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Il grido silenzioso



 

Pio IX beato e incompreso
 di Rino Cammilleri

Al Meeting riminese di Comunione e Liberazione non sono mancate le polemiche sulla beatificazione del Papa del Sillabo. E proprio il suo scritto, una sorta di "Manifesto della Chiesa", continua ad essere ricoperto di insulti. Il contrario di quanto avviene per il Manifesto comunista, rimpianto da molti dei cosiddetti liberali. Gli stessi che si scagliano contro il potere pontificio. Eppure persino un insospettabile come Proudhon riconosceva che...

Reduce dal meeting riminese di Comunione e Liberazione, di cui sono stato ospite, mi sto ancora togliendo di dosso le scorie delle polemiche furiose su Pio IX e la di lui beatificazione. Mentre scrivo, non so se siano finite. Non credo. Ho partecipato, nel suddetto meeting, a una tavola rotonda sul Beato e dato il mio dovero­so contributo a una mostra sul Risorgimento. La mostra, curata dal magistrato-storico Francesco Mario Agnoli e dall’editore Adolfo Morganti, ha provocato l’apriti cielo per la sua supposta rivalutazione dei Borboni e del "brigantaggio". Come volevasi dimostrare. Siamo nell’anno del Signore 2000, ma certi temi sono ancora intoccabili.

Una volta passi.

Meglio: appannaggio esclusivo di una fazione, e guai a chi glieli tocca. Eppure, riscrivendo la storia d’Italia, che male si fa? Forse che il lavoro dello storico non è un continuo revisionismo (parola di uno che se ne intende, Franco Cardini)? Del resto, si fa un piacere anche — perché no — ai comunisti, i quali non conoscono bene neanche la loro, di storia. Infatti, il quotidiano Liberazione, in un articolo del 25 agosto u.s. dedicato a Pio IX, per ben due volte datava la Comune di Parigi al 1848, e non, come si sa dalla scuola dell’obbligo, al 1871. Una volta, passi: può essere stato il solito diavoletto di redazione. Due, no.

Il quotidiano in questione deve essersi confuso gironzolando attorno al Manifesto del partito comunista, quello di Marx-Engels, uscito a Londra, sì, nel 1848.

Ma in sordina. E ancora clandestinamente cominciò a circolare durante la sanguinosa rivolta della Comune di Parigi, appunto nel 1871, ventitré anni dopo. Insomma, per buona parte dell’Ottocento nessuno seppe quasi niente di quel documento. Invece tutti sapevano tutto di un altro documento, il Sillabo di Pio IX, pubblicato nel 1864. Era, se così si può dire, il Manifesto della Chiesa, l’ultimo grido di avvertimento dell’ultimo papa-re al suo gregge. Anch’esso di dimensioni molto ridotte, avvisava i credenti che il "sol dell’avvenire" si sarebbe rivelato puro veleno. Infatti, il secolo successivo, appena conclusosi (ma solo sul calendario), è stato autorevolmente e insospettabilmente definito "il secolo breve", il "secolo del male", "il secolo dei martiri", "il secolo dei genocidi", "il secolo dei totalitarismi".

Premonizione

Il Sillabo fu veramente profetico; il Manifesto no. Eppure, ancora oggi, il primo continua a essere ricoperto di insulti; il secondo, rimpianto. Sì, rimpianto, perché non sono pochi i cosiddetti liberali che seguitano a pensarlo "generoso", "di alti ideali" ma "tradito". Il che significa che nessuno ha mai letto né l’uno né l’altro. Altrimenti ci si sarebbe accorti che il Sillabo metteva in guardia contro il comunismo fino dal 1864. Ripeto: 1864. Più profetico di così... Allora, ritengo opera altamente meritoria riprendere in mano il passato, rimeditarlo, proporlo al dibattito. Personalmente, ho scritto articoli, ho rilasciato interviste (anche a Repubblica, l’erede "colto" dell’Unità), ho partecipato a conferenze. Tuttavia, vi sarete accorti anche voi che i cultori della "tolleranza" perdono facilmente le staffe quando in discussione ci sono le loro idee e posizioni. Più cerchi di invitarli al dialogo, e più ti rispondono con invettive. Due grandi vecchi del nostro giornalismo, per esempio, hanno mandato lo stesso "avvertimento" al papa: Santità, badi bene di distinguere tra i due milioni di giovani di Tor Vergata e quelli (altrettanto numerosi, se non di più) di Comunione e Liberazione. I primi vanno bene, visto che pregano e basta. I secondi no, perché si permet­tono di discutere idee. Le quali idee vanno lasciate —cela va sans dire — solo ai politically correct, cioè a loro. I grandi vecchi in questione sono Scalfari e Montanelli, anche se non c’era quasi bisogno di dirlo. L’uno ha scritto un immediato editoriale su Repubblica. L’altro, senza — evidentemente — avere avuto il tempo di leggerlo, ne ha fatto uno suo, il giorno dopo, sul Corriere. Dicendo la stessa cosa. L’indomani, nella sua Stanza, Montanelli ha usato termini come "faziosi" e "pataccari" riferendosi a quanti osano avventurarsi nelle pieghe della storia patria senza il permesso degli Anziani.

Tuttavia, la rubrica che curo ormai da anni su queste pagine ha come punto di riferimento costante l’amor patrio (termini desueti, lo so, ma vi prego di compatirmi), e cerca di far recuperare agli italiani un minimo di orgoglio nazionale. Ora, ci sono alcuni che hanno decretato l’eterno ostracismo per mezza Italia, quella che perdette la guerra civile del Risorgimento. Dopo aver perso quella napoleonica. E prima di aver perso anche quella resistenziale. Questa mezza Italia deve continuare a stare zitta, sennò giù legnate. Pio IX non era polacco, era italiano. Doveva dire ai piemontesi: prego, accomodatevi e pigliatevi lo Stato pontificio, Roma compresa. Così, sarebbe stato nel "senso della storia".

Faccenda politica

Come se Roma fosse stata sua. E come se la cosiddetta Questione Romana fosse una faccenda meramente politica. Invece era religiosa, e se ne accorse anche un insospettabile come Proudhon, il patriarca dei rivoluzionari, il teorico che gridava "la proprietà è un furto" e "Dio è il male". Ebbene, così scriveva: "Deponete i papi dal loro trono temporale, e il cattolicesimo degenera in protestantesimo, la religione di Cristo si discioglie in polvere. Coloro i quali dicono che il papa allora sarà meglio ascoltato, quando si occuperà esclusivamente degli affari del cielo, coloro o sono politici di mala fede che si studiano di mascherare con la devozione delle parole l’atrocità dell’azione, o cattolici imbecilli, non atti a comprendere che nelle cose della vita il temporale e lo spirituale sono solidali, come appunto l’anima e il corpo".

Insomma, Proudhon aveva perfettamente compreso qual fosse la posta in gioco. E anche Pio IX. Infatti, oggi come oggi, uno Stato indipendente il papa ce l’ha.

Piccolo, infinitesimo, ma tale da impedirgli di diventare il cappellano di chiunque, come già fu al tempo di Filippo il Bello e dei settant’anni della Cattività Avignonese. Che costò la pelle ai Templari.

© Libero settimanale - Settembre 2000

 


 
   

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