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Anticristianesimo: ecco i nuovi guru |
| di René Rémond
J'ACCUSE. Nel suo ultimo pamphlet, che esce ora in Italia, il grande storico francese René Rémond, da poco scomparso, replica alla nuova ondata contro la fede
[Da «Avvenire», 01 maggio 2007]
«Il filosofo Michel Onfray invoca la "liberazione dalle catene imposte dalla fede", ma esprime solo vuoto e oscurantismo neopagano. E operazioni come "Il Codice da Vinci" ricordano i "Protocolli dei savi di Sion"»
Mi sorprende molto che in un momento in cui la scienza raggiunge livelli estremi di complessità e tanti ricercatori si interrogano su spaventose questioni etiche, alcuni siano ancora tentati da uno scientismo tanto primordiale da poter suscitare l'interesse dei positivisti del XIX secolo. Quanto alla riflessione di Michel Onfray, autore del Trattato di ateologia, io la definirei volentieri neopagana, per il rimpianto verso l'antichità pagana che sembra ispirarla. A un mondo antico idealizzato, considerato felice e gaio, ricco di saggezza e gioia di vivere, la fede cristiana avrebbe sostituito un universo di pessimismo, incupendo l'orizzonte del senso con la sua insistenza sull'uomo peccatore, e rendendo profondamente infelice quell'umanità che un tempo godeva di felicità e spensieratezza.
Questo rimprovero appare già durante l'Illuminismo, ad esempio nella figura di Diderot, per il quale il cristianesimo aveva frenato lo slancio della natura e la pulsione dei sensi, parte integrante dell'individuo: lo testimonia la forma che assume il suo anticlericalismo ne La Religiosa. Lo stesso tipo di critica viene espressa nel XIX secolo da scrittori come Anatole France, e da coloro che tessono le lodi di una figura storica come quella di Giuliano l'Apostata, il nipote dell'imperatore Costantino, che rinnegò il cristianesimo per ristabilire i culti pagani nell'Impero. Tesi molto simili sono state elaborate dalla «nuova destra», una scuola di pensiero di stampo più politico che morale, che oggi non è più sotto le luci della ribalta, ma ha fatto parlare di sé alla fine degli anni '70. Attraverso autori come Alain de Benoist e la rivista Éléments, questa scuola denunciava - e denuncia tuttora - il cristianesimo in quanto responsabile dei mali che affliggono l'umanità al giorno d'oggi, imputandogli in particolare la responsabilità del totalitarismo, che sarebbe contenuto in germe in ogni forma di monoteismo, al quale va contrapposto il po liteismo dell'antichità o quello delle mitologie germaniche e scandinave. Secondo i sostenitori di questa ideologia, il politeismo sarebbe per sua natura pluralista e più rispettoso della libertà e della tolleranza rispetto al monoteismo, il quale sostenendo la fede in un Dio unico, esclude qualsiasi forma di pluralismo.
Ma questa visione improntata di nostalgia e idealizzazione non è che una chimera. Il vero mondo dell'antichità non corrisponde affatto a questo quadro idilliaco: sappiamo bene che quello che, nell'universo greco, gli antichi definivano regime democratico ha poco a che vedere con i nostri sistemi politici attuali e con le libertà che essi concedono. Città come Sparta e Atene non erano esattamente note per la mitezza dei loro costumi.
In generale, tutta questa tradizione di pensiero invoca la liberazione dalle catene imposte dalla fede cristiana, e, in fin dei conti, le importa poco discutere sulla base della Rivelazione. Secondo questo modo di pensare, il cristianesimo ha rubato all'individuo il suo diritto alla felicità e lo ha reso infelice vietandogli di fare esperienze diverse, imponendogli la monogamia e la fedeltà coniugale. Ritroviamo lo stesso tipo di critiche in André Gide, quando attacca i principali precetti religiosi, oppure quando esalta il valore del godimento attraverso una riscrittura dello stile profetico ed evangelico. Provi a rileggere, ad esempio, I nutrimenti terrestri, che hanno tanto segnato le giovani generazioni agli inizi del XX secolo: per poter godere di tutti i piaceri e delle esperienze della vita, occorreva liberarsi della vecchia morale giudeo-cristiana...
Tutto sommato, Michel Onfray si colloca perfettamente nelle tendenze del momento, una sorta di era del vuoto in cui ci si concentra piuttosto sull'idea che l'uomo sia libero di agire secondo la sua natura che sul concetto di regola in sé. Come abbiamo già detto, non vi è dubbio che il piacere ricopra un ruolo positivo e che contribuisca allo sviluppo della personalità, ma la natura umana è proprio così univoca? È davvero tutta protesa al bene? Come non vedere le zone d'ombra e le forze oscure che si annidano nel cuore di ogni uomo?
Personalmente mi rifiuto di vedere nel cristianesimo una qualunque forma di invito alla rassegnazione, anzi lo considero un appello straordinario alla volontà e alla libertà dell'uomo. Scorrendo le pagine dei Vangeli, si vede quanto spazio abbia lasciato il Cristo alla libera scelta di ognuno, dall'invito a seguirlo rivolto al giovane ricco all'atteggiamento verso i suoi discepoli. Del resto, se le società cristiane si sono evolute di più delle altre nel corso della storia, non è forse a causa di questa scintilla? Secondo il cristianesimo, la storia degli uomini, pur avendo un suo senso, non è già stata scritta. Al contrario, questa religione rifiuta qualunque idea di fatalità o destino, a vantaggio dell'esercizio della libertà e della responsabilità dell'uomo, aiutato dallo Spirito. Da questo punto di vista, siamo ben lontani sia dalle società primitive, in cui il tempo appare ciclico e sottomesso all'onnipresenza del divino, sia dalle religioni orientali, che continuano a mettere in stretta relazione le azioni di quaggiù e la ricompensa dell'aldilà. Eppure, a volte, i nostri contemporanei sembrano attratti più dal buddhismo che dai Vangeli. Un'altra forma di anticristianesimo è espressa nel ropmanzo di Dan Brown Il Codice da Vinci. Di sicuro, i milioni di lettori non vi si sono accostati per un approccio storico erudito al cristianesimo, e ancor meno alla ricerca di un trattato teologico. Ciò non toglie che esso affascini parecchie persone, pur facendo passare per informazioni precise molti pseudo-fatti o concetti discutibili, come ad esempio l'interpretazione dei quadri di Leonardo da Vinci. Ed è impressionante il numero di lettori, dai livelli di cultura o di educazione più disparati, che si lascia ingannare.
Volendo andare più a fondo in questa faccenda, va detto che Il Codice da Vinci rispolvera la famosa teoria del complotto, del grande segreto che alla fine verrà finalmente svelato. La Chiesa da secoli ci nasconderebbe delle cose, fatti storici sulfurei, in particolare che Gesù sarebbe stato sposo di Maria Maddalena e avrebbe avuto con lei una discendenza, presente ancora oggi. Non è un caso che Dan Brown faccia, l'occhiolino a figure e temi della letteratura esoterica, come ad esempio quello del tesoro dei Templari o del mistero di Rennes-le-Chàteau, del Graal, degli enigmi e di altre società segrete... Fatto ancora più inquietante, una parte del suo libro allude a un gruppuscolo che ha frequentato gli ambienti dell'estrema destra (il famoso Priorato di Sion). Pieno di riferimenti estremamente ostili alla Chiesa e al cristianesimo, questo libro è anche pericoloso per la democrazia, perché dà credito all'idea che le élite ci nascondono delle informazioni e che dei poteri occulti guidano il mondo da secoli a nostra insaputa, mescolando politica e religione. A tal proposito, è bene ricordarci dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion e di tutto ciò che si diceva a quell'epoca in merito al potere occulto di una «lobby ebraica» che governava il mondo... Certamente non è la prima volta che un brutto libro ha successo; ciò che sorprende è la credulità e la mancanza di cultura del pubblico, che sembra incapace di prendere le dovute distanze e di discernere tra realtà e inganno.
l'autore Accademico di Francia, è morto dieci giorni fa
L'inizio del nuovo millennio non è stato facile per il cristianesimo. Se certe forme di anticlericalismo del passato sono ormai definitivamente tramontate, una nuova leva di detrattori e di critici è apparsa all'orizzonte, fomentando una violenta polemica anticristiana, che riscuote un certo consenso presso il grande pubblico. Nel libro-intervista «Il nuovo anticristianesimo» (pagine 128, euro 13), che l'editrice Lindau manda in libreria da giovedì 3 maggio, René Rémond riflette, insieme a Marc Leboucher, sulle motivazioni di una tale ostilità e risponde alle obiezioni di questi odierni accusatori. Qui proponiamo un brano. Rémond, scomparso il 21 aprile scorso, è stato uno dei più grandi storici francesi. Nato nel 1918, accademico di Francia, è stato autore di diverse opere di analisi politica, storia contemporanea e religiosa. Tra i libri pubblicati in Italia ricordiamo: «La secolarizzazione. Religione e società nell'Europa contemporanea» e «La destra in Francia; Introduzione alla storia contemporanea».
© Avvenire
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