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Il grido silenzioso



 

Tommaso il maestro
 di Maurizio Schoepflin

[Da "Il Timone" n. 4, novembre/dicembre 1999]

Antonio Livi, affermato docente dell’Università Lateranense, intitolando un suo recente importante libro Tommaso d’Aquino. Il futuro del pensiero cristiano (Mondadori), ha indicato con chiarezza quale debba essere il modo corretto di avvicinarsi alla figura e all’opera del sommo filosofo medievale: Tommaso non appartiene al passato, non è soltanto un protagonista della storia del pensiero ormai consegnato agli scaffali delle biblioteche; egli rappresenta tutt’oggi un punto di riferimento insostituibile per la filosofia cristiana, anzi, di più, il suo messaggio costituisce una straordinaria bussola per orientarsi nel futuro e un inestimabile patrimonio di sapienza da riscoprire e attualizzare costantemente.

Per la verità, queste convinzioni circa il valore perenne della filosofia dell'Aquinate sono state ripetutamente espresse dal più alto Magistero della Chiesa: basti ricordare, a questo riguardo, che, in epoca contemporanea, a partire dalla celebre enciclica Aeterni Patris pubblicata da Leone XIII nel 1879, i Pontefici non si sono mai stancati di additare in Tommaso il "principe e maestro" dei filosofi cristiani e di invitare sia gli studiosi che i semplici credenti a guardare a lui come a una sorgente filosofica e spirituale sempre viva; "Andate a Tommaso!": esclamava Pio XI nell'enciclica Studiorum ducem.

Dunque, la riproposizione del messaggio tomista - almeno nelle sue linee principali e più immediatamente comprensibili non rappresenta un esercizio di mera erudizione, ma costituisce un'operazione necessaria per ben attrezzare la filosofia cristiana che s'incammina verso il terzo millennio e anche per aiutare i singoli fedeli a meglio comprendere la Verità in cui credono.

Tommaso nacque a Roccasecca, nel Lazio, nel 1221, e, nonostante l'opposizione della famiglia, si fece domenicano; ebbe come maestro Sant'Alberto Magno, il quale, per primo, si accorse del suo straordinario vigore intellettuale e lo avviò all'insegnamento universitario, che egli svolse in varie città europee, manifestando eccelse doti speculative. Tommaso scrisse moltissime opere che appaiono ancor oggi capolavori assoluti; questa sua formidabile attività di studioso non gli fece mai perdere l'umiltà dell'autentico credente: poco prima che la morte lo cogliesse il 7 marzo 1274 nell'abbazia di Fossanova, egli aveva confidato a un confratello di considerare i propri scritti ben poca cosa dinanzi alla maestà di quel Dio in cui aveva profondamente creduto e che avrebbe presto incontrato.

Tra gli insegnamenti più validi e fecondi di Tommaso è opportuno segnalare quello riguardante il rapporto tra ragione e fede; a questo proposito, egli fu convinto che fra le due realtà non vi fosse antagonismo: la ragione costituisce un utilissimo strumento per avvicinarsi alla fede e per sostenerne, specialmente nei confronti dei non credenti, la validità. Di qui scaturisce pure l'importante ruolo attribuito da Tommaso alla filosofia: essa ha una sua intangibile autonomia, ma non deve pretendere di essere il sapere più alto: tale sapere è infatti quello teologico. Secondo Tommaso fede e ragione, filosofia e teologia non si oppongono ma si integrano a vicenda, fermo restando il primato delle seconde sulle prime, primato derivante dal fatto che soltanto la Rivelazione divina può condurre l'uomo alla verità piena e autentica: per l'Aquinate, infatti, la Grazia non sopprime la natura umana, ma la innalza e la perfeziona.

Tommaso ha pure elaborato una ricchissima filosofia dell'essere, della quale in questa sede non è possibile ricordare i contenuti particolari; da essa scaturiscono alcune fondamentali verità che Tommaso ha voluto sottolineare con forza: innanzitutto quella relativa alla positività e bontà di tutto ciò che è, in quanto frutto dell'opera di Dio, che è l'essere per eccellenza e il bene sommo; inoltre, l'Aquinate, alla luce della sua dottrina dell'essere, chiarisce in modo davvero geniale il rapporto tra il Creatore e le creature, affermando che, poichè Dio è l'essere e le creature hanno l'essere, tra le due entità esiste una sorta di analogia: il creato assomiglia al Creatore, sebbene il Creatore rimanga infinitamente al di sopra del creato, cioè lo trascenda. Tommaso ha positivamente accentuato le proprietà fondamentali di ogni ente, in particolare la verità e la bontà, proponendo una visione equilibratamente ottimistica della realtà.

In sintonia con quanto sostenuto riguardo al rapporto tra ragione e fede, Tommaso elaborò cinque celebri prove razionali dell'esistenza di Dio, a partire dalla realtà del mondo, considerato l'effetto evidente dell'azione divina che lo ha causato: egli sa bene che la dimostrazione dell'esistenza di Dio non sostituisce la fede e non può riguardare i misteri della Rivelazione (Incarnazione, Resurrezione ecc.), ma è convinto che le sue cinque vie per dimostrare l'esistenza di Dio possano persuadere tutti coloro che usano correttamente la ragione.

Tommaso elaborò pure importanti dottrine intorno alla morale, al diritto, alla politica: non vi è campo della vita e della cultura sul quale egli non abbia riflettuto, con risultati davvero fulgidi. Egli ci appare ancora come un maestro insostituibile, grazie alla sua radicale sincerità, alla sua fede aperta e alla sua serenità speculativa, veri antidoti contro il pessimismo e il nichilismo che sembrano caratterizzare la filosofia del nostro tempo.

Bibliografia

Giovanni Paolo II, Enciclica Fides et ratio, 1998.
Antonio Livi, Tommaso D'Aquino. Il futuro del pensiero cristiano, Mondadori, Milano 1997.
Raimondo Spiazzi, San Tommaso D'Aquino: biografia documentata, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 1997.
Sofia Vanni Rovighi, Introduzione a Tommaso D'Aquino, Laterza, Roma-Bari 1973.
Battista Mondin, Dizionario enciclopedico del pensiero di san Tommaso D'Aquino, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 1992.

© Il Timone

 


 
   

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