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Il grido silenzioso



 

Le ragioni dei vinti
 di Rino Cammilleri 

[Da "il Giornale", 14 dicembre 2000]

Caro Direttore,

quand’ero al liceo, la Storia d’Italia di Montanelli & Cervi era per me la Bibbia. Ora che sono cresciutello preferisco, com’è noto, la Bibbia. Infatti, a me è accaduto questo: dopo essermi informato ho cambiato idea. Invidio voi due, lo dico con sincerità, e le vostre immutabili certezze. Mi spiego. Ho subito voluto aggiungere alla mia collezione quest’ultimo L’Italia del Millennio, che reca come sottotitolo Sommario di dieci secoli di storia. Dopo averlo scorso, però, mi sono accorto che forse avreste dovuto aggiungere un aggettivo: Sommario laicista di dieci secoli di storia. In tal modo i liceali di oggi (veri destinatari dell’attuale polemica - che anche tu consideri benefica, e ciò torna a tuo onore - sui libri di testo) sarebbero stati avvertiti. Infatti, un onesto pluralismo liberaldemocratico esige che chiunque possa scrivere un testo di storia e cercare di farlo adottare nelle scuole. Quel che ci fa orrore (a me, a te e, presumo, a Montanelli) è la presentazione di un’opera storica come la Verità Assoluta e Definitiva. Non a caso ci siamo indignati per i faziosi testi "di sinistra" in cui si negano le foibe e i gulag, si magnifica la partecipazione comunista alla Resistenza, si demonizzano quegli italiani che scelsero la Rsi. E’ evidente, però, che c’è un revisionismo (termine idiota, ma sono costretto e ricorrervi per farmi capire) "buono" e uno "cattivo". Dimmi la verità, non ti senti un po’ a disagio nel trovarti in compagnia dei marxisti (ex e/o post, vedi tu) nella difesa a spada tratta, per esempio, del Risorgimento? Compagnia sospetta, come sai, dal momento che fino all’altroieri sparava gramscianamente a zero contro il (cito testuale) "cosiddetto Risorgimento". Tralascio le parti della vostra opera in cui, sempre per esempio, la vicenda di Galileo sembra tratta pari pari da Brecht, e preferisco concentrarmi proprio sul tema più scomodo. Anche perché, come sai, il libro che ha scatenato la querelle estiva sul Risorgimento (L’altro Risorgimento di Angela Pellicciari, uno di quei giovani storici che sono stati demonizzati senza nemmeno nominare loro e le loro opere, come hanno fatto rilevare Paolo Mieli e Galli Della Loggia) reca in copertina la scritta "Collana a cura di Rino Cammilleri". Sono personalmente anche autore di uno dei rarissimi libri in cui il vituperato Sillabo è analizzato dettagliatamente, pubblicato da un editore laico quale Mondadori e costruito utilizzando non le opere del padre Bresciani ma quelle insospettabili di uno Spadolini e di uno Jemolo. Come non saltare sulla sedia quando leggo, nel vostro, che il Sillabo condannò anche "alcune tra le maggiori conquiste scientifiche"? E che l’unità nazionale fu fatta da "una classe dirigente che non profittava e non rubava"? Avrei molto da dire anche sul cannoneggiatore di Porta Pia, Cadorna, definito "cattolico di stretta osservanza"; sull’"infantile trionfalismo" di Pio IX; sull’"intrigo di pressioni clericali" al capezzale del moribondo Vittorio Emanuele II; sui "plebisciti" (con percentuali bulgare) nel Lazio. Eccetera. Ma lo spazio è tiranno e non vorrei che l’elenco critico dei punti che non condivido facesse pensare al lettore che non condivido nulla di quanto avete scritto, cosa tutt’altro che vera. Conoscendoti (volentieri hai presentato a suo tempo un mio libro sul tema "minato" dell’Inquisizione), sospetto che le parti che meno mi tornano nella vostra opera siano di pugno di Montanelli. Ma mi chiedo questo: dai tempi in cui costrinsero me, alle elementari, a sfilare vestito da garibaldino per celebrare mitologie da balilla (e si era nel 1960!), non è cambiato nulla? La storiografia è rimasta ferma allo stile De Sanctis? Io, invecchiando, ho cominciato a capire le ragioni degli altri, e sono ormai certo che i Padri della Patria fossero davvero convinti di fare opera "morale" e "religiosa" cercando di spazzare via dalla penisola la "peste sacerdotale" e quel "metro cubo di letame" che era per Garibaldi il papa. Penisola che però riuscirono a trasformare solo - come commentò Dostoevskij - in un "regno di terz’ordine" i cui nodi irrisolti vengono al pettine proprio adesso, dal federalismo mancato alla "questione meridionale" in quel frangente aperta e mai più chiusa. Ma davvero il nazionalismo straccione, giacobino e accentratore era la panacea per i mali d’Italia? Perché gli americani possono avere come loro romanzo "nazionale" quel Via col vento che mostra - e rispetta - le ragioni dei vinti, e noi no? Domande a cui vorrei deste, da grandi divulgatori quali siete, una risposta. Un’altra domanda: perché continuate a ignorare le storiografia di parte cattolica come fosse neanche degna di menzione? Sono giovani e (mi si passi l’espressione) "vergini" quegli storici che oggi chiedono conto di una "vulgata" i cui contorni non quadrano. Non vogliono lo sfascio istituzionale (come ritengono i firmatari di appelli, gli indignati cronici, i pensatori deboli e compagnia fastidiosa), lo si vede anche da come si orientano politicamente. Ma demonizzarli o ignorarne gli argomenti solo perché cattolici è restare fermi all’Ottocento, quando era appunto l’antipatriottismo l’ingiusta accusa mossa ai cattolici di allora. Per concludere, mi sarei aspettato di trovare in quest’Italia del Millennio non dico le acquisizioni del dibattito più recente, ma almeno un atteggiamento più rispettoso e moderno nei confronti della visuale cattolica. Che esiste, è vitale ed ha argomenti solidi. Altrimenti si continua, ognuno, a fare una storia "di parte" che seguita, imperterrita, a segare il ramo su cui tutti stiamo seduti.

Con immutata stima e, ma sì, ammirazione.

 


 
   

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