi sull’infinito
 di don Luigi Negri

"Mostrami un amante che sia pur bellissima, a che servirà la sua bellezza se non come segno ove o legga il nome di colei che di questa bellissima è più bella?"

[Da "Il Timone" n. 24, Marzo/Aprile 2003]

Così Shakespeare mette in bocca a Romeo nel dramma (Romeo e Giulietta, atto I scena I) che è universalmente considerato il dramma dell’amore umano. Ma l’amore umano è veramente umano perché non è soltanto umano: nella dimensione dell’amore l’uomo cerca il rapporto con l’infinito e la donna gli appare come segno inequivocabile di un mondo che la trascende e che al cuore dell’uomo è ancor più necessario della stessa donna. È scritto nella profondità dell’esistenza umana ed anima in modo permanente la coscienza umana la consapevolezza che l’uomo compie la sua personalità "in un Altro"; che soltanto la dedizione gratuita all’altro (come segno del Mistero) rivela l’uomo a se stesso e lo mobilita nella grande costruzione della propria personalità nel mondo.

Nell’abbraccio alla donna, che è una stretta che si compie definitivamente nella sessualità, l’uomo matura la propria personalità e si dispone a vivere in modo responsabilmente positivo il suo rapporto con la realtà: "crescete e moltiplicatevi e dominate la terra".

C’è dunque al fondo della dimensione dell’amore umano una inalterabile vibrazione religiosa: l’origine del rapporto è il mistero stesso di Dio, la destinazione del rapporto è anch’essa una funzionalizzazione del mistero, perché nella generazione dei figli, nella loro educazione, nella creazione della società, l’uomo e la donna collaborano attivamente allo sviluppo dell’universo.

Tutto questo, come ha detto Gesù Cristo era "in principio". Cioè tutto questo è scritto, in modo inestirpabile nella struttura stessa della natura, perché è scritto nella profondità del cuore di Dio e dell’uomo.

Ma questa grande e religiosa certezza, che polarizza la vicenda della famiglia e della società per millenni, è anche sotto il segno della debolezza e sotto la tentazione della perversione, espressione della originale malattia del cuore dell’uomo. Così, la dedizione gratuita dell’uomo alla donna può diventare, e diventa, volontà di possesso e l’amore si muta in violenza e la generosità nella costruzione della società, a partire dalla fecondità, si muta in quell’egoismo corrosivo che dà luogo alle più tremende ingiustizie famigliari e sociali. Fonti di inesauribili recriminazioni e di odi inestinguibili e di tentativi, tanto violenti quanto utopicì, di cambiare la situazione. Sul matrimonio grava la "maledizione" che consegue al peccato originale: e quindi quella grande ed inesauribile possibilità di bene è continuamente tentata di ridursi e di degenerare.

L’amore della prima giovinezza e l’entusiasmo di una dedizione che sembra eterno, viene travolto dalle circostanze amare della vita. Per questo solo nel mistero di Cristo, misericordia vivente di Dio e definitiva comunicazione della realtà di Dio all’uomo e alla sua storia, il matrimonio trova la sua radicale fondazione e la definitiva rivelazione della sua ultima natura e del suo autentico destino e l’uomo e la donna vengono messi in condizione di corrispondere pienamente a questa altissima vocazione che è insieme umana e cristiana.

Come Cristo è entrato ed entra nel vivo del Suo Popolo, che è la Chiesa e ne costituisce il fondamento che non può essere smosso, e ne è la guida, viva ed eterna, così che l’appartenenza alla Chiesa è vero e definitivo incontro con Cristo, così (per una analogia fortissima che il Concilio Vaticano II ha esplicitato in modo semplice e chiarissimo parlando di chiesa domestica") Cristo entra nell’unità tra l’uomo e la donna e vi insedia come ragione definitiva della loro unità che per questo diventa innanzitutto luogo della memoria del Signore presente.

L’unità dell’uomo e della donna, nel sacramento di Cristo e per il sacramento di Cristo, diventa soggetto di una autentica comunione ecclesiale e la condivisione incondizionata ("nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia, nella gioia e nel dolore") mostra il miracolo di una unità che "non nasce dalla carne e dal sangue ma da Dio è generata".

È una comunione che stringe i due fino alla più quotidiana materialità (fino alla sessualità vissuta in modo irrevocabile ed esclusivo). Ma è una comunione che si assume il grande compito della generazione dei figli, della loro educazione umana e cristiana. È quindi il compito di dare sostanza, esistenziale e quotidiana, al mistero di comunione che è la Chiesa e di dare sostanza alla sua missione nel mondo: perché nella vita e nella azione della famiglia la Chiesa entra nella società e testimonia alla società che fede, speranza e carità sono un modo più umano per vivere la vita di tutti i giorni.

Da duemila anni la famiglia è stata il modo più semplice e più profondo con cui la Chiesa ha dimostrato al mondo di non essere un luogo di spiritualismo o di moralismo: ma di essere, nel mondo, un mondo nuovo, di uomini e di donne e di bambini che "mangiano e bevono, vegliano e dormono, vivono e muoiono, non per se stessi ma per Lui, che è morto e risorto per tutti".

Nella famiglia, innanzitutto e soprattutto, la Chiesa si rivela come popolo: il popolo di Dio che vive nel mondo e chiama il mondo a riconoscere Cristo.

In tale famiglia la differenza evidente delle posizioni e delle funzioni tra l’uomo e la donna, la differenza delle responsabilità, dà luogo ad una profonda valorizzazione delle differenze che tende alla realizzazione piena della unità.

Una unità fatta di verità, di tenerezza e di rispetto.

Come dice di tutta la comunità cristiana, e quindi di ogni famiglia, la lettera a Diogneto: "avevano una capacità di rispetto ignota a tutti".

Il Matrimonio

San Paolo dice: "Voi mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa… Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa" (Ef 5,25,32). L’alleanza matrimoniale, mediante la quale un uomo e una donna costituiscono fra loro un’intima comunione di vita e di amore, è stata fondata e dotata di sue proprie leggi dal creatore. Per sua natura è ordinata al bene dei coniugi così come alla generazione e all’educazione della prole. Tra battezzati essa è stata elevata da Cristo Signore alla dignità di sacramento. Il sacramento del matrimonio è segno dell’unione di Cristo e della Chiesa. Esso dona agli sposi la grazia di amarsi con l’amore con cui Cristo ha amato la sua Chiesa; la grazia del sacramento perfeziona così l’amore umano dei coniugi, consolida la loro unità indissolubile e li santifica nel cammino della vita eterna.

Il matrimonio si fonda sul consenso dei contraenti, cioè sulla volontà di donarsi mutuamente e definitivamente, allo scopo di vivere un’alleanza d’amore fedele e fecondo. Poiché il matrimonio stabilisce i coniugi in uno stato pubblico di vita nella Chiesa, è opportuno che la sua celebrazione sia pubblica, inserita in una celebrazione liturgica, alla presenza del sacerdote (o del testimone qualificato della Chiesa), dei testimoni e dell’assemblea dei fedeli. L’unità, indissolubilità e l’apertura alla fecondità sono essenziali al matrimonio.

La poligamia è incompatibile con l’unità del matrimonio; il divorzio separa ciò che Dio ha unito; il rifiuto della fecondità priva la vita coniugale del suo "preziosissimo dono", il figlio. Il focolare cristiano è il luogo in cui i figli ricevono il primo annuncio della fede. Ecco perché la casa familiare è chiamata a buon diritto "la Chiesa domestica", comunità di grazia e di preghiera, scuola delle virtù umane e della carità cristiana. (Sintesi dal Catechismo della Chiesa Cattolica)

Matrimonio:

"In vista del bene dei coniugi, della prole e anche della società, questo legame sacro [il matrimonio, ndr] non dipende dall’arbitrio dell’uomo. Perché è Dio stesso l’autore del matrimonio, dotato di molteplici valori e fini: tutto ciò è di somma importanza per la continuità del genere umano, il progresso personale e la sorte eterna di ciascuno dei membri della famiglia, per la dignità, la stabilità, la pace e la prosperità della stessa famiglia e di tutta la società umana". (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, n. 48).

 


 
   

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