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Il grido silenzioso



 

Inchiesta con pregiudizio
 di Roberto Beretta

Pretende di essere una indagine oggettiva. Vuole darci la figura del «Gesù terreno», in carne e ossa, senza bisogno della fede. Ma il libro del duo Augias e Pesce è macchiato dal pregiudizio di una “fede” laicista che ne smonta la pretesa scientifica.


[Da «il Timone» n. 63, maggio 2007]

Sembra molto di moda, il «Vangelo di Giuda». Così si chiama un testo apocrifo del II secolo, ritrovato da poco su papiro e la cui pubblicazione sta facendo successo in libreria. Ma ci sono anche altri «Vangeli di Giuda» in circolazione, studi e testi che «tradiscono» — come fece l’Iscariota nel Getsemani — la vera realtà di Gesù di Nazareth presentandone un’immagine falsa, parziale, basata su trame fantasiose di complotti ecclesiastici (vedi il «Codice da Vinci») oppure immaginando manipolazioni segrete di ciò che sappiamo di Cristo.

Un testo del genere appare il recente «Inchiesta su Gesù» (Mondadori), firmato dal giornalista agnostico Corrado Augias e dallo studioso del cristianesimo Mauro Pesce; uno del volumi più venduti della stagione. Se ne è occupato in modo critico Marco Fasol, professore di filosofia e storia, già autore de «Il Codice svelato» (Edizioni Fede & Cultura), che ora presenta «I vangeli di Giuda»: un capitolo del quale è dedicato appunto al lavoro di Pesce e Augias.

«Inchiesta su Gesù»: professore, a 30 anni dal best seller di Vittorio Messori «Ipotesi su Gesù», dovremmo rallegrarci che qualche altro «laico» torni a occuparsi in modo indipendente della figura di Cristo. O no?

«In questo caso direi di no. È vero che le notizie riferite dall’autorevole studioso Mauro Pesce sulle radici ebraiche di Gesù sono spesso interessanti e originali. Ma è altrettanto vero che le conclusioni cui arriva il giornalista Augias vanno ben al di là delle prudenti affermazioni del suo collaboratore.
Augias dice di scrivere «in buona fede», però rivela ben presto, nelle primissime pagine, che la sua prospettiva è quella che definisce i Vangeli come «contradditori, lacunosi, manipolati». E allora comprendiamo subito che non si tratta certo di un’analisi oggettiva. Il punto di partenza sembra scientifico perché coinvolge un esperto dello spessore di Pesce, ma il punto d’arrivo è scettico e direi agnostico. Per Augias la fede è una scelta antirazionale, antistorica».

Il libro vorrebbe invece ricostruire proprio la figura del «Gesù terreno», in carne e ossa, al di fuori della prospettiva di fede e in maniera oggettiva, scientifica. Ci riesce, secondo lei?

«Assolutamente no. Il punto di vista scientifico ed oggettivo è quello che rispetta i testi per quello che affermano, non per ciò che si vuole che dicano. Augias parte dalla fede laicista secondo cui non esiste un intervento divino nella storia e in base a questo pregiudizio interpreta i testi a suo piacimento. In altre parole presuppone quello che deve dimostrare».

In particolare, quali sono a suo parere i maggiori errori del volume, dal punto di vista storico?

«Augias non considera l’immensa documentazione papirologica del Vangeli. Si pensi che nel Novecento sono stati scoperti papiri antichissimi, che risalgono a pochi decenni dopo la stesura dei Vangeli. Abbiamo almeno 5.300 manoscritti del Nuovo Testamento greco, un numero di gran lunga superiore rispetto a tutti gli altri testi dell’antichità (si pensi che per Platone disponiamo solo di 11 manoscritti, per Tacito solo di due!). E la comparazione tra questi manoscritti dimostra la sostanziale fedeltà di trasmissione del testo lungo i secoli. Non vedo proprio come Augias possa parlare di «manipolazione». Altro errore è la mancanza di analisi linguistica. Se Augias conoscesse un po’ di ebraico ed aramaico, avrebbe potuto rilevare che la struttura linguistica dei Vangeli, pur essendo greca, rivela chiaramente un sottofondo ebraico-aramaico, segno inconfondibile di antichità e fedeltà alla lingua madre usata da Gesù.

Nelle reazioni dei critici dopo l’uscita del libro ci troviamo di fronte a due tesi contrastanti: i credenti sostengono che solo attraverso una prospettiva di fede si può capire realmente anche il Cristo storico; gli agnostici ritengono invece che un cristiano sia troppo coinvolto per essere oggettivo. Tutt’e e due le posizioni sembrano avere qualche ragione. Lei che ne pensa?

«Lo storico deve essere fedele ai testi, non ai propri pregiudizi. C’è una concatenazione serrata negli eventi raccontati dal Vangeli: predicazione — miracoli — conflitti con il ceto dirigente — processo e crocifissione — apparizioni del Risorto.
Se si toglie anche uno solo degli anelli di questa catena non si riesce più a capire l’insieme e si rende incomprensibile tutta la storia non solo di Gesù, ma di duemila anni di cristianesimo. Se lo storico, in base a pregiudizi materialisti, rinnega i miracoli o le appanzioni del Risorto, forza i testi e deforma gli eventi. Si preclude la comprensione della storia, che diventa un enigma indecifrabile».

Il razionalismo tardo-ottocentesco sosteneva per esempio che i miracoli e la risurrezione di Gesù sarebbero soltanto «simboli», non eventi reali; la cosiddetta «critica storica» riteneva che fu il cristianesimo (e in particolare san Paolo) a fare di Gesù il figlio di Dio, cosa che lui non sa sarebbe mai sognato di essere... Prospettive che sembravano superate da tempo, anche tra gli specialisti, e che invece riaffiorano nel volume. Come mai?

«Prendiamo il discorso di Augias sulla risurrezione, che è il nucleo genetico della fede. Noi abbiamo undici racconti evangelici delle apparizioni del Risorto, abbiamo le testimonianze degli Atti degli Apostoli e delle lettere di san Paolo. In tutto almeno venti racconti. I termini greci che indicano la “risurrezione” (anastasis ed egheiro, in greco) ricorrono oltre cento volte nel Nuovo Testamento! Invece Augias si limita a criticare il racconto dell’apparizione del Risorto alla Maddalena, interpretandolo come proiezione dei desideri femminili di quest’ultima. C’è un’evidente forzatura dei testi ed un’omissione di analisi assolutamente antiscientifica. Non capisco perché, se i testi sulla risurrezione sono almeno venti e le citazioni un centinaio, Augias ne riporti solo due o tre. Ed ovviamente scelga quelli che si prestano maggiormente alle sue critiche dogmatiche».

Ma e proprio vero che, studiando spassionatamente le fonti storiche, bisogna concludere che Gesù era solo un uomo?

«È vero esattamente il contrarlo. Se rispettiamo i testi, spassionatamente, dobbiamo riconoscere che l’unica spiegazione ragionevole, plausibile degli eventi è quella che riconosce l’irruzione nella storia di una rivelazione etica e teologica sconvolgente tutti gli schemi umani e quindi di origine divina. Come avrebbe potuto la ragione umana pensare un Dio crocifisso? Che poi risorge da morte? Come avrebbe potuto concepire un amore gratuito, rivolto anche ai peccatori, disposto al perdono?».

Come si spiega il successo dell’«Inchiesta su Gesù»? Tanta incertezza del lettori di fronte a certe tesi non indica anzitutto che manca una vera cultura cristiana?

«Dobbiamo superare il fideismo e arrivare a una fede matura, capace di rendere ragione del credo cristiano, di controbattere gli Augias o i Dan Brown di turno. Viviamo dopo due secoli di illuminismo e dobbiamo inserire nella Catechesi anche un capitolo sulla storicità del Vangeli e sulla loro attendibilità. È quello che Benedetto XVI sembra suggerire all’inizio del suo primo libro da pontefice».

Tutte le bugie su Gesù
I vangeli di Giuda. Le verità nascoste dei vangeli apocrifi (Fede & Cultura, Verona, 2007), ultimo libro di Marco Fasol, è un efficace aiuto per chi è disorientato dagli attacchi laicisti al Gesù storico. Multinazionali dell’informazione come National Geographic e Sky sfornano documentari e pubblicazioni sui vangeli apocrifi, sull’apocrifo di Giuda, sul Codice da Vinci e per guadagnare audience spettacolarizzano gli eventi, anzi li creano, dicendo che le nostre conoscenze sul Gesù storico andrebbero riviste: molti apocrifi sarebbero stati insabbiati dalla Chiesa. Questa operazione mediatica, agevolata dall’ignoranza del grande pubblico, sta procurando effetti devastanti. Sono i più giovani i più esposti a fraintendimenti dell’autentico messaggio cristiano. Il saggio di Fasol spiega che le fonti vanno valutate attentamente. Non si possono accomunare testi provenienti da mondi completamente diversi, sia come lingua e cultura, sia come epoca e collocazione geografica, Così, si può dire che il tradimento di Giuda si è moltiplicato nella storia ad opera di quegli autori gnostici che hanno voluto accreditare le loro opere come “vangeli” di origine apostolica, per veicolare più facilmente le loro teorie filosofiche. È da questi ripetuti tradimenti che nasce il titolo al plurale.


© il Timone
www.iltimone.org

 


 
   

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