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Il grido silenzioso



 

Illuministi
 di Rino Cammilleri

[Da «il Timone» n. 42, aprile 2005]

Com’è noto, le uniche radici su cui si è voluta fondare la Costituzione europea sono, rigettate le cristiane, quelle illuministiche. In nome di esse e stato bersagliato l’«integralismo cattolico» di Buttiglione. In verità si tratta di relativismo totalitario, ma tant’è: in fondo, ogni -ismo deriva dai Lumi. Ma se andiamo a vedere le carte, scopriamo, in detto Illuminismo, una sorta di schizofrenia basilare: da una parte, entusiasmi per il mito del «buon selvaggio» (mai esistito); dall’altra, l’invenzione delle «razze» e delle classifiche tra esse.

Lo storico francese Jean de Viguerie (su «Nova Historica» n. 8, 2004, commentato da Marco Respinti su «Il Domenicale» del 16.10.04) si è accorto che proprio grazie agli Illuministi settecenteschi quelli che fin lì erano stati solo «popoli» divennero d’incanto «razze».

Il primo fu il solito Voltaire nell’Essai sur les moeurs del 1756: «Solo un cieco può mettere in dubbio che i bianchi, i negri, gli albini, gli ottentotti, i lapponi, i cinesi e gli americani siano razze completamente diverse». E dire che, per Montesquieu, i «persiani» erano molto più civili dei francesi. Forse perché «ariani». Ma sentiamo cosa pensa Voltaire degli africani: «Gli occhi tondi, il naso camuso, le orecchie dalla strana conformazione, i capelli crespi e il livello della loro intelligenza producono tra loro e le altre specie di uomini una differenza sorprendente». Nel suo Dictionnaire philosophique del 1764, alla voce Juifs, così si legge degli ebrei: «Un popolo ignorante e barbaro, che coniuga da lungo tempo l’avarizia più sordida alla superstizione più odiosa e all’odio più irrefrenabile per i popoli che li tollerano e li arricchiscono». Sia lui che il naturalista Buffon (George-Louis Leclerc, conte di) disprezzavano anche i contadini del Nord francese, «zotici che vivono in capanne con le proprie donne e qualche bestia», inferiori perfino agli indiani «del Canada e i cafri». Per Buffon erano tutti «grossolani, pesanti, mal fatti, stupidi», con donne «quasi tutte brutte». Commenta Respinti: così ammaestrati, «i giacobini del 1793-1794 ci metteranno poco a decretare lo sterminio totale della race maudite della Vandea». Infatti, Vandea, Bretagna, Anjou, Poitou e Maine costituivano il Nord della Francia d’Ancien Régime, e si ribellarono alla Rivoluzione in nome del cattolicesimo.

Il «vescovo» scismatico Baptiste-Henry Grégoire, pezzo grosso giacobino, pubblicô nel 1788 addirittura un Essai sur la régéneration physique, morale et politique des Juifs, nel quale asseriva che gli ebrei «esalano costantemente cattivo odore e sono piante parassite che succhiano la sostanza dell’albero al quale si attaccano finendo con esaurirlo o distruggerlo».

Fu il pastore protestante Jean-Henry Formey a stilare la voce Nègre sull’Encyclopedie e a chiarire che «se ci si allontana dall’Equatore verso l’Antartico il nero si schiarisce ma la bruttezza rimane». Per Claude Delisle de Sales (De la philosphie de la nature, traité de morale pour l’espèce humaine, 177) i lapponi sono «aborti della razza umana» e gli ottentotti «hanno qualcosa della sporcizia e della stupidità degli animali che rigovernano»; per Buffon, questi ultimi «sono un popolo spregevole». Per Voltaire (Dialogues et anedoctes philosophiques, 1768), gli albini, «la natura li ha forse collocati dopo i negri e gli ottentotti, e sopra le scimmie». Ne ha anche per gli indios del Brasile (alla faccia del «buon selvaggio»): «Il brasiliano è un animale che non ha ancora raggiunto la maturazione della propria specie». Ma l’ossessione di tutti costoro (e del loro «braccio armato», i giacobini) pare fosse la régéneration, che dalla «filosofia» fece presto a passare all’antropologia e alla politica. Faremo della Francia un cimitero piuttosto che non rigenerarla a modo nostro, disse infatti uno del caporioni sanculotti durante il Terrore. Respinti cita a proposito l’Essai d’éducation nationale (1763) di Louis-René Caradeuc de La Chalotais, nel quale l’autore si chiedeva: «Esiste un’arte per cambiare la razza degli animali, non ce ne sarebbe una per perfezionare quella degli uomini?». Sempre Respinti fa notare che fu il cugino di Darwin, sir Francis Galton, a rispondergli nel 1883, coniando un termine che il nazismo farà suo e che riemergerà nelle liberaldemocrazie relativiSse del Terzo Millennio: eugenetica. In nome di questi «Lumi», che hanno come emblema Ia ghigliottina e che hanno generato tutti gli -ismi successivi (nazionalismo, fascismo, nazismo, comunismo, eccetera), si è voluto radicare l’Unione europea, la cui unica ideologia pare essere il relativismo, assoluto e indiscusso, intollerante in nome della (paradossalmente) «tolleranza». E che ha fatto parlare il «Wall Street Journal» del 13 ottobre 2004 di «Inquisizione laica». Abbiamo visto cosa pensavano delle «differenze» gli Illuministi settecenteschi.

Chissà cosa avrebbero scritto se avessero dovuto inserire nei loro trattati «morali» e di «educazione», nelle loro «enciclopedie» e «dizionari filosofici», la voce «matrimonio gay».

© il Timone
www.iltimone.org

 


 
   

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