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Il grido silenzioso



 

Le nuove catacombe
 di Daniele Zappalà

Il j’accuse dello studioso Thomas Grimaux: «Per integralismo islamico e comunismo la persecuzione contro i cristiani è una dottrina sistematica».

[Da «Avvenire», 18 dicembre 2007]

«Dalla Cina all’India, dalla Nigeria a Cuba oggi sono milioni le vittime dell’ideologia. E perfino l’Europa vive l’attacco delle pressioni laiciste» 

«Da circa un decennio, si assiste a una regressione terribile delle condizioni di vita dei cristiani in tutti i Paesi musulmani, praticamente senza eccezioni». È la principale denuncia che lo scrittore francese Thomas Grimaux ha voluto lanciare nel suo ’Libro nero delle nuove persecuzioni anticristiane’, un saggio ­testimonianza appena pubblicato in Francia e in Svizzera dalle edizioni Favre.
Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?

«Ho vissuto per oltre un decennio in Paesi della Penisola arabica, dell’Africa orientale e dell’Europa orientale dove i cristiani sono esclusi e perseguitati. E ho serbato tanti ricordi di incontri che non mi lasciano il diritto di tacere, tanto più che questa verità è spesso ignorata. Come in passato, le persecuzioni fanno parte ancora della storia della Chiesa. E forse fin quando la Chiesa continuerà ad annunciare la fede, essa sarà perseguitata da chi non sopporta di confrontarsi con la verità cristiana». 

Rispetto al passato, lei sostiene che ci troviamo oggi ’in un’epoca di persecuzioni nuove’. Perché? 

«La natura delle persecuzioni cambia.
All’epoca di Nerone, si contavano alcune decine di migliaia di perseguitati, mentre oggi le persecuzioni riguardano in modo più o meno diretto decine di milioni di cristiani. In Cina, India, Nigeria e in tanti altri Paesi. In altri tempi, inoltre, le persecuzioni erano spesso legate ai timori politici di dittatori isolati, spesso un po’ folli. Al giorno d’oggi, le persecuzioni sono invece sempre più legate a dottrine strutturate che intendono esplicitamente sradicare il cristianesimo partendo da assunti filosofici o a sfondo religioso. Lo si è visto chiaramente col comunismo, ma ciò è vero anche per le correnti integraliste islamiche. Si passa insomma dagli atti isolati a forme sistematiche e premeditate». 

Il carattere ’strutturato’ di queste dottrine implica una certa istituzionalizzazione dell’anticristianesimo? 

«Quando chi promuove questa concezione anticristiana prende il potere o è sufficientemente forte in un Paese per influire sulle leggi, come in Indonesia, in India, nello Sri Lanka e nella Penisola arabica, la persecuzione può prendere forme istituzionali. Dagli attentati anticristiani su scala locale commessi da singoli individui si passa a una restrizione dell’azione della Chiesa ordinata dallo Stato». 

Può farci qualche esempio? 

«In Turchia, la Chiesa continua a non avere uno statuto giuridico. In molti altri Paesi, lo Stato rifiuta un’esistenza legale in particolare alla Chiesa cattolica. In Stati dell’India come l’Uttar Pradesh si rifiuta persino che il Vaticano possa finanziare delle scuole aperte a bambini di qualsiasi religione. In Arabia Saudita, nessuna messa viene celebrata, se non si considerano quelle nell’Ambasciata italiana. In Corea del Nord, è impossibile avere un luogo di culto». 

L’Europa resta una terra di persecuzioni? 

«Le distruzioni e gli incendi dolosi di chiese o le profanazioni di cimiteri continuano a macchiare l’attualità. Ma non si possono tacere neppure i tratti anticristiani di certe politiche condotte a livello europeo. Vi è una volontà reale di limitare o negare il ruolo della Chiesa. In altri continenti, assistiamo a persecuzioni violente, mentre in Europa prevalgono quelle più subdole.
In Francia, ad esempio, un prete cattolico non ha il diritto d’insegnare in un’università pubblica. Si tratta di una legge del 1916 mai messa in causa. Senza contare gli insulti gratuiti al cristianesimo nei film o nelle pubblicità». 

Chi sono oggi i maggiori persecutori su scala planetaria? 

«Nell’orbita comunista, occorre citare innanzitutto la Cina, Paese dove non si conosce esattamente il numero di vescovi ancora in vita e quello dei preti incarcerati. Ma occorre ricordare anche Cuba, il Venezuela e gli altri Paesi dove restano attive le manipolazioni marxiste, nonostante la caduta del Muro. Negli ex-Paesi sovietici, chi comanda proviene ancora spesso dalle vecchie nomenclature e non ha cambiato i suoi atteggiamenti.
Ma anche le correnti induiste e buddiste ultranazionaliste e ultrasettarie predicano l’odio anticattolico nell’India del Nord e nello Sri Lanka. Qui, i processi contro gli assassini di religiosi cristiani o sulle aggressioni di gruppo anticristiane non sfociano mai su nulla. Tutto viene frenato dall’alto, nonostante spesso si conoscano i responsabili. La polizia resta inerte». 

Molto spazio del suo libro è dedicato alla condizione dei cristiani nei Paesi islamici come l’Egitto.
 

«In Egitto, ho potuto incontrare vari testimoni che mi hanno confermato la recrudescenza dei sequestri e delle violenze su giovani donne cristiane.
Sul piano legale, non ci sono in pratica deputati cristiani e nei manuali scolastici gli insulti contro il cristianesimo sono regolari. In genere, nessun professore d’arabo può essere cristiano. Persino al Cairo e nelle altre grandi città, le giovani donne cristiane portano ormai il velo come le musulmane per evitare di essere insultate o aggredite. Ma anche in Iraq, Iran, nel Nord della Nigeria e in altri Paesi le persecuzioni subdole quotidiane possono trasformarsi in un attimo in aggressioni fisiche. Credo non sia più esagerato, in certi Paesi, porsi la questione terribile di possibili involuzioni genocidarie future».

© Avvenire
www.avvenire.it

 


 
   

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