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Il grido silenzioso



 

La Dives in Misericordia
 di Marco Invernizzi 

Pubblicata trent’anni fa, l’enciclica sulla misericordia non è invecchiata. Rimane la speranza più adatta all’uomo contemporaneo, spesso dominato dal peccato.

[Da «Il Timone» n. 98 - anno XII - Dicembre 2010 - pp. 58-59]

Trent’anni fa usciva la seconda enciclica di papa Giovanni Paolo II dedicata alla Misericordia. Allora santa Faustina Kowalska (1905-1938), la suora polacca comunemente indicata come “segretaria” e apostola della Divina Misericordia, era conosciuta soltanto in Polonia, al contrario di oggi, grazie anche alla canonizzazione e all’istituzione della festa liturgica della Misericordia la prima domenica dopo Pasqua. Ricordo che allora si trovava sul tema un solo libro in lingua italiana, presentato da un cardinale polacco, e c’era tanta “prudenza” su una figura e su una devozione che avevano dovuto superare anche il difficile esame della Congregazione per la Dottrina della Fede.
L’arcivescovo di Cracovia, divenuto Pontefice nel 1978, invece non aveva dubbi. Nella “sua” Cracovia, dove la santa è venerata in un grande santuario nella periferia della città, meta di continui pellegrinaggi, aveva imparato l’importanza di questo messaggio, soprattutto adatto all’uomo moderno. Da qui la decisione di dedicare un’enciclica al tema e poi di procedere con la canonizzazione della santa, che avverrà nel 2000.

Il contenuto

La Dives in misericordia ripercorre la storia della presenza della misericordia nell’Antico e nel Nuovo Testamento, soffermandosi in particolare sulla parabola del figliol prodigo e sul tema della conversione, che questa parabola illustra indicandoci anche il comportamento divino, di Dio Padre, davanti al convertito. La misericordia, è scritto nell’enciclica, non si limita a uno sguardo compassionevole verso il male commesso e verso il peccatore, ma va molto più in profondità, trasformando il male in bene. La misericordia è divina perché soltanto Dio onnipotente può compiere questa cosa. In essa, che è un amore estremo per ogni uomo, c’è qualcosa che sfugge alla ragione umana, perché la supera.
«La parabola del figliol prodigo esprime in modo semplice, ma profondo, la realtà della conversione. Questa è la più concreta espressione dell’opera dell’amore e della presenza della misericordia nel mondo umano. Il significato vero e proprio della misericordia non consiste soltanto nello sguardo, fosse pure il più penetrante e compassionevole, rivolto verso il male morale, fisico o materiale: la misericordia si manifesta nel suo aspetto vero e proprio quando rivaluta, promuove e trae il bene da tutte le forme di male esistenti nel mondo e nell’uomo. Così intesa, essa costituisce il contenuto fondamentale del messaggio messianico di Cristo e la forza costitutiva della sua missione. Allo stesso modo intendevano e praticavano la misericordia i suoi discepoli e seguaci. Essa non cessò mai di rivelarsi, nei loro cuori e nelle loro azioni, come una verifica particolarmente creatrice dell’amore che non si lascia “vincere dal male”, ma si vince “con il bene il male” (Rm 12,21). Occorre che il volto genuino della misericordia sia sempre nuovamente svelato. Nonostante molteplici pregiudizi, essa appare particolarmente necessaria ai nostri tempi» (Dives in misericordia, n. 6).
Io non so quante persone siano in grado di cogliere questo punto, centrale nell’enciclica. Forse soltanto chi ha peccato profondamente e sperimentato la gioia, ma anche la profonda sofferenza che sta dietro ogni autentica conversione, oppure chi ha raggiunto un grado di comprensione spirituale veramente profondo. Ma sicuramente, l’uomo moderno ha estremo bisogno di questa medicina.
La devozione alla Misericordia era nata nella Polonia degli anni Trenta, quando il Paese era nella morsa dei due grandi Stati ideologici e totalitari, la Germania nazionalsocialista e l’Unione Sovietica socialcomunista. Dio insegnò ai cattolici di quel tempo, a coloro che conobbero e si accostarono al messaggio della suora di Cracovia, come Lui intendeva combattere il male. Il volto misericordioso di Cristo, bellissimo e serio, ma sereno, che Faustina volle far dipingere da un pittore e che è diventata l’icona della Misericordia, presente in tante case e immagini, ci guarda, ci benedice e ci inonda con la sua pace attraverso i raggi che partono dal Suo cuore.

La misericordia e la modernità

All’uomo moderno, frutto di una cultura che ha voluto relegare Dio “in soffitta” dopo la fine del potere comunista e che allora, prima del 1989, invece puniva con il campo di concentramento o il ricovero psichiatrico coatto chi manifestasse pubblicamente la sua fede, a questi uomini, come a quelli degli anni Trenta, che rischiavano immensamente di più, Cristo, innalzato sulla Croce, offre il perdono, la sua amicizia, in una parola la sua Misericordia. Offre una Parola capace di lenire la sua inquietudine, tipica dell’uomo di ogni epoca ma soprattutto dell’uomo della modernità, inquieto perché senza Dio e privo di radici, costretto a trovare la parvenza della felicità nel materialismo pratico o nelle ideologie che hanno contrassegnato il XX secolo.
«Credere nel Figlio crocifisso significa “vedere il Padre”, significa credere che l’amore è presente nel mondo e che questo amore è più potente di ogni genere di male in cui l’uomo, l’umanità, il mondo sono coinvolti. Credere in tale amore significa credere nella misericordia. Questa infatti è la dimensione indispensabile dell’amore, è come il suo secondo nome e, al tempo stesso, è il modo specifico della sua rivelazione ed attuazione nei confronti della realtà del male che è nel mondo, che tocca e assedia l’uomo, che si insinua anche nel suo cuore e può farlo “perire nella Geenna”».

L’attualità di un’enciclica

Negli anni Ottanta del secolo scorso il mondo si stava preparando a un significativo cambiamento. Dopo la rivoluzione culturale del Sessantotto, il mondo occidentale si trovava di fronte una umanità ricca di beni da consumare e priva di valori, spesso senza alcuna ragione ideale per vivere, dopo la scristianizzazione ma anche in seguito alla caduta delle ideologie. Questa umanità, mentre veniva meno l’ipotesi di una vittoria del comunismo sovietico, non riempiva le chiese per ringraziare dallo scampato pericolo, ma si lasciava dettare l’agenda dai fautori di un relativismo assoluto, che con il divorzio e l’aborto, l’ingegneria genetica e l’eutanasia, conducevano il mondo occidentale verso l’autodistruzione. In questo mondo postmoderno, l’enciclica sulla misericordia non ha perso la sua attualità. Il Magistero non scade, come il latte, ma essa forse è ancora più attuale di quando è stata pubblicata, trent’anni fa.
Oggi, infatti, gli uomini si sentono orfani anche delle false promesse delle ideologie. Molti cercano un senso per la loro vita nel piacere, nel denaro, nel potere e con frequenza si caricano di un cumulo di peccati che può fare sentire terribilmente pesante la loro vita, se hanno la grazia di rendersene conto. Inoltre, il clima culturale o il costume che si respirano nei luoghi di lavoro e di svago diventano sempre più impregnati di un’atmosfera che allontana dalla virtù, dalla purezza, dalla sincerità, dalla buona educazione. Gli uomini che crescono in questo contesto si lasciano facilmente andare, si immergono nel peccato. E ogni peccato ha gravi conseguenze, per loro e per la società intera, perché ogni peccato ha una dimensione sociale. Come uscirne? Come si può immaginare un figliol prodigo del nostro tempo? A questo dovrà soprattutto rispondere il Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione. Ma sicuramente la misericordia di Dio, quella sua infinita volontà di amare e perdonare, e di cercare le anime lontane per riportarle alla verità, è una strada maestra che a tutti noi viene chiesto di seguire.

PER SAPERNE DI PIÙ...

Tutte le citazioni senza altra indicazione sono tratte dall’enciclica di Giovanni Paolo II, Dives in misericordia, del 30 novembre 1980, disponibile sul sito della Santa Sede, www.vatican.va. Molte utili informazioni possono essere trovate sul sito www.festadelladivinamisericordia.com. Il Diario di santa Faustina (Diario, la misericordia divina nella mia anima), giunto alla IX edizione rinnovata, è pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana.

© il Timone
www.iltimone.org

 


 
   

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