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Il grido silenzioso



 

Cattolicesimo democratico e Magistero
 Romolo Murridi Marco Invernizzi

Emerso in occasione della crisi dei Pacs/Dico, il conflitto fra i cattolici democratici e il Magistero della Chiesa risale almeno al 1974, quando votarono a favore del divorzio. In sintesi, ecco le origini storiche e dottrinali di un profondo dissidio.

[Da «il Timone» n. 63, maggio 2007]

Il cattolicesimo democratico, in senso lato, è quel movimento intellettuale nato all’interno della Chiesa cattolica dopo la Rivoluzione francese, nel 1789, che cerca di trovare una modalità di sopravvivenza, senza conflitti, con gli Stati nati dalle idee della Rivoluzione. Qui mi limito a esaminarlo nelle sue manifestazioni italiane e in quelle del XX secolo, senza affrontare il pur importante ruolo avuto dai cattolici democratici che appoggiarono i giacobini durante il periodo delta dominazione napoleonica in Italia e quello avuto durante il Risorgimento. Ma è verso la fine dell’Ottocento, all’interno dell’Opera dei Congressi, cioè del movimento cattolico intransigente, che prende corpo quella forma di cattolicesimo democratico al quale ancora oggi soprattutto guardano coloro che continuano a riconoscersi in questo filone culturale. Un filone che ha all’origine due sacerdoti motto noti e importanti e diversi fra loro, don Davide Albertario (1846-1902) e don Romolo Murri (1870-1944), e che si caratterizza per un odio profondo verso il liberalismo e l’Italia unitaria che aveva perseguitato ed emarginato i cattolici, tanto profondo da preferire un’alleanza, nell’Italia di fine Ottocento, con il movimento socialista che stava crescendo. Così il cattolicesimo democratico italiano entra in rotta di collisione con la Gerarchia all’inizio del ‘900, quando viene sciolta l‘Opera dei Congressi, e papa san Pio X, nell’enciclica Il fermo proposito (1905), ricorda ai cattolici che bisogna salvare la civiltà italiana dal male peggiore del socialismo e autorizza l’alleanza elettorale fra i conservatori e i cattolici intransigenti.

La politica avrà sempre un ruolo importante nei diversi conflitti che dilanieranno il cattolicesimo democratico italiano nel suo rapporto con la Gerarchia della Chiesa, perché il contrasto non sarà quasi mai esplicitamente dottrinale e teologico, come invece accadrà con la crisi del modernismo in Germania e anche in parte in Francia, ma partirà quasi sempre e spesso verrà confuso con aspetti di metodo o di prudenza politica. Cosi il cattolicesimo democratico verrà colpito solo in parte dalla repressione dell’eresia modernista (don Murri sarà scomunicato) anche perché le due cose non erano completamente identificabili; passerà poi la breve stagione del popolarismo di don Luigi Sturzo (1871-1959) e l’esperienza del regime fascista per ritrovarsi all’interno del partito della Democrazia Cristiana al termine della seconda guerra mondiale.

Nel partito d’ispirazione cristiana convivono diverse anime fra le quali il cattolicesimo democratico, cosi come ho cercato di descriverlo fino a questo punto, è rappresentato soprattutto dalla corrente di sinistra guidata da Giuseppe Dossetti (1913-1996) e costruita attorno ai “professorini” Amintore Fanfani (1908-1999) e Giuseppe Lazzati (1909-1986)] dell’Università Cattolica del rettore padre Agostino Gemelli (1878-1959), che a differenza di quanto si pensa comunemente ha avuto un ruolo prevalentemente “progressista” nella storia del mondo cattolico italiano Accanto ai cattolici democratici vi sono gli ex popolari [Alcide De Gasperi (1881-1954) era stato l’ultimo segretario del PPI prima delta scioglimento] e che normalmente vengono definiti come cattolici liberali, e inoltre i numerosi parlamentari provenienti dall’Azione Cattolica e dai Comitati Civici di Luigi Gedda (1902-2000), che amavano riconoscersi nella storia del movimento cattolico, in particolare nella Gioventù Cattolica fondata da Mario Fani (1845-1869) e da Giovanni Acquaderni (1839-1922) il 18 settembre 1867, sesto anniversario della battaglia di Castelfidardo fra le truppe pontificie e l’esercito italiano.

La parabola umana di Dossetti è emblematica per comprendere come sia difficile prescindere dalla politica per dare un giudizio sul cattolicesimo democratico anche nei suoi rapporti con il Magistero delta Chiesa: egli lascia la politica quando capisce che solo attraverso l’azione culturale e religiosa si possono cambiare le società e poi fonda un istituto di vita religiosa per ritornare quindi in qualche modo alla politica al tramonto delta sua vita, nel 1994, per difendere la Costituzione secondo lui minacciata dall’ingresso nella vita politica del futuro Presidente del consiglio Silvio Berlusconi.

I cattolici democratici continuano a operare culturalmente all’interno delle organizzazioni principali del mondo cattolico italiano fino agli anni successivi al Concilio Vaticano II quando, in concomitanza con la rivoluzione culturale del 1968 e in particolare in occasione del referendum contro il divorzio, nel 1974, ritengono opportuno “uscire allo scoperto” con un “NO” chiaro e impegnativo all’abrogazione della legge divorzista, atteggiamento che avrebbe dovuto e potuto escluderli dalla comunione cattolica se solo fosse stato sanzionato canonicamente. Ma, nonostante i ripetuti interventi di condanna di papa Paolo VI (1963-1978), questo non avviene, come non era avvenuto quando il Presidente del consiglio, il democratico cristiano Emilio Colombo, aveva firmato la legge sul divorzio il 10 dicembre 1970, e non avverrà quando nel maggio del 1978 il Presidente della Repubblica, quello del consiglio e i ministri competenti, tutti democristiani, voteranno la legge che introduce il diritto d’aborto nell’ordinamento giuridico.

La Conferenza episcopale si limita a esprimere il proprio rammarico per la profonda frattura che si verifica nel 1974 all’interno della Chiesa italiana, ma già nel 1976 coloro che avevano votato a favore del divorzio verranno invitati ufficialmente al primo convegno della Chiesa italiana sul tema “Evangelizzazione e promozione umana”.

Il problema credo sia rappresentato da quell’intreccio di amicizie e appartenenze culturali fra ecclesiastici, politici e uomini di cultura che accompagna la storia della Chiesa italiana dopo la morte di papa Pio XII (1939-1958) e che costerà la solitudine di Paolo VI durante gli ultimi dieci anni del pontificato, dopo che nel 1968 aveva “osato” sfidare il mondo cattolico progressista anche a livello internazionale con la pubblicazione dell’enciclica Humanae vitae, dove viene ribadita la dottrina della Chiesa sulla morale sessuale e sulla duplice finalità, unitiva e procreativa, del matrimonio. Secondo molti studiosi è proprio a cominciare da questa enciclica che si manifesta l’opposizione sistematica contro il Magistero all’interno del mondo cattolico.

Emerge così il problema più grave e importante, quello inerente al rapporto fra il Magistero e i cattolici democratici così come è apparso in modo clamoroso in occasione della presentazione del disegno di legge suite unioni di fatto sostenuto da un ministro, Rosy Bindi, che dal cattolicesimo democratico direttamente proviene, e da un Presidente del consiglio anche lui cattolico, seppure “adulto”, come ebbe a sostenere in occasione del referendum suite legge 40 quando scelse di andare a votare in disprezzo delle indicazioni della Conferenza episcopale che invitava all’astensione per evitare un ulteriore peggioramento della legge sulla procreazione assistita. I cattolici democratici non amano l’intervento del Magistero perché lo considerano un’ingerenza nella politica, alla quale riconoscono l’autonomia che si deve alle realtà temporali. Tuttavia essi confondono la doverosa autonomia riguardo ai mezzi e alle modalità, che spetta alla politica, con l’esistenza di una legge eterna e naturale alla quale ogni politica è tenuta a ispirarsi e a tener conto nella promulgazione delle leggi positive. Laicamente, ma nella verità.

Ricorda

«Tutti sappiamo quale recente vicenda sia stata agitata in questo Paese specialmente circa la questione dell’indissolubilità del matrimonio, e sappiamo come una larga maggioranza dell’amatissimo Popolo Italiano si sia pronunciata in favore d’una legge che ammette una certa facile possibilità di divorzio.
Pur troppo. Ciò è per noi motivo di stupore e di dolore, anche perché a sostegno della tesi, giusta e buona, dell’indissolubilità del matrimonio è mancata la doverosa solidarietà di non pochi membri della comunità ecclesiale; vogliamo supporre che essi abbiano agito senza rendersi pienamente conto delle gravi incidenze del loro comportamento, anche se l’autorevole e pubblico richiamo fatto alle esigenze della legge di Dio e della Chiesa non avrebbe dovuto lasciare alcun dubbio. Questa legge, ricordiamolo, non è cambiata; e perciò, affinché tale comportamento non si converta in loro perpetuo rimorso, vogliamo auspicare che anch’essi effettivamente si facciano con noi, cioè con la Chiesa cattolica, promotori della vera concezione della famiglia e della sua autentica fioritura nella vita».
(Paolo VI, Discorso agli sposi novelli del 15 maggio 1974). 

Bibliografia

Gabrio Lombardi, Perché il referendum contro il divorzio? 1974 e dopo, Ares, 1988.
Augusto Del Noce, Rivoluzione, Risorgimento, tradizione. Scritti su «Europa» e altri, anche inediti, Giuffré 1993 e Idem, Cristianità e laicità. Scritti su «Il Sabato» e vari anche inediti, Giuffré, 1998.
M. Invernizzi, Appunti sulla storia e sul «progetto» dei «cattolici democratici», in Cristianità, n. 156-157, aprile-maggio 1988.
M. Invernizzi, I cattolici contro l’unità d’Italia? L’Opera del Congressi (1874-1904). Con i profili biografici dei principali protagonisti, Piemme, 2002.

© il Timone
www.iltimone.org

 


 
   

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