Link utili



 

   

Cerca in Totus Tuus


 

   

Il grido silenzioso



 

La famiglia a termine
 di Francesco Agnoli

La famiglia non può essere un contratto «a termine».

[Da «L'Adige», 29 gennaio 2007]

La polemica, purtroppo, è di quelle aspre: tra chi difende il matrimonio come unica istituzione possibile, a fondamento della società, e chi vorrebbe promuovere legami più laschi, più liquidi, più solubili, attraverso i cosiddetti pacs («un regolamento pattizio più snello e leggero», scrive eufemisticamente Franco Grillini). Si tratta, in realtà, di un problema enorme. Per capire bene cosa è in gioco, occorre ricordare che il matrimonio tra un uomo e una donna è la struttura portante di ogni società: viene prima dello stato, ed è superiore allo stato stesso.
In famiglia ognuno cresce, viene educato, impara ad amare, costruisce le basi per affrontare la vita. Se l’esperienza familiare non è positiva, se manca uno dei genitori, se il rapporto tra loro è conflittuale… il figlio ne risentirà, probabilmente per tutta la vita. Ne deriva che il matrimonio è un’istituzione essenziale, da tutelare con ogni cura. 
Prima del cristianesimo, prima che la Chiesa legiferasse sul matrimonio, nel corso dei secoli, e in particolare col concilio di Trento, succedeva, legalmente, di tutto: nel mondo antico, accanto alla poligamia, esisteva il ripudio (a senso unico: solo l’uomo poteva ripudiare la donna). Inoltre vi erano matrimoni combinati, bigamie, matrimoni tra consanguinei ecc. Adriano Prosperi, famoso storico della Normale di Pisa, racconta che ancora nel Seicento la Chiesa doveva lottare contro la volontà di alcune famiglie a sposare i figli in base ad accordi economici, oppure contro la tendenza degli uomini a imporre matrimoni obbligatori alle donne, tramite il cosiddetto «bacio violento». La convivenza veniva combattuta dalla Chiesa per motivi spirituali, ma anche per ragioni molto concrete: poteva succedere che due fidanzati convivessero sotto lo stesso tetto; poi, però, quando la donna rimaneva incinta, l’uomo, talora, la abbandonava, non avendo ancora contratto alcun obbligo né verso di lei, né verso il figlio. In una società agricola come quella di allora, alla donna rimaneva solo la possibilità di vendersi, o comunque di finir male. Per questo il concilio di Trento stabilì l’obbligatorietà del matrimonio consensuale, pubblico ed istantaneo, in cui gli sposi assumessero una responsabilità tra loro, di fronte alla comunità e di fronte agli eventuali figli. Le pubblicazioni, poi, permettevano di impedire matrimoni forzati, tra consanguinei, o casi occulti di poligamia: leggendo il nome degli sposi, infatti, la comunità esercitava una sorta di controllo su di loro. Amore, infatti, non può non far rima con responsabilità. Ma la responsabilità non è sempre scontata. La modernità, infatti, ha prodotto le teorie sul libero amore, prima con filosofi come Diderot e Fourier, poi con la visione della famiglia di Marx ed Engels; infine ha teorizzato l’amore senza regole, senza carte, senza «burocrazia e cerimonie», nel Sessantotto: ma non ne è nata la società libera e felice che ci si aspettava. Ci sono, invece, oggi più che mai, famiglie distrutte, figli soli, o con troppi padri, e troppe madri, o sballottati tra padri e madri, e tante, tante storie infelici. 
Perché allora proseguire su questa strada? Perché togliere al matrimonio, quel po’ di sacralità e di serietà che ancora è rimasta? Perché insegnare ai giovani che potranno impegnarsi, verso il loro prossimo, verso una moglie, verso un eventuale figlio, con contratti di tre mesi, per una manciata di giorni, e non di più? Perché dirgli che l’amore è un rischio, un fiore che appassisce, qualcosa che spesso scade più veloce delle pere? Perché, ancora, chi voleva l’amore libero, senza carte, senza burocrazia, adesso chiede che la società riconosca per legge unioni a termine, tra uomo e donna, o tra persone dello stesso sesso, con relativa facoltà di adozione? Perché volere che lo stato legittimi unioni in cui sono garantiti diritti, ma non doveri (mentre gli sposati devono sottostare a doveri maggiori dei pacsati)? Sul tema dei pacs, il giornalista Umberto Folena ha scritto un libro, «I Pacs della discordia» (Ancora), in cui cerca di far chiarezza, partendo dalla Spagna di Zapatero, patria del divorzio veloce (appena tre mesi, senza preavviso da parte di un coniuge) e del matrimonio omosessuale, con possibilità di adozione di bambini. Ma la Spagna non è in realtà il primo ad equiparare l’unione di due persone dello stesso sesso alla famiglia tradizionale, ma è sicuramente quello che, per la sua lunga tradizione cattolica, stupisce ed influenza maggiormente il dibattito in Italia. Già nel 1986 il regista spagnolo Pedro Almodòvar nel suo "La legge del desiderio", aveva immaginato una "famiglia" con un «transessuale ex donna, suo fratello e una bimba ereditata da una relazione precedente». Sulla stessa lunghezza d’onda, e in perfetto accordo con la visione dei legislatori di Danimarca, Norvegia, Svezia, Olanda, Belgio, Inghilterra e Canada, si colloca lo spagnolo Mario Vargas Llosa, il quale sostiene che la presunta necessità, per ogni bambino, di avere un padre ed una madre, sarebbe una «affermazione dogmatica e senza il minimo fondamento psicologico». In Italia, in verità, il dibattito non è ancora così avanti: per ora si mette l’accento sul problema delle unioni di fatto in genere, ma sottolineando in particolare il problema dei diritti giuridici della coppia di fatto eterosessuale, o di quella omosessuale, senza però parlare, per quest’ultima, di diritto all’adozione. Riguardo all’Italia Folena si chiede quante siano veramente, al di là delle cifre propagandistiche, le coppie di fatto, e quali siano i diritti che ancora non sono loro riconosciuti. 
Tra i cosiddetti «diritti non garantiti» per una coppia di fatto vi è quello alla pensione di reversibilità. Perché? Folena si appella ad una sentenza della Corte Costituzionale, per la quale «diversamente dal rapporto coniugale, la convivenza more uxorio è fondata esclusivamente sulla affectio quotidiana, liberamente e in ogni istante revocabile, di ciascuna delle parti e si caratterizza per l’inesistenza di quei diritti e doveri reciproci, sia personali che patrimoniali, che nascono dal matrimonio». Come a dire che per la Corte italiana chi non si assume determinate responsabilità, con un matrimonio vero e proprio, non può godere dei diritti connessi, senza che questo comporti una discriminazione nei confronti di chi è coniugato. Prima di concludere con una analisi precisa di alcune proposte di legge sui Pacs e sulle varie posizioni esistenti in Italia, l’autore ci dà alcune cifre indicative, relativamente alla Francia, dove i Pacs sono stati introdotti nel 1999. Da allora a tutto il 2005 ne sono stati contratti 204.924 - tra cui molti pacs «bianchi», cioè stipulati per puro calcolo, anche da persone tutt’altro che vicine tra loro-, a fronte di 280 mila matrimoni annui. Di questi ne sono stati sciolti, sino al 2004, 17.793. 
Cosa accadrà da noi? Il tentativo in atto è quello di introdurre pian piano l’idea che la famiglia eterosessuale, stabile, in cui i coniugi si assumono una responsabilità certa tra loro e nei confronti del figlio, sia solo una forma come un’altra di famiglia: l’effetto sarà l’ulteriore indebolimento dell’istituto familiare, e una società sempre più disgregata, liquida, priva di legami e di responsabilità. 
Folena presenterà il suo libro questa sera, in una conferenza organizzata da Libertà e Persona (www.libertaepersona.org), preso il centro Kofler di Cognola, alle 20.30. 

Francesco Agnoli, è editorialista del Foglio di Giuliano Ferrara

© L'Adige

 


 
   

Links Correlati

· Inoltre Famiglia
· News by Leggendanera


Articolo più letto relativo a Famiglia:
Il crollo della famiglia? Manca solo l’incesto

 

   

Valutazione Articolo

Punteggio Medio: 4.75
Voti: 4


Dai un voto a questo articolo:

Eccellente
Ottimo
Buono
Sufficiente
Insufficiente

 

   

Opzioni


 Pagina Stampabile Pagina Stampabile

 

 

 
Totus Tuus Banner Exchange
Totus Tuus Banner Exchange


Iscriviti alla mailing list degli aggiornamenti del sito spedendo una mail
senza oggetto a questo indirizzo: leggendanera-subscribe@yahoogroups.com



Vai a Totus tuus



Ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n.62, si dichiara che questo sito non rientra nella categoria
di "informazione periodica" in quanto viene aggiornato ad intervalli non regolari.
Il materiale riportato nel sito www.kattoliko.it/leggendanera è pubblicato senza fini di lucro e a scopo di fini di studio,
commento, didattici e di ricerca. Eventuali violazioni di copyright segnalate dagli aventi diritto saranno celermente rimosse.








banner 140x126

Engine WL-Nuke - Powered by WebElite