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Il grido silenzioso



 

Achille Ratti, un Pontefice contro i totalitarismi
 di Gian Maria Vian

Un libro di Emma Fattorini esamina i documenti sul pontificato di Pio XI dell’Archivio Segreto Vaticano. La forzata contrapposizione col successore Pacelli

[Da «Avvenire», 30 maggio 2007]

Meno di nove mesi dopo l’apertura nell’Archivio Segreto Vaticano dei documenti del pontificato di Pio XI (6 febbraio 1922 - 10 febbraio 1939) - a disposizione degli studiosi dal 18 settembre scorso - è da ieri in libreria il primo ampio studio basato su queste nuove fonti (Emma Fattorini, Pio XI, Hitler e Mussolini. La solitudine di un papa, Einaudi, pagine XXX + 252, euro 22). Concentrato sugli ultimi anni del pontificato, «quelli di aperta e dichiarata rottura con il nazismo e per molti aspetti anche con il fascismo», il libro non innova il quadro generale da tempo noto e delineato dagli storici, ma è fitto di dettagli e di particolari inediti ricavati soprattutto dai fondi ora accessibili, e questo aspetto è senza dubbio il suo merito principale. 

Non mancano in realtà imprecisioni e toni qua e là enfatici facilmente evitabili, a fronte di spunti solo accennati (per esempio, sui collaboratori più stretti del pontefice o sui taccuini Pacelli) e che al contrario avrebbero meritato più spazio. Con l’accentuazione, come tesi interpretativa anticipata fin dal sottotitolo, di una "solitudine" di papa Ratti rispetto alla sua curia che non risulta invece dai documenti e che in più occasioni è sfumata dalla stessa autrice, avvertita del rischio, anche storiografico, di una contrapposizione: quella tra Pio XI e Pacelli, che dal 1930 fu suo segretario di Stato e poi, quasi da lui indicato, gli succedette come Pio XII. Contrapposizione su cui invece ha giocato il lancio del libro su "Il Sole 24 Ore" - con il commento di Emilio Gentile a cui ha con fondatezza replicato Andrea Tornielli, autore per Mondadori di un Pio XII fresco di stampa - gonfiando soprattutto la presunta novità dell’ultimo discorso di Pio XI, preparato per il decennale della Conciliazione e che il pontefice, morto alla vigilia, non arrivò a pronunciare. 

I fatti sono noti. Per l’importante anniversario dei Patti del Laterano papa Ratti aveva convocato a Roma i vescovi d’Italia davanti ai quali avrebbe tenuto un discorso su cui subito si favoleggiò, per la tensione tra Santa Sede e fascismo: il pontefice avrebbe denunciato il Concordato?
La morte dell’ottantaduenne pontefice, malato da oltre due anni, favorì addirittura la nascita della leggenda - implausibile, attribuita al cardinale Tisserant e rinfrescata da recenti interrogativi di Piero Melograni - dell’assassinio di Pio XI per mano di Francesco Petacci, padre di Claretta, per impedire il temuto intervento papale. 

Vent’anni dopo, nel 1959, Giovanni XXIII smentì queste fantasie rendendo noto in gran parte uno dei discorsi previsti dal pontefice per l’occasione, e nello stesso anno lo storico gesuita Angelo Martini ricostruì su "La civiltà cattolica" gli ultimi mesi di papa Ratti. 

Già nel 1959 fu chiaro che il discorso papale - anticipato a Tardini e rivisto dal segretario di Stato che vi apportò minime correzioni - non venne censurato né tanto meno eliminato da Pacelli: questi, morto il pontefice, in quanto camerlengo dispose soltanto che del testo si distruggessero in tipografia bozze e piombi, com’era ovvio. 

E non fu «un’operazione di snervamento» (Fattorini) la scelta dei brani che Giovanni XXIII decise di rendere pubblici. Del resto è per prima la stessa studiosa a rendersi conto dell’improponibilità storica di queste ipotesi che pure sembra adombrare. Imputabili alla fretta sono poi sorprendenti imprecisioni, come la grafia sempre errata del nome del primo nunzio in Italia, Francesco Borgongini (non Borgoncini) Duca, o la mancata identificazione, negli appunti di Tardini, di uno dei curanti chiamati al capezzale di Pio XI, che non è l’improbabile "professor Cesaliacherchi" ma Domenico Cesa Bianchi, illustre patologo dell’università di Milano. 

Ma alle manchevolezze e alle ipoteticità del quadro interpretativo sull’isolamento del pontefice si contrappongono i nuovi documenti, che se non modificano le linee generali della storiografia del pontificato di Pio XI - tracciate in anni recenti soprattutto dalle ricerche promosse e pubblicate dall’École Française de Rome, ma non solo - certo le arricchiscono, permettendo in prospettiva ricostruzioni sempre più dettagliate e sfumate, e proprio per questo attendibili e affascinanti, di un’istituzione che dopo il crollo del potere temporale assume, e ha coscienza di avere, un respiro sempre più mondiale. Nella complessità di un organismo curiale che, pur nelle sue diverse articolazioni e inclinazioni, circondava e sosteneva il papa, senza lasciarlo solo.

rivelazioni
E Hitler voleva rapire Pio XII

Nel 1944 fu messa a punto l’Operazione Rabat, dal nazista belga Leon Degrelle: si trattava del progetto di Adolf Hitler di rapire papa Pio XII e di deportarlo in Germania. Questa storia la voleva raccontare il regista Frederic Rossif che, a metà degli anni Ottanta, intendeva girare un documentario per svelare il piano. Il progetto, che emerge dalle note del regista, prevedeva che durante l’arresto Pio XII fosse costretto a firmare un’enciclica contro il giudaismo e favorevole al regime nazista. È una storia che il settimanale «Famiglia Cristiana» racconta nel numero domani nelle edicole.

© Avvenire

 


 
   

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