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Il grido silenzioso



 

Un equivoco
 di Gianpaolo Barra

[Da "Il Timone" - Anno III, numero 12 - Marzo/Aprile 2001]

Ciò che è vero, giusto, buono e bello per Gesù Cristo è oggettivamente tale per ciascun uomo, a maggior ragione per noi cattolici, al contrario, ciò che disattende la sua legge non è, né potrà mai essere vero, giusto, buono e bello per nessuno.

Si avvicina la consultazione elettorale e le coalizioni presentano candidati che vantano meriti e promettono misure in sintonia con il pensiero della Chiesa, con le aspettative dei cattolici e con i valori che nascono dalla fede. Fatto comprensibile, visto che il mondo cattolico, pur essendo minoranza, fa ancora gola a quanti si propongono di governare la nostra bella Italia.

Poiché nostro Signore invita a non giudicare per non essere giudicati, ci asteniamo dal sentenziare sulla buona fede dei candidati. Un giorno, anch’essi risponderanno al solo Giudice infallibile, che chiederà ragione persino delle singole parole pronunciate. Figurarsi delle promesse. Ma su di un punto meglio su di un termine sembra doverosa una sia pur breve considerazione, perché in casa cattolica genera un equivoco. Mi spiego.

Uno dei cavalli di battaglia utilizzato per raccogliere consensi risponde al termine "solidarietà". Secondo alcuni opinionisti, noi cattolici dovremmo orientare il voto a favore di quella coalizione che mostra un maggior grado di interesse in tema di solidarietà. Quest’ultima sarebbe, infatti, criterio di giudizio massimo, se non unico, per operare una scelta coerente con la fede

Ora, qui si nasconde un equivoco che sarà bene chiarire.

In realtà, ciò che a noi cattolici interessa non è una vaga idea di solidarietà, ma Gesù Cristo. Egli è primo criterio di valutazione di ogni atto della vita, anche di una preferenza elettorale. Che cosa significa, nel concreto ? Significa che ciò che è vero, giusto, buono e bello per Gesù Cristo è oggettivamente tale per ciascun uomo, a maggior ragione per noi cattolici. Al contrario, ciò che disattende la sua legge non è, né potrà mai essere vero, giusto, buono e bello per nessuno. E questo vale per i singoli come per i popoli, per gli Stati come per le società. Da ciò partiamo per valutare meriti e demeriti di programmi, candidati e coalizioni.

Che siffatto modo di pensare non corrisponda, oggi, al comune sentire, a noi cattolici importa solo come pungolo per intensificare l’opera di evangelizzazione, non per arretrare, disarmare o fare nostri criteri mutuati da altri. Ciò detto, una cosa resta ancora da precisare. Provate a parlare di solidarietà tra noi cattolici e subito qualcuno la attribuisce a cuor leggero anche a chi si trova culturalmente e politicamente su posizioni divorziste, abortiste, favorevoli all’eutanasia, alla libera diffusione della droga, alle coppie omosessuali, a quelle di fatto e via dicendo. Ora, va detto a chiare lettere che qui di solidarietà non si vede neanche l’ombra. Si tratta piuttosto della promozione dell’errore, della diffusione del male e della legalizzazione del peccato. Va da se che un cattolico si guarderà bene dal dare il suo consenso a forze o a coalizioni che operano in questa direzione. E quali esse siano, è noto a tutti. Non è sufficiente preoccuparsi, come si gloriano di fare i progressisti, dell’immigrato, del drogato, dello zingaro, dell’omosessuale, dei cibi transgenici, dell’inquinamento dell’ambiente, della salvaguardia degli animali e via elencando, fare di questa preoccupazione una bandiera di progresso e civiltà e vantare benemerenze in tema di solidarietà. Se stiamo al concreto, ci sono cose più importanti e decisive. Ne volete una ?Pensate alla questione dell’aborto: oltre 130.000 bambini eliminati ogni anno in Italia col permesso di una legge che proprio i progressisti difendono come intoccabile. E’ una strage immane. Ci chiediamo: dov’è la solidarietà con queste vittime innocenti ?

E se ne volete un’altra, pensate alla famiglia. Nel calderone della loro "solidarietà" mettono dentro unioni di fatto o coppie di omosessuali e si dimenticano, o addirittura osteggiano la famiglia naturale, come l’ha voluta nostro Signore, e il suo diritto alla libertà di educazione. E’ un tema prioritario per la costruzione di una società ordinata al bene comune, che a noi cattolici interessa più di molti altri. Difficile riconoscere attestati di solidarietà a quanti (e sappiamo bene chi sono) s’oppongono alla famiglia naturale.

Mi fermo qui. La lista degli esempi è lunga, lo spazio, invece, limitato. Il lettore saprà trarre opportune conseguenze da queste sintetiche considerazioni. 

Lettere al direttore

Caro direttore,
la ringrazio della premura con cui mi ha fatto pervenire le copie de "il Timone". Dopo aver esaminato i fascicoli ed averli trovati di mio pieno gradimento, mi era sembrato necessario farli esaminare anche dai miei colleghi insegnanti di religione. Qui da noi sono piuttosto numerosi perché essi non insegnano solo questa materia. L’impressione riportata da tutti è stata molto positiva. Particolarmente lusinghieri sono stati i pareri dei professori di storia e di filosofia. Uno di essi ha creduto bene di esporre le copie de "il Timone" in una bacheca del liceo classico: riteneva che anche i ragazzi dovessero conoscerle. E giustamente. Le rinnovo il mio, anzi, il nostro ringraziamento, e ci congratuliamo dell’iniziativa e degli obiettivi che l’hanno ispirata e che, a nostro parere, sono stati pienamente conseguiti. Molto bene! Coraggio, sempre così!. Dio che vi ha scelti come Suoi messaggeri vi ricompenserà certo come sa ricompensare solo Lui. Con tanta stima e riconoscenza.
Paolo Clivio, Torino.

Quanto è preziosa, caro professore, un’opera di divulgazione de "il Timone" in ambiente scolastico. Quando ho progettato le rubriche che volevo sempre presenti nelle pagine del nostro bimestrale, ho pensato alle materie scolastiche: storia, filosofia, scienza, letteratura e argomenti di morale. E le ho affidate a valenti professori, di sana dottrina e di buona capacità divulgativa. Il motivo è presto detto: come non vedere che proprio nella scuola si diffondono idee, dottrine e criteri di giudizio, quindi una cultura, assolutamente contrarie alla verità. Non solo: spesso si nega, con l’affermarsi del pensiero debole, l’esistenza stessa della verità. I guasti che ne derivano sono sotto gli occhi di tutti. A partire, stando alla prospettiva cristiana, dall’offesa fatta a Dio che ha detto di Sé "lo sono la Verità" (a proposito: chi si ricorda ancora, persino in casa cattolica, delle "offese fatte a Dio"?) fino al diffondersi del relativismo, compreso quello etico, che giustifica ogni aberrazione. Quanti intendono porre rimedio operando per una nuova evangelizzazione, al fine di dare in primo luogo gloria a Dio (ancora a proposito: chi si ricorda del dovere, per ogni uomo, di "dare gloria a Dio"?) e poi di aiutare il prossimo a cavarsi fuori dai guai, debbono intraprendere un’opera di ristabilimento del vero, in ogni campo del sapere umano, perché anche l’agire dell’uomo risulti conseguentemente conforme al vero e al bene. Grazie dell’incoraggiamento e delle preghiere, e auspico che il suo esempio venga seguito da tanti professori. Di molti di loro che si muovono su questa linea mi giungono notizie.
Incoraggio tutti: avete abbiamo una grande missione: proporre e difendere la verità. È l’apologetica. La offriamo a Dio, alla Chiesa e al prossimo.


Ci scrivono Carlotta e Alberto Guareschi
Caro direttore,
abbiamo trovato una valida guida al difficile percorso del pensare e riflettere sui temi essenziali alla luce di Fede e ragione. Per questo ci siamo abbonati al "Timone". Vi auguriamo tanti, tanti lettori.
Carlotta e Alberto Guareschi, Roncole Verdi (PR).

Caro direttore,
ho ricevuto la copia omaggio de "Il Timone" e mi è bastato dare un’occhiata alle "lettere", scorgervi la "benedizione" di Vittorio Messori ed infine immergermi nell’analisi del "totalitarismo dissolutore" fatta da Maurizio Blondet (giornalista che apprezzo da anni sulle colonne di "Avvenire") per rendermi conto di aver finalmente trovato quello che cercavo da anni, e cioè una pubblicazione di formazione, apologetica e "controinformazione" (termine di moda quando militavo nei gruppi di estrema sinistra) cattolica rispetto al tam-tam "demoniaco" a cui un sempre maggior numero di persone, purtroppo, si uniscono in coro. Può considerare esaudita la sua richiesta di preghiere come pure quella, non espressa, ma sottintesa, di un mio abbonamento. Mi permetta di salutarla insieme ai suoi collaboratori con un fraterno abbraccio in Nostro Signore Gesù Cristo. Saluti di cuore e buon lavoro.
Elpidio Petrocchi, Roma.

Caro Direttore.
ho ricevuto il numero de "Il Timone" e la ringrazio di cuore. Effettuerò il versamento per l’abbonamento alla Vostra rivista. L’ho letta e l’ho fatta leggere ad un confratello della mia Comunità e il giudizio è più che positivo; ogni numero sarà posto nella sala lettura e qualche articolo o dossier sarà presentato alla Comunità o comunque segnalato. La rivista è come una boccata di aria fresca e pura a fronte di tanta confusione di idee, di incertezze e possiamo dire di autentici errori ed inganni che vengono talvolta e in vari modi presentati attraverso i mezzi di comunicazione sociale. Poter leggere articoli scritti in modo semplice e nello stesso tempo profondo che presentano la Verità, mai vecchia perché è il volto stesso di Dio, vedere manifestata senza paura una fedeltà alla Chiesa e al suo magistero, quale si addice a veri cristiani, fa piacere e riempie il cuore di speranza. Piace anche constatare la forma positiva che invita e stimola alla fiducia e all’impegno con sincero amore alla Verità. Sono semplici, poveri pensieri che vogliono esprimere riconoscenza per il Vostro lavoro. A questo aggiungo l’assicurazione della mia preghiera perché tanti giungano, anche attraverso le pagine della Vostra rivista, all’amore e al gusto della Verità. Con spirito fraterno.
don Giancarlo Botter, Genova Quarto. 

Caro direttore.
desidero unire la mia voce al coro di sincere congratulazioni che Le sono pervenute, da parte di numerosi lettori, a proposito della sempre più affermata rivista da Lei diretta "Il Timone". Al di là della meravigliosa veste grafica, ulteriormente abbellita, rilevo che i contenuti rivestono interesse sempre maggiore e coinvolgente. Esprimo l’auspicio che "il Timone" possa in tempi brevi entrare nelle nostre case con maggiore frequenza, magari mensile. Desidero complimentarmi con Alberto Azzimonti per il suo intervento su Papa Leone I (n.11) e per la dovizia di particolari descritti malgrado la necessaria brevità del testo. Giustamente, Azzimonti scrive che "Leone nasce tra il 390 e il 400 probabilmente in Tuscia". In effetti, nulla si sa di preciso sul luogo di nascita (anche se Volterra e la piccola località di Pierle ne hanno rivendicato per secoli i natali) e nemmeno sulla famiglia (nel "Liber pontificalis" si rileva soltanto un breve accenno al nome del padre e cioè Quinziano). Quanto all’espressione "patria", usata spesso da Leone I riferendosi a Roma, è definitivamente caduta l’ipotesi secondo la quale il Papa fosse nativo di questa città. Infatti, egli intendeva legare il concetto di patria esclusivamente alla Sede apostolica, ubicata per l’appunto in Roma. Grazie per l’attenzione e molti cordiali saluti.
Carlo Radollovich, Milano. 

Caro direttore,
ho ricevuto la copia saggio de "il Timone" e ne sono rimasto entusiasta. Ho già letto (meglio sarebbe dire: divorato) quasi tutti gli articoli, compresi i trafiletti, ed alcuni li ho anche riletti, per rifletterci con maggior ponderazione. Pur nel comune intento apologetico, opportunamente dichiarato sin dal titolo, ho trovato la rivista varia giacché spazia dalla spiritualità all’arte, dalla storia all’attualità, dalla letteratura alla scienza, con un occhio anche per l’informatica ed internet. Ho già visitato, infatti, alcuni dei siti web consigliati: una dimostrazione (se ce ne fosse bisogno) della possibilità di un uso cristiano delle tecnologie di più recente diffusione. Ho apprezzato anche la veste grafica e l’accurata e non banale scelta delle illustrazioni. La rivista sarà per me un’importante occasione di approfondimento culturale, pur nei suo taglio divulgativo, e mi sarà senz’altro utile per migliorare la qualità del mio lavoro di insegnante di storia nel triennio delle secondarie superiori.
Graziano Serra, Cagliari. 

Caro direttore,
ho ricevuto un numero de "il Timone" e intendo sottoscrivere l’abbonamento alla vostra rivista che considero utile pastoralmente. Condivido la linea editoriale apologetica che avete ed ho apprezzato l’editoriale dove si stigmatizza il comportamento buonista di tanti presunti cristiani: coloro che seguono Gesù Cristo sanno che il primo comandamento è amare Dio; l’amore verso il prossimo ne è la più diretta conseguenza, ma senza avere atteggiamenti ipocriti e falsi. Bravi, continuate così e che Dio vi benedica.
Don Marcelle Di Fulvio, Carchitti Palestrina (RM).

Caro direttore,
a proposito della presa di posizione del Card. Biffi sulla immigrazione, ribadita dal pronunciamento dei vescovi dell’Emilia Romagna, vorrei fare qualche considerazione. Premetto di condividere appieno il contenuto dei documenti sopraccitati.
Debbo rilevare, però, la tiepidezza e l’ambiguità di una parte deila stampa cattolica. Sino, in qualche caso, a giungere ad una presa di distanza dall’intervento illuminato e coraggioso del presule bolognese. Inoltre, negli interventi favorevoli, alla TV e sui giornali, mi ha colpito il fatto che nessuno abbia colto appieno l’acutezza e l’ampiezza di visuale storica del Card. Biffi. Quando egli afferma che le critiche mosse ai responsabili del nostro governo muovono innanzitutto da una visione storico-politica e quindi laica del problema, dice una grande verità. Perché il problema dell’incontro massiccio, disordinato e del tutto impreparato tra due culture e due mondi così diversi, quali il nostro e quello islamico, è, prima di tutto, culturale e sociale. Quello di Biffi è stato il richiamo ragionevole, preciso e sobriamente severo di un italiano che ama l’Italia, ne conosce l’anima e la storia ed ha compreso la gravità del momento.
Vittorio Gatti, Brano (BS).

Caro direttore,
ecco una rivista, "Il Timone", che non ha peli sulla lingua. Oltre a tutto il bene che produce dal punto di vista formativo e informativo, cose già dette in abbondanza da altri lettori, essa mi fa capire, e questo mi incoraggia, che lo Spirito Santo non dorme nonostante i segnali di degrado (in tutti i sensi), sempre più pressanti, intorno a noi. Tramite amici ho ricevuto altre copie della rivista e sto facendo di tutto per farla conoscere nella zona di Bolzano. Stefano Antulov, Bolzano. 

Visita del Cardinale Sodano 

Il Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato della Santa Sede, ha recentemente visitato il padiglione de "il Timone", allestito presso il Pontificio Ateneo Regina Apostolorum, a Roma, in occasione delle celebrazioni per il 60º anniversario della fondazione della Congregazione dei Legionari di Cristo (1941-2001). In una lettera, il Cardinale esprime soddisfazione per "il riscontro ottenuto" da "il Timone", giunto in meno di due anni di vita a 10.000 copie di tiratura e a circa 3.500 abbonati. Come si conviene tra cattolici, il nostro grazie al Cardinale Sodano si trasforma nell’assicurazione di fervide preghiere per Sua Eminenza, alle quali chiediamo si uniscano tutti i nostri lettori.

© Il Timone

 


 
   

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