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Il grido silenzioso



 

Il laicismo
 di Guido Vignelli

Dopo nazismo e comunismo, Pio XI interviene sul laicismo, denunciando la legislazione e la persecuzione dello Stato messicano. E riconoscendo la legittimità di un’insurrezione armata di un popolo che aveva superato il limite della sopportazione.

[Da «il Timone» n. 59, gennaio 2007]

La svolta dopo il 1930. A metà del suo corso, il pontificato di Pio XI subì una svolta. Negli anni Venti, seguendo la politica concordataria del segretario di Stato cardinale Pietro Gasparri, il Papa aveva cercato intese diplomatiche ed accordi concordatarî con i nuovi regimi dittatoriali: l’Italia di Mussolini, la Polonia di Józef Pilsudski (1867-1935), leader socialista e maresciallo, autore di un colpo di Stato nel 1926, la Germania di Hitler, perfino la Russia di Stalin. Dopo il 1930 invece, influenzato dalla politica intransigente del cardinale Eugenio Pacelli, il Papa si concentrò nella critica alle ideologie che giustificavano quei regimi apertamente o potenzialmente totalitari: ossia comunismo, nazismo, fascismo e laicismo. Negli anni Trenta, difatti, Pio XI intervenne più volte contro questi regimi, fino al culmine del 1937, quando pubblicò le tre note encicliche di cui si è detto. 

Cosa spinse il Papa a questo cambiamento di strategia? Egli era certamente rimasto deluso dai risultati della politica concordataria: i regimi dittatoriali avevano incassato riconoscimenti e vantaggi, ma in cambio avevano concesso ben poco ed anzi, in certi casi, avevano avviato uno scontro sotterraneo (Italia, Germania) o addirittura una persecuzione aperta (Messico, Russia, Spagna) verso la Chiesa. Essendo fallita la via del dialogo e dell’intesa, non restava che ripiegare nella denuncia e nell’autodifesa. 

Se le denunce di comunismo, nazismo e fascismo sono ben note, quella del laicismo è invece quasi dimenticata. Eppure è di grande attualità. Difatti, oggi nazismo e fascismo sono morti e il comunismo ha subìto una sorta di mutazione epocale; invece il laicismo ha vinto ed anzi si va rafforzando, non solo nell’Unione Europea ma anche nell’America Latina: lo dimostra l’insorgere di regimi “progressisti” in Brasile, Venezuela, Bolivia, Ecuador. Vale dunque la pena di ricordare brevemente la condanna del laicismo pronunciata da Pio XI e il dramma storico che ne fu occasione: quello del Messico.

La tragedia messicana 

La Repubblica messicana era governata dittatorialmente dal Partito Rivoluzionario Istituzionale, tipica sintesi di liberalismo e socialismo in chiave massonica, che pretendeva di liberare dal “fanatismo” e dall’“oppressione”, ossia dalla Chiesa cattolica, uno dei popoli più cristiani della terra.
A partire dalla Costituzione politica del 1917 – l’anno stesso della rivoluzione bolscevica! – in pochi anni il regime messicano passò dalla propaganda anticlericale alla persecuzione anticristiana. Esso sancì la separazione dello Stato dalla Chiesa; sottomise il clero al controllo dello Stato e il culto a quello della polizia; privò le diocesi del diritto di possedere beni, dirigere scuole, promuovere la carità; soppresse i voti e gli ordini religiosi; secolarizzò il matrimonio e introdusse il divorzio; sostituì l’istruzione cristiana con quella atea; impose ai laici la fedeltà alla sua politica, licenziando o imprigionando coloro che si opponevano. 

Nella illusione di ammansire il regime o di eludere le misure persecutorie, in un primo momento l’episcopato messicano «aveva tollerato, con animo fin troppo remissivo, le leggi ingiuste», come ammise lo stesso Pio XI (Iniquis afflictisque, enciclica del 18 novembre 1926). Ma nel 1926 la tempesta scoppiò, alcuni vescovi furono deposti o esiliati, il clero immobilizzato, le chiese chiuse, gli oppositori imprigionati o uccisi: iniziava quella che il Papa condannò come «sfrenata tirannide e spietata persecuzione» mossa da «implacabile odio per la Religione». 

La reazione dei fedeli fu meravigliosa; iniziò l’eroica epopea della cosiddetta Cristiada, che rinnovava le gesta delle “insorgenze” antigiacobine europee. Al grido di battaglia “viva Cristo Re!”, i Cristeros costituirono dapprima una rete di organizzazioni clandestine, con la quale difendevano le chiese e sostenevano i perseguitati; poi anche una resistenza armata che riuscì a contrastare valorosamente l’esercito repubblicano. In pochi anni, il regime perse il controllo d’intere regioni, nelle quali era stato ristabilito non solo il culto, ma anche un embrione di Stato cristiano governato da borghesi o contadini diventati generali sul campo. I Cristeros chiesero a illustri teologi romani se la loro ribellione armata era moralmente giustificata, e questi risposero di sì; la loro opinione venne poi confermata dal Papa stesso, che denunciò al mondo una persecuzione quale non si era vista dal tempo della Vandea “massacrata” dai giacobini francesi. 

L’insorgenza cattolica avrebbe vinto, se non fossero intervenuti due fattori: la solidarietà della massoneria statunitense, che sostenne e riarmò gli oppressori, e il tradimento di un vescovo, che illuse e disarmò gli oppressi. Il Partito laicista infatti invocò la pace e propose un armistizio-trappola: il regime avrebbe restituito la libertà di culto, ma i “ribelli” avrebbero dovuto deporre le armi e consegnarsi nelle Prefetture. Il vescovo di Città del Messico accettò di farsi garante della proposta e, a sua volta, convinse Pio XI ad appoggiare questo tentativo, per spingere i Cristeros alla resa. Costoro, pur temendo una trappola, obbedirono e si consegnarono alla polizia. Di conseguenza, non solo l’armata cattolica venne sciolta, ma i Cristeros vennero uccisi a migliaia, i superstiti imprigionati, ogni forma di resistenza smantellata. Per colmo di vergogna, la libertà di culto concessa dal regime fu talmente ridicola da suscitare lo sdegno di Pio XI che, accortosi di essere stato ingannato, appunto nella enciclica Firmissimam constantiam del 28 marzo 1937, una delle tre scritte in quel mese di marzo, espresse il suo dolore e la sua preoccupazione per una cristianità distrutta che bisognava ricostruire dalle fondamenta.

Il laicismo condannato 

Accanto agli episodi del Messico, dove si concluse tragicamente, e della Spagna, dove invece si concluse con la vittoria della “cruzada”, il laicismo condannato da Pio XI operava e continuerà a penetrare nel corpo sociale anche delle nazioni europee. Così, in Europa, seppure con modalità diverse, meno violente, più subdole e di carattere culturale, porterà a compimento quella rottura fra il Vangelo e la cultura che ancora oggi rimane il dramma principale della nostra epoca.


« … se tutti coloro che nella repubblica messicana infieriscono contro i loro stessi fratelli e concittadini, rei soltanto di osservare la legge di Dio, richiamassero alla memoria e ben considerassero spassionatamente le vicende storiche della loro patria, non potrebbero non riconoscere e confessare che tutto quanto esiste tra loro di progresso e di civiltà, di buono e di bello, ha origine indubbiamente dalla Chiesa. Nessuno infatti ignora che, fondata ivi la cristianità, i sacerdoti e i religiosi segnatamente, che ora vengono con tanta ingratitudine e crudeltà perseguitati, si adoperarono, con immense fatiche e nonostante le gravi difficoltà opposte dai coloni divorati dalla febbre dell’oro da una parte e dall’altra dagli indigeni ancora barbari, a promuovere in gran copia per quelle vaste regioni e lo splendore del culto divino e i benefici della fede cattolica, e le opere e istituzioni di carità, e le scuole e i collegi per l’istruzione e l’educazione del popolo nelle lettere e nelle scienze sacre e profane e nelle arti e nelle industrie».
(Pio XI, enciclica Iniquis afflictisque, del 18 novembre 1926, sulla difficile situazione dei cattolici in Messico)

Bibliografia 

Yves Chiron, Pio XI. Il Papa dei patti Lateranensi e dell’opposizione ai totalitarismi, trad.it., San Paolo, 2006
François Furet, Il passato di un’illusione. L’idea comunista nel XX secolo, trad. it. A cura di Marina Valensise, Mondatori, 1997.
AA.VV., Il libro nero del comunismo. Crimini, terrore, repressione, trad. it., Mondatori, 1998.
Nicholas Goodrick-Clarke, Le radici occulte del nazismo, trad. it., Sugarco, 1998.
AA.VV., La svolta. Vechi, L’intelligencija russa tra il 1905 e il 1917, trad. it., Jaca Book, 1970.
Nicolaj Berdjaev, Autobiografia spirituale, trad. it., Jaca Book, 2006.
Nicolaj Berdjaev, Il paradosso della menzogna, trad. it., in “la Nuova Europa” n. 6/2006.
Boris Savinkov, Cavallo pallido, trad. it., Marsilio, 1993. 

Cronologia 1914-1989

1914-1915
Il 28 giugno, a Sarajevo, vengono assassinati l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono imperiale austriaco, e sua moglie, dallo studente nazionalista bosniaco Gavrilo Princip. L’arciduca sosteneva la politica cosiddetta del “trialismo” mirante a estendere il potere politico anche alla componente croata dell’Impero.
Il 23 luglio l’Impero austriaco lancia un ultimatum alla Serbia di 48 ore, con la richiesta che alle indagini sull’assassinio possano partecipare anche forze di polizia imperiali. La Serbia rifiuta e cinque giorni dopo, il 28 luglio, l’Austria dichiara la guerra. Una serie di alleanze incrociate coinvolge nella guerra, in poche settimane, quasi tutti i paesi europei.
L’Italia, legata a Germania e Austria nella Triplice Alleanza, si dichiara neutrale, poi si accosta alla Triplice Intesa (Francia, Gran Bretagna e Russia), finché il 24 maggio 1915 dichiara guerra all’Austria, dopo aver ottenuto la promessa di compensi territoriali (Patto di Londra, 5 novembre 1914).
1917
Il 24 ottobre, a Pietrogrado, in Russia, conquistano il potere i bolscevichi guidati da Lenin, rientrato in patria grazie al “vagone piombato” messogli a disposizione dal governo tedesco, in funzione antirussa.
1918
Con l’armistizio dell’11 novembre finisce di fatto la guerra e l’ultimo imperatore della casa d’Asburgo, Carlo d’Austria, va in esilio nell’isola portoghese di Madera, dove morirà nel 1922 Verrà beatificato nel 2004.
1919
Il 18 gennaio nel castello di Versailles si apre la Conferenza della Pace con la partecipazione di 70 delegati dei 27 Stati vincitori. Le durissime condizioni imposte alla Germania, improntate ad un acceso e intransigente nazionalismo, pongono le premesse della successiva seconda guerra mondiale.
Con un appello “ai liberi e ai forti” viene fondato il Partito Popolare Italiano, di ispirazione cristiana, dal sacerdote di Caltagirone don Luigi Sturzo.
Il 23 marzo a Milano, in piazza san Sepolcro, Benito Mussolini fonda i Fasci di Combattimento, dopo essere uscito dal partito socialista perché interventista in occasione della Grande Guerra.
1920
Il 10 gennaio a Ginevra la Società delle Nazioni inizia la sua attività .
1922
Il 28 ottobre, dopo la marcia su Roma di gruppi fascisti provenienti da tutta la penisola, Mussolini ottiene dal re l’incarico di formare il governo.
1922-1936
Si costituiscono in molti paesi europei governi autoritari che danno vita a Stati che aboliscono alcuni diritti dell’individuo senza peraltro alterare in senso totalitario l’assetto della società (Italia, Bulgaria, Spagna, Turchia, Albania, Polonia, Portogallo, Lituania, Jugoslavia, Romania, Austria, Estonia, Lettonia).
1936-1939
Iniziata il 18 luglio con l’Alzamiento – una rivolta militare capeggiata dal gen. Francisco Franco – la guerra civile spagnola termina con la vittoria delle forze nazionali appoggiate dalla Chiesa cattolica.
1939
Inizia l’1 settembre la seconda guerra mondiale, con l’invasione tedesca della Polonia.
Il 27 agosto viene stipulato un patto di non aggressione tedesco-sovietico, detto Molotov-Ribbentrop dai nomi dei due ministri degli esteri.
1940
L’Italia dichiara guerra a Francia e Gran Bretagna.
1941
Il 22 giugno la Germania attacca l’URSS senza dichiarazione di guerra.
1943
L’8 settembre viene dichiarato l’armistizio fra l’Italia e gli Alleati.
1945
Il 9 maggio entra in vigore la capitolazione totale della Germania, firmata separatamente da Usa e Urss. La seconda guerra mondiale ha provocato 55 milioni di morti, di cui il 50% civili (400mila soldati italiani).
1946
Il 2 giugno elezioni in Italia per l’Assemblea costituente che promulga la Costituzione che entra in vigore il 1° gennaio 1948. Un contemporaneo referendum istituzionale decreta (con accuse di brogli) la vittoria di stretta misura della Repubblica.
1948
Il 18 aprile il 92% degli italiani si recano a votare: oltre il 60% dà il proprio voto a partiti anticomunisti. La DC, che ha la maggioranza del 48,5% dei voti espressi, forma un governo con i partiti laici di centro guidato da Alcide De Gasperi. Nasce il “centrismo”. Il 18 aprile non verrà mai celebrato dai vincitori.
Il 14 agosto viene proclamato lo Stato di Israele.
1950-1953
In Corea scoppia una guerra che vede contrapposti due blocchi di Stati, quello occidentale anticomunista e quello facente capo all’Urss e alla Cina comunista.
1956
Dal 14 al 25 febbraio, in occasione del XX congresso del Pcus, Krusciov denuncia i crimini dello stalinismo. In ottobre inizia una rivolta anticomunista a Budapest e in tutta l’Ungheria, repressa nel sangue dai carri sovietici. I Paesi occidentali non intervengono.
1961
In agosto viene eretto il Muro di Berlino che divide le due parti della città, una affidata agli occidentali, l’altra ai comunisti della Repubblica democratica, per impedire ai cittadini della zona comunista di fuggire in Occidente.
1962-1965
Si celebra a Roma il Concilio Ecumenico Vaticano II, un concilio pastorale con cui la Chiesa si propone come comunità missionaria in un mondo secolarizzato. Il primo e importante discorso di papa Giovanni XXIII è dell’11 ottobre 1962. Verrà definito da Giovanni Paolo II l’inizio della nuova evangelizzazione.
1968
Si formano a sinistra del Pci le prime formazioni politiche extra-parlamentari di sinistra. Tenteranno, in parte riuscendovi, di spostare a sinistra l’assetto politico del Paese. Da esse e dal Pci usciranno le formazioni terroristiche comuniste, in particolare le Brigate rosse.
In luglio viene promulgata l’enciclica di Paolo VI Humanae vitae contro la contraccezione artificiale
1969
Il 12 dicembre inizia la serie di attentati terroristici che colpiranno l’Italia per due decenni almeno.
1974
Il 13 maggio un referendum respinge la richiesta di abrogazione della legge sul divorzio in Italia con il 59,1% dei voti espressi
1975
Scoppia in Libano la guerra civile che vede contrapposte la parte cristiana e quella islamica e palestinese.
Il 30 aprile cade Saigon, capitale della Repubblica del Sud Vietnam, conquistato dalle forze comuniste.
1978
Il 16 ottobre viene eletto Pontefice il card. polacco Karol Wojtyla col nome di Giovanni Paolo II. Il predecessore Paolo VI era morto il 6 agosto.
1980
In agosto a Danzica in Polonia con un’ondata di scioperi inizia un braccio di ferro fra la società polacca e il regime comunista. Finirà simbolicamente quando il capo del sindacato libero Solidarnosc (Lech Wlesa) verrà eletto Presidente della Repubblica di Polonia.
1989
Il 9 novembre comincia l’abbattimento del Muro di Berlino. Due anni dopo, il 25 dicembre 1991, verrà ammainata per l’ultima volta la bandiera rossa dell’Urss dal Cremino.

© il Timone
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