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Il grido silenzioso



 

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 di Claudio Damioli

[Da "Il Timone" n. 12, Marzo/Aprile 2001]

Cardinale coraggioso...

All’alba di sabato 20 gennaio Joseph Estrada, il corrotto Presidente delle Filippine, abbandona il palazzo del potere e fugge da Manila. Dopo circa quattro mesi di tensioni, marce popolari e soprattutto grandi adunate di preghiera, il popolo filippino ha vinto. È il trionfo della "Rivoluzione dei Rosari", che già quindici anni prima aveva segnato la storia delle Filippine contro il dittatore Marcos, ed è l’affermazione di una volontà popolare che nella fede cattolica e nella preghiera ha trovato la forza di esprimere pacificamente il proprio desiderio di giustizia, la propria sovranità.

La Chiesa Cattolica è stata sempre a fianco del popolo filippino, che ha trovato nel cardinale Sin, come già nel 1986, la sua guida morale e l’ispiratore di ogni iniziativa. Nei giorni immediatamente precedenti le dimissioni di Estrada, la gente, rispondendo ai continui appelli del vescovo, è uscita massicciamente nelle piazze a manifestare la sua indignazione contro le menzogne del Presidente e del suo apparato, per raggiungere poi il Santuario dell’Edsa e riunirsi in preghiera. Il 19 gennaio, mentre nelle più importanti città del paese si tenevano numerosi cortei di protesta appoggiati dalla Chiesa, quasi 2 milioni di filippini, appartenenti a ogni classe sociale e provenienti da ogni parte del paese, hanno partecipato alla Messa notturna celebrata dal cardinale Sin. Quello è stato forse il momento più alto di unità del popolo filippino anche nella fede. Poi, nelle prime ore del mattino, il sospirato epilogo e la fuga di Estrada. A molti sono sembrate profetiche le parole che il porporato aveva pronunciato in una precedente celebrazione eucaristica: "la moralità non è materia di numeri, viene da Dio e Dio non dorme, ma giudicherà e punirà tutti quelli che impediscono alla verità di essere conosciuta".

...e laico coraggioso

La notizia è di quelle sensazionali. Dopo aver stigmatizzato, anche dalle pagine di questa rivista, il comportamento di tanti laici-laicisti e le loro accuse verso la Chiesa, non possiamo non riconoscere con soddisfazione l’atteggiamento controcorrente di un esponente, fra i più autorevoli, di quella "categoria".

Paolo Mieli, direttore editoriale della Rcs, lui stesso dichiaratesi non credente, in una recente intervista ha definito il Giubileo una manifestazione "di potenza intellettuale ed etica che ha scosso e ha fatto riflettere anche una persona come me. Devo riconoscere a questo Pontefice di aver fatto conoscere anche a me i temi alti della fede, i suoi valori e i princìpi". Mieli, dopo aver difeso la legittimità della posizione della Chiesa sul Gay Pride e sulla beatificazione di Pio IX e lodato l’opera pastorale del cardinal Ruini, se l’è presa con quegli intellettuali laici e razionalisti che hanno svolto un’azione di "intimazione a tacere" nei confronti della Chiesa. La speranza è che anche altri rappresentanti del mondo laico seguano l’esempio dell’ex direttore del Corsera.

Bush: "basta soldi!"

La decisione del presidente George W. Bush di interrompere i finanziamenti federali a quelle organizzazioni internazionali che conducono politiche di controllo demografico e di promozione dell’aborto (IPPF, UNFPA) è stata duramente criticata dalla senatrice Hillary Clinton che ha definito come potenzialmente incostituzionale la ripresa della cosiddetta "politica di Mexico City". Anche il commissario europeo per lo sviluppo, Paul Nielson, ha mostrato irritazione per questa scelta della nuova amministrazione americana. Secondo quanto riferisce la CNN, Nielson ha addirittura proposto che l’Unione Europea si sostituisca agli Stati Uniti nel finanziare i gruppi pro aborto.

Noi invece ci auguriamo che la nuova politica del presidente Bush continui, anzi si rafforzi. Confortante l’atteggiamento dell’ambasciatore Michael Southwick, vice assistente del Segretario di Stato per i rapporti con le organizzazioni internazionali, che, ai margini delle sessioni preparatorie della Conferenza Speciale del Bambino, programmata dalle Nazioni Unite per settembre, ha confermato la svolta politica rispetto alla precedente amministrazione Clinton sulle questioni legate alla famiglia. Stando a quanto riferisce il Catholic Family and Human Rights Institute, secondo Southwick il nuovo documento per la Conferenza dovrebbe evidenziare "il fondamentale ruolo che la famiglia gioca nell’educazione dei bambini".

Dati incoraggjanti

Incoraggianti i dati sulle nascite forniti dall’Istituto di Statistica Francese per quanto riguarda il 2000. L’Italia, con un incremento del 4,3%, è al secondo posto a livello europeo per numero di nuove nascite, ed è preceduta solo dalla Francia (+5%). Al terzo posto l’Irlanda (+3,7%). Leggero declino per Gran Bretagna e Finlandia. Stazionari i dati relativi a Germania e Belgio.

Nel complesso, in Europa, si è registrato un incremento dell’ 1,3% pari a 4,5 milioni di nascituri. Non possiamo che rallegrarci per questa inversione di tendenza: essa sembra indicare una scelta per la vita nelle giovani coppie europee, anche se non sappiamo quante di queste nuove vite siano sbocciate responsabilmente all’interno di famiglie fondate sul matrimonio. Una questione non di poco conto.

Sfida al Cristianesimo

Aprendo i lavori della sessione invernale del Consiglio episcopale permanente, nella sua prolusione, il cardinale Camillo Ruini, presidente della C.E.I., si è soffermato, oltre che sui temi legati al Giubileo appena concluso e sugli orientamenti pastorali futuri, anche su argomenti di stretta attualità. Il cardinale ha posto l’accento in particolare sui temi legati alla bioetica, ai rischi che corre la famiglia a causa di un diffuso permissivismo anche legislativo, agli attacchi promossi contro la vita, specie dopo la decisione ministeriale di consentire la vendita in farmacia della cosiddetta "pillola del giorno dopo". Il porporato ha sottolineato come il cristianesimo si trovi oggi di fronte a una vera "sfida antropologica" in quanto "in non poche parti d’Europa sembrano oggi prevalere orientamenti sempre più lontani da una antropologia e da un’etica che tengano davvero conto del carattere inviolabile dell’essere umano e dell’indole specifica della famiglia, come società naturale fondata sul matrimonio. Ciò va dì pari passo con le difficoltà, registratesi in sede di Unione Europea, a riconoscere il contributo del cristianesimo alla nostra comune civiltà".

Per l’uomo

"Salviamo l’uomo!" è l’invocazione di Giovanni Paolo II rivolta ai membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Secondo il Santo Padre è compito dei responsabili delle società proteggere la specie umana, soprattutto quando è la scienza a non rispettare la natura della persona e l’uomo è oggetto da sezionare o di commercio. I credenti hanno, invece, il "dovere imperativo" di affermare sempre "il mistero personale inalienabile di ogni essere umano, creato ad immagine di Dio, capace di amare alla maniera di Gesù" che nessuna autorità o programma politico potrà mai scalfire riducendo l’uomo solo a ciò che egli è in grado di fare o di produrre. Giovanni Paolo II, nel concludere il suo discorso, ha affermato "la determinazione della Chiesa Cattolica a difendere l’uomo, la sua dignità, i suoi diritti e la sua dimensione trascendente. Anche se ad alcuni ripugna l’evocare la dimensione religiosa dell’uomo e della sua storia, anche se altri vorrebbero ridurre la religione alla sfera del privato, anche se altri ancora perseguitano le comunità di credenti, i cristiani continueranno a proclamare che l’esperienza religiosa fa parte dell’esperienza umana.

È un elemento vitale per la costruzione della persona e della società alla quale gli uomini appartengono".

Aborto crudele

"II bambino era vivo e si muoveva, mentre l’abortista partoriva il corpo e le braccia del piccolo, tutto ad eccezione della testa. Il dottore teneva la testa del bambino appena dentro l’utero. Le sue piccole dita stringevano e lasciavano e i suoi piedi scalciavano. Poi il dottore conficcò le forbici nel retro della sua testa e le braccia del bambino si distesero completamente, una reazione iniziale, come quella di un bambino quando gli sembra di cadere. Il dottore aprì le forbici, infilò un potentissimo tubo di suzione dentro l’apertura e risucchiò il cervello del bambino. A quel punto il piccolo era completamente inerte". Questa la testimonianza resa da Brenda Pratt Shafer, infermiera a Dayton, Ohio, alla commissione giustizia del Senato americano nel novembre del ’95.

Negli Stati Uniti viene chiamato "Partial Birth abortion" ed è la forma più estrema e crudele di aborto finora registrato. Sempre nel ’95 il medico abortista Me Mahon ammise di aver compiuto oltre 2000 partial birth abortions e si ritiene che esso venga praticato negli U.S.A. per diverse migliala di volte in un anno. Nell’80% dei casi il bambino è sano, spesso vivo, e a volte già al nono mese di gravidanza. Il Congresso americano ha cercato per due volte, nel ’95 e nel ’97, di approvare una legge che vietasse la pratica del partial birth abortion, ma ha sempre trovato il veto di Bill Clinton. La speranza è che con la presidenza di George W. Bush si possa porre termine a questo vero e proprio infanticidio. 

© Il Timone

 


 
   

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