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Il grido silenzioso



 

L’Evangelizzazione del Nord-America
 di Don Sergio Simonetti

La colonizzazione del Canada e del Nord America fu dovuta ai francesi ed agli inglesi, ma con tipologie del tutto diverse. Scopo di queste brevi note è la descrizione di quanto avvenne.

Mentre nel 1608 l’impero coloniale spagnolo era al massimo della sua espansione, gli insediamenti anglo-francesi erano pochi ed instabili. In quella data i francesi avevano risalito il fiume San Lorenzo e avevano costruito il fortino di Québec. Già alla fine del XV secolo pescatori baschi, normanni, bretoni ed inglesi avevano raggiunto i pescosi banchi di Terranova. Un primo interesse di Francesco I per il Nuovo Mondo fu frustrato dalla sua prigionia e dalla successiva pace di Madrid e poi di Cambrai (1526 e 1529).

Nel ’34, ’35, ’36 e nel ’41 Jacque Cartier di Saint-Malo guidò spedizioni nel golfo di San Lorenzo e svernò in Canada. La prima impresa coloniale francese fallì, ma lasciò ai marinai francesi due importanti eredità. Cartier aveva dimostrato che era possibile trattare con gli autoctoni in maniera organizzata e fece balenare la possibilità di un passaggio a nord-ovest per la Cina.

Malgrado numerosi altri tentativi il Cinquecento si concluse con il fallimento di tutti i tentativi colonizzatori dei Francesi e degli inglesi.

Maggior successo ebbero nel Seicento. Nella prima metà del secolo le colonie della Francia non erano contigue, né formavano un sistema in qualche modo integrato. Fu così avviata la costruzione di una catena di forti e basi navali da Terranova alle Antille e si cercò di dar vita ad un commercio triangolare Francia-Canada-Antille.

Nel 1609 Champlai siglò la prima alleanza tra francesi, Algonchini, Uroni e Montagnais. Arrivarono anche i primi missionari, gesuiti, a precedere l’avanzata della frontiera di popolamento e di quella commerciale. I gesuiti accusarono ben presto i trafficanti di corrompere gli indiani convertiti per mezzo dell’alcol e di malattie. Tra il 1634 ed il 1639, infatti, gli Uroni furono decimati da violente epidemie.

La penetrazione francese nel Canada avvenne lentamente ed in modo compatibile con le scarse risorse. Cacciatori e pescatori della prima ondata di colonizzazione, trovarono naturale allearsi con le tribù indiane e stabilirono scambi commerciali.

La seconda fase, nella seconda metà del Seicento, vide un nuovo tipo di coloni: i figli cadetti della piccola nobiltà, che formò un’aristocrazia locale che rivendicò con orgoglio i legami con la Francia ma non tentò mai di rientrarvi né ebbe il controllo totale della società locale.

Lentamente l’influenza francese si estese verso sud, arrivando fino alla Luisiana. Dal Canada i coloni scesero lungo il Mississippi, per percorso interno, quindi, lasciando da parte la catena degli Appalachi e la costa atlantica con gli insediamenti olandesi ed inglesi.

LA COLONIA INGLESE

Cominciata quasi insieme a quella francese, la colonizzazione inglese se ne differenziò in molti modi. Dobbiamo ricordare che Enrico VIII (1509-1547) proclamò lo scisma anglicano e costruì la Chiesa di Stato Anglicana.

Con il regno di Elisabetta I si assisté in Inghilterra all’ascesa della piccola nobiltà rurale che era riuscita a tenersi lontana dal conflitto dinastico. Questo nuovo e composito ceto nobiliare non rispettò i vecchi codici feudali e, per mantenere uno stile di vita dispendioso, potenziò al massimo la redditività delle proprie attività economiche. Le terre precedentemente coltivate a cereali furono adibite a pascolo per l’allevamento delle pecore con il conseguente allontanamento di molta popolazione rurale. Questa andò ad accrescere la massa di diseredati urbani.

Contemporaneamente si ebbe il conflitto fra Giacomo I ed i puritani, che vide il primo perdente, del regno e della testa. La Chiesa Anglicana, unica legittima per lo stato, vide il suo predominio minato dai presbiteriani scozzesi, vicini a Calvino. Nel 1658 al dittatore Cromwell successe il figlio Richard, ma solo due anni dopo gli Stuart furono richiamati al regno a furor di popolo da una popolazione stanca degli eccessi dei presbiteriani. Naturalmente si scatenò una reazione tutta anglicana alla presenza di elementi puritani calvinisti. Nel periodo che precedette il 1688, in cui gli Stuart perdettero definitivamente il regno e ci fu un ulteriore cambio di dinastia, le vicende inglesi diedero luogo ad un intenso flusso migratorio.

Durante la prima fase del conflitto con gli Stuart, furono i puritani a cercare rifugio in America, nel ventennio di potere puritano furono gli adepti di altre confessioni a cercare scampo lontano dalla madrepatria. Dopo la Restaurazione furono di nuovo i puritani ed i seguaci delle sette protestanti più radicali a fuggire.

Risulta così chiaro che il nord America, Canada in particolare, fu colonizzato in un primo tempo da cacciatori e pescatori e in un secondo tempo dalla piccola nobiltà cadetta della Francia. Tutti cercarono un rapporto pacifico con gli indiani, stendendo trattati di pace e commercio. La regione atlantica dell’America del nord fu invece popolata per motivi essenzialmente religiosi da emigrati inglesi.

Al nord cacciatori e piccoli feudatari con manodopera a contratto, al sud ed a est piantagioni e manodopera schiava. Nelle Antille inglesi l’arrivo degli schiavi stravolse l’assetto demografico delle isole inglesi, fino ad allora scarsamente popolate (1).

LA GUERRA CON GLI INGLESI

L’emigrazione degli schiavi nelle colonie inglesi della costa del sud fu una conseguenza del calo dell’emigrazione britannica e della necessità di abbassare il prezzo del tabacco per rimanere competitivi.

L’arrivo massiccio degli schiavi aumentò a dismisura la ricchezza dei produttori e causò la scomparsa dei già pochi servi a contratto. La Virginia ed il Maryland furono poi popolati da immigrati dalla Germania, dalla Svizzera tedesca e dalla Francia ugonotta. Tutte le colonie anglosassoni del sud furono caratterizzate ben presto da una rigida gerarchizzazione sociale.

Al nord le colonie inglesi tra la baia del Chesapeake e la penisola della Nuova Scozia ebbero caratteristiche diverse. Fondate con un certo ritardo rispetto a quelle della Virginia, non offrirono immediata ricchezza. Le colonie settentrionali furono il rifugio dei Pellegrini (Plymouth), dei Puritani (Massachussetts e Connecticut), dei Quaccheri (Jersey e Pensylvania). Gli insediamenti si svilupparono attorno a centri urbani e mancarono quasi del tutto le piantagioni.

La mancanza di prodotti propri da esportare spinse questi insediamenti a proporsi come trasportatori e rivenditori della produzione agricola di altre colonie.

Tra i puritani del Massachusetts non mancarono i conflitti, che si evidenziarono in scismi ed esilii per motivi religiosi.

La vita religiosa delle colonie inglesi ebbe picchi di acuta violenza, le cui conseguenze si protrassero nel tempo. Le colonie fondate dai seguaci di Anne Hutchinson e Roger Williams, esiliati dal Massachussetts, dovettero difendersi per tutto il XVII sec. dagli assalti delle milizie puritane. Nella Nuova Francia (ormai inglese) e nella Nuova Inghilterra la paura delle streghe si saldò con difficili condizioni di vita e degenerò in molteplici episodi di isteria collettiva e di persecuzioni di gruppi di abitanti.

Nell’America settentrionale le guerre contro gli indiani precedettero in genere quelle tra le colonie. Ben presto si sviluppò una costante interazione tra i due tipi di conflitto. Quella che più a lungo fu coinvolta in una guerra indiana fu quella canadese.

Dopo la fondazione di Nuova Amsterdam gli olandesi istigarono gli Irochesi e li fornirono di armi contro i Moicani. Verso il 1640 la pressione degli Irochesi sugli Algonchini e sui Montagnais cominciò ad essere decisiva. Gli Uroni furono così trucidati dagli Irochesi e dalle truppe inglesi nel 1649. Successivamente distrussero i Neutri ed i Nipissing, tutti alleati dei francesi. Era ormai chiaro che si voleva fare terra bruciata attorno ai francesi. Questi infatti si erano sempre retti grazie all’aiuto delle popolazioni locali, che procacciavano loro le pelli da rivendere in Europa e che fornivano loro i viveri.

Dopo il 1649 i missionari gesuiti furono costretti ad abbandonare le missioni nella regione dei Grandi Laghi, dove avevano riprodotto situazioni simili a quelle del Paraguay, con netto incremento della produzione agricola degli indiani e forme cooperativistiche modernissime. Tutto fu distrutto dagli Irochesi e dagli inglesi!

Quasi 50 anni di guerre Irochesi avevano causato molti danni alle colonie francesi, ma in quel periodo si era formato un nucleo di cacciatori, trafficanti ed esploratori capaci di muoversi e di combattere come gli indiani che si spinse fino alla Luisiana ed il basso Mississippi.

Nel frattempo gli inglesi del Massachusetts e del Connecticut sterminarono gli indiani Pequot nel 1637. Alla fine del XVII sec. le colonie più antiche si erano liberate completamente dagli indiani. Infine, agli inizi del Settecento i coloni della Carolina del nord entrarono in contatto con i Tuscarora e nel 1712 - 1713 li sconfissero. Nel 1714 fu la volta della Carolina del sud, che sterminò gli Yamasee.

Alcune costanti: la reazione indiana alla penetrazione inglese scattò quando gli europei spinsero la frontiera troppo avanti o imposero commerci non graditi. Con i francesi ed in un primo tempo con gli inglesi, gli autoctoni videro positivamente l’insediamento europeo che permetteva loro di acquistare i prodotti della tecnologia europea, anche per le loro guerre intestine.

La contro offensiva inglese fu estremamente violenta e tese allo sterminio degli avversari. Dopo una prima fase di urbanizzazione lungo le coste atlantiche, gli inglesi si mossero lungo due direttrici e con due strategie.

Verso nord-ovest: invio degli Irochesi contro tutti gli indiani alleati dei francesi.

Verso ovest: taglio delle comunicazioni fra le colonie canadesi e quelle della Luisiana dei francesi. 

Aggressione e distruzione delle colonie francesi.

Allargamento ad ovest della propria sfera economica, ormai compressa lungo la costa, a spese degli indiani.
Tralascio la fase che vide le truppe inglesi direttamente impegnate contro le pacifiche colonie francesi, tutto si concluse con il Trattato di Parigi del 1763, che sanciva l’espulsione della Francia dal Nord America e consegnava il destino delle popolazione indiane nelle mani dei nuovi barbari (2).

Dimentichi di quanto avevano passato in Inghilterra per mano di loro fratelli riformati, riproposero lo stesso modello di persecuzione nei confronti delle popolazioni autoctone!!

Resta dimostrato che non è possibile parlare di intolleranza cattolica nel nord America: si tratta, evidentemente, di una falsificazione storica assai puerile che non regge all’esame di qualsiasi storico avveduto.

Don Sergio Simonetti

Per approfondire: Matteo Sanfilippo, Europa ed America, Giunti editore, Firenze 1990 (in appendice ampia bibliografia di riferimento); Wilcomb E. Washburn, Indiani d’America, Editori Riuniti, Roma 1981. Il testo di Luca Codignola, Terre d’America e burocrazia romana (Marsilio editore, Padova 1982), è particolarmente importante perché pubblica per la prima volta 97 lettere del carmelitano inglese Simon Stock a Propaganda Fide, fra il 1622 ed il 1649, in merito ai tentativi di fondare una colonia da parte del cattolico Lord Baltimore. La storia del Canada nella sua prima colonizzazione è anche storia delle missioni cattoliche, segnalo, pertanto, William V. Bangert S.J., Storia della Compagnia di Gesù [Marietti, 1990. pp.282-293], utilissimo anche per chi volesse approfondire la nascita della Compagnia e le tematiche che dovette affrontare.

NOTE

1) Si afferma spesso che la schiavitù in America fu una colpa degli spagnoli. Se questi ultimi usufruirono per primi del lavoro coatto, l’esercizio della tratta fu una prerogativa prima dei portoghesi, subito sostituiti dalle nuove potenze marinare di Olanda, Francia ed Inghilterra. I primi schiavi (erano venti) nel Nord America, in Virginia, furono sbarcati da una nave olandese nel 1619. In seguito saranno i mercanti yankee delle colonie nordiste a fornire il sud di schiavi: il 90% delle navi negriere entrate nel porto di Charleston proveniva dalla Nuova Inghilterra. Scriveva John Adams: "nell’abolizione della schiavitu’ nel Massachussets [...] la vera causa fu il moltiplicarsi dei lavoratori bianchi, che non intendevano permettere oltre ai ricchi di rivolgersi a questi concorrenti dalla pelle scura [...]. Se i proprietari avessero per legge ottenuto il permesso di tenere schiavi, la gente del popolo avrebbe messo a morte i negri e forse anche i loro padroni". Molto interessante, riguardo la reale situazione dei negri nell’Unione rispetto alla Confederazione nella guerra civile americana (in breve: il vero razzista era il Nord), è Storia della guerra civile americana, di Raimondo Luraghi, Rizzoli (Domenico De Rosa).

2) Se la Francia avesse sconfitto la Gran Bretagna nella "Guerra dei Sette Anni", la storia del mondo sarebbe stata diversa. Non solo perché la maggior parte del Nord America - tutta la "fascia interna" dalla foce del S. Lorenzo a quella del Mississippi - sarebbe oggi un’area di religione cattolica e di cultura francese, con ampia componente indigena, ma anche per gli avvenimenti successivi. Infatti, quando, pochi anni dopo, le tredici colonie inglesi della costa atlantica proclamarono l’indipendenza, il re Luigi XVI, per poter ricuperare almeno una parte dei territori americani perduti, non poté far altro che offrire l’aiuto militare agli insorti. Questo ebbe due conseguenze: la prima, ingenti spese impossibili a recuperarsi a breve termine dai territori riacquistati dopo la vittoria, da cui la crisi finanziaria, che - aggravata anche dalle manovre speculative di Necker - rese necessaria la convocazione degli Stati Generali nel 1789; la seconda, il fatto che la presenza a Parigi degli emissari dei coloni insorti incrementò la circolazione di parole come "libertà", "democrazia", etc. Anche se queste parole avevano a Boston - come ha dimostrato Russel Kirk - un significato ben diverso - quello "concreto" e "tradizionale" del parlamentarismo anglosassone - da quello "astratto", proprio degli illuministi e dei futuri giacobini, a Parigi erano costoro che "fabbricavano l’opinione pubblica" [Giulio Dante Guerra].

 


 
   

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