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Il grido silenzioso



 

Romero è un santo, non un'icona della sinistra
 di Kattoliko Pensiero

Nel 25° del suo assassinio ristabiliamo la verità su questo pastore. Fu un martire a causa della sua fede, e non per sue presunte opzioni politiche appiccicategli dopo la morte.

[Dal Blog Kattoliko Pensiero, 05 novembre 2005]

Oscar Arnulfo Romero, vescovo di San Salvador, venne ucciso il 24 marzo 1980 mentre celebrava il sacrificio eucaristico. Benedetto XVI ha detto di lui che fu un uomo di pace e di dialogo e crede che la causa di beatificazione debba continuare il suo cammino, impedendo però l’utilizzazione politica che si è fatta dell’arcivescovo negli ultimi anni. Così scrive padre Gianpaolo Salvini sull’ultimo numero della Civiltà Cattolica.

Infatti, nell’articolo si rileva che "La sinistra, che certamente ne utilizzò la figura e la morte, non lo sentì mai come un aderente, neppure da un punto di vista culturale, se non altro per le sue chiare e ripetute condanne del marxismo e della violenza. A differenza del pensiero marxista, mons. Romero predicò sempre la conversione dei cuori come previa a quella delle strutture. Per lui c’erano strutture ingiuste perché c’era il peccato dei singoli".

In quegli anni, l’America Latina era preda della violenza di estrema destra e di quella del terrorismo rivoluzionario, appoggiato da paesi come Cuba e il Nicaragua sandinista. A quest’ultima si offrivano anche motivazioni religiose da parte dei teologi della liberazione. A causa di questi, oltre l’inasprirsi della violenza, si ebbe la diffusione in tutto il continente delle sètte protestanti di derivazione pentecostale, giudicate più affidabili della Chiesa cattolica. Nel 2000 circa un quarto della popolazione del Salvador, prima interamente cattolica, era diventato protestante". Chi in quegli anni, come mons. Romero, cercava invece di mantenere il difficile equilibrio tra il messaggio evangelico e l’impegno politico-sociale senza far coincidere il primo con il secondo, veniva definito reazionario, proprio da quelli che avrebbero sequestrato la sua immagine dopo la morte.

Nell’articolo di padre Salvini, emerge la figura di "un uomo di preghiera che diventava, se necessario, uno straordinario predicatore. Anche come giornalista era pugnace e combattivo, contro chi gli sembrava minacciare la verità cristiana, come il comunismo e la massoneria". Quando divenne vescovo prese il motto ignaziano "Sentire con la Chiesa". Infatti ,suo riferimento era la fedeltà a Roma, senza la quale non concepiva la vita di un vescovo. Per lui il Concilio era lo sviluppo della Tradizione e non un nuovo punto d’inizio. Ebbe da ridire sulla gestione dei seminari troppo politicizzati e sulla teologia dei gesuiti salvadoregni e per questo bollato come reazionario.

Pochi mesi dopo l’entrata nella cattedrale di San Salvador, venne ucciso padre Rutilio Grande il 12 marzo 1977. Mons. Romero rimase sconvolto dal delitto. Si è scritto spesso che la morte di p. Rutilio Grande e il rapporto con la povera gente della capitale causarono una «conversione» o almeno un profondo cambiamento in mons. Romero, in senso politico. Romero stesso però ha sempre negato di essersi "convertito" in questo senso.

Nei tre anni seguenti mons. Romero dovette assistere, impotente, allo scivolare della sua patria verso la guerra civile. All’Arcivescovo giungevano richieste di aiuto di vittime, in particolare contadini, di ambedue le forme di violenza: estrema destra e terroristi rivoluzionari. La sua era la voce moralmente più autorevole del Salvador. La Comisión de la Verdad para El Salvador ha dichiarato che Romero era un "riconosciuto critico della violenza e dell’ingiustizia e come tale lo si percepiva". Romero ripeteva spesso che soltanto la violenza su se stessi e per riconciliare il prossimo era legittima, perché era la violenza di Gesù sulla croce.

Nonostante questo, a Mons. Romero giungevano minacce da ogni parte politica. Aveva scelto di obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. Per questo veniva giudicato reazionario dai progressisti e rivoluzionario dalle oligarchie salvadoregne. Venne ucciso mentre stava sull’altare di una chiesetta di un ospedale. Si era recato lì a vivere, in una casetta accanto a un padiglione di malati terminali.

Questo uomo di Dio può essere paragonato a Thomas Becket assassinato nel 1170 nella sua cattedrale di Canterbury. Egli è morto in una chiesetta per aver difeso, in nome della fede, i diritti dell’uomo, che la Chiesa proclama oggi la sua «prima e fondamentale via. Perciò gli agitatori politici sono pregati di lasciar stare i santi.

 


 
   

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