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Il grido silenzioso



 

Gli specialisti senza cuore l'ultima deriva
 di Vittorio Possenti

[Da «Avvenire», 27 dicembre 2005]

Nell’era tecnologica l’uomo "rischia di essere vittima degli stessi successi della sua intelligenza e dei risultati delle sue capacità operative, se va incontro ad un’atrofia spirituale, ad un vuoto del cuore". Lo ha ricordato Benedetto XVI nel suo messaggio natalizio. Il vuoto del cuore sembra concernere le certezze intellettuali ultime che danno senso al nostro vivere, più che l’elemento dell’etica cui non pochi guardano attendendosi da essa una rigenerazione che da sola non è in grado di offrire.
Forse la maggior atrofia spirituale è considerare l’uomo come un animale un poco più evoluto di altri, prodotto dal gioco del caso: materia organica, destinata a stare sulla crosta della terra per una manciata d’anni, e indirizzata all’annientamento. 

Per quale motivo rispettarlo? Lo scientismo tecnologico è un’ideologia animata dalla volontà di potenza, spinta dall’idea che sia possibile trasformare tutto. Almeno tre sono i postulati di queste posizioni in cui si manifesta il declino intellettuale della nostra civiltà: 1) Dio non esiste; 2) l’uomo è solo materia vitale, 3) ciò che esiste proviene dal caso e come è proceduto dal nulla originario, finirà nel nulla. È raro che si mediti sul caso, e quasi ignoto che un caso originario è contraddittorio, un’ipotesi che distrugge se stessa. 

Sul primo punto ha scritto Sartre: "Dio non esiste.…Non c’è il Cielo, non c’è più l’Inferno: solo la terra" (Il Diavolo e il buon Dio). Una terra in cui promuovere l’avvento dell’oltreuomo preconizzato da Nietzsche, di cui siamo ancora in attesa; e a quanto sembra dovremo aspettare a lungo. Max Weber aveva intravisto questo esito parlando della gabbia d’acciaio della razionalità strumentale che ci soffoca. Concludendo la sua ricerca sull’etica protestante e lo spirito del capitalismo ammonì: "Specialisti senza spirito, edonisti senza cuore: questo nulla si immagina di essere asceso a un grado di umanità non mai prima raggiunto". Il nichilismo che abita l’impiego radicale della tecnologia non è in grado di produrre l’oltreuomo, ma è costantemente a rischio di generare il sottouomo. Senza Dio l’uomo può organizzare la terra, ma non può che organizzarla contro l’uomo (Paolo VI). 

La crucialità della domanda sull’uomo si era già dispiegata dinanzi all’occhio di Pascal, che dopo essersi dedicato allo studio delle scienze astratte, se ne era allontanato per la scarsa comunicazione che vi si può avere con gli uomini: "Quando cominciai lo studio dell’uomo, capii che quelle scienze astratte non si addicono all’uomo, e che mi sviavo di più dalla mia condizione con l’approfondirne lo studio, che gli altri con l’ignorarle. Ho perdonato agli altri di saperne poco, ma credevo almeno di trovare molti compagni nello studio dell’uomo. Sbagliavo: son meno ancora di quelli che studiano le matematiche". Sembrerebbe che la situazione contemporanea contraddica l’assunto pascaliano, tante sono oggi le scienze che si occupano dell’uomo. Ad una considerazione un poco più attenta risulta però che, a fronte di una grande varietà di saperi che si rivolgono ad aspetti dell’uomo - in particolare al corpo - si trova un grande vuoto quando si cerchi una sua considerazione integrale. 

Intanto un nuovo naturalismo è in cammino. Di questa tendenza è segno il tentativo di pervenire ad un’integrale naturalizzazione della mente come parte di un processo indirizzato all’integrale naturalizzazione dell’uomo. Sembra crescente la persuasione che la concezione scientifica del mondo porterà necessariamente ad un paradigma antropologico apertamente naturalistico. Siamo dinanzi ad una forma di notevole riduzionismo, il cui limite è di considerare inesistente quanto non è conoscibile mediante l’accertamento empirico, dimenticando che i modelli scientifici riguardano parametri misurabili che non hanno presa su ciò che non è empirico. Assolutizzando il modello, si cancella come inesistente tutto quello che sporge.
Il materialismo è tuttora la grande e non superata tentazione dell’Occidente, che dissecca le nostre sorgenti più intime. Esso rischia di pensare l’uomo quasi come un "pollo in batteria", poco capace di sollevare il capo dal becchime.

© Avvenire        

 


 
   

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