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Il grido silenzioso



 

Il doppio martirio di Oscar Arnulfo Romero
 di Bruto Maria Bruti

[Dal newsgroup "it.politica.cattolici"]

Oscar Arnulfo Romero è stato un vescovo fedele al magistero della Chiesa e alla sua dottrina sociale. Egli ha subìto un doppio martirio perché non solo è stato ucciso ma è stato anche strumentalizzato da quelle ideologie social-comuniste che ha sempre combattuto perché propongono, come insegna la Chiesa, un rimedio peggiore del male che pretendono di combattere (1): per questo Giovanni Paolo II ha affermato: «Romero è nostro».

Nel 1973 egli scriveva in merito alle teologie della liberazione: «di fronte a queste liberazioni dalla dottrina ambigua, la vera teologia della liberazione non è altro che l’eterna dottrina della salvezza di Cristo». In un altro scritto egli ribadiva la sua chiara professione di fede: «da parte nostra abbiamo preferito restare ancorati alle cose sicure, attaccati con timore e tremore alla roccia di San Pietro, riparandoci all’ombra del magistero ecclesiastico, ponendo l’orecchio vicino alle labbra del Papa, invece di vagare qua e là come acrobati audaci e temerari nel campo delle speculazioni, opera di pensatori azzardati e di movimenti sociali di dubbia ispirazione» (2).

Romero diventa vescovo il 22 febbraio 1977; il 12 marzo 1977 viene assassinato padre Rutilio Grande che non era un teologo ma un pastore che aveva scelto di operare accanto ai poveri. Successivamente si venne a sapere che nell’uccisione di Padre Grande erano implicati i corpi di sicurezza governativi. Romero assume un atteggiamento di grande intransigenza nei confronti del governo del presidente Molina (3).

La sua fermezza contro la corruzione ed i soprusi del governo e la sua opzione preferenziale per i poveri ed i diseredati fanno credere ai filo-marxisti che Romero sia scivolato verso le forme ambigue della teologia della liberazione: alcuni teologi di dubbia ispirazione parlano di questo periodo di Romero come del periodo della sua "conversione" alla teologia della liberazione (4).

In realtà Romero non sta né dalla parte degli ingiusti poteri economici di orientamento massonico-liberale, né dalla parte del comunismo: egli resta fedele alla dottrina sociale della Chiesa. Romero scrive nel suo diario: «[...] il mio appoggio all’organizzazione popolare non significa affatto una simpatia per la sinistra o, ancor meno, non vedere il pericolo dell’infiltrazione (marxista, ndr), che riconosco ben reale; ma vedo anche con chiarezza che l’anticomunismo, fra di noi, molte volte è l’arma che usano i poteri economici e politici per continuare le loro ingiustizie sociali e politiche.» (5).

Certo falso anticomunismo di stampo massonico-liberale, dietro cui si nascondono ingiusti poteri economici, è il migliore alleato del comunismo, sia perché gli prepara la strada ponendo le basi per la nascita della lotta di classe, e sia perché spesso finisce per colludere con il comunismo stesso. Non si può ignorare il fatto che la rivoluzione comunista in Russia fu finanziata dall’alta finanza di Wall Street e da essa sostenuta nei periodi ricorrenti di grave crisi economica. Negli anni passati è rimasta emblematica la denuncia del senatore repubblicano Jesse Helms che ha documentato il fatto che il dipartimento di stato degli USA ha imposto nei paesi dell’America Centrale (El Salvador, Guatemala, Costarica, Panama) dei governi socialisti perché il socialismo provocava la miseria e la miseria creava un indebitamento pubblico che faceva il gioco dei banchieri di New York (6).

Romero, nell’omelia del 16 aprile 1978, ribadisce la sua fedeltà alla dottrina sociale della Chiesa: «[...] se la Chiesa ha prospettive di giustizia sociale e [...] non è d’accordo con l’attuale - ordine - di ingiustizia imperante nel paese, questo non significa che la Chiesa si identifichi con tutti coloro che aspirano agli stessi cambiamenti» (7). Al Presidente Molina succede il generale Carlos Humberto Romero: nel paese continuano i soprusi, le violenze, la corruzione e i tumulti sociali. Il 15 ottobre 1979 alcuni giovani ufficiali realizzano un colpo di stato incruento e promettono un ritorno alla giustizia e alla partecipazione democratica alla vita dello stato.

Romero, in un documento ufficiale, dà un appoggio - condizionato - al nuovo governo: «[...] questo governo potrà meritarsi la fiducia e la collaborazione del popolo solo quando dimostrerà che le belle promesse contenute nel proclama, diffuso all’alba, non sono lettera morta [...]. Da parte nostra, in qualità di Pastori della Chiesa, siamo disposti al dialogo e alla collaborazione» (8). I sacerdoti della teologia marxista della liberazione, legati alle organizzazioni popolari, protestano contro Romero e lo accusano di tradimento. Le comunità di base vietano la vendita del giornale diocesano e numerosi sacerdoti e laici delle organizzazioni popolari occupano l’arcivescovado (9).

Monsignor Romero scrive nel suo diario: «Sono arrivati [...] diversi gruppi di persone che hanno subìto danni a causa degli atti di violenza di gruppi estremisti di sinistra. Sembra così che la sinistra sia diventata più repressiva delle repressioni che prima denunciava. Abbiamo espresso la nostra solidarietà con tutti questi operai e lavoratori che hanno sofferto danni gravi circa la loro situazione familiare ed economica» (10). Lunedì 5 novembre 1979, Romero scrive: «ho ricevuto una lettera dal signor nunzio del Costarica, portata da una suora salesiana, nella quale mi comunica, in forma confidenziale, che dalla segreteria di stato del Vaticano l’hanno pregato di avvertirmi che è arrivata là, da fonte degna di fede, l’informazione di una minaccia contro di me da parte dell’estrema sinistra. Questa eventuale minaccia, se divenisse realtà, avrebbe lo scopo di creare problemi alla nuova giunta di governo, e aumentare la confusione nel nostro popolo» (11). Nel gennaio del 1980 il processo di rinnovamento avviato dal nuovo governo sembra bloccato, il governo entra in crisi, tutti i ministri "civili" si dimettono, nel paese si respira un clima di vera e propria guerra civile: da una parte si intensifica il desiderio di repressione da parte dei militari e dall’altra cresce il desiderio di insurrezione da parte delle organizzazioni popolari.

Romero si adopera instancabilmente fra le parti per cercare una soluzione politica attraverso il dialogo ed il confronto. Sabato 23 febbraio 1980, Romero scrive: «[...] c’è una nuova minaccia di morte. Infatti il signor nunzio del Costarica mi ha avvisato che il pericolo della minaccia contro di me c’è di nuovo e mi ha avvertito di stare attento» (12). Il 24 marzo 1980, alle ore 18,30, monsignor Romero viene ucciso mentre celebra l’Eucarestia. Meditando sulla morte egli aveva scritto nei propri appunti spirituali una frase dell’Apocalisse: «E cenerò con Lui». Di solito egli cenava alle 18,30: la sera del 24 marzo cenò con il Signore.

NOTE

(1) Cfr Pio XI, Quadragesimo Anno, n. 10.
(2) Cfr Jesùs Delgado, Monsenor, vita di Oscar Arnulfo Romero, Paoline 1986, Cinisello Balsamo-Milano, pag 98- 99.
(3) Cfr Jesùs Delgado, ibidem, pag 120-121.
(4) Cfr Iesùs Delgado, ibidem, pag 125-136.
(5) Oscar Arnulfo Romero, Diario, La Meridiana, Molfetta-Bari, 1991, presentazione di Luigi Bettazzi, in collaborazione con Pax Christi Italia, pag 531.
(6) Cfr Pierre Faillant de Villemarest, Le sources financieres du communisme, ed CEI, Cierrey 1984, France; cfr M. Geller e A. Nekric, Storia dell’URSS, Rizzoli 1984, pag 244-245, 744-745; cfr Jesse Helms, Quaderni di Cristianità, n. 5, estate-inverno, Piacenza 1986, pag 51.
(7) Cfr Jesùs Delgado, op. cit. , pag 137.
(8) Oscar Arnulfo Romero, op. cit., pag 351.
(9) Cfr Jesùs Delgado, op. cit., pag 156-161, pag 163-164.
(10) Oscar Arnulfo Romero, op. cit., pag 389.
(11) Oscar Arnulfo Romero, op. cit. pag 374-375.
(12) Oscar Arnulfo Romero, op. cit., pag 509.

 


 
   

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