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Il grido silenzioso



 

Tomáš Tỳn
 di Maurizio Schoepflin

Sacerdote e religioso domenicano, si oppose alle interpretazioni errate del Vaticano II: Concilio e Tradizione dovevano trovare piena armonia. Si impegnò per il recupero del tomismo e fece il voto di donare la propria vita per la liberazione della Chiesa cecoslovacca dall’oppressione del comunismo. Morì un mese dopo la caduta del regime.

[Da «il Timone», n. 69, gennaio 2008]

Quando morì, il primo gennaio del 1990, il domenicano Tomáš Tỳn non aveva compiuto quarant’anni, essendo nato a Brno, nella Repubblica Ceca (allora Cecoslovacchia) il 3 maggio 1950. Una vita breve, dunque, eppure capace di lasciare una traccia di rara intensità, tanto che del giovane frate è in corso la causa di beatificazione, della quale è vice postulatore il suo confratello Giovanni Cavalcoli. E proprio padre Cavalcoli ha recentemente dedicato alla figura di Tỳn un bel libro, un’opera nei confronti della quale sono debitore per la stesura di questo articolo.

Innanzitutto un chiarimento: anche se la sua testimonianza cristiana non è restringibile all’ambito dell’attività culturale, padre Tomáš Tỳn, come vedremo, può a buon diritto essere annoverato tra i filosofi ed è per questo motivo che non è fuori luogo parlare di lui all’interno di questa rubrica che da sempre ospita ritratti di pensatori e intellettuali.

Figlio di medici, primo di tre fratelli, Tomáš Tỳn fin da piccolo manifestò un intenso sentimento religioso e una notevole inclinazione per gli studi. Nel 1969 vestì l’abito domenicano e iniziò il noviziato in Germania per poi spostarsi a Bologna, presso la tomba del Fondatore dei Predicatori, net celebre convento di San Dome nico, mentre era priore provinciale Enrico Rossetti, che guidava le comunità a lui affidate con grande equilibrio, cosa assai gradita a Tỳn, che mal sopportava il clima di disorientamento dottrinale causato da alcune disinvolte interpretazioni del dettato del Concilio Vaticano II. Nel 1973 padre Tomáš emise i voti solenni e diventò diacono. Conseguita la licenza in teologia con una tesi di 340 pagine scritte in latino, nel 1975 fu ordinato prete. Nel 1976 ottenne la laurea in teologia, discutendo una tesi sul pensiero di San Tommaso. Rientrato a Bologna da Roma, Tỳn si distinse per le ottime doti di predicatore, di confessore, di assistente e direttore spirituale. Tutti coloro che ebbero la fortuna di conoscerlo ne apprezzarono la profonda fedeltà alla Verità cattolica e alla Tradizione della Chiesa, nonché lo stile di vita completamente aderente agli ideali evangelici e alla regola di San Domenico. Pochi giorni prima di morire, Tỳn consegnò a un confratello una voluminosa opera di metafisica (970 pagine!), centrata soprattutto sulle questioni della sostanza e della persona.

Si tratta di un testo di alto spessore teoretico e di notevole complessità, dedicato, come si è accennato, al fondamentale tema della persona, ma contenente pure un’importante storia della metafisica occidentale: in tale storia, Tỳn coglie una fase ascendente, culminata nella metafisica cristiana di San Tommaso, e una fase di decadenza che conduce sino al materialismo, all’ateismo e al nichilismo dominanti nell’odierno panorama filosofico. L’autore riserva una critica particolare all’esistenzialismo, colpevole, ai suoi occhi, di aver dimenticato e cancellato la realtà dell’essenza, cosa che conduce inevitabilmente al nominalismo e al relativismo. In ultima analisi, il profondo e amplissimo lavoro metafisico di Tỳn è un grande appello al recupero del tomismo, filosofia perenne e sempre attuale.

In ambito teologico, egli si concentrò sui temi della grazia e del libero arbitrio, affrontando con notevole perizia le delicate questioni concernenti l’esistenza del male, l’onnipotenza divina, la salvezza e la predestinazione.

Tomáš Tỳn non nascose mai il suo tradizionalismo, che certo niente aveva a che fare con le posizioni scismatiche di mons. Marcel Lefebvre. A questo proposito, il suo biografo, padre Cavalcoli, parla di «tradizionalismo postconcilare», volendo indicare con questa originale espressione la posizione di un uomo fedelissimo alla Chiesa — e perciò anche al Concilio Vaticano II —, alle sue verità e ai suoi valori non negoziabili, che egli mai si stancò di ribadire dinanzi alle innovazioni scriteriate e agli slittamenti modernistici. Secondo Tỳn, Concilio e Tradizione dovevano trovare piena armonia: d’altra parte non poteva che essere cosi, dal momento che la Verità è una ed eterna. Un altro elemento che contraddistinse la personalità di Tomáš Tỳn fu la severa opposizione al comunismo, che assunse i caratteri di un’implacabile e costante denuncia che non conobbe ammorbidimenti. A questo proposito, è emerso un fatto straordinariamente suggestivo: si è saputo che il giorno della sua ordinazione sacerdotale padre Tomáš fece il voto di donare la propria vita per la liberazione della Chiesa cecoslovacca dall’oppressione del comunismo; il fatto che egli sia morto proprio nel momento in cui le dittature comuniste dell’Europa orientale crollavano non può che suscitane un moto di ammirata sorpresa.

Tornando alla dimensione intellettuale e culturale della figura di padre Tỳn, è opportuno ricordare che a lui si devono pure interessanti riflessioni sulla morale: egli era convinto che la corruzione morale avesse radici teoretiche e pensava che senza il riconoscimento della verità sul piano metafisico e conoscitivo non fosse possibile fondare l’etica, perché da errori speculativi non può che discendere un comportamento negativo. Il 4 agosto 1985 padre Tomáš scrisse una lettera molto accorata all’allora cardinale Joseph Ratzinger per esprimergli vivo apprezzamento per la pubblicazione del Rapporto sulla fede e per comunicargli alcune preoccupazioni relative alla vita della Chiesa. Nella risposta, l’attuale Pontefice gli fece sapere che la missiva gli aveva procurato grande gioia «per la piena concordanza tra noi, sentendo in tal modo la forza unificatrice della verità, la quale ci è concessa nella fede cattolica».

Ricorda

«L’oblio della metafisica coincide con quello dell’analogia ed è un oblio in cui una cupa notte è scesa sul’uomo, che creato com’è, a immagine del suo Creatore, non trova luce se non nell’intelligenza del Sommo Vero.
Un’umanità perversamente compiaciuta del suo spirito anti-metafisico è un’umanità che, per quanto si ritenga vigorosa e gioviale, di fatto è rimasta tragicamente mutilata nel suo stesso essere umano».
(Tomáš Tỳn, Metafisica della sostanza. Partecipazione e analogia entis, Edizioni Studio Domenicano, 1991, p. 955).

Bibliografia

Tomáš Tỳn, Metafisica della sostanza. Partecipazione e analogia entis, Edizioni Studio Domenicano, 1991.
Giovanni Cavalcoli, Padre Tomáš Tỳn. Un tradizionalista postconciliare, Fede & Cultura, 2007.
Una nutrita serie di articoli due su Tỳn si trova all’indirizzo: www.totustuus.biz/users/tyn/

© il Timone
www.iltimone.org

 


 
   

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