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Il grido silenzioso



 

Innocenzo III: IV crociata e oltre
 di Alberto Torresani

Contrariamente alla vulgata imperante nei manuali scolastici, l’occupazione dl Costantinopoli nella IV crociata non fu un massacro indiscriminato, il saccheggio e l’incendio furono limitati. L’incolpevole papa Innocenzo III, che aveva vietato di far guerra ad altri cristiani, fu messo dl fronte al fatto compiuto.

[Da "il Timone" n. 34, giugno 2004]

Il giorno 4 maggio 2001 il papa Giovanni Paolo II ad Atene chiese perdono per i maltrattamenti inflitti da cattolici di altri tempi ai credenti ortodossi. Certamente i presenti avevano in mente la conquista di Costantinopoli avvenuta nell’aprile 1204, un evento ancora sanguinante come se fosse avvenuto ieri. Come fu possibile che la crociata destinata a liberare Gerusalemme dal dominio dei sultani d’Egitto finisse per distruggere proprio l’impero bizantino che per secoli era stato il baluardo d’Europa contro gli islamici?

Alla domanda risponde un bel libro di Marco Meschini, pubblicato da Ancora editrice. I fatti principali si possono così riassumere. Nel 1198, appena eletto papa, Innocenzo III indice la crociata per liberare Gerusalemme dal dominio islamico. All’appello del Papa non rispondono i grandi regni di Francia, Germania e Inghilterra, in guerra tra loro. Solamente Tibaldo di Champagne e i nobili riuniti alla sua corte per un torneo accettano la proposta. Goffredo di Villehardouin, futuro storico della crociata, prende accordi con Venezia che si impegna a fornire la flotta per il trasporto dei crociati. Nel corso delle trattative Tibaldo muore e il comando supremo della crociata è assunto da Bonifacio del Monferrato. Goffredo di Villehardouin firma per i crociati un accordo oneroso con Enrico Dandolo, doge di Venezia: all’atto dell’imbarco i crociati, attesi in numero di 33.500, pagheranno 85.000 marchi d’argento. Nella primavera 1202 i crociati convenuti a Venezia per l’imbarco erano circa la metà e la somma che poterono pagare non superò i 50.000 marchi. A questo punto la Quarta crociata sfuggì al controllo politico del Papa e dei suoi legati. Nonostante il divieto papale di fare guerra ad altri cristiani, i Veneziani proposero ai crociati la conquista di Zara, appartenente a un altro crociato, il re d’Ungheria, colpevole solamente di minacciare il monopolio di Venezia nel suo golfo. E così si fece, nonostante la scomunica prontamente fulminata da Innocenzo III. Al campo di Zara comparve il pretendente al trono di Costantinopoli, Alessio. Costui promise, se aiutato a recuperare il trono di suo padre, di pagare il debito pendente sui crociati. Costoro, perciò, fanno vela verso Costantinopoli e nel luglio 1203 riescono a conquistare una prima volta la città, un’impresa mai riuscita ad alcun aggressore fino a quel momento.

Alessio IV scaccia lo zio usurpatore ed è incoronato imperatore, ma non trova il modo di pagare il debito. I crociati, nella primavera 1204, conquistano una seconda volta la città. Si forma il nuovo Impero latino d’Oriente assegnato a Baldovino di Fiandra, mettendo ancora una volta il Papa di fronte al fatto compiuto. La scomunica fu tolta nella speranza di poter unire le Chiese d’Oriente e d’Occidente e di proseguire la crociata in Terrasanta, un evento che non si realizzò.

Il libro di Meschini è importante perché con l’attento esame delle fonti dimostra che non ci fu un massacro indiscriminato di bizantini da parte dei crociati, che il saccheggio riguardò gli edifici pubblici, che l’incendio fu limitato ad alcuni quartieri, che la città continuò nelle sue funzioni di capitale di uno Stato governato direttamente dai crociati, che perciò non potevano infierire oltre le consuetudini di guerra previste per casi del genere.

Tuttavia, se si insiste troppo su questi obiettivi falliti della politica di Innocenzo III, si rischia di dimenticare i menti singolarmente grandi di questo pontefice. Sua fu la riforma della Curia romana con la chiara delimitazione delle competenze tra Cancelleria (trattazione degli affari correnti), Camera apostolica (reperimento del fondi necessari per mantenere gli impiegati), Tribunali (da intendere come corti d’appello rispetto ai tribunali diocesani). Fu istituito l’archivio centrale della Chiesa, con registro di tutti gli atti e con le norme di confezione delle bolle per sottrarle a falsificazioni. Furono rinviati nelle diocesi di appartenenza tutti quel prelati che non avevano un chiaro incarico a Roma che ne giustificasse la presenza. Per la prima volta la Santa Sede aveva una struttura amministrativa efficiente simile a quella attuale.

Merito grandissimo di Innocenzo III fu d’aver compreso la necessità di ricondurre in seno alla Chiesa la grande forza associativa manifestata dal movimenti popolari che criticavano la ricchezza della Chiesa. Quando Francesco di Assisi si presentô al Papa spiegandogli un ideale di assoluta povertà che collocava i suoi frati accanto agli ultimi nella gerarchia sociale, subito ricevette l’approvazione orale, in attesa che gli sviluppi pratici suggerissero la regola definitiva. Quando il vescovo Diego di Osma e il suo segretario Domenico di Guzmàn si presentarono a Roma proponendo di essere inviati in Ungheria per convertire i Cumani ancora pagani, Innocenzo III ritenne più conveniente inviarli in Provenza dove dilagava l’eresia degli Albigesi. Fu la necessità di formare predicatori in grado di sostenere dispute con gli eretici a promuovere il rinnovamento degli studi di filosofia e teologia, divenute il fondamento delle nuove università.

In terzo luogo, fu ascritta alla sua energia l’attuazione del IV Concilio lateranense del 1215, per importanza secondo solamente al Concilio di Trento tra quelli celebrati in Occidente. I lavori furono condotti a termine in tempi brevi, alla presenza di un numero di vescovi e abati insolitamente alto, anche se non fu possibile proclamare l’unione delle Chiese d’Occidente e d’Oriente a causa dei risentimenti suscitati tra gli ortodossi dall’infelice esito della IV crociata.

Ricorda

“[...] accusare genericamente “gli occidentali” o i latini — intendendo con queste espressioni “i cattolici” — della conquista di Costantinopoli, significa dimenticare che la spedizione rappresentava solo, e malamente, alcune delle nazionalità cattoliche, e che queste erano già intente a guerreggiare tra loro che a pensare di conquistare Costantinopoli”. (M. Meschini, 1204: l’incompiuta. La IV crociata e le conquiste di Costantinopoli, Ancora 2004, p. 221).

Bibliografia

M. Meschini, 1204: l’incompiuta. La IV crociata e le conquiste di Costantinopoli, Ancora 2004.
H. Jedin (a cura di), Storia della Chiesa, vol. V/1, Civitas medievale, Jaca Book 1993.
S. Runciman, Storia delle crociate, Rizzoli 2002.
F. Cardini, Le crociate tra mito e storia, Nova Civitas 1971.
A. Torresani, I nodi della storia, Dante Alighieri 1991, vol. I, pp. 362-373.

© il Timone

 


 
   

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