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Il grido silenzioso



 

Quel razzista e antisemita di Allende. Il mito progressista ha radici naziste
 di Lucetta Scaraffia

[Da «Avvenire», 10 ottobre 2007]

T utti sappiamo che il cileno Salvador Allende è uno dei pochi «eroi» rimasti alla sinistra dopo la caduta del Muro di Berlino: socialista, e non comunista, morto combattendo contro un colpo di Stato fascista, evoca perfino la musica degli Inti Illimani.

Ma Victor Farías, intellettuale cileno coraggioso e anticonformista, ha avuto il coraggio di andare a vedere cosa c’era dietro il mito, inquietato da una domanda – «Chi era veramente Salvador Allende?» – di Simon Wiesenthal, amaramente deluso dal presidente che non aveva voluto espellere dal suo Paese un criminale di guerra attivissimo nello sterminio ebraico come Walther Rauff. La ricerca che Farías conduce nel saggio appena edito da Medusa, Savador Allende. Fine di un mito (pagine 208, euro 19,50), porta a scoprire tanti lati oscuri del presidente cileno: l’abitudine di intascare denaro, offerto prima dai nazisti e poi dai comunisti – nonostante le idee democratiche che diceva di difendere –, fino a spingersi a trattare la cessione di una base per sommergibili nel Pacifico meridionale ai tedeschi durante la seconda guerra mondiale e all’Unione Sovietica nel 1973. E ancora da indagare è la morte di Allende: forse, invece di un «eroico» suicidio, si trattò di un’esecuzione per mano di un agente sovietico. Ma queste rivelazioni, già clamorose, impallidiscono rispetto alla scoperta centrale della ricerca di Farías: fin da giovane Allende era seguace delle teorie razziste di illustri esponenti del positivismo come Lombroso e Pende, e auspicava il ricorso all’eugenetica per risolvere i problemi sociali. A rivelarlo è la sua tesi di laurea intitolata Higiene mental y delincuencia, con cui nel 1933 Allende ottenne il titolo di medico chirurgo e che è stata ristampata nel 2005: un testo mediocre e scopiazzato, che attribuisce a scienziati di fama internazionale opinioni mai sostenute e difende l’antisemitismo e la necessità di migliorare la razza intervenendo su malati e delinquenti con operazioni di eugenetica negativa. E che non fosse una ubriacatura giovanile è confermato sia dalla scoperta di un allucinante scritto antisemita del segretario generale del partito socialista cileno Carlos Altamirano – che evidenzia quindi un pensiero ampiamente condiviso –, sia il fatto che Allende, tra il 1939 e il 1941, quando fu nominato ministro della Salute, cercò di mettere in atto le sue convinzioni, proponendo una legge che prevedeva la sterilizzazione coatta dei malati mentali e degli alcolisti. In un quadro complessivo di igiene mentale dal carattere decisamente autoritario: «Verrà un giorno – scrive Allende – in cui l’igiene mentale, con un’ampia opera preventiva, consentirà di controllare tutti quegli individui propensi a una facile disarmonia, evitando che si comportino in una maniera poco consona che avrebbe come immediata conseguenza uno squilibrio tra loro e la collettività. Solo in queste condizioni otterremo dagli uomini un massimo e profittevole rendimento per la società e conseguiremo, senza dubbio alcuno, una diminuzione apprezzabile dei fatti delittuosi». Sempre su basi genetiche Allende spiega «la tendenza degli ebrei alla delinquenza» e propone la cura chirurgica degli omosessuali. La conclusione – spiega bene Farías – è chiara: «Quando la civiltà umana era radicalmente minacciata dalla barbarie nazista», proprio allora i socialisti cileni, che a parole e demagogicamente furono «antifascisti», di fatto si mostrarono consenzienti con i più importanti aspetti culturali della nuova ideologia, e «Allende e i suoi collaboratori contribuirono così, oggettivamente, all’espansione del nazifascismo». Il volume, ben documentato e pacato, coglie le indubbie somiglianze fra i due totalitarismi, uniti nel disprezzo della dignità umana. Ci ha un po’ stupito quindi la recensione su Il Sole 24 Ore di Goffredo Fofi che ha minimizzato le responsabilità di Allende. Forse perché la sinistra perde con lui uno dei pochi «eroi» che le restavano. In un contesto dove ogni indagine sull’eugenetica riesce imbarazzante a un pensiero progressista che la ripropone oggi sotto le spoglie della diagnosi prenatale o dell’eutanasia.
Il cileno Farìas indaga sul presidente: lombrosiano da giovane, come ministro sostenne l’eugenetica e voleva vendere basi marine prima a Hitler, poi all’Urss.

© Avvenire

 


 
   

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