Link utili



 

   

Cerca in Totus Tuus


 

   

Il grido silenzioso



 

Consigli di lettura per un radicale
 di Antonio Socci

[Da "il Giornale", 8 ottobre 2004]

Ringrazio Daniele Capezzone, segretario dei radicali, per la pubblicità che continua a fare – anche ieri sul Giornale - al mio libro sul Risorgimento La dittatura anticattolica. Sarebbe interessante dibatterne con lui se oltre a criticarlo l’avesse anche letto (io l’ho appena acquistato). Vi avrebbe trovato notizie sul «cattolicesimo rosminiano» e su Pio IX di cui parla, mi pare, per sentito dire e molte informazioni sulla feroce persecuzione contro la Chiesa italiana (come pure contro il popolo italiano) che è stata nascosta a lungo dalla storiografia ufficiale, la quale ha invece amplificato gli errori - anche gravi - degli uomini di Chiesa (che certo ci furono).

A Daniele - che è un giovane politico intelligente e di belle speranze - chiedo di non limitarsi a riproporci dogrnaticamente il verbo pannelliano che già ci viene propinato da trent’anni e sempre uguale a se stesso. Capezzone ha della stoffa, dunque si faccia una sua personale idea delle cose con il libero esame della ragione e senza pregiudizi. Laicamente. Si documenti, valuti in proprio. Non dico di leggersi anche la storiografia cattolica e quella antirisorgimentale come noi cattolici leggiamo quella laica e quella marxista, non pretendo tanta laica curiosità e tanta apertura. Ma si, legga almeno ciò che hanno scritto sull’argomento risorgimentale intellettuali laicissimi come Nitti, Salvemini, Gobetti e Grarnsci. Potrebbe già farsene un’idea più critica rispetto alle imrnaginette deamicisiane ai luoghi comuni sull’istruzione del popolo (per i quali rimando alla mia storia di don Bosco).

Così gli consiglio anche di leggersi - in proprio - e non farselo raccontare da Pannella - il Manzoni, specialmente quello delle Osservazioni alla morale cattolica in cui smonta le tesi sull’Italia e la Chiesa dell’anticattolico Sismondi. E - per concludere i consigli di lettura - rifletta pure sulla recente riedizione delle Mie prigioni di Silvio Pellico, curata splendidamente da un autorevole storico laico come Aldo A Mola, e si chieda perché - come rivela il curatore - per più di un secolo è stata nascosta la conversione al cattolicesimo di questo liberale. È una censura su cui si è interrogato anche Paolo Mieli perché pone molte domande sulla laicità della cosiddetta cultura laica.

Una volta assaporati i lumi del libero esame sul nostro passato, forse Capezzone vorrà intraprendere - come io auspico - un’analoga avventura di conoscenza pure sui temi della fecondazione assistita, degli embrioni e delle cellule staminali. Riletta senza pregiudizi, per esempio, su quanto ha dichiarato all’Espresso uno dei massimi specialisti, il laico professor Angelo Vescovi. Di fronte ai dati scientifici Capezzone dovrà abbandonare il «partito preso» e gli slogan propagandistici e addivenire anche lui alle conclusioni a cui è pervenuto un suo predecessore, Francesco Rutelli che fu pure lui segretario radicale, ma che poi si emancipò dall’ «infallibile» magistero pannelliano (come molti altri), scelse il «libero esame» e oggi, su quei delicati problemi, è schierato dalla parte della vita.

Prima o poi anche Capezzone converrà - kantianamente - che non è ammissibile usare l’umanità altrui come mezzo (embrioni per esperimenti o banca di organi) anziché come fine. Non è necessario convertirsi al cattolicesimo per riconoscere che occorre porre un argine a questa deriva e per avere orrore della società che «termina» la vita di bambini sotto i dodici anni perché molto malati. Non è necessario essere cattolici come dimostra la posizione in materia del laico Giuliano Ferrara (e ieri, sull’aborto, di Norberto Bobbio) o come dimostra la presa di posizione del liberale Emesto Galli della Loggia. Il quale, nell’editoriale uscito mercoledì sul Corriere della Sera, fra l’altro denuncia l’infastidita e sprezzante» intolleranza con la quale lo schieramento politico culturale laicista è incline ad additare al pubblico disprezzo quanto sostiene la Chiesa». Galli spiega invece che «Non c’è bisogno di essere dei cattolici osservanti né di aderire alle posizioni della Chiesa per capire che al fondo degli orientamenti della Chiesa si agitano questioni decisive per il futuro non già della Santa Sede, bensì per quello di tutta l’umanità». Infatti sono le stesse su cui riflette con inquietudine un altro intellettuale laico come Jürgen Haberrnas nel suo libro Il futuro della natura umana. Di tutti questi gravi e angosciosi problemi, i radicali non sembrano avere la minima consapevolezza o la minima considerazione. La superficialità e leggerezza con cui li eludono, rivendicando semplicemente il diritto per ciascuno di fare quello che vuole (produrre embrioni, sopprimerli, fame cavie da esperimento) lascia sgomenti. Mentre non sorprende che i loro più stretti collaboratori in questa «battaglia liberale» (come la chiamano loro) siano stati i comunisti di Rifondazione e di Cossutta, i Marco Rizzo, i Diliberto e il giornale di Curzi. Sarebbero questi i campioni di liberalismo? Sarebbero questi due partiti comunisti, che ancora portano nelle strade le bandiere rosse con falce e martello, a dare all’Italia, secondo Capezzone, libertà e civiltà? Auguri. Non mi sorprende che quanti si dicono ancora comunisti siano così poco interessati alle domande sul valore della vita umana, sulla sua intangibilità e i suoi diritti.

Ma io francamente preferisco ascoltare la Chiesa, la Chiesa dei martiri e dei santi, la sua voce bimillenaria, esperta di umanità. E credo che anche Marco Pannella - l’ho pensato le volte in cui ho parlato con lui - senta potentemente il fascino di questa sapienza così umana e così divina. Sicuramente sente il fascino personale dell’attuale papa. Non mi stupirei se - passando per la cruna dell’Ego - un giorno anche Pannella abbandonasse quel suo rugginoso e ottocentesco anticlericalismo per tornare da figlio nella Chiesa. La Chiesa ha braccia grandi come la Misericordia di Dio. E aspetta sempre. Non a caso un grande intellettuale come Leonardo Sciascia - che fu radicale - ha voluto morire stringendo un crocifisso tra le braccia. Fu l’esito di un lungo cammino che già lo aveva portato - in un’intervista alla Repubblica - a negare di essere «un illuminista o, peggio, un voltairiano». Ma anche su Sciascia è gravata una censura laica simile a quella che ha «sistemato» il Pellico. E questo mi induce ancora una volta a chiedere ai cosiddetti laici un po’ di tolleranza e di sana laicità.

© il Giornale

 


 
   

Links Correlati

· Inoltre Radicalismo
· News by yalan


Articolo più letto relativo a Radicalismo:
Quei cattolici pro-Bonino

 

   

Valutazione Articolo

Punteggio Medio: 0
Voti: 0

Dai un voto a questo articolo:

Eccellente
Ottimo
Buono
Sufficiente
Insufficiente

 

   

Opzioni


 Pagina Stampabile Pagina Stampabile

 

 

 
Totus Tuus Banner Exchange
Totus Tuus Banner Exchange


Iscriviti alla mailing list degli aggiornamenti del sito spedendo una mail
senza oggetto a questo indirizzo: leggendanera-subscribe@yahoogroups.com



Vai a Totus tuus



Ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n.62, si dichiara che questo sito non rientra nella categoria
di "informazione periodica" in quanto viene aggiornato ad intervalli non regolari.
Il materiale riportato nel sito www.kattoliko.it/leggendanera è pubblicato senza fini di lucro e a scopo di fini di studio,
commento, didattici e di ricerca. Eventuali violazioni di copyright segnalate dagli aventi diritto saranno celermente rimosse.








banner 140x126

Engine WL-Nuke - Powered by WebElite