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Il grido silenzioso



 

Critica della ragion pura e dura. Ulteriore replica a Roberto Dal Bosco/1
 di Andreas Hofer

Gli inganni dialettici di una polemica animosa costruita intorno a pretesti, tutta giocata sul fraintendimento sistematico del pensiero altrui. Come l'ideologizzazione della fede cattolica si accompagna a rigurgiti di purismo e di larvato manicheismo.

     Che cos'è uno straw man argument? È un classico del trolling, questo che letteralmente significa "argomento dell'uomo di paglia". Consiste nell'attribuire a una parte, durante una discussione, tesi e pensieri che non ha mai formulato. Ad esempio: Tizio dice di essere favorevole alla nazionalizzazione dell'economia. Caio osserva che anche i nazisti lo erano e ne trae la conclusione che Tizio, a sua volta, deve essere un nazista. Logica alquanto ingannevole, perché un solo elemento comune tra due realtà non rende comuni tutti gli altri. Se un genio come Van Gogh ha venduto quasi nulla in tutta la sua breve carriera sarebbe ridicolo da ciò dedurne che ogni pittore che non vende i suoi quadri sia un genio.

     La tecnica dello straw man trasforma la propria vittima in un "forzato della discolpa" che si vede assegnato d'ufficio alla condizione di imputato, costretto pertanto a difendersi e a giustificarsi. Si sprecano gli esempi di questo inganno dialettico: pensiamo alle polemiche scatenatesi intorno alle esternazioni di Benedetto XVI su AIDS e preservativo o alle accuse di voler fomentare l'odio contro gli omosessuali mosse agli oppositori del matrimonio gay.

     Creare una realtà estremizzata e inesistente (dando vita a quello che in filosofia è detto "essere di ragione": un concetto puramente astratto, privo di corrispondenza con un oggetto reale) per poi attaccarla e squalificare l'interlocutore, costringendolo così a smentire, da una posizione di debolezza, enunciati che non ha mai sostenuto. Questa è l'essenza menzognera dello straw man argument. Si tratta di un artificio retorico, di un paralogismo, di uno pseudoragionamento cui fa ricorso chi è intenzionato ad inquinare un dibattito mettendo in circolo "verità avvelenate". Una tecnica denigratoria, ben nota ai professionisti della disinformazione, che serve a formulare inesistenti capi d'imputazione, a demonizzare i propri avversari. Lo scopo è forgiare un "nemico immaginario" per farne la sentina d'ogni nequizia.

Fuoco amico per lo straw man

     Abbiamo un saggio di uso sfrenato della tecnica dello straw man nella seconda lettera di Roberto Dal Bosco agli amici "non allineati" di Radio Spada, una specie di TAZ tradizionalista dove il polemista vincentino, non pago di aver aperto un'astiosa diatriba con Renzo Puccetti e padre Carbone, è tornato ad aggiungere altra carne al fuoco. E lo ha fatto coinvolgendo nella sua flame war un'altra figura di spicco dell'universo pro-life: Francesco Agnoli.

     Dal Bosco non si accontenta solo di ribadire le proprie accuse ai due «soci apologeti del feticidio "umanitario"», gli estensori del presunto «manifesto neoabortista della Bussola». Si premura anche di estendere il "fuoco amico" allo sventurato Agnoli, a sua volta reclutato tra i volonterosi carnefici di Erode. Si passa così dal «duo» al «trio del feticidio "umanitario"».

     Con la nuova «triade genocida-umanitaria Agnoli-Puccetti-Carbone» aumenta la quantità degli "imputati" chiamati in causa (numero che qualcosa ci dice destinato a crescere); non muta invece il contenuto dell'incriminazione.
     Nella sua rinnovata invettiva Dal Bosco declina in senso criminologico questa troika di "fiancheggiatori" del radikal Böse abortista, accusandola di voler patrocinare una riedizione in salsa pro-life del compromesso storico di democristiana memoria. Il flamer vicentino allude, neanche troppo velatamente in verità, a una congiura "neodemocristiana" votata alla neutralizzazione dell'ala "pura e dura" del movimento pro-life.

     Della cospirazione, che passa attraverso la rielaborazione in chiave edulcorata della legge 194, fa parte anche Agnoli, ci dice Dal Bosco. Apprendiamo così dell'esistenza di un piano occulto adombrato nell'articolo Strategie pro life (per eradicare la 194), dove l'apologeta trentino, in combutta col sodalizio democristianeggiante, si sarebbe fatto scudo della nozione di «abortismo umanitario» come tramite per favorire la diffusione di opportuni états d'esprit.

     A ben vedere, non si può dire che Agnoli difetti di chiarezza: è necessario, afferma, agire a livello giuridico, amministrativo e medico per restringere l'accesso all'aborto. Occorre perciò far rispettare i limiti normativi già esistenti e, al contempo, tentare di introdurne di nuovi.

     Dal Bosco, filtrando questi pensieri attraverso la fallacia logica dello straw man, riesce invece a trarre strabilianti conclusioni: Agnoli, allo scopo di assicurare senza troppe complicazioni il trasbordo ideologico degli irriducibili «senza-compromessi» in direzione dell'«abortismo neodemocristiano», avrebbe disseminato il proprio articolo di «trappole esiziali». La funzione latente di questa vera «summa di trabocchetti per pro-life» è presto smascherata dal nostro esperto di debunking: «premasticare la materia per assicurare la digeribilità della 194 anche presso gli stomaci forti. La Pappa omogeneizzata dell’aborto servita ai duri e puri». È in atto, in sostanza, una strategia di "normalizzazione" dell'intransigentismo pro-vita. A tal fine, per suffragare una simile apertura di credito alla 194, Agnoli avrebbe infarcito la sua surrettizia apologia della legge abortista di vecchie menzogne propagandistiche, come il refrain della 194 come fattore di riduzione degli aborti. Un argomento, questo, che Agnoli ha strenuamente contrastato. Ma Dal Bosco sembra bellamente ignorarlo.

     Assieme alla legittimazione della 194 Dal Bosco rimprovera ad Agnoli di non aver scagliato, nell'articolo "incriminato", un anatema contro la pillola abortiva. Si chiede, come se non fosse arcinota la sua posizione a proposito di questo "pesticida umano", perché mai Agnoli non abbia scritto «che sarebbe stato ancora meglio se la RU486 non si fosse introdotta, e basta»? Per il videoartista vicentino anche il non-detto, classica imputazione psicopoliziesca, costituisce un crimine ideologico. Più che sufficiente per accreditare di qualche inaudita complicità con la diffusione della kill-pill.

     Una vera e propria presunzione di malafede, quella formulata da Dal Bosco, che non risparmia beffarde canzonature all'autore della Storia dell'aborto non esitando a gettarsi poi a corpo morto sulle più minute imprecisioni agnolesche (come la confusione tra l'abrogazione totale e l'abrogazione parziale della 194 richiesta dai Radicali nel referendum del 1981) per ingigantirle e ricondurle al proprio schema cospirazionistico.

     Traspare, da queste pose dileggiatorie, l'attitudine crudele all'irrisione e allo scherno tipica dell'homme du ressentiment. Quella gioia maligna, voluttuosa perfino, che gode nel tormentare il "nemico" di turno annichilendone poco alla volta fama e dignità. Si vede bene qui come lo straw man argument sia un calco rovesciato del "pregiudizio positivo" raccomandato da sant'Ignazio di Loyola negli Esercizi spirituali («È necessario presupporre - scrive il santo fondatore della Compagnia di Gesù - che ogni buon cristiano debba essere più disposto a salvare l’affermazione del prossimo che a condannarla; e se non la possa salvare, cerchi di sapere quale significato egli le dia; e, se le desse un significato erroneo, lo corregga con amore; e, se non basta, cerchi tutti i mezzi adatti poiché, dandole il significato giusto, si salvi»).

La vexata quaestio dell'abortismo "umanitario"

     L'ostinata perseveranza di Dal Bosco costringe a ritornare sulla questione dell'«abortismo umanitario». Nella lettera del 19 marzo il vicentino, facendo il solito uso smodato della fallacia dell'uomo di paglia, torna a prendersela con Luigi Lombardi Vallauri, liquidato sprezzantemente come anticipatore del compromesso neodemocristiano («uno che divide tra «aborto umanitario» e «aborto libertario» - sentenzia Dal Bosco - ha già non uno ma due piedi dentro il compromesso con i terminatori di feti»). Si tratta, con ogni evidenza, del più classico casus belli, di un pretesto agitato a fini "incendiari".

     Ogni accenno di replica richiederà prima di tutto, per riprendere un'antica distinzione medievale, un approfondimento tanto della intentio operis (il significato oggettivo di un'opera) quanto della intentio auctoris (le idee dell'autore).
     Lombardi Vallauri non definisce il concetto di abortismo (nelle sue tre varianti: "umanitario", "libertario" e "totalitario") mediante un criterio di demarcazione e riconoscimento dell'essenza, bensì identificando alcuni tratti distintivi che costituscono una sorta di fenomenologia dell'abortismo. (1)
     Siamo di fronte quindi a una categorizzazione puramente descrittiva quanto può esserlo la descrizione di una sintomatologia cancerosa. Ma non si vede, nel fare questo, quale necessità conduca a ritenere il cancro un bene. Adottare una tipologia descrittiva non confligge in alcun modo con un giudizio morale negativo sull'abortismo, sotto qualunque forma esso si presenti. In che modo descrivere la logica di una posizione abortista che pure si professa "umanitaria" e "dal volto umano" equivale ad adottarla?

     Sarebbe peraltro estremamente riduttivo limitare l'indagine di Lombardi Vallauri all'abbozzo di una tipologia. Il giurista romano giunge infatti a determinare la matrice nichilistica dell'ideologia abortista, mettendo in relazione l'abortismo libertario col sadismo, collegando quest'ultimo allo scientismo materialista, per il quale, nella sua traduzione etica, l'uomo gode della libertà di comportarsi come meglio gli aggrada. L'abortismo, mostra Lombardi Vallauri, trae linfa da una cultura incapace di fondare giudizi di valore e di assegnare significato alla vita umana. La società feticida sorge dal mondo riduttivista del null'altro-che (l'embrione null'altro che un grumo di cellule, è lo slogan mille volte ripetuto che lo vuole ridotto a materia inorganica).

     L'abortismo libertario, tipico prodotto della desertificazione spirituale occorsa nella modernità, è una figura concreta del sadismo teorico e pratico. Il riduzionismo, in questa "terra del nulla", si biforca in due attitudini apparentemente opposte. Da una parte i soggettivismi assoluti (volo, ergo sum, sono ciò che voglio essere: l'uomo come pura esistenza senza alcuna essenza; non c'è norma esteriore che vincoli o limiti la mia volontà). Dall'altra le filosofie della morte del soggetto (mensuror, ergo non sum: l'uomo "cosificato", quantificabile, ridotto alle sue componenti fisico-energetico-materiali, che diventa materiale disponibile a qualunque manipolazione). In entrambi i casi, soggetto assoluto o reificato, la risultante etica conclude in un radicale antiumanesimo, risolvendosi nella negazione dei doveri e dei diritti dell'uomo. L'antiumanesimo oscilla tra l'esaltazione del superuomo (Übermensch) e l'aggressione al sottouomo (Untermensch). In ogni caso, odia l'uomo concreto, in carne ed ossa.

     All'assioma umanista di Kant («considera l'altro come fine e mai come mezzo»), trascrizione in chiave laica e secolarizzata del comandamento dell'amore cristiano («ama il prossimo come te stesso»), si contrappone così l'assioma nichilista di Sade: «Considera l'altro come mezzo e mai come fine».

     Non è agevole capire cosa vi possa essere di tanto deplorevole, di così riprensibile in una simile diagnosi dell'abortismo. Cosa pensasse il primo Lombardi Vallauri della "moralità" dell'aborto procurato si evince facilmente dagli accenni fugaci apposti in epilogo al suo breve saggio. Non senza aver nuovamente rammentato i limiti della proprio indagine, Lombardi Vallauri passa a caratterizzare l'aborto volontario come atto attraversato da «valenze forse non meno suicide che omicide». Nella sospensione della gravidanza si esprime un «rifiuto dell'avvento e dell'avventura ch'è la nuova vita, ideologia o illusione del controllo totale, spesso più rifiuto di sé e del proprio amore fallimentare che del figlio innocente, atto insomma, non meno che di aggressione crudele, d'impotenza, di solitudine e di paura». (2)

     Nel 1978, due anni dopo la pubblicazione di Abortismo libertario e sadismo, Luigi Lombardi Vallauri tornerà ad affrontare il tema dell'aborto sulla rivista «Studi Cattolici». Qui lo vediamo vergare, con acume e senza incertezze, parole che davvero non rivelano in lui, con buona pace di Dal Bosco, il complice dei «terminatori di feti».

     Non vi sono dubbi, scrive, sul fatto fondamentale: «ontologicamente, [...] l'aborto è soppressione di una vita umana in divenire, di un'individualità biologica ed esistenziale che è completamente capace (quindi ha diritto) di crescere e crescere sana fino alla proprio pienezza. Tutte le disquisizioni sulla non ancora avvenuta personalizzazione si fermano a una visione statica astratta che separa l'essere attuale dal poter-essere. Ma io sono (anche, ed essenzialmente) anche ciò che posso essere; e non c'è dubbio che fin dal concepimento l'embrione è un essere qualificato dal suo poter essere (dalla sua immancabile, ineludibile. destinazione ad essere) uomo». (3)

     Tanto sul piano legislativo quanto su quello operativo, dunque, Lombardi Vallauri propugna già negli anni '70 una strategia pro-life analoga a quella proposta oggi da Agnoli, Puccetti e Carbone nel pieno della "società liquida". Occorre di certo, dice, una legge che colpisca seriamente l'aborto "duro" (egoistico, freddo, deciso a mente lucida, sovente razionalizzato dall'ideologia abortista) e chi ne fa l'apologia. Ma l'intervento penale deve accompagnarsi in stretta misura all'intervento promozionale. Non basta reprimere: occorre anche organizzare e promuovere la tutela della maternità, creare una rete di centri per l'accoglienza della vita. È di fondamentale importanza, sostiene, anche avvalersi di forme spicciole di umana solidarietà. Nei casi di grave difficoltà esistenziale, nelle situazioni di turbamento oggettivamente fondato ad evitare l'aborto spesso bastano i mezzi poveri, sono sufficienti aiuti molto semplici. Come si nota, la struttura fondamentale del discorso di Lombardi Vallauri è indubbiamente ispirata da un umanesimo cristiano.

     Risultano quindi particolarmente stucchevoli e foriere di inutile polemismo le insistenze, tanto di Dal Bosco quanto di Marisa Orecchia, intorno ai presunti distanziamenti, da parte di Mario Palmaro, dalle «prospettive» e dai «giudizi di valore» del primo Luigi Lombardi Vallauri (4). Interventi, i loro, che difatti non dimostrano alcunché, limitandosi alla reiterazione petulante del proprio pensiero senza oltrepassare con questo la linea dell'asserzione apodittica.
     È manifesta la volontà di ergersi a interpreti unici e autorizzati del pensiero dello scrittore recentemente scomparso. Tanto che non mancano, in questi scritti, le acrimoniose stilettate indirizzate a chi, secondo il giudizio dei due, anela ad impadronirsi dell'eredità morale e intellettuale di Palmaro per asservirla a un fantomatico disegno di "normalizzazione" del movimento pro-life (di questo capitale peraltro sembrano essere proprio loro, Orecchia e Dal Bosco, a voler a reclamare un diritto di primogenitura, non si sa bene a che titolo).

Trattenere il dilagare dell'iniquità

     È indubbio che la nozione di "abortismo umanitario" non possa che rimandare, in sede etica, a una palese contraddizione in termini, a un ossimoro morale che, pertanto, si trova in posizione vacillante, di netta subalternità culturale rispetto all'abortismo libertario (infinitamente più coerente e significativo nel contesto dell'antiumanesimo nichilista). L'abortismo umanitario, avverte Lombardi Vallauri, sta su un piano inclinato: all'atto pratico tende perciò a fare fronte unico con l'abortismo libertario o a convertirsi in esso.

     Il manifesto di Agnoli-Puccetti-Carbone, tuttavia, non intende certo sdoganare il già cedevolissimo abortismo "umanitario" o indulgere in glorificazioni più o meno mascherate della 194. L'accento cade non sul sostantivo (abortismo), ma sull'aggettivo (umanitario). Nel deserto spirituale del nostro tempo è questione di salvaguardare anche il minimo lembo di terra ospitale, in condizione di accogliere l'"innesto" della vita umana. Occorre presidiare ogni minuscolo fortilizio - giuridico, medico, amministrativo - utile a frenare le derive più letali dell'abortismo.

     È noto il passo enigmatico della seconda Lettera ai Tessalonicesi (2, 6-7) in cui Paolo allude a ciò che ancora trattiene (katéchon) il mistero d'iniquità. Voler limitare il danno non è forse volersi fare katéchon nel senso paolino? Difendere il diritto del debole dalle angherie del forte non è, in fondo, altro che una attività di con-tenimento. Porre un limite, un limes, innalzare un argine al male. Passa attraverso questa volontà di trattenere il dilagare dell'iniquità la riscoperta del legame vitale tra ius e lex.

Conoscenza e ritorno al reale

     Spicca, nell'arringa di Dal Bosco, la costante violazione di un elementare principio gnoseologico: l'assioma scolastico secondo cui nihil volitum nisi praecognitum. Non c'è volontà senza che vi sia prima la conoscenza dell'oggetto, né la ragione può indirizzarsi ad un oggetto sconosciuto. Non si dà critica senza conoscenza della realtà da criticare. Anche volendo, come posso dare del ladro a qualcuno se non sono disposto a sincerarmi se si sia effettivamente appropriato di un bene che non gli spetta?

     Non è un caso che san Tommaso scrivesse: prudentia dicitur genetrix virtutum (“la prudenza è detta madre delle virtù”). È chiaro il motivo che ha portato l’Aquinate ad assegnare un tale rilievo alla virtù della prudenza. Come ricorda Josef Pieper, la prudenza rappresenta il punto d’incontro tra la vita morale e la vita reale. Per fare il bene le buone intenzioni, da sole, non bastano. Prima di agire bene occorre aver conosciuto bene. La preminenza della prudenza esprime, in relazione al campo dell'etica, la struttura fondamentale della realtà. «Il bene - afferma Pieper - presuppone la verità, e la verità presuppone l'essere». (5)

     Ogni attuazione del bene presuppone la conoscenza del reale. Dal momento che il bene è ciò che è conforme alla realtà, come si può compierlo senza sapere come le cose sono, come stanno realmente? Perciò ogni conoscenza richiede un contatto reale con la realtà oggettiva.
     Sbaglia, chi coltiva la sola ragion "pura e dura". Smarrire la fondamentale connessione tra conoscenza e realtà porta necessariamente alla mutazione genetica della religione in ideologia. In ogni frattura tra essere e bene, perno della forma mentis ideologica, si insidia la tentazione di ridurre la fede a sistema che nega ogni realtà anteriore alla volontà.

In (parziale) conclusione

     È ugualmente consigliabile scansare la tentazione di denunciare della malafede in chi ha innescato una polemica incresciosa, puramente nominalistica, dai tratti sofistici e ottusi, tutta giocata sul sistematico fraintendimento della locuzione di "abortismo umanitario".
     Questa critica si ramificherà quindi lungo altre direttrici. Batterà vie assai più significative come i rigurgiti di purismo e il larvato manicheismo delle "teorie del complotto". A questi ed altri temi, pertanto, sarà dedicata la seconda parte di questo intervento.

- (2a parte)

Note

(1) «La mia ricerca si limiterà – con rincrescimento – al piano storico-culturale: a rilevare cioè le ascendenze e le affinità dell'abortismo teorico nella storia delle idee. Rinuncerò quindi a una valutazione critica, a un giudizio logico, morale, politico sia dell'abortismo teorico, sia dell'aborto volontario; non farò altro che caratterizzare e situare culturalmente il solo abortismo teorico». (Luigi Lombardi Vallauri. Abortismo liberario e sadismo, Scotti Camuzzi, Milano 1976, p. 15)
(2) Ivi, p. 103.
(3) Luigi Lombardi Vallauri, Aborto. Un problema "semplice", in «Studi Cattolici», n. 206-7, aprile-maggio 1978, p. 331.
(4) Palmaro menziona Abortismo libertario e sadismo anche nel suo Aborto & 194. Fenomenologia di una legge ingiusta (Sugarco, Milano 2008, p. 66) come saggio di riferimento per la descrizione della categoria dell'abortismo.
(5) Josef Pieper, La luce delle virtù, trad. it., San Paolo, Milano 1999, p. 17.

 


 
   

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