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Il grido silenzioso



 

Laicità o "laicismo di Stato"?
 di Marco Invernizzi

La Chiesa collabora con lo Stato italiano dal 1929. Alcune forze politiche chiedono l’abolizione del Concordato. Altre chiedono che la Chiesa non esprima giudizi su temi di morale pubblica. Qualcuno vuole lo scontro religioso, come in Spagna?

[Da "il Timone" n. 51, marzo 2006]

Il 14 novembre 2005 è stato reso noto un messaggio di papa Benedetto XVI al Presidente della Camera dei deputati Pier Ferdinando Casini, in occasione del terzo anniversario della storica visita di papa Giovanni Paolo II al Parlamento italiano. Storica perché è stata la prima nella stona dell’Italia dopo l’unificazione completatasi nel 1870 con la breccia di Porta Pia e la fine del potere temporale del Pontef ice. Il messaggio del Papa avviene in un momento in cui molte forze ideologiche e politiche stanno criticando la supposta ingerenza della Chiesa nella vita delle istituzioni italiane, soprattutto attraverso il card. Camillo Ruini, presidente della Conferenza episcopale e particolarmente esposto alle criitiche. Queste ultime vertono sul fatto che la Chiesa italiana, largamente premiata dal consenso popolare che le attribuisce attraverso la formula dell’8 per mille un’abbondante entrata economica, proprio in ragione del privilegio di poter raccogliere tanto denaro dovrebbe osservare un rigoroso silenzio esentandosi da ogni critica su temi culturali o politici che riguardino l’attività dello Stato. Una legge dello Stato, come la 194 che autorizza l'omicidio dell’innocente, non può essere criticata, secondo questa interpretazione — che é stata articolata dall’on. radicale Emma Bonino ma che rispecchia anche il modo di pensare di molti che non si riconoscono nelle tesi radicali -, così come in occasione del referendum sulla procreazione medicalmente assistita la Chiesa avrebbe dovuto tacere e mantenere la più rigorosa neutralità. Purtroppo anche molti cattolici, addirittura preti, accolgono questa tesi o comunque non sanno come nispondere a chi, in fondo, vorrebbe semplicemente che i cattolici non esistessero oppure “tenessero la bocca” sempre chiusa. 

Le cose non stanno proprio cosi. Come ha risposto il sottosegretario Alfredo Mantovano all’on. Bonino, i benefici economici di cui gode la Chiesa dopo il Concordato del 1929 e la revisione del 1984 rappresentano un «risarcimento transattivo rispetto a ciò che alla Chiesa era stato sottratto con l’Unificazione». Se dimentichiamo la ferita che sta all’origine dell'Italia moderna rischiamo di non capire neppure quanto accade oggi. 

Certamente, lo Stato o la Chiesa possono decidere di sciogliere il legame che li fa collaborare in Italia dal 1929 e così rinunciare unilateralmente a “concordare”, quindi agli obblighi previsti dal Concordato. Se qualche forza politica ha questa intenzione lo dichiari pubblicamente, possibilmente prima delle elezioni, come peraltro qualcuno ha già fatto. La Chiesa, che pur avrebbe tanti motivi per riprendersi una libertà completa nei confronti dello Stato, basti pensare alla legge sull'aborto, non lo ha mai fatto, nel nome della pace religiosa, della prudenza e della responsabilità dei confronti del Paese.

Cosa accadrebbe se si volesse seguire la prospettiva laicista agitata da alcune forze politiche? Si cadrebbe in una situazione simile a quella spagnola con il governo Zapatero? O si ritornerebbe a prima del Concordato del 1929, al periodo successivo all'unificazione del 1861, ai vescovi incarcerati, a quelli che non ricevono il permesso dello Stato per prendere possesso delle rispettive diocesi, alla soppressione delle congregazioni religiose, al divieto ai cattolici di partecipare alle elezioni politiche previsto dalla Santa Sede con il non expedit fino ai primi anni del '900? Il privilegio di poter ricevere somme di denaro deriva alla Chiesa dal consenso popolare diffuso, quel consenso che ha permesso a numerose generazioni di costruire un tessuto sociale, una presenza economica e sociale sul territorio straordinariamente capillare, operosa lungo l'arco di due secoli, espressione di un movimento cattolico ancora oggi vivo e attivo nella società.

Che opinione hanno le forze politiche italiane di questa storia? E i cattolici hanno un poco di memoria e di riconoscenza verso la propria storia?

I due schieramenti di centro-sinistra e centro-destra hanno un profondo desiderio del voto dei cattolici e quindi evitano di urtare la loro sensibilità fino a quando non entrano in gioco principi come il matrimonio e la famiglia, la vita sessuale e il diritto alla vita, che fanno saltare questo faticoso equilibrio spingendo ad ascoltare le lobby omosessuali o libertarie organizzate.

La situazione che si è venuta a determinare è curiosa: nessuna forza politica vorrebbe la contrapposizione frontale con la Chiesa (con l'eccezione di radicali, verdi e comunisti dei diversi partiti), ma quando si arriva a dover prendere certe decisioni inerenti alla persona, alla vita e alla famiglia o alla libertà di educazione, ogni forza politica è costretta a scegliere quale elettorato rappresentare e a operare di conseguenza le proprie scelte ideologiche. E mi permetto di aggiungere che le posizioni apparentemente moderate, come quelle di chi ha paura di difendere tutte le conseguenze dei principi, sono le più insidiose.

Nel messaggio al Presidente della Camera, papa Benedetto XVI auspicava, sulla scia del predecessore, un’Italia unita, coesa sui principi, al di là dell’appartenenza politica e sosteneva che «tale coesione presuppone un centro, un nucleo di significato e di valore intorno al quale possano convergere le diverse posizioni ideologiche e politiche» e rispondeva indicando nella «persona umana, con i valori inerenti alla sua dignità individuale e sociale» questo punto di riferimento. 

Non lasciamoci ingannare dalle apparenze: il problema non è l’ingerenza della Chiesa in ambiti che non le competono. Questo può essere accaduto in passato, durante l’epoca democristiana, per machiavellismo dei politici e per interesse clericale, e potrebbe anche ripetersi, per debolezza umana: ma chi accusa oggi la Chiesa d’ingerenza semplicemente si oppone alla visione dell’uomo e del mondo propria della Chiesa stessa e del diritto umano, laddove la persona, anche nella sua dimensione sociale, viene posta al centro della politica e del bene della comunità. 

Spiegava queste cose il Papa nell’omelia durante la festa dell’Immacolata dell’8 dicembre 2005, ricordando come l’uomo spesso smette di fidarsi di Dio, lo considera come qualcuno che vuole rubargli la libertà e sospetta il Creatore di non aver creato bene il mondo e l’uomo. È l’ideologia che ha mosso i “maestri del sospetto”, padri delle ideologie che hanno cercato da conquistare il mondo fra il 1789 e il 1989.

Ricorda

«Le sfide che stanno davanti ad uno Stato democratico esigono da tutti gli uomini e le donne di buona volontà, indipendentemente dall’opzione politica di ciascuno, una cooperazione solidale e generosa all’edificazione del bene comune della Nazione. Tale cooperazione, peraltro, non può prescindere dal riferimento ai fondamentali valori etici iscritti nella natura stessa dell’essere umano. Al riguardo, nella Lettera enciclica Veritatis splendor mettevo in guardia dal "rischio dell’alleanza fra democrazia e relativismo etico, che toglie alla convivenza civile ogni sicuro punto di riferimento morale e la priva, più radicalmente, del riconoscimento della verità" (n. 101). Infatti, se non esiste nessuna verità ultima che guidi e orienti l’azione politica, annotavo in un’altra Lettera enciclica, la Centesimus annus, "le idee e le convinzioni possono essere facilmente strumentalizzate per fini di potere. Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia" (n. 46). Non posso sottacere, in una così solenne circostanza, un’altra grave minaccia che pesa sul futuro di questo Paese, condizionando già oggi la sua vita e le sue possibilità di sviluppo. Mi riferisco alla crisi delle nascite, al declino demografico e all’invecchiamento della popolazione. La cruda evidenza delle cifre costringe a prendere atto dei problemi umani, sociali ed economici che questa crisi inevitabilmente porrà all’Italia nei prossimi decenni, ma soprattutto stimola - anzi, oso dire, obbliga - i cittadini ad un impegno responsabile e convergente, per favorire una netta inversione di tendenza» (Giovanni Paolo II, Discorso al Parlamento italiano, del 14 novembre 2002).

Bibilografia

Il messaggio di papa Benedetto XVI al Presidente della Camera del deputati Pier Ferdinando Casini è del 18 ottobre 2005 ed è stato reso noto il 14 novembre; come l’omelia pronunciata in occaslone della festa dell’Immacolata del 2005, si trova sul sito della Santa Sede (www.vatican.va

© il Timone

 


 
   

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