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Il grido silenzioso



 

Il Papa “cattivo” e quello “buono”
 di Andrea Tornielli

C’è chi vuole contrapporre a tutti i costi Pio XII al cardinale Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII. Il primo, indifferente alla tragedia degli ebrei perseguitati dai nazionalsocialisti. Il secondo, dispiaciuto per l’insensibilità di papa Pacelli. Ma è falso. Come dimostrano i documenti.

[Da «il Timone» n. 61, marzo 2007]

La realtà storica non andrebbe mai distorta attraverso le lenti dell’ideologia.
Un esempio eclatante di questo malcostume, che spesso trasforma studiosi e storici in propagandisti, è la polemica sull’atteggiamento di Pio XII durante la Shoah. Negli ultimi mesi, in particolare, nuove presunte rivelazioni sono servite per gettare nuove accuse contro Papa Pacelli e per sottolineare la diversità dell’atteggiamento tenuto, invece, da Angelo Roncalli (il futuro Giovanni XXIII, oggi beato) all’epoca in cui era delegato apostolico ad Istanbul. Ancora una volta, insomma, si è cercato di presentare l’uno «buono» e l’altro «cattivo».

L’occasione per questa nuova offensiva mediatica, che ha già fatto il giro del mondo, è stata offerta da una studiosa israeliana, Dina Porat, la quale ha avuto modo di consultare i diari inediti — scritti in ebraico — del segretario dell’Agenzia giudaica per la Palestina Charles Barlas, il quale risiedeva a Istanbul negli anni della persecuzione e vide di frequente il delegato apostolico Roncalli. Nei diari si parla di un dossier sui campi di sterminio, i «protocolli di Auschwitz». Barlas lo recapitò a Roncalli. Si parla inoltre delle presunte critiche che lo stesso delegato apostolico avrebbe rivolto ai suoi superiori romani per il loro atteggiamento troppo tiepido verso i perseguitati. Insomma, il futuro Giovanni XXIII avrebbe espresso riserve su Pio XII.

Sul Corriere della Sera del 25 novembre 2006, il professor Atberto Melloni così sintetizza i fatti: «I protocolli raggiungono Istanbul dalla Svizzera il 23 giugno 1944, assieme a una relazione sul tragico destino degli ebrei ungheresi. L’indomani stesso Barlas ne porta copia a Roncalli: li traduce, glieli porge, ne annota la reazione (“li ha letti fra le lacrime”), e percepisce un’inedita espressione di disappunto. Roncalli promette di farli avere “al suo capo a Roma”, annota Barlas, ma è chiaro che è a disagio per i suoi superiori “il cui potere e la cui influenza è grande”, ma che “si trattengono dall’agire”... Però il 25 giugno Pio XII manda un telegramma pubblico al dittatore ungherese Horty, scongiurandolo di fermare “le sofferenze di tanti esseri umani”».

Dunque, stando a queste poche citazioni dei diari di Barlas, Roncalli avrebbe criticato il Papa. Ma grazie a quei documenti, prontamente inviati a Roma, lo stesso Pio XII, appena ventiquattr’ore dopo, sarebbe intervenuto in favore degli ebrei ungheresi con un pubblico appello, proprio come Barlas invocava. Chiediamoci perô se davvero le cose stanno così.

Una risposta ci arriva da un documento medito, una delle annotazioni dell’accuratissima agenda di Roncalli. Una prima sorpresa è rappresentata dalla data: il prelato incontra infatti Barlas il 27 giugno, non il 24, come scritto da Melloni. Un dato importante: attesta infatti che da Roma Pio XII intervenne in favore degli ebrei ungheresi con il suo pubblico appello prima e non dopo la segnalazione fatta dall’esponente ebraico al delegato apostolico.

Ancor più significativo è l’appunto che Roncalli annota nella sua agenda quel 27 giugno: «Nel pomeriggio ricevetti Barlas venuto per un S.o.s. da lanciare alla S. Sede per la salvezza degli ebrei di Ungheria. Poi ricevetti le due ebree sorelle Bivas... Mi resta in tal modo pochissimo tempo per le mie occupazioni intorno a ciò che più occorre: conti, rapporti, etc. Telegrafai al S. Padre esibendo la villa per le vacanze del colleghi e tingraziandolo del discorso a Propaganda». Questo il testo che racconta dell’incontro. Nei suoi diari Barlas parla di un Roncalli commosso fino alle lacrime e critico con i suoi superiori. Attenzione: il fatto che nell’agenda del futuro Papa non vi sia alcun cenno alla commozione non ci autorizza in alcun modo a dubitare che essa vi sia stata. Bisogna però onestamente riferire che dalle note di Roncalli, invece, sembra emergere che il delegato apostolico ritenesse di aver dedicato perfino troppo tempo a quegli incontri. Non vi è inoltre alcuna espressione di «disappunto» nei confronti di Papa Pacelli. Il delegato scrive di aver telegrafato quella sera stessa a Pio XII, ma non parla di dossier o di rapporti sulle persecuzioni ebraiche.

Un’altra interessante citazione è di qualche giorno dopo, ed è stata resa nota da Marco Roncalli nel suo documentatissimo volume Giovanni XXIII. Una vita nella storia (Mondadori). Ecco che cosa annota il futuro Papa nell’agenda l’11 luglio, dopo un nuovo incontro con l’esponente ebraico: «Fra le udienze d’oggi il sigr. Barlas e sigr. Eliezer Caplan del Comitato per gli Ebrei venuto di nuovo a ringraziare per l’opera del S. Padre, dei suoi rappresentanti e mia a favore degli ebrei. Io però mi domando praticamente quest’opera soccorrevole a che cosa ha servito. Perlomeno dimostra che la carità di Cristo non si smentisce per mutare del secoli. Ma la jattura del popolo ebraico è fatale. Ed essa finirà per travolgere anche il governo nazista oppressore. Degenere o no Israele è pur sempre il popolo di Dio. Che mistero! Il sangue di Gesù continua a cadere sopra di esso. Ma guai a chi lo tocca...». Questo annota dunque Roncalli: ringraziamenti al Papa e ai suoi rappresentanti. Non critiche, neanche velate. Bisogna dunque concludere che la versione di Barlas (o meglio di ciò che del diaro di Barlas ci è stato riferito) non corrisponde affatto a Roncalli andava annotando nella sua agenda.

Non emerge insomma alcuna opposizione tra Roncalli e Pio XII. «Ho studiato ogni riga delle agende, ho letto tutte le carte — ha dichiarato Marco Roncalli, — e non ho mai trovato il seppur minimo accenno di critica verso Pacelli». Si ritrova, invece, un’assoluta sintonia di pensiero. Roncalli condivideva, ad esempio, la contrarietà vaticana alla nascita di uno Stato ebraico in Palestina. C’è un testo noto da tempo, sul quale certi studiosi mantengono un imbarazzato «silenzio». Si tratta della nota che Roncalli invia il 4 settembre 1943 alla Segreteria di Stato, nella quale esprime tutte le sue perplessità nel favorire l’emigrazione ebraica in Palestina nell’epoca della Shoah: «Confesso — scrive il futuro Giovanni XXIII — che questo convogliare, proprio la Santa Sede, gli ebrei verso la Palestina, quasi alla ricostruzione del regno ebraico... mi suscita qualche incertezza nello spirito... Non mi pare di buon gusto che proprio l’esercizio semplice ed elevato della carità della Santa Sede possa offrire l’occasione o la parvenza a che si riconosca in esso una tal cooperazione, almeno iniziale e indiretta, alla realizzazione del sogno messianico...». Roncalli nutre dunque gli stessi dubbi dei suoi superiori circa l’opportunità di far emigrare un gran numero di ebrei in Palestina. Sara proprio Pio XII, attraverso i suoi collaboratori della Segreteria di Stato, ad autorizzare le azioni di Roncalli e di altri diplomatici vaticani in favore degli israeliti, nonostante i dubbi esistenti, perché la salvezza delle vite umane veniva prima del problemi di politica internazionale.

Nessuna contrapposizione tra Roncalli e Pacelli, dunque. Il console onorario d’Israele a Milano, Pinchas Lapide, scriverà su Le Monde del 13 dicembre 1963: «Quando a Venezia fui ricevuto da Roncalli e gli espressi la riconoscenza del mio Paese per la sua azione a favore degli ebrei al momento in cui era in Turchia, egli mi interruppe ripetutamente per ricordarmi che ogni volta aveva agito per ordine di Pio XII».

Bibliografia

Marco Roncalli, Giovanni XXIII, una vita nella storia, Mondadori, 2006,
Andrea Tornielli - Matteo Luigi Napolitano, Pacelli, Roncalli e i battesimi della Shoah, Piemme, 2005.
Andrea Tornielli, Pio XII, il Papa degli Ebrei, Piemme, 2001.

© il Timone
www.iltimone.org

 


 
   

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