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Il grido silenzioso



 

I martiri spagnoli
 di Rino Cammilleri

Riprende la pubblicazione degli «Antidoti» del maggiore apologista italiano. [Da http://www.rinocammilleri.it/].

Il 28 ottobre in piazza San Pietro il pontefice beatificherà quasi cinquecento persone in un sol colpo.
Mai si era visto nulla di simile, nemmeno sotto il pontificato di Giovanni Paolo II.
Wojtyla, che pure fu recordman di beatificazioni e canonizzazioni, arrivò a un massimo di duecentotrentatré in un solo gruppo, nel 2001. E, guarda caso, anche allora si trattava di martiri della guerra civile spagnola.

Adesso tocca a Benedetto XVI continuare l’opera sul martirologio di quella guerra, che vide la peggiore persecuzione anticristiana della storia dai tempi di Diocleziano (parole di uno storico laico, Hugh Thomas).
Sono due vescovi, ventiquattro sacerdoti, quattrocentosessantadue religiosi, due diaconi, un seminarista e sette laici.

Semplicemente doveroso per la Chiesa certificare il martirio di costoro, che furono uccisi per puro odium fidei e quasi tutti nei primi mesi della guerra del 1936 (solo un paio vennero trucidati due anni prima, durante la cosiddetta rivoluzione delle Asturie).

Ma l’annuncio della beatificazione “di massa” del 28 ottobre prossimo cade mentre in Spagna ferve la discussione sulla «legge della memoria», che, regnante Zapatero, significa una condanna, esplicita e a senso unico, del periodo franchista.
Ora, poiché il secolo appena trascorso è stato il più intriso di sangue di cristiani (sono stati calcolati sui settanta milioni i cristiani uccisi in odio alla fede in venti secoli; ebbene, oltre il cinquanta per cento è stato trucidato nel solo ventesimo secolo), è ovvio che la Chiesa non può fare altro che contare i suoi morti.
Per quelli della guerra civile spagnola, che sono oltre diecimila, si può dire che ha appena iniziato.

Ma il ventesimo secolo ha massacrato cristiani a causa, più che altro, di ideologie politiche, ed è per questo che la Chiesa, per la prima volta nella sua storia, si trova a dover giustificare quasi ogni sua beatificazione.
Si è appena spenta l’eco delle polemiche su quella di Pio IX, e la «prudenza» frena su Pio XII, Isabella di Castiglia, Léon Dehon e chissà quanti altri.

Allo stesso modo, le sinistre spagnole, per bocca del loro quotidiano El País, stanno facendo fuoco e fiamme sulle beatificazioni del prossimo 28 ottobre.
Per dette sinistre certi morti non contano, ed è già tanto se non dicono che se lo sono meritato.
Infatti, gli uccisori di cattolici inermi, preti o semplici fedeli che fossero, nel 1934 e nel 1936 erano comunisti, socialisti, anarchici; dunque, appartenenti alla «parte giusta», quella che aveva ed ha ragione perché nel «senso della storia».

Anche noi italiani abbiamo avuto una guerra civile, quasi dieci anni dopo quella spagnola, e abbiamo avuto dei morti ammazzati (come il seminarista quattordicenne Rolando Rivi, tanto per dirne uno) che furono uccisi dai rojos nostrani solo perché indossavano una talare.
Prima o poi la Chiesa dovrà dichiarare pubblicamente anche il loro martirio, e vedremo allora cosa diranno gli El País di casa nostra.
Di sicuro si stracceranno, essi pure, le vesti.
Ma proprio la storia ci insegna che le ideologie e i quotidiani lo manutengoli passano, mentre la Chiesa e i suoi Santi sono sempre lì.

http://www.rinocammilleri.it/

 


 
   

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